«Credo che possiamo aiutarci a vicenda.»
La donna rimase in silenzio un istante, mentre lui rimescolava il caffè.
«Allora ti dirò di Sam», decise alla fine, inghiottendo la saliva come se stesse soffocando. «Perché Sam... ha bisogno di aiuto, terribilmente bisogno!»
«Farò tutto quello che posso. Dove si trova ora?»
«Non lo so... davvero!» Scosse la testa bionda, esasperata. «Non s’è fidato nemmeno di me... è questa la cosa terribile.» Inghiottì ancora, prima di dire: «Ho paura di non vederlo... più!».
«Puoi dirmi esattamente che cosa è successo?»
Lei cercò di vincere i singhiozzi. «L’ho chiamato subito dopo la tua telefonata. Gli ho detto che secondo te la polizia sarebbe venuta a cercarlo per interrogarlo sulla morte di Nick.» Guardò Barbee con aria perplessa. «Aveva una strana voce, quando gli ho detto questo. Mi ha chiesto come facessi tu a saperlo.» La sua voce si fece più recisa. «Come lo hai saputo, Will?»
Barbee non riuscì a guardarla negli occhi. «Sai, i miei soliti informatori.» Si mosse a disagio, ripetendo la bugia inconsistente. «Non posso compromettere chi mi aiuta nel mio mestiere.» Fu per rovesciare il caffè, e mormorò: «Insomma, che altro ha fatto Sam?».
«M’ha detto che doveva assolutamente scappare, ma non poteva dirmi dove. L’ho pregato di venire prima a casa, ma ha detto che non ne aveva il tempo. Perché non poteva dare spiegazioni alla polizia? ho chiesto. Perché non lo avrebbero creduto, m’ha risposto. Ha detto che i suoi nemici lo avevano messo nei guai con molta abilità... Ma chi sono i suoi nemici, Will?»
Barbee scosse il capo come un automa.