Senza ascoltarla, il poliziotto la condusse verso la stazione.

Pallida come una morta, Nora Quain riportò la sua piccola, che piangeva perché non le lasciavano vedere il papà, nella sala d’aspetto. Mamma Spivak emise un piccolo gemito e abbandonò la testa sulla spalla del piccolo marito. Il vecchio Ben Chittum sbatté la pipetta annerita quasi in faccia al poliziotto che lo andava sospingendo indietro:

«Mi stia a sentire, agente. Sono due anni che prego il Cielo che mio nipote torni vivo da quel maledetto deserto. E gli Spivak, qui, hanno speso più di quanto potessero permettersi per venire fin qua da New York in aeroplano. Per la miseria, sergente...».

Barbee gli strinse a mezz’aria il braccio tremante d’indignazione.

«Meglio aspettare con calma, Ben», gli disse. E il vecchietto zoppicò via dietro gli altri, brontolando e minacciando tra i denti.

Barbee mostrò alla polizia il tesserino di giornalista, si sottopose a una bre­ve perquisizione nell’eventualità che avesse armi nascoste e raggiunse gli altri cronisti radunati sotto l’immensa ala dell’apparecchio. Si trovò a un tratto April Bell accanto.

Il gattino nero doveva essere tornato dalla zia Agatha, dopo tutto, perché la borsetta di pelle era chiusa. La ragazza fissava l’apparecchio con un’intensità quasi morbosa, in attesa che la porta si aprisse. Parve sussultare, quanto sen­tì su di lei lo sguardo di Barbee, e volse di scatto verso di lui la massa fiam­meggiante dei capelli. Gli sorrise.

«Salve, cronista!», fece in tono allegro. «Qui sento l’odore di un servizio da prima pagina con titolo a sei colonne. Eccoli!»

Sam Quain precedette gli altri sulla passerella. Anche in quel primo istante d’intensa curiosità, Barbee si rese conto che era molto cambiato. Il volto deciso, dalla mascella quadrata, era riarso dal sole, i capelli biondi sembrava­no quasi bianchi, tanto erano stati calcinati. Doveva essersi rasato a bordo, ma l’abito kaki che indossava era logoro, spiegazzato, pieno di macchie. Sembrava stanchissimo, invecchiato molto più di due anni.

E c’era qualcos’altro.