«Vi prego di credere, signori, che il mio non è un capriccio, un umore del momento. Ho cominciato a sospettare i fatti terribili che intendo portare a vostra conoscenza circa una trentina d’anni fa, quando una dolorosa esperienza mi fece pensare che tutta l’opera di Freud, con le sue rivelazioni sulla psicologia dell’inconscio, era soltanto una descrizione più o meno perfetta della mente e della condotta umane, più che una spiegazione del male che vediamo.
Svolgevo allora la mia attività di psichiatra, a Glennhaven. Abbandonai la professione, perché la verità che cominciavo a sospettare si faceva beffe di tutto ciò che m’era stato insegnato e mi faceva dubitare di tutti i miei sforzi per aiutare le menti turbate. Sfortunatamente, ebbi una discussione molto vivace col vecchio dottor Glenn, padre del Glenn che oggi dirige Glennhaven, a proposito della dolorosa esperienza accennatavi prima. Mi volsi allora ad altri campi, alla ricerca di qualcosa che dimostrasse la fallacia di quanto sospettavo. Non trovai nulla. Continuai i miei studi all’estero, e infine accettai una cattedra all’Università di Clarendon. Cercai di penetrare il più profondamente possibile nei segreti dell’antropologia, dell’archeologia, dell’etnologia, ogni ramo della scienza che studiasse la vera natura del genere umano. A poco a poco, le mie ricerche mi rivelarono fatti che mi hanno dato la conferma della cosa più orrenda che l’uomo abbia mai dovuto temere.»
Mondrick fece una nuova pausa, per riprender fiato.
«Per anni ho tentato di lavorare da solo. Capirete tra poco che cosa significasse questo, e quanto mi fosse difficile trovare chi potesse aiutarmi. Ho accettato la collaborazione della mia carissima moglie, perché era già a parte del mio segreto. Ciò le è costato la vista, e il suo immenso sacrificio mi ha provato che tutti i nostri timori erano giustificati. Ma alla fine ho trovato uomini degni della mia fiducia.» Il volto terreo di Mondrick tentò di sorridere, e i suoi occhi ancora una volta si volsero a guardare Sam Quain, Nick Spivak e Rex Chittum con espressione affettuosa. «E li ho allenati a poco a poco a dividere...»
Spezzato nuovamente in due dai colpi di tosse e dalla difficoltà di respirazione, il vecchio scienziato dovette essere sorretto da Sam Quain, finché il parossismo non si fu calmato.
«Perdonatemi, signori, sono purtroppo soggetto a queste crisi... Ma tutti questi preliminari sono necessari alla piena comprensione da parte vostra di ciò che devo dirvi.»
Sam Quain gli mormorò qualche parola all’orecchio, e Mondrick annuì stancamente.
«Ormai la nostra teoria era formulata», riprese lo scienziato, cercando palesemente di affrettarsi. «Ma avevamo bisogno di prove, per avvertire e preparare alla difesa l’autentico genere umano. La prova che cercavamo poteva esistere solo tra le ceneri del più remoto passato. Dieci anni fa abbandonai la cattedra, per frugare nelle antiche culle delle razze umane e semi-umane e trovare così la prova irrefutabile.
Vi lascio immaginare le difficoltà e i pericoli che abbiamo dovuto affrontare: il tempo non mi consente di descriverveli. I mongoli Torgod hanno assalito e saccheggiato più volte il nostro accampamento. Siamo stati sul punto di morire di sete prima e congelati poi. Quindi la guerra ci ha costretti a partire, proprio quando avevamo appena trovato i primi insediamenti pre-umani. Si sarebbe detto che i cacciatori delle tenebre sapessero che noi li sospettavamo, e cercassero di annientarci prima che potessimo accusarli. Il Dipartimento di Stato non voleva farci ritornare laggiù. Il Governo cinese ha fatto di tutto per tenerci lontani. I Russi ci credevano spie... insomma, gli uomini e la natura ci sono stati avversi. Ma noi siamo riusciti a trovare ciò che cercavamo. E a portarlo in America da quei remoti nascondigli preumani.» Toccò ancora con la punta del piede la cassa. «È tutto qui», disse.
Per un istante Barbee incontrò gli occhi di Mondrick, e vi lesse l’angoscia di una gran fretta e di una paura mortale. Aveva capito il motivo di quel lungo preambolo; sapeva che Mondrick ardeva dal desiderio di parlare, di esporre i suoi fatti terribili l’uno dopo l’altro, ma che il timore di non essere creduto lo costringeva alla prolissità.