Barbee scosse il capo.
«No, Sam, queste spiegazioni non reggono. Voi tutti avete paura di qualcosa che non aveva nulla a che vedere col mal di cuore.» Strinse ancora l’esploratore per il braccio. «Non ti fidi di me, Sam? Siamo sempre amici, no?»
«Che sciocchezze, Will!» Quain cominciava a spazientirsi. «Mondrick, a dire il vero, non sembrava fidarsi molto di te, e non ha mai voluto dirmene il motivo... del resto, erano ben poche le persone di cui si fidasse... Ma naturalmente noi siamo sempre amici, si capisce!»
Alzò ancora le spalle, a disagio, e i suoi occhi si posarono con espressione smarrita sulla cassa, presso la quale Spivak e Chittum continuavano a montar la guardia.
«Ora devo andare, Will. Ho troppe cose da fare, con quello che è successo...» Si tolse il cappotto, rabbrividendo. «Grazie, Will. Tu ne hai bisogno e io ho il mio a bordo. Scusami ora.»
Barbee si riprese il cappotto.
«Ma come!», fece sbalordito. «E tua moglie e la tua bambina? Avete tutti e tre le vostre famiglie a pochi passi di distanza, e non potete trovare un momento per salutarle?»
Un’espressione di muto tormento passò negli occhi di Quain. «Abbracceremo i nostri cari appena potremo, Will.» Si mise a frugare tra un mucchio di bagagli e di casse ch’era stato appena scaricato dall’apparecchio, finché non ebbe trovato un vecchio giubbotto di pelle. «Gran Dio, Will», mormorò con voce sorda, «tu dirai forse che non siamo più nemmeno umani. Sono due anni che non vedo mia moglie e mia figlia... ma prima dobbiamo occuparci della cassa di Mondrick.»
«Un momento!», disse Barbee, trattenendolo per il braccio. «Un’ultima domanda.» Abbassò la voce, per non farsi udire dagli uomini che stavano scaricando l’aeroplano. «Che cosa c’entrano i gatti con la morte di Mondrick?»
«Eh?» Barbee sentì il braccio di Quain tremare. «Gatti?»