«Lo so», disse inaspettatamente Barbee. «È quello che nel nostro mondo chiamiamo aver naso, o fiuto, o il senso delle notizie.»
Lei scosse il capo, gravemente.
«È ben altro», disse; e poi, come se non volesse perdere tempo a spiegare a chi non poteva capire: «Non ricorsi più a fatture o incantesimi, ma molte cose continuavano ad accadere, senza che io le volessi direttamente».
Il giornalista l’ascoltava intento, e cercò di non farle vedere gli strani brividi che a tratti lo percorrevano.
«Avevo una compagna di università, per esempio, che non potevo soffrire: di quelle ragazze, sai, dotate di una specie di soave perfidia, che citano sempre la Bibbia, più o meno a sproposito, e s’impicciano della vita degli altri, esattamente come facevano le mie sorellastre. Vinse una borsa di studio per il corso di giornalismo, la stessa sulla quale avevo riposto tutte le mie speranze e che, sapevo, lei era riuscita a vincere solo attraverso inganni e sotterfugi. Non potei fare a meno di augurarle del male.»
«E», ansimò Barbee, «il tuo desiderio fu esaudito?»
«Precisamente», disse April con dolcezza. «Il giorno in cui quella ragazza avrebbe dovuto ricevere la borsa di studio, si svegliò in preda a uno strano malessere. Volle recarsi all’università lo stesso, ma svenne lungo la strada. Appendicite acuta, dissero i medici. Fu sul punto di morire... Un’altra coincidenza, dirai tu. Era quello che volevo pensare anch’io, Barbee, a quell’epoca. Perché non odiavo davvero quella ragazza, ed ero disperata, finché i medici non dissero che si sarebbe salvata. Ma non fu questo il solo incidente. Altre cose accaddero, più o meno di questa portata. Alla fine, cominciai ad avere paura di me.»
La sua voce scese a un bisbiglio quasi impercettibile.
«Capisci, Barbee?» I suoi occhi lo imploravano di comprendere. «Indipendentemente dalla mia volontà, il potere entro di me continuava ad agire. È questo che ho bisogno che almeno tu capisca; io non ho mai desiderato essere una strega: sono nata così.»
Barbee si mise a tamburellare nervosamente con le dita sulla tavola. Vedendo arrivare il cameriere, lo allontanò con un gesto impaziente della mano. Inghiottì a fatica e disse: