«Concesso», rispose lei. «E possiamo anche fare a meno di mangiare: non ti trattengo, se preferisci andartene.»

«Andarmene?», protestò il giornalista. «Ma tu mi avevi promesso questa serata, cara. E poco fa hai confessato di avere una fame da lupo, e non biso­gna dimenticare che Knob Hill è famoso per le sue costate. Possiamo ballare un po’, dopo cena, o fare una corsa in macchina sotto la luna, a scelta. O sei tu che preferisci che me ne vada?»

Gli occhi di lei si raddolcirono, e a Barbee sembrò di scorgervi una luce di sincera gratitudine.

«È proprio vero, Will», bisbigliò, «che anche ora, dopo aver visto ciò che si nasconde dietro il velo, non desideri andartene?»

Ancora quell’ondata di pietà e di tenerezza sommerse Barbee; che tuttavia scoppiò in un’allegra risata.

«Se tu sei un’incantatrice», le disse, «sappi che sono già completamente incantato.»

April si alzò con un sorriso radioso.

«Grazie, Will», disse semplicemente. Prese la pelliccia e si avviarono verso la sala da pranzo. «Una preghiera, Will», sussurrò frettolosamente: «tenterai, per questa sera soltanto, d’aiutarmi a dimenticare che sono... quella che sono?».

Barbee assentì calorosamente.

«Farò il possibile, mia bella fata.»