«Non lo credo, possibile», riuscì a dire.

«Quella donna ha assassinato mio marito», disse Rowena con voce improv­visamente così aspra che Turk si alzò, inquieto, e venne a porsi alle sue spal­le. «E ora sei tu in pericolo.»

«Andiamo, Rowena!», disse lui, cercando ancora di ridere. «April è una ragazza simpaticissima, e io non soffro di allergie.»

«April Bell non cercherà di ucciderti, Will», riprese con voce più calma la cieca. «Il pericolo che ti minaccia è qualcosa di diverso dalla morte, qualcosa di più orribile. Perché lei cercherà di cambiarti... di destare in te qualcosa che non dovrebbe mai essere risvegliato.»

Col pelo improvvisamente irto, Turk venne a sfiorare col fianco la gonna nera della cieca.

«È una donna perfida, Will. Io posso vedere il male in lei, così come so che vuole acquisirti alla sua specie perversa. Sarebbe meglio per te morire, come il mio povero Marck, anziché seguirla sulla via in cui tenterà di portarti. Cre­dimi, Will!»

La donna gli aveva preso le mani, in un gesto di materna implorazione. Dolcemente, Barbee si liberò da quelle mani fredde e dolenti, e cercò di dominare il brivido che sentiva venire.

«No, Rowena», disse penosamente, «temo di non poterti credere. Ritengo che la morte di tuo marito sia dovuta a un eccesso di sforzi e di strapazzi, inevitabilmente fatali per un uomo di settant’anni e da troppo tempo sof­ferente.» Si alzò e fece qualche passo verso il pianoforte. «Non vuoi suonar­mi qualche cosa? Potrebbe farti bene, Rowena.»

«No, non ho tempo di pensare alla musica, ora», rispose la cieca, accarez­zando nervosamente la testa del cane. «Devo unirmi a Sam, e a Nick e Rex, nella lotta che il mio povero Marck ha dovuto abbandonare. Senti, Will, non vuoi proprio riflettere su quanto ti ho detto e stare lontano da April Bell?»

«Dammi retta, Rowena», rispose lui, cercando di assumere il tono più affet­tuoso possibile, «ho l’impressione che a forza di pensare e riflettere tu ti sia stancata più del necessario. Io non posso persuaderti del contrario, se pensi quello che pensi, ma sono convinto che dovresti dare un po’ di riposo alla tua mente affaticata. Vuoi che telefoni per te al dottor Glenn?»