La cieca si ritrasse da lui indignata, mentre il cane faceva sentire un cupo brontolio.
«No, Will, non sono pazza. E non ho bisogno delle cure di nessuno psichiatra.» Addolcì il tono. «Tu, forse, ne avrai bisogno... prima che la tua amicizia con April Bell si concluda.»
«Scusami, Rowena», disse lui bruscamente. «Devo andare.»
«Will, no!» Il grido risuonò mentre lui era già in anticamera. «Non fidarti...»
Non udì altro, era già fuori.
Ritornò in città e si recò al giornale, ma gli fu difficile concentrarsi sul suo lavoro in cronaca. Aveva l’intenzione di andare a trovare April, ma chissà perché continuò a rimandare. Divorato dal desiderio di vederla, non aveva tuttavia trovato nella chiara luce del sole un solo pensiero capace di dissipare le sue incertezze e i suoi dubbi sulla misteriosa ragazza. E quando alla fine uscì dal giornale era troppo tardi per fare una visita, si disse con un senso di penoso sollievo.
Si fermò per bere un bicchierino al bar sotto il giornale; finì per berne tre o quattro, e anzi si prese anche una bottiglia da portarsi a casa, nel suo malinconico appartamentino da scapolo in Bread Street. Una doccia calda, si disse, avrebbe aiutato l’alcool a distendergli i nervi. Si stava spogliando, quando si ritrovò in tasca la spilla di giada.
Rimase a lungo a fissare con aria assente il minuscolo oggetto, mentre lo faceva girare sulla palma umida...
Il piccolo occhio di malachite aveva lo stesso colore degli occhi di April, nei suoi momenti più ostili e combattivi. Ricordando la pelliccia bianca della ragazza, Barbee pensò improvvisamente che per lei quel piccolo lupo doveva essere un simbolo molto importante. Il dottor Glenn doveva averla trovata, dal punto di vista psicanalitico, un soggetto molto interessante. Barbee desiderò poter andare a leggere nella sua cartella clinica, che Glenn indubbiamente conservava.
Gli occhi gli bruciavano e s’accorse di avere un tal sonno che il lupo, sembrava, gli strizzava il verdastro occhio di malachite. Quella dannata spilla quasi quasi lo stava ipnotizzando. Resistette al selvaggio impulso di scagliarla giù nello scarico della toilette, e la depose in una vecchia scatola da sigari, a far compagnia a un ditale, al suo vecchio orologio da tasca, a una penna stilografica rotta e a molte lamette arrugginite. Per l’ennesima volta, si disse che doveva bere meno, se non voleva diventare isterico e impressionabile come una vecchia zitella.