Pure, non gli era possibile sottrarsi alla considerazione, anche se estrema­mente improbabile, che April fosse — ed era riluttante ad accettare la parola — una strega.

Una creatura diversa dalle altre, preferiva pensare Barbee. Ricordò di ave­re letto a suo tempo qualcosa sugli esperimenti di Rhine sulla parapsicologia, alla Duke University. La scienza aveva potuto dimostrare in quel caso che vi sono individui i quali percepiscono il mondo esterno mediante qualcosa che è al di là della normale percezione dei sensi.

Alcuni sì, altri no. April Bell non poteva essere nata con quella stessa diffe­renza, spinta al massimo grado?

Il calcolo delle probabilità... Si ricordò d’una lezione che Mondrick aveva fatto sull’argomento quando ancora insegnava antropologia. La probabilità, aveva detto Mondrick, era il concetto chiave della fisica moderna. Le leggi di natura non erano assolute, aveva precisato, ma semplicemente stabilivano delle medie statistiche. Il fermacarte sul suo tavolo — una piccola lampada di terracotta, scavata tra le rovine dell’antica Roma, con la lupa che allatta i gemelli fondatori dell’Urbe — era tenuto insieme soltanto dalle collisioni ca­suali d’un certo numero di atomi in vibrazione. In qualsiasi momento c’era una probabilità, minima ma definita, che potesse disintegrarsi e cadere attra­verso l’apparente solidità del tavolo.

Senza contare che i fisici moderni, si disse Barbee, interpretavano l’intero universo in termini di probabilità. La stabilità degli atomi era una questione di probabilità, così come lo era l’instabilità, nel caso della bomba atomica. Il diretto controllo mentale della probabilità avrebbe certamente consentito possibilità terrificanti, e gli esperimenti di Rhine avevano a quanto pareva stabilito questo controllo.

April Bell era forse nata con quello straordinario e pericoloso potere men­tale di controllare il fenomeno della probabilità?

Molto difficile, si disse Barbee. D’altra parte, nulla, come aveva ripetutamente affermato Mondrick, era del tutto impossibile in siffatto universo statistico. La più remota impossibilità diveniva soltanto remotamente impro­babile.

Barbee, con un’alzata impaziente di spalle, si mise sotto la doccia. La nuova fisica, con il Principio di Indeterminazione e il rigetto dei vecchi, comodi concetti di materia, spazio e tempo, e le bombe atomiche, diveniva di colpo così sconvolgente come il nero enigma della morte di Mondrick.

Sotto la doccia, Barbee finì col chiedersi che cosa quella lampada di terra­cotta avesse significato realmente per Mondrick. Quale ricordo ancestrale della razza poteva essere simboleggiato in quel mito degli eroi fondatori del­l’Urbe, generati dalla lupa? Barbee, che non era Jung, non avrebbe saputo dirlo. Si asciugò stancamente, si versò un robusto whisky per dormire meglio e se ne andò sotto le coperte con una rivista.

Ma la sua mente si rifiutava di lasciarsi deviare da quel genere di pensieri. Perché Mondrick e i suoi amici, che erano evidentemente in preda al terrore, avevano preso precauzioni così complesse all’aeroporto, per poi mostrare di non averne prese a sufficienza? Questo evidentemente indicava la presenza di un pericolo ancora più grande di quanto i quattro uomini avessero imma­ginato.