Muto e atterrito, Barbee ascoltava.
«Poi il cane dev’essersi messo a correre, abbandonandola, ma la signora, povera cieca, l’ha inseguito fin dove ha potuto. La signorina l’ha trovata a una ventina d’isolati di distanza: incredibile per una donna della sua età, e cieca per giunta!»
La donna sembrava trovare una soddisfazione morbosa nel suo racconto.
«La signorina Ulford, più morta che viva lei stessa, è riuscita finalmente a riportare a casa la signora in un tassi. Sanguinava tutta perché s’era sbucciata, cadendo nel selciato, e sembrava che le avesse dato completamente di volta il cervello. Non voleva cedere quel pugnale affilato che aveva in mano, e hanno dovuto strapparglielo con la forza, mentre lei continuava a urlare non so che a proposito degli assassini che secondo lei il cane stava inseguendo. La signorina Ulford ha dovuto chiamare un’ambulanza e farla ricoverare a Glennhaven. Son venuti a prenderla un’ora fa, bisognava vedere come si divincolava e lottava con gli infermieri, povera donna, c’era pericolo che si ammazzasse!»
«Perché non voleva andare a Glennhaven?»
«Perché s’era messa in testa di andare a casa di Sam Quain. Era così frenetica, in proposito, che ho finito per telefonare al dottor Quain, ma la società telefonica mi ha detto che avevano dimenticato di riagganciare il microfono. Ora la signora è a Glennhaven e speriamo che si rimetta. Posso esserle utile in qualche modo?»
Barbee era impietrito, talmente impietrito, che non fu capace di rispondere.
«Pronto?», disse la donna. «Pronto?»
Lui non riuscì a trovare la voce e, impaziente, la signora Rye tolse la comunicazione. Barcollando, Barbee tornò nella stanza da bagno, si versò mezzo bicchiere di whisky, ma poi lo scaraventò, colto da un dubbio atroce, nel lavabo, senza assaggiarlo. Se il whisky lo aveva ridotto così, non doveva più berne una goccia.
La piccola signorina Ulford aveva fatto bene, si disse cocciuto, a far ricoverare la povera cieca in manicomio. La tragedia dell’aeroporto era stata per lei il colpo di grazia, e i suoi stessi timori sulla sua sanità mentale dovevano avere contribuito alla formazione di quell’incubo grottesco. Con tetra caparbietà decise di chiudere gli occhi alle troppo numerose coincidenze tra realtà e sogno, di non avventurarsi su quella strada che conduceva alla follia e su cui la stessa Rowena s’era spinta.