Ritornò al suo tavolo nella sala cronaca del giornale e cominciò a esamina­re i ritagli che gli aveva dato il Presidente. Ma sapeva troppe cose di quelle che i ritagli tacevano, delle obbligazioni emesse per l’impianto di fognature cittadine e dello scandalo dell’autostrada, e perché la sua prima moglie lo aveva lasciato. Era difficile concentrarsi sull’insipido compito di riverniciare a nuovo un uomo simile per il Senato, e si accorse di fissare al di sopra della macchina per scrivere l’immagine sottile di un lupo che, su un calendario, ululava alla luna, e di pensare con nostalgia alla meravigliosa libertà, al pote­re straordinario che aveva goduto in sogno.

Al diavolo anche Walraven.

Barbee capì che era assolutamente necessario per lui arrivare alla cono­scenza dei fatti che stavano sotto la morte di Mondrick, la follia di Rowena e l’assurda confessione di April Bell. Se poi lui non faceva altro che trarre pazzesche fantasie dal whisky e da una serie di coincidenze, tanto valeva saperlo. Diversamente... anche la pazzia, in fin dei conti, era preferibile al­l’insopportabile tran-tran d’un cronista dello Star.

Cacciò il materiale Walraven alla rinfusa in un cassetto, e tratta la sua auto dal parcheggio percorse tutta Center Street verso l’università. Non riusciva a capire perché il caso Mondrick non rientrasse nella «linea» del giornale: non c’era mai cosa, prima, che fosse abbastanza sensazionale per Preston Troy. A ogni modo, giornale o non giornale, lui doveva sapere che cosa ci fosse, in quella cassa. Fermò la macchina davanti alla villetta di Sam Quain: aveva esattamente lo stesso aspetto che aveva avuto nel sogno, c’era perfino il sec­chiello di latta arrugginito, con la paletta di Pat che aveva visto durante la notte sul mucchio di sabbia per i giochi. Picchiò, cercando di vincere il males­sere che lo dominava, e Nora venne ad aprire dalla cucina dove stava lavo­rando.

«Oh, Will... avanti!»

Una blanda sorpresa le dilatava gli occhi azzurri, un po’ sbattuti, parve al giornalista, e con le palpebre gonfie, come se non avesse dormito bene. Non poté fare a meno di fiutare l’aria, timoroso di percepire l’atroce fetore che doveva emanare dalla cassa chiusa dello studio. Ma nell’aria aleggiava sola­mente il caldo aroma dell’arrosto che Nora aveva messo nel forno.

«Sono venuto a cercare Sam per intervistarlo ancora sulla spedizione e su quello che hanno trovato nell’Ala-shan.»

La donna aggrottò la fronte.

«Meglio non pensarci più, Will», rispose a disagio. «Sam non vuole parlarne con nessuno, nemmeno con me. Io non so che cosa abbiano portato in quella misteriosa cassa e Sam non ti direbbe niente.»

«Dov’è Sam adesso?»