«Troppo sensazionale, Presidente? Ma se ha sempre sostenuto che la cronaca nera dev’essere la chiave di volta dello Star... »
«Ho già fissato quella che dev’essere la linea del nostro giornale!», urlò quasi l’editore. «Non si stamperà una sola parola sul caso Mondrick. E non se ne stamperà una parola, come constaterà lei stesso, su nessun altro giornale importante.»
Barbee cercò di non dare troppo a vedere il suo stupore.
«Ma io non riesco a non pensarci, Presidente», protestò. «Devo assolutamente scoprire che cosa nasconde Sam Quain in quella cassa. Ne sono ossessionato. Lo sogno la notte.»
«Ci si dedicherà nelle ore libere... e a suo rischio e pericolo.» La voce di Troy era fredda e recisa. «Non certo per il giornale.» Osservò il suo dipendente con occhi penetranti, spostando ancora il grosso sigaro da un angolo all’altro della bocca. «Ah, un’altra cosa, Barbee: si metta in testa che il suo organismo non è una distilleria clandestina: meglio piantarla di bere.»
Aprì un cassetto della scrivania e la sua dura faccia di sciolse.
«Ecco un buon sigaro, Barbee.»
La sua voce s’era fatta di nuovo calda e cordiale. «Qui c’è tutta la pratica Walraven. Voglio una serie di articoli biografici. La giovinezza di duri stenti, laboriosa, l’eroismo degli anni di guerra, le opere di beneficenza segreta, la felice vita domestica, le sue prestazioni ispirate al più alto senso patriottico durante la sua attività a Washington. E tralasci tutto quanto possa dispiacere agli elettori.»
Che è parecchio, pensò Barbee. E ad alta voce:
«Benissimo, Presidente».