«Sto bene, signor Will, grazie.» La sua vocina rivelò lo sforzo di non spez­zarsi. «Lo sa? Il mio povero Grillo, lo hanno ammazzato questa notte.»

Barbee sentì un gelido vento soffiare dalle tenebre della sua mente. Tossì per nascondere un sussulto di terrore.

«Oh, ma è terribile!», disse. «E com’è stato?»

Gli azzurri occhioni umidi tremarono.

«Sono venuti due grossi cani, questa notte, uno bianco e uno grigio, per portare via la cassa del papà nello studio. Il povero Grillo è uscito per fer­marli e allora il grande cane grigio lo ha ucciso.»

Muto e sconvolto, Barbee si volse a gardare interrogativamente Nora.

«Questo è quanto va ripetendo la bambina», rispose, con voce stanca. «Cer­to, il suo cagnolino è morto. Lo abbiamo trovato sul mucchio di sabbia que­sta mattina, proprio dove Pat mi aveva detto di guardare, quando si è sveglia­ta piangendo.»

La spalla della donna si alzò in un gesto d’impotenza davanti all’inesplicabi­le.

«Io, a ogni modo», insistette risolutamente, «sono convinta che la povera bestiola sia stata travolta da un’automobile. Ci sono di quegli studenti che la notte guidano la macchina come forsennati. Probabilmente, Grillo si è tra­scinato fin sul mucchio di sabbia e Pat deve averlo udito gemere.»

«No, mammina, no!», protestò la piccola. «È stato quel grande cane grigio, che è venuto con un bel cane bianco, quando li ho sognati. Anche papà ha detto che era vero.»