Nora accarezzò il volto della figlia, e rivolgendosi a Barbee:
«Il fatto è che Sam è diventato pallido come un cencio, quando la bambina ha raccontato il suo sogno, ed è corso subito nello studio a vedere la cassa». Lo guardò preoccupata: «Sei pallido, Will... non ti senti bene?».
«Ho fatto anch’io un sogno piuttosto buffo», disse Barbee cercando di sorridere. «Dev’essere stato qualcosa che m’è rimasto sullo stomaco. Be’, ora farò un salto all’Istituto e cercherò di vedere Sam.» Pose una mano sulla schiena rotonda della piccola. «Mi dispiace proprio tanto per il povero Grillo, sai, cara?»
La bimba si ritrasse di scatto di sotto alla sua mano e andò a nascondere il visetto rattristato dietro la gonna della madre.
«Non credo che Sam sarà disposto a dirti qualcosa», stava dicendo Nora. «Ma se ti dicesse qualche cosa, Will... me lo farai sapere?» Lo accompagnò fin sulla soglia e, abbassando la voce per non farsi sentire dalla bimba: «Ti prego, Will, ho tanta paura, sapessi, e non so che cosa fare!».
10.
Un basso, inconsueto silenzio, quasi di cattivo augurio, dominava i corridoi semideserti dell’Istituto fondato da Mondrick. Invece della ragazza che si aspettava di vedere al banco delle informazioni, Barbee trovò un uomo molto robusto e un po’ troppo maturo per il maglione da studente che portava.
«Spiacente, signore», disse facendo il cipiglio al giornalista, «biblioteca e museo sono chiusi oggi.»
«D’accordo», rispose cortesemente Barbee, «ma io vorrei solo parlare al dottor Quain.»
«Il dottor Quain è occupatissimo.»