LETTERE DI MOLTE VALOROSE DONNE
LETTERE DI
MOLTE VALOROSE
DONNE, NELLE QUALI
CHIARAMENTE APPARE.
NON ESSER NE DI ELOQUENTIA
NE DI DOTTRINA ALLI
HUOMINI INFERIORI.
Di nuovo stampate & con sommo studio reviste;
& in molti luoghi corrette.
CON PRIVILEGIO.
IN VINEGIA APPRESSO GABRIEL
GIOLITO DE FERRARI.
MDXLIX.
AL S. SIGISMONDO ROVELLO
AMBASCIATORE DEL
POTENTISSIMO RE D'INGHILTERRA.
PRESSO L'INCLITA SIGNORIA DI VINEGIA.
Havendo in un picciol volume ridotto molte lettere, da vari luoghi raccolte et da savie donne scritte, per publicarle poi al mondo per opra di diligente impressore: hò fra me stesso pensato esser quasi di necessità il dargli alcun protettore di molta autorità & di molto giudicio ornato; & questo accioche le maligne lingue nemiche de gli honori feminili, sbigottite si rimanessero di mordere, et di lacerar le Donne, anzi letto che si havessero coteste lettere, imparassero hormai à riverire et honorare questo nobilissimo sesso: ne hò saputo per hora, dove meglio ricorrere che à voi, il quale, di cortesia, & di lealtà potete fronteggiare con il piu honorato Cavalliere che il Sol vegga, ò che la terra calchi, à voi adunque le dedico, & à voi per conseguente toccherà la difensione contra la nequitia de Calumniatori (se alcuno ne apparirà) ne altro intorno a ciò mi accade dirvi. Iddio da mal vi guardi. Di Vinegia alli XXIII di Ottobre.
ISABELLA SFORZA À BUONA SFORZA REINA DI POLONIA.
Doppia molestia mi recò Altissima Reina chi mi dette la nova del stato vedovile, nel quale, hora vi ritrovate: doppia dico veggendo V. Altezza priva di si gran Re & di si amabile consorte; & a voi hora toccare quasi che di necessità l'amministratione di si ampio & di si florido Regno. Non mi stenderò già io a consolarvi per hora & supplicarvi che con forte animo sofferir vogliate si grave angoscia; sapendo di quanta prudentia ornata foste sin nelle fascie, & che persuasa siete dalle piu sante lettere, non morir mai quelli che muoiono nel Signore, ma dolcemente dormire, fin che il suono della Angelica tromba nel novissimo giorno li risvegli; ma sol pigliarò prosuntione, sospinta dalla riverentia & abondante affettione, quale hò sempre portato alla Corona vostra, di ricordarvi quanto sia grande il peso che in su le spalle havrete per l'avenire a reggere, vi pesarà forse piu che non pesò al forte Atlante la celeste macchina: imperoche tutte le Donne del Regno vostro & de vicini stati, si specchiaranno hora in voi, & da voi, torranno l'essempio & la norma di santamente governar le lor giuridittioni. Converavi Signora molte cose prudentemente dissimulare, & il tutto però sapere: alla sembianza del magno Iddio, che il tutto vede, ne in parte alcuna è simile a quei che vegono & converavvi conferir ne commodi de vostri vasalli quanto di giudicio, di consiglio, & di prudentia v'ha communicato la bontà d'Iddio, a quella guisa a punto che veggiamo la Luna refunder al mondo quanto di lume le hà communicato il Sole, ma sopra ogni altra cosa vi esorto Altissima Reina al non esser nell'esseguir la giustitia precipitosa: imitate Saturno, ilquale, quantunque fra i sette erranti tenga il supremo luogo, tardissimo però si move. Piacciavi anchora signora mia non disgiunger mai la sapientia di che Dio vi ornò, dalla Potentia ch'egli similmente vi dette: osservarno già que savi che scrissero dell'amministratione de Regni che si come era prodigiosa cosa il vedere le facelle di Castore & di Polluce disgiunte & di ottimo augurio il vederle accompagnate, cosi facesse di mestieri che in colui che regge altrui, apparissero accompagnate la Sapienza con la possanza. Habbiate cura che i poveri vassalli non sieno da piu potenti oppressi. Usisi ogni diligentia che la gioventu Polacca sia instrutta nelle buone arti & nelle honeste discipline, fatte ogni opra che si viva nel Regno vostro con amore et con timor d'Iddio, osservinsi le giuste leggi & le buone usanze. Governate Signora i sogetti vostri con quello affetto come se del proprio ventre usciti vi fussero: cosi facendo, l'altezza vostra, non havrà bisogno di esterni agiuti; non dico già per questo, che non facciate stima de vicini Potentati; perche nel vero, si come la Luna move spetialmente le cose inferiori, non per esser piu delli altri efficace, ma sol per esser piu vicina. Cosi nell'amministrar de stati, l'amichevol vicinanza sempre recò altrui de molti commodi. Io non voglio piu fastidire con la prolissità delo scrivere l'altezza vostra; ma sol la voglio riverentemente supplicar, a ricevere in buona parte quanto m'ha fatto subitamente scrivere la mia pura affettione, con la persuasione dell'apportator presente, qual raccomando di cuore, all'alta vostra protettione. Di Piacenza alli X. di Maggio.
ISABELLA GONZAGA A PACIENTIA PONTREMOLA, HEBREA MANTOVANA.
La fama che per tutto risuona della virtù et bontà vostra, mi muove a scrivervi & essortarvi a voler farvi Christiana, acciò che si bell'anima non rimangi privata delle celesti consolationi, & doventi preda & rapina del rapace Sathanasso. Dovereste pur hormai rimaner chiarita della cecità giudaica, & che state voi più ad aspettare? non dice il vostro propheta Rhaù che trapassato è il tempo che venir debba il Messia? non havete voi questo piu di una fiata letto nel libro intitolato Sanidrin? non sono compiute le settanta settimane di Daniele? non è levato il scettro dalla casa di Giuda? Ho io pur molte volte letto nel medesimo Sanidrin, che il Messia nacque quell'istesso giorno che fu destrutto il Tempio: che aspettate adunque? che non confessate Giesu Christo esser vero Signore & vero Redentore del mondo? del quale, favellando già un nostro Hebreo per santità & per singolar dottrina eccellente, teme di confessarlo huomo & non piu tosto predicarlo per Iddio. deh ravedetivi, deh lavative hormai nel sacro fonte che vi sarà scala di salir al Cielo, & di eternalmente fruire la resplendente faccia del Padre eterno. non vi lasciate piu ingannare da questi vostri Perfidi Rabini ignoranti delle dottrine & humane & Divine: attendete al mio consiglio perche fedelmente, & con perfetto zelo vi consiglio, fatevi christiana, perche se questo farete per una madre carnale che voi lasciarete, ne troverete per amor di Giesu Christo dieci. Vi sarà madre Madama di Mantova specchio di rara santità: vi doventeranno Madri mia sorella, Ambedue le mie Cognate & io con molte altre, ne gratioso marito v'è per mancare poi che Marco Antonio Sidonio tanto vi brama che per vostro amore è stato il meschino a rischio di perdere il capo: languisce il poverello & si distrugge come falda di neve che habbi scoperto il Sole e da lui mi rendo sicura che havrete ottima compagnia: & ne riporterete honore & riputatione per essere egli grato, oltre il Reverendissimo nostro a tanti savi Principi & a tante honorate Donne. so che scordata non vi siete dell'honore che vi fu già fatto dal Reverendissimo, dal .S. Duca & dal .S. D. Diego di Mendozza: voi gusterete un Consortino astuto & non frodolento, Audace & non temerario, di una eloquentia libera & chiara; ma non importuna & satievole: i suoi morsi con quali trafigge volentieri l'avaritia de Preti, non sono di cane, ne di lupo, ma di mansueto Agnello: tutte le volte che mi accade d'udire le sue facete narrationi, accompagnate da piu ben composti gesti che non hebbe mai Roscio; temo di non morir di riso come già morirno Philemone poeta, & il Comico Philistione: non albergarà mai nella casa vostra alcuno humore maninconico: i saturnini pensieri ne staranno da voi lontani, non patirete disagio di cosa veruna, anzi vi parerà che sotto il vostro tetto habiti del continuo la Dea Copia col suo corno: & quando tutto'l mondo vi mancasse, supplirà sempre a vostri bisogni la liberalità del suo Reverendissimo padrone, poi che dalle sue facetie sente infinito alleggiamento a suoi gravi pensieri: v'assicuro di più & statene sopra della fede mia, che voi sarete da lui piu amata che non fu Euridice da Orpheo, Aspasia da Pericle, Orestilla da M. Plautio ò Lisidica da Antimaco Poeta. deh non indugiate adunque a farvi di Christo amica, a far gioconda la chiesa nostra & render lagrimosa la trista sinagoga. deh non indugiate più la vostra santa conversione & di accrescere in Cielo il numero delli Eletti, & finalmente di far beato il povero Marco Antonio, il quale, già tanti anni fervidamente vi ama, & per voi hà sostenuto longamente tante fatiche che tante non ne sostenne Hercole ne suoi tempi: ne per hora vi dico altro delle sue qualità: pensate & essaminate bene quanto v'hò detto: pregate Iddio che v'illumini con i vivi raggi de lo Spirito santo, acciò facciate cosa utile, honorevole, et insieme dilettevole: Nostro .S. vi consigli. Da Puvino alli XX. d'Ottobre.
PACIENTIA PONTREMOLA HEBREA MANTOVANA ALLA ILLUSTRE .S. LA .S. ISABELLA GONZAGA.
Hieri hebbi le lettere che le piacque di inviarmi, lequali, m'hanno molto travagliato la fantasia: le ragioni vostre mi parevano piene di nerbo, & di spirito, le persuasioni fatte con si dolce modo, facevano quasi violentia all'intelletto mio: non mi dispiacevano le offerte anzi mi facevano arrossire conoscendomi indegna di si gentil consorte come voi mi proponete: dall'altro canto, stommi dubbiosa di non offendere col farmi christiana la divina Maestà: vivo in angoscia se Christo per il vero Messia confesso, di non provocarmi contra, il sdegno di Mose et la maledittione di tutta la Sinagoga; non so (misera me) dove mi volga per aiuto & per consiglio: le vostre lettere m'hanno infinitamente commossa, & se ritenuto non mi havessero alcuni duri passi ratto ita me ne sarei all'Episcopal Chiesa & importunamente chiesto havrei il sacro Battesimo: ma considero Signora mia le promesse della scrittura sacra che quando verrà il Messia, l'Israel sarà riscosso, & noi poveri Hebrei siamo pur anchora tuttavia dispersi: leggo nel libro intittolato Badra che nella venuta sua redificarassi Gierusalemme & il tempio di pietre preciose, il che non è però anchora avvenuto. Veggo di più che la nostra legge fu data publicamente da Iddio per mano di Mose sul monte Sina, con testimoni de spaventevoli tuoni & lampi: ilche voi christiani senza alcuno contrasto confessate, la dove la vostra è data celatamente per mano & per confessione de duodici poveri scalzi, oltre che non mi posso contenere di non prestare intiera fede a nostri Rhabini, li quali hanno del vostro Redentore molto diversa opinione da voi, & affermasi nel libro intitolato Ghittin al quinto capo, ch'egli è per i suoi gravi eccessi & enormi peccati condennato dalla divina sententia. non vi paia per tanto istrano, se si tosto non mi arrendo & se vi paio alquanto pertinace. Quanto al marito del quale, mi parlate credo, anzi chiaramente conosco, esser piu che non ne dite, sò fermamente che per la sua rara leggiadria egli meriterebbe di haver Donna piu bella di Deiopeia, di Amarilli & della fuggitiva Galatea: Iddio mi inspiri a far cosa che li sia d'honore & di gloria, & voi fra tanto, che lo Spirito mi riveli ciò che hò da fare, pregate per me, & fate fare il simile alla purissima & innocentissima Grataphilea degna creata di V. Eccellentia: alla quale riverentemente bascio le belle & liberali mani. Di Mantova alli XXIII. d'Ottobre.
PANTASILEA LUNARDA GIORDANI A M. PHILENA VISCONTE.
Io vi hò mandato alcuni ritratti accioche veggendoli a tutte l'hore, imitiate la virtù delle ritratte donne: lequali, furono l'honore del sesso nostro: giovò ad Alessandro molto il vedere il sepolchro di Achille: fu di gran giovamento a Giulio Cesare il veder a Gade nel tempio di Hercole l'imagine di Alessandro: l'emulatione c'hebbe Theseo alla virtù di Hercole, fu cagione ch'egli sterpasse in Grecia de molti mostri, ammazzasse Scirone, Procusta, et Scine, ladroni rapacissimi: fu cagione ch'egli ammazzasse Creonte tiranno, col Minotauro, & debellasse li Centauri, fu cagione ch'egli domasse Thebe et sin'all'inferno penetrasse: li trophei di Milciade punsero si fattamente l'animo di Temistocle, che lo fecero divenire valorosissimo, la gloria anchora di Pompeio, fece gran giovamento à .M. Crasso: Cosi prego Iddio che a voi intravenga: il primo ritratto guarnito d'oro è di quella constantissima Ligo, dellaquale favella si honoratamente Cornelio Tacito. Il maggiore si è di quella fortissima Tomiri, di cui, con gran loda parla Erodoto: li altri so che li conoscerete senza che ve li dimostri: attendete a conservarvi in sanità & amatime. Da Pesaro alli III. d'Aprile.
PANTASILEA LUNARDA GIORDANI ALLA ILLUSTRISSIMA DONNA. N. N.
In molti errori siete .S. mia caduta per voler prestar gli orecchi alli Adulatori, & me ne maraviglio, havendovi io tante volte riverentemente ammonita, & dettovi che si come il buon medico usa ogni opra per difendere, & per accrescer la sanità, che cosi l'adulatore pone ogni studio per infermarne ogn'hora più l'animo, & solamente tocca le più ulcerose et contaminate parti che in noi sono: fuggite adunque li lor ragionamenti: so che sapete da chi guardarvi havendoveli piu fiate con i propri colori dipinti. Ricordative .S. di ciò che soleva dire Protagora; che si come ritrovavansi alcuni cibi li quali non erano atti per generar ne sangue, ne spiriti, ne per giovar alli nervi, ne alle midolle, ma sol a gonfiare il ventre, & a rendere il corpo turgido: che cosi li ragionamenti delli adulatori erano di poco frutto & atti solamente ad irritar le parti piu vitiose. soleva Phocione rassimigliare li Adulatori alle superficie, & alle linee, & diceva che si come elle per se stesse non si piegavano mai, ne si prolungavano, ne si movevano, salvo che con i propri corpi; cosi l'Adulatore dalli suoi propri affetti non esser mai ò di rado mosso, ma rider & piagnere con l'amico che similmente ò rida ò pianga: fuggiteli .S. mia per l'avenire, schivate la lor conversatione: & vedrete che infinita contentezza ve ne risulterà & pareravvi d'haver sgombrato la casa vostra di un grave & pestifero morbo. Iddio da mal vi guardi.
Da Pesaro alli X. di Novembre.
PANTASILEA LONARDI GIORDANI A .M. FAUSTINA BENZONA.
Sarebbe per il mio consiglio ben fatto, che vostro figliuolo attendesse a casa sua, & lasciasse star le donne delli altri (che pur amici gli sono) altrimenti io temo in suo servigio, ch'egli non faccia concorrentia à Phaone, à Speusippo, à Tigilino prefetto, à Rodoaldo Re de Longobardi, & à Giovanni duodecimo pontefice; li quali in adulterio ritrovati, furono crudelmente svenati: essortatelo a ciò che io vi dico, astringetelo per virtù della materna ubidienza, acciò non sia cagione di farvi un giorno dolente & lagrimosa. state sana & lieta.
Da Pesaro alli VII. d'Agosto.
MARGHERITA MARIA A .M. LUCIA TRIVULZA.
Certamente se non vi astenete di ber tant'acqua & di mangiar tanti frutti, quanto voi fate, voi cascarete in Idropisia, alla quale, già buona pezza fa paruta mi ci siete molto disposta. guardatevene, guardatevene: voi dovete pur sapere che per non volersene guardare Eraclio Imperadore morì Idropico nel trigesimo secondo anno del suo Imperio: il medesimo avenne per non sapersene guardare, a Michel Imperadore, & a Crantore Solense auditore di Xenocrate philosopho: ve ne hò voluto avisare: perche troppo m'increscerebbe che il mondo perdesse si bella cosa come voi siete. Di Pesaro alli XX. d'Aprile.
ARTEMISIA SCOTTA ALLA CONTESSA AURELIA MADRE HONORATISSIMA.
Dogliomi stremamente madre mia honoranda, che da me, che tanto vi amo, stiate si longamente absente. & perche poi? per litigare? & dove in una città, dove credo nato sia il litigioso Parno, che già co suoi litigi fece luoco al proverbio, & dove non mancano mai novi Patacioni, Iperboli, & Verginij: dove (per quanto intendo) dieci mille si troverebbono piu atti al calunniare, di quello Eurimno che cercò di por lite fra Castore & Polluce: si che vedete come state, & qual affanno esser debba il nostro per voi stessa consideratelo. Deh cara signora madre ispeditevi da questi intrichi, quanto piu tosto potete, & ritornate a noi, che vi aspettiamo con maggior desiderio che non fa l'ostinato Giudeo il già venuto Messia: Tutti siamo sani, ne altro ci manca per consolarci pienamente che la vostra dolcissima presentia: Di casa alli XX. d'Ottobre.
CECILIA VALERI A M. ORSOLA STELLA.
Dite a vostro figliuolo che tenga la lingua fra denti et che non straparli hor di questo Prencipe & hor di quell'altro: ma che si ramenti alcuna fiata di quel verso. AN NESCIS LONGAS REGIBUS ESSE MANUS? Ramentisi che il Re Antigono uccise Theocrito chio per la sua mordacità: Ramentisi come Daphita gramatico fu crucifisso nel monte Thorace per non sapersi astenere di lacerar la fama & l'honore de Prencipi. Ramentisi come furono stranamente trattati Anasarco da Anacreonte Cipriotto, Calistene da Alessandro, Antiphone da Dionigi, Mevio dal Triumvirato, & Esopo dalli Delphici: ne piu di questo per hora vi parlo. Di Vinegia alli X. d'Agosto.
LODOVICA GAVARDA A .M. N. N.
La vostra importuna loquacità molti n'ha condotti à liti, & a dure controversie, & hora piu che mai perturba tutta la vicinanza; deh ricordative che Giove tolse la lingua a Lara nimpha, per esser troppo loquace: & che fu relegato nell'inferno Tantalo per non saper tener la lingua fra denti cosi potrebbe un giorno accadere à voi, poi che non sapete, ne volete tacere; ma perche non vi viene un giorno desiderio d'imitare il silentio di Paulo Semplice, di Agatone, & di Secondo philosopho, acciò non caschiate piu in tanti errori: & gli amici non pogniate in infinito travaglio: ma forse mi potreste dire quel che già disse Zenone alli legati del Re Antigono, difficil cosa essere il poter tacere. io vel confesso, & dicovi all'incontro esser difficil cosa il poter uscire delli affanni, ne quali ci pone sovente volte la sfrenataggine della nostra lingua. vi doverebbe pur esser per un bastevole precetto l'haver scritto Sophocle in una Tragedia che il silentio era l'ornamento delle donne. non altro, attendete a conservarvi sana & senza veruna infamia. Da Brescia alli XXV. di Febraio.
GIULIA ROSA A .N. F.
Acciò non vi facciate monaca v'ho proveduto d'un marito: il quale, da che nacque, non fu mai udito ne mentire, ne giurare, ne adirarsi, ne ociosamente favellare: col quale spero haverete vita giocondissima: avisatemi adunque se siete risoluta di volervi maritare o pur monacarvi. quando voi di ciò mi avisarete, daretemi similmente aviso della quantità della dote, non si cercherà d'onde la sia venuta essendo noi certi della bontà vostra & dell'honestà de vostri maggiori. Di Brescia.
FRANCESCHINA DA DRESSINO ALLA .S. OLIMPIA TAMISONA.
Nelle vostre lettere ultimamente scritte, mostrate sentire istremo dolore, perche vostro figliuolo a singolar battaglia combattendo, habbia perduto; questo non è cosa tanto inusitata che habbiate per ciò a disperarvene. Scrisse Archiloco Poeta, che meglio fusse il gittar via lo scudo che lasciarsi ammazzare: & cosi fece presso di Aristophane Cleonino: Taurea poi Campano, dovendo da solo a solo combattere con Claudio Asello soldato Romano, come egli vide l'inimico circondar lo steccato spronò il cavallo, & pieno di sbigottimento fugi in Capoua: almeno vostro figliuolo non si è portato poltronescamente: hà pur combattuto quanto piu virilmente hà potuto; ma era di necessità che l'uno de dua rimanesse ò morto ò prigione. Consolative ch'egli non hà mai (per quanto m'è rifferito) mostrato in quella battaglia che durò piu di sei hore un'atto vile & codardo: pregovi adunque per quanto so & posso, a darvene pace, & pregar Iddio c'habbi pietà de suoi errori: cosi farò anch'io senza fallo: non altro. di Vinegia.
ISABELLA GONZAGA SIGNORA DI PUVINO A LUCIANA .N.
Hò inteso che vi siete molto sdegnata con esso meco, ne mi volete piu viva, per haver io detto, che vostra madre pazzamente facesse, comportando che tutto l'altro giorno & publicamente, & privatamente danzasi alla gagliarda; si che l'è vero che l'ho detto, & lo raffermo, & di novo lo biasimo. oh che bella honestà di Matrona pudica & savia tenuta: & forse che ella non sa quanto sia pericolosa cosa l'avicinar la paglia alle accese facelle; & chi non sa che molte ne vennero già caste & vergognose a balli che ritornarno poi sfacciate & piene di lascivia. & qual utilità potete voi sperare da quel toccar de mani, da quel lascivo dimenarsi, & dalo spesso scoprir alcuna parte del corpo che celata si stava? Niuno (disse colui, che scrisse contra Verre) danzò mai, che sobrio fusse. Non so veramente che ragion v'habbiate di si forte adirarvi, essendomi mossa sol dalla gelosia, qual sempre hebbi del donnesco honore. et che siamo noi da fare come l'habbiamo perduto? a che siamo noi buone? Quando il propheta David disse spirato da celeste virtù. IN CIRCUITU IMPII AMBULANT. volle per il parer d'un dotto Rabino ch'egli intendesse de balli: Mi potreste per aventura dire che già danzasse Scipione (quell'huomo si grave et di tanta auttorità:) danzasse David, danzasse Maria sorella di Mose, danzasse Delbora, & tante altre savie profetesse. al che rispondo, che tutte le volte che voi danzerete come quelli danzarono, non me ne turberò punto, ne ve ne saperò dir male. Danzava Scipione per eccitar il calor naturale, per consumare le reliquie del cibo indigesto & per esser piu leggiero & disciolto ne militari esercitij, donde ne dependeva la salute Romana: Danzò già David mosso da una santissima letitia causata dalla ricuperatione dell'Arca del patto: Danzarono le prefate Donne più di una fiata a suono di Cembalo spinte da un devotissimo fervore, et da un'amoroso zelo verso d'Iddio: danzasi hora a cotesto modo? usasi nel mover la vita quella gravità che si usava alhora? ben pare a gesti, ben si conosce à sguardi, se con si pura & con si semplice intentione hoggidi si danza. Io non dirò per hora altro di quel c'ho detto, so che havete ingegno (se lo volete adoperare) & che fra voi stessa quando sarà acchetata quella grand'ira ch'hora vi tiene il lume abbarbagliato, direte c'ho ragione da vendere, & che voi a gran torto vi siete meco turbata. Da Luzzara alli. VII. di Febraio.
ISABELLA CAVALLERIA GUALENCA A .M. ZENOBIA FALCONI.
Hò letto quanto mi scrivete di alcuni, liquali sendo capitati nelle mani d'infideli, per timore de supplitij altri hanno rinegato Giesu Christo, & altri s'erano nelle spelonche nascosti: & questo quando più era tempo di mostrare l'animo loro. veramente m'è ciò assai, & non poco per la gloria di Dio dispiacciuto: l'è pero d'havergli compassione poi che molti de nostri antichi, liquali parevano colonne della fede nostra, cascarno per timidità in simili errori. Giurò Pietro Apostolo, ch'egli non abbandonarebbe mai il suo Signore (anchora che tutti li altri Apostoli l'abbandonassero,) & pur quando si venne al fatto per paura dell'impietà Giudaica non sol si sottrasse al pericolo, & seguitollo dalla lunga, ma tre volte lo negò avanti che il gallo cantasse. Athanasio Vescovo di Alessandria conoscendo non poter resister all'invidia che contra concitata gli havevano li Arriani, per timore della morte, stette sette anni nascosto in una Cisterna: Marcelino Papa temendo l'ira di Domitiano, sacrificò a gli Idoli. Si che non ve ne date maraviglia; ma habbiate compassione all'altrui fragilità accioche Iddio habbi compassione à noi: ne altro mi occorre a scrivervi: state sana. & quanto piu potete lieta pregando del continuo & per voi, & per noi; accioche nostro Signor dia a tutti fortezza contra li infideli: & finalmente ne conduca a vita eterna. Di Vinegia alli XV. di Novembre.
CICILIA DA CA PESARO TRIDAPALO A. M. MARGHERITA POBBIA.
Con dispiacer grande hò inteso c'havete lasciato quella vostra tanta attilatura, & quella diligente opra di ricamare, & di cucire; la quale, vi faceva risplendere sopra tutte le donne della città vostra; & vi siete data tutta in preda alla vana poesia; & odo di più che ve n'andate a guisa di spiritata, hor per la casa, hor pel giardino, cercando delle desinentie per concordar di molte rime; Ditemi (di gratia) non sapevate voi trovar piu agevol via per farvi tener pazza che darvi nelle mani di poeti? huomini per la maggior parte maligni, iracondi, satievoli, bizarri, & maninconici? Certo, non senza cagione il divino Platone li scacciò dalla sua divina Republica: & Aristotile ne suoi miracolosi scritti li publicò per bugiardi & per mentidori. Non vedete voi che la maggior parte de santi huomini consigliò fusser abbrugiati i lor poemi, come cose di malo esempio, & che facilmente potesse impedire la nascente gloria del sacro santo Vangelo? et che altro trovate voi ne poeti, che lagrime, sospiri, singhiozzi, & amorose passioni dalle quai cose, vorrei foste, (quanto vi sie possibile) aliena? Veramente in essi, altro non trovo che stupri, adulterij, Metamorphosi, sanguinolenti sagrificij, & altre favole, atte con il lor mortal veleno, ad ammorbare qualunque ben riformata Republica & eternalmente sbandeggiarla dal celeste Regno: scrisse già .S. Girolamo à Papa Damaso; che i versi de Poeti, erano il vero pasto de demoni; scrisser molti altri, non di minor santità ornati esser li poeti perniciosi, nemici del nome christiano, malefici senza piatà et senza fede: Sono i poeti seduttori delle semplici & tenerelle menti con la lor mortifera dolcezza, ne altro credo fusse il pestifero canto dette Sirene, che li poemi di questi scioperati briconi. Non crederò io mai che maggior danno, ò maggior corruttione recar ci potesse la setta di Arrio, la scuola di Pelagio, il Dogma di Nestorio, ò l'impietà di Giuliano Apostata. Non pensarò io mai potessemi esser tanto pernitiosa la conversatione di Protagora, di Sardanapallo, di Luciano, di Apollinare, ò di Diagora, quanto mi sarebbe la lettione di miscredenti et lascivi Poeti. Sono anchora di piu nemici delle cittadinesche usanze: ne per altro rispetto essi alle selve riccorrono, & à monti rifuggono. poi che Homero hebbe longamente peragrato il mondo, egli si ridusse ad habitar, hor tra l'ombrose selve, & hor tra duri scogli. Così Virgilio, lasciata Roma; si ridusse ad habitar doppo il promontorio di Pausilippo & di Pozzuolo: non vi voglio per hora tesser il Catalogo di Poeti che nemici furono dell'urbanità, vi confermerò bene che se non lasciate da canto la lor malvagia lettione, diverrete di giorno in giorno men Christiana che non siete, & pericolo ci è che di pazzo & di furioso amore impaniata tosto non vi vegga: & se questo aviene, che sarà allhora di voi? che se ne dirà per le piazze, per le loggie, & per le chiese? sarete mostrata a dito fin da fanciulli: & diranno ecco Sapho, ecco Corinna, ecco la Petrarchessa, che sputa versi dal furor poetico agitata. Deh fate a mio modo, lasciateli star in Parnaso a trastullarsi con le Muse: & tornate voi all'ago, al fuso, & all'ordir quelle vostre belle tele, che facevano vergogna alle Lodegiane, alle Bresciane, alle Cremasche, alle Pozzolane, alle Rochegiane; a quelle di Holanda et di Cambrai: state lieta: Di Mantova alli .VI. di Maggio.
ISABELLA SFORZA A .M. MARGHERITA POBBIA.
Hò ricevuto le vostre carissime lettere alli .xx. d'Agosto; scritte però alli .x. & insieme la copia di una lettera che molto duramente flagellava, anzi crocifigeva i Poeti: sonomi assai maravigliata, che si bell'ingegno habbi esercitato l'eloquentia sua in biasimar cosa degna di somma loda, & di somma riverentia. Io per me Poetessa non sono, ne giamai fui: pur per l'amor grande c'ho sempre alla poesia portato, & portero fin che vivo, non mi posso rattemperare odendone dir male, che tutta non mi turbi: ne mi posso contenere che a mio potere non la difenda; non voglio già per difenderla, usar alcuna peripatetica dimostratione, ma procederò sol per grosse congietture, & noti essempij & per la prima dicovi: che se se la Poesia non fusse cosa piena di riverenza, non si sarebbe degnato il grande Apostolo di Tarso cittar nelle sue divine pistole, versi di Epimenide, & di Menandro: il che fece anche essendo nell'Ariopago (si come n'habbiamo ne gli atti de li Apostoli) per confermar il suo fruttifero sermone, cittò un verso di Arato Poeta: dal cui essempio mosso. S. Dionigi, di lui discepolo, & di Christo martire constantissimo; molto della poesia ne suoi scritti si prevalse: & quante volte Girolamo, (lume della fede nostra) si serve a suo proposito di Virgilio, di Oratio & di Persio? leggete le sue Pistole, leggete il prologo delle quistioni Ebraiche & chiaramente il vederete: fa il medesimo Ambrogio, maestro di santa Chiesa: fa il medesimo piu fiate Agostino quell'unico flagello de Manichei. Ma che vi si dirà di Fulgentio dottor catholico & Pontefice molto Reverendo che si copiosamente ne scrisse? ma lascio star il dir de sacri Dottori: quante cose hà detto il Salvator nostro per parabole convenienti a lo stil comico? sdegnossi forse di usar le parole di Terentio contra Paulo, quando li disse: dura cosa ti è il calcitrar contra lo stimolo; ma lascio per hora star le cose sacre, ditemi che non havrebbe fatto Alessandro (il magno) per haver un scrittor tale, qual fu Homero? per amor del quale, sette gran città, cioè Smirna, Rhodo, Colophone, Salamina, Io, Argo, & Athene contendono di volerlo per lor cittadino & li Smirni li edificarno già un bellissimo tempio. Parve a voi che li Scipioni stimassero Ennio povero Poeta Brondusino, havendolo fatto partecipe del medesimo sepolchro et contentandosi che le ceneri insieme si rimescolassero? non fu caro altresi per la poesia Theophane Mitileno à Pompeio? (à quel Pompeio dico) che adeguò la virtù con la fortuna. Vegniamo a tempi piu moderni: quanto fu ben caro il nostro divino Petrarca al Re Roberto: à persuasione del quale, essendo di sessant'anni, s'incominciò a far legger Virgilio, stupendosi che sotto si rozza, et dura scorza stesser nascosti si alti sensi, & si segreti misteri: ma forse ch'egli volle in questo imitar Solone, il quale, essendo vecchio poi che dato hebbe le leggi alli Atheniesi; si ridusse alla poetica. Non fu mai huomo, ne donna al mondo, tanto stoica, ne tanto di gloria nemica, che amato & riverito non habbia li Poeti: dalla penna de quali immortal gloria già lor ne venne. Non sono forse chiamati li Poeti sotto nome di Theologi? non furon tenuti per gran Theologi Orpheo, Lino, Museo, & altri molti? non hà trattato Dante sotto Poetico velame quanto si contiene nel sacro senno della santa Theologia? non si sono co versi egregiamente descritti da Mose, da Giobbe & dell'inclito David i divini concetti de lo Spirito santo? d'onde ancho si mosser Sedulio & Prudentio, a trattar poeticamente la christiana verità, ma che dirò di Giuvenco Spagnuol poeta che sotto coperta di huomo, di bue, di lione, & di aquila si felicemente espresse le divine attioni di Giesu Christo? Io, per me, non leggo mai la divina Eneida di Virgilio, che non mi paia di legger una perpetua loda della virtù: sentomi tutta commovere all'opre della carità quando leggo la clementia ch'usano li nemici Troiani verso di Achimenide: parmi veramente di veder posto in pratica l'esortatione che il Salvator ne fa perche si giovi di cuore alli nemici. Quando contemplo quelle infiammate parole di Enea, a suoi compagni dette, perche pacientemente sofferir voglino li disagi del viaggio, le angoscie del mare, & li terrestri pericoli: dico fra me stessa questo fu un'animo invitto, una fronte intrepida, & una mente, più che 'l diaspro salda: da Virgilio imparo l'amor che alla patria di deve: da Virgilio imparò la pietà paterna veggendo Enea sopra delle spalle portarne il vecchio padre per mezo delle radenti spade, delli ingordi fuochi, & de rovinati Tempij. Quando pongo mente con qual fortezza di animo & con qual altezza di cuore, spezzi quel gran capitano, le cathene del petulante & lascivo Cupidine, sentomi tutta armare, & robusta divenire contra li assalti d'amore & rafreddarsi in me, ogni concupiscibil appetito. Imparo da Didone di esser cortese & liberale à calamitosi stranieri, & à fortunosi fuor'usciti. Imparo in molti altri luoghi da quante passioni sia sbattuta & infestata l'humana fragilità: et appresso, con quali forze anchora rimanghino supperate da li animi costanti. Quando leggo i giuochi fatti da Enea presso di Aceste, nell'anniversario del padre, parmi a punto leggere i sacri libri de Machabei, & al mio dispetto divengo piatosa verso de poveri defunti: non vi dico nulla quanto poi ben'apprenda ad esser prudente & circunspetta, considerato lo scender ch'egli fa all'inferno. Infinitamente mi accendo alla verace & immortal gloria, dando le orecchie ben purgate alle saggie persuasioni che fa il vecchio padre all'animoso figlio. Imparo da Virgilio bellissimi accorgimenti nel far delle amicitie & somma fede nel conservarle. oh come se mi intenerisce il cuore di pietosa dolcezza, ramentandomi le molte lagrime versate nella morte del fedel Palante; Quando leggo quella affettuosa oratione: IUPITER OMNIPOTENS PRECIBUS SI FLECTERIS ULLIS, viemmi voglia di gittarmi incontanente in ginocchione, & con fervor grande adorare l'eterno Padre, ma perche tanto mi diffondo? Io tutte le volte che peso le parole, et considero le profonde sententie di questo alto poeta; egli mi pare tutto pieno di santità. Che diro di Oratio, di Giovenale, & di quel Persio honor di Volterra? qual philosopho, qual mathematico, ò qual legista riprese mai con maggior vehementia & acrimonia il vitio & lodò la virtu? Paruta mi sarebbe cosa piu ragionevole il solamente dir male di alcuni licentiosi Poetastri, & non indifferentemente di ogn'uno: Dovevalo pur almeno ritener la maesta di Homero, qual chiamano le sacre leggi padre di tutte le virtù; & spesse volte per dentro di quelle, si ci mescolono molti de suoi versi: si come veggiamo nel fine del prohemio del Codico; & sotto'l titolo de giustitia & iure: nel trattato delle compre; & nella materia de legati & fede comissi, & in altri luoghi, come vedrete, se leggerete le Pandete Pisane. Qui voglio far fine al mio scrivere; perche sentomi hormai la mano debole & stanca: questo per hora bastivi, poi che il mio giudicio ricercate circa la lettera scritta in vituperio de Poeti: & se commodo vi serà, rimovetegli dall'animo si stolta et si falsa opinione, & à voi per sempre, di perfetto cuore mi raccomando; & paratissima alli vostri servigi mi offero. Di Piacenza alli .XXV. di Marzo.
ISABELLA GONZAGA A .M.
Galeazzo vostro amantissimo fratello m'ha rifferito che siete doventata molto inferma, di che vi attristate piu di quello che ad una christiana donna si conviene: vi dovereste in tutti i modi confortare & prendere speranza d'haver tosto a mutare allogiamento: questo corpo chiamato da molti casa & albergo dell'animo ci è stato dalla natura dato per brieve tempo: il che, doverebbe esser cagione di farci morire piu volentieri di quel che noi facciamo: si come dicesi quel vento esser piu felice, il quale piu tosto ne conduce in porto, cosi piu fortunati sono quelli che da veloce morte tratti sono fuori delle malvagità della presente vita et nell'eterno regno traportati, si che non ve ne dolete, si come non si duole l'incarcerato perche la sua prigione sia piena di fissure, & minacci da ogni lato rovina, cosi sperando di poterne piu tosto uscire: guardate che la voluptà non sia stata cagione di questa vostra debolezza, anzi che la mala compositione del corpo vostro: sono le voluptà simili a quei ladroni dell'Egitto detti volgarmente Philisti, liquali n'abbracciano per strangolarci: cosi fanno ancho li carnali diletti essi ci ammazzano mentre ci lusingano: ò beati & aventurati noi, se d'altro piacere non ci lasciassimo mai invaghir li animi nostri, che dell'eterna vita, & che a poco a poco ci avezzassimo a morire: ma noi facciamo come quelli fanno che sono tanto amici del vino, che sorbiscono fin'alla fece di quello: siamo tanto desiderosi di prolungar questa nostra miserabil vita che ne anche nell'estrema vecchiezza ci contentiamo di morire. Di Puvino.
ISABELLA GONZAGA ALLA .S. LUCRETIA GONZAGA.
Dative hormai pace carissima sorella, ne piu vi tribolate della prigionia del vostro caro consorte: ma sperate nella bontà Estense: che si come fu si pronta al donargli la vita, cosi sarà anchora pronta a restituirgli la desiderata libertà: & quando pur a Dio piacesse, ch'egli morisse nella prigione, non li haverebbe però cosa che non sia avvenuta a maggior huomo di lui: morì prigione Iugurta, morì Siphace, morì Enrico .iii. Imperadore, morì prigione Celestino quinto, Gioanni primo, & Giovanni quarto decimo pontefice: morì prigione Aldegisio figliuolo di Desiderio Re de Longobardi & Aristonico doppoi che egli fu menato in triumpho da Aquilio console. sperate in Dio che vi consolerà, & ve lo restituerà nelle caste braccia forse piu savio et accostumato che prima non era. Nella casa mia del continuo si prega Iddio & per la sua liberatione, & per la vostra pace. Di Luzzara alli .VIII. d'Aprile.
ISABELLA GONZAGA A .M. CLARA CARAFFA.
Pregovi a non dolervi piu di me, perche io sia mancata di memoria, ne servigi vostri, habbiatemi (vi prego) per iscusata: poi che non mi è conceduto la memoria, ne di Cinea, ne di Mitridate, ne di Theodette, ne di Lucullo ne di quel Ortensio: se hà peccato di memoria verso di voi in simil caso .M. Lucina la quale, si giudica da savi che superbi Seneca, Elio Adriano, Cirro, Carmide, & Portiolatrone, & pur l'havete havuta per iscusata, perche non fate cosi a me; la quale, di debolezza di memoria, avanzo Messalla Corvino, Bamba Re de Gothi, Calvisio Sabino, Orbilio Beneventano & il smemorato Curione? sforzerommi per lavenire di sodisfarvi piu intieramente che non ho fatto, pur che vi degniate di commandarmi: Iddio da mal vi guardi: Da Puvino alli .IIII. d'Agosto.
SUSANNA VALENTE.
Sono stata pregata da chi mi potrebbe commandare che io vi voglia quanto piu dolcemente posso, riprendere dell'esser voi troppo loquace, & di non poter contenere alcun segreto che communicato vi sia. se l'è cosi (come intendo) certo havete gran torto & poco prudentemente vi portate: non vi accorgete voi che se stanno male le case senza uscio, le finestre senza antenne, le borse senza i legami, cosi star male anchora le bocche senza freno: si come non è facil cosa il lasciarsi di mano uscire alcuno uccello, per volerlo poi ripigliare, cosi non è facile di rivocare le parole, poi che una volta di bocca uscite sono: sogliono esser loquacissimi sol quelli, che hanno poco cervello: si come i vasi che pieni non sono, fanno sempre maggiore strepito, cosi le persone vane et sciocche abondano sempre più di ciancie che quelli non fanno che saggi & prudenti sono istimati: si come per il parere de Medici il seme che tosto si sparge, è infecondo & al generar inutile, cosi inutili, anzi nocive sono tutte quelle parole che dalla bocca n'escono senza ritegno, o senza farvi sopra alcuna matura consideratione: non vedete voi, che niuna donna si fida hormai più della taciturnità vostra? & la cagione si è, perche mai non restate di cicalare. Sono le persone loquaci simili alli fanciulli c'hanno il ghiaccio nelle mani & quello per l'innata lubricità ne possono ritenere, ne perder lo vorrebbono. Si come le vipere sono da propri parti rotte & fieramente uccise, cosi i loquaci scuoprono li commessi segreti anchor che aggiunta vi sia la propria rovina & destruttione: astenetevene adunque & state sana. Di Mantova alli .XII. d'Agosto.
CATHERINA ANG. MARCHESA GONZAGA A .M. LIVIA FRANCA.
Mi è rifferito che vi siete fortemente adirata con vostro marito, ne volete con esso lui pace, per havervi negato alcuni ornamenti havendone molti di soverchio: & che havete voi finalmente deliberato di fare? di mandar vostro marito all'ospedale. oh bello honore che vi farete: il pover huomo hà fatto piu di quel che doveva, & poteva (se ben esamino le sue forze) & voi non vi contentate mai di cosa che v'habbiate. Havete vesti da comparar a quella di Antistene Sibarita, la quale si soleva ogni anno sospendere per miracolo nel tempio di Giunone Licinia: havete veste di non minor pregio di quella c'hebbe Lollia Paulina, laquale fu stimata quattro cento Sestertij: egli v'hà fatto sottanne, da star al paragone di quella veste: nella quale Triumphò Tarquinio Prisco, & di quelli che donò Silofonte a Dario figliuolo di Histapo; & tutta via n'andate importunamente chiedendo dell'altre? Deh vergognative di questa vostra importunità & di questa vostra intollerabil arroganza. non l'havete voi hormai posto al fondo con tanti zibelini, con tanti martori, & con tanti lupi cervieri? non l'havete voi quasi che destrutto con tante, carrete, cavalli, ricami, & paviglioni? che potreste far piu se recato li havessi l'imperio di Roma in dote? cieche nel vero siamo, adornando con tanto studio questa nostra carnaccia: ch'altro però non è che fango, & polvere & cosi coprendo questo nostro Capo di si pretiosi coprimenti, non capendovi dentro salvo che pensieri vani, sogni, & folle de romanzi: Io vorrei sorella mia, c'hoggimai si ravedessimo & pensassimo che non siamo piu fanciulle; i capei di fino oro tosto incominciaranno a farsi d'argento, & n'anderemo tosto in luogo, dove non si renderà conto del vestir leggiadro, ne di legar i crini con piu grata maniera, ma renderemo ragione della fede, della charità, & del tempo mal speso in frascherie: voi havete intelletto, adoperatelo, adunque riconciliatevi col vostro consorte, honoratelo, contentative di ciò ch'egli vuole, fateli vezzi, come faccio io al mio signor Luigi.
Di castel Giuffrè alli XXV. di Febraio.
CATHERINA .C. GONZAGA ALLA .S. LIVIA MORTELLA.
Mi sono doluta assai della sententia, che voi havete havuto nella possessione che vi lasciò vostro marito; et ho per vostro servitio, et per honore della giustitia desiderato, che hoggidì presso di noi regnasse qualche novo Cambise che facesse scorticare questi iniqui giudici come già fece quel Sisamne, che dette l'iniqua sententia: sofferite pacientemente poi che sempre questo iniquo sesso Mascolino fu nemico di noi povere donne; & sempre a suo potere ci conculcò & a mal termine ridusse: state sana & confortative, tenendo per cosa ferma che Iddio non vi debba punto mancare, pur che in esso riponiate le speranze vostre. Dal nostro castello di Luzzara: alli IIII. d'Aprile.
SUSANNA VALENTE A .M. N. D.
Voi mi fate sapere per vostre lettere, che desiderareste havere per vostro marito quel dottore, del quale l'altro giorno diffusamente mi parlaste; pregandomi che far voglia ogn'opra perche il fatto si congiunga; mi credo fermamente che habbiate perduto il cervello. & che Diavolo volete voi far di Dottori? non sapete che sono questi litterati per la maggior parte tisichi, gelosi & franetichi? oltre che il studio li fa sempre catarrosi, ne sentirete mai altro che sputacchiare & tossire; fate a mio senno, lasciateli stare & questo ispetialmente: non vedete voi che ceffo d'asassino egli hà? non vedete che guardatura crudele et che maniere contadinesche son le sue habbiate un poco di patientia, che se à quest'hora è vivo il figliuolo d'un mio honorato amico farò ogni opra perche vi sia & sposo & servidore: egli deve fra pochi mesi ritornar dalla corte di Cesare, l'è il piu bello & attilato cavagliere che havesse mai la città nostra: state sana. Di Mantova alli XX. di Aprile.
IPPOLITA CREMA A .M. FULVIA RULLA.
Strana cosa mi pare che gli huomini si vantino tanto di esser soli nati alle lettere, essendoci tante & tante femine non meno di loro alli buoni studi atte: Aspasia Milesia fu pur maestra di Pericle avanti che le fusse moglie. Fa pur honorata mentione Gellio della dottrina di Pamphila, la quale scrisse tanti belli commentari nella Grammatica: fassi pur mentione di Phemonoe, di Sofipatra, di Theano, di Alpaida, di Demophilia, & di altre infinite? perche adunque si impudentemente si vantano? perche vogliono si sfacciatamente che di loro solamente sia l'ingegno? di lor sieno le forze & di lor sia finalmente ogni valore? attendete pur figliuola mia a li studi, & lasciategli gracchiare quanto vogliono, che alla fine saranno astretti a starsi cheti & ammirar la donnesca virtù; state sana & lieta, che Dio sempre da dishonore vi difenda, & in prosperità vi conservi. Di Mantova alli III. d'Aprile.
IPPOLITA CALCATERA A .M. PERLA.
Alli X. di Dicembre hebbi le vostre lettere, nellequali molto vi dolevate che vostro figliuolo fusse riuscito si mal sano et delle gambe si mal disposto. io certamente non molto me ne maraviglio veggendolo tutto dato all'otio & al riposo, ne mai esercitarsi il corpo in alcuno utile & honesto esercitio. Venga un poco a starsi con esso noi a Perego per qualche giorno, dove ritrovarà si perfetti cacciatori, quanto mai fussero ne Elimo, ne Panope, delli quali, favellando Virgilio cosi già disse TUM DUO TRINACRII IUVENES HELYMNUS PANOPESQUE ASSUETI SYLVIS, COMITES SENIORIS ACESTAE. Potrassi anchor esercitar (s'egli vorra) nel cavalcare essendoci il cavaglier Pozzo mio honorato consorte, del quale si pò meritamente dire quel che disse Virgilio di Lauso figliuol di Turno LAUSUS EQUUM DOMITOR, DEBELLATORQUE FERARUM. si che venga a vedere questi nostri monti Brianceschi pieni di ogni vaghezza s'egli vuole per l'avenire scordarsi il bel Palerno della Campania, il Berecinto della Frigia & l'Aracinto dell'Etolia. venga a contemplar almeno per dieci giorni i Monti di Brianza & sprezzarà per l'avenire l'amenità di monte l'Abbate, la serenità del monte Idalio, & la fecondità di Artemisio, monte dell'Arcadia. s'egli ci viene mentre ci è il mio consorte promettetegli da parte mia che non passerà mai giorno ch'egli de rari animali non faccia grassa preda; imperoche ci habbiamo cani di velocità non inferiori a Vertego del quale, fassi degna memoria presso di Martiale. Troverà cani li quali non cederebbono d'ardire & di prestezza ne a Liscica, ne ad Ila, ne ad Umbro da Virgilio cotanto lodati. certamente, quando gli havrete veduti & isperimentati, direte che Ateone non ne hebbe mai de simili, & che il Melampo, con l'Oribaso aggiuntovi anchora il Pamphago, il Dorceo & il Ladone, non potrebbono stare al paragone con i nostri: ne ci mancano cavalli per seguirli migliori assai di Orneo, di Etone, di Nicteo, di Alastro, di Amatheo, & di Abastro cavalli di Plutone, de quali fassi honorata memoria presso di Claudiano: oltre che donò alli di passati CESARE al mio consorte per ricompensa (anzi per testimonio del valore ch'egli hà mostrato ne suoi servigi) alcuni corsieri atti a far parer poltroni i cavalli di Achille, di Marte & del Sole, & atti a far vergognare Cillaro, Rhebo, Pegaso, Arion, Hirpino, Cireo, Pedaso, & Illerda. Se ci verrete voi con esso lui (come credo che farete) mentre essi anderanno a dar la caccia alle fiere, noi ci tratteneremo attorno le nostre peschiere, le quali (benche stia male a lodare le proprie cose) ardisco però di dire, ch'elle avanzino quelle di Sergio Orata, di Licinio Murena, di Fulvio Hirpino, di Ortensio, & di Vedio Pollio: non restate adunque di venire, & con quella servitu che vi si conviene, per timore, che siamo stretti di alloggiamento, imperoche il mio consorte hà fabricato da che non ci foste, una casa si grande & si ben'intesa che non ci è huomo che non si pensi che Spintare, Meleagene, Democrate, Philo, Sostrato, et Ermodoro ne sieno stati li istessi architetti: & pur altro disegno non ci è stato, salvo quello ch'egli è dal suo capo uscito: ne piu mi stendo nel scrivere, sol questo vi affermo & raffermo, che se ci verrete, sarete da ambidui amorevolmente raccolti; & sforzerenci di porgervi tutti que piaceri che per noi possibil saranno. anderemo a Ravagnano, a Ugionno, a Merà, a Brianzuola, a Galbià, & a Calco, dove vostro figlio haverà grata compagnia dal .S. Antonio Maria, dal .S. Pier Francesco, dal Marchese, & dal .S. Entimacho: la cui gentilissima consorte vi porgerà infinita consolatione, insieme con la .S. Veronica mia honoranda madre: state sana. Da Perego fiore de monti Brianceschi.
GIOVANNA CAVALLERIA A M. CLARA GUALANDA.
Intendo .M. Clara che di me vi siete molto maravigliata, perche hò detto di non poter piu sofferire di legger in alcun libro che sia fuor della sacra scrittura: si che l'è vero che l'hò detto, ne me ne pento, ne mia colpa ne dico ne dirò mai: & dove posso io trovare la miglior lettione? Altro piacer per certo sento legendo IN PRINCIPIO CREAVIT DEUS COELUM ET TERRAM: che non faccio ne la Phisica, nel cielo, & nella generatione di Aristotele. Altra consolatione prendo ne proverbi di Salomone, nell'Ecclesiaste, & nell'ecclesiastico del figliuolo di Syrach, che non prendo in legger ne Ethica, ne Politica, ne Economica, ne magni Morali di Aristotile: Sento altro diletto in volger sossopra i libri de Re, & de Giudici che non faccio legendo Suetonio, Plutarco, Sesto Aurelio: Flavio Vopisco: & altri simili che scrissero le vite de Cesari, godo molto piu di cuore, legendo i fatti di Mose, di David, di Habraamo, di Giuda Machabeo, di Giosuè, di Sansone & di Gedeone; che non godo per legger Dione, Cesare, Appiano, Livio, Polibio, Xenophonte & altri historici: credetelo a me, che non senza causa fu la sacra scrittura chiamata Biblia, che vuol dir libro; & cosi fu detto per eccellenza, come se questo solo, fusse il vero libro: & ne gli altri vi si contenessero sogni d'infermi, et folle de Romanzi: & d'onde credete voi che Platone habbi abbellito i suoi scritti con quelle vaghe figure, con quelle si convenevoli similitudini? non d'altronde certamente tolse i colori & gli ornamenti suoi che dalle sacre lettere, si come il Beatissimo Ambrogio piu di una fiata afferma & chiaramente ne dimostra: non è publico consentimento de dotti ch'egli udisse predicar Geremia profeta, & li pervenesse alle mani il pentateuco di Mose? dove vedrete voi ne libri Pagani, si alto principio come è quel di Giovanni Apostolo IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUD DEUM; dove in un versetto solo ci dipigne di tre sorti Mondi: dicendo, in Mundo erat: Mundus per ipsum factus est; & Mundus eum non cognovit: ecco l'ideal mondo, ecco il materiale, ecco gli huomini che vi habitano sotto nome di mondo dall'apostolica voce chiamati: leggete quanto n'hanno scritto i philosophi che non ne trarrete tanta intelligentia quanta da questo sol verso trarne potete. deh ditemi per vostra fe; parvi che in altro libro ritrovar si possino le consolationi, & l'eterne speranze che nelle sacre lettere si ritrovano? Se havete in M. Tullio un perfetto oratore, se havete in Xenophonte un perfetto Re, se havete in Platone una perfetta Repubblica, se havete nel conte Baldesare un perfetto Cortigiano con la donna di Palazzo, se havete ne scritti del conte di Monte l'Abbate, il perfetto gentilhuomo d'honore: havete ancho nelle scritture sante, il vero patiente sotto titolo di Giobbe, havete l'essempio della verace ubidienza in Abraamo, della santissima hospitalità in Lotto, dell'ottimo Re in David, del savio S. in Solomone, del forte cavalliero in Sansone, del buono Imperadore in Mose & nel fratello Aarone, et dell'ardito capitano in Giosue: ma che non ci havete voi di buono in questo santo libro? forse ch'egli vi fa miscredente & dubbiosa dell'immortalità come fanno i philosophi: forse ch'egli vi fa impazzire attorno le zone, le sphere, et i zenit, come far sogliono i Matemattici, forse che vi oscura il vero, come veggo far i legisti: forse che vi puon in compromesso la vita, come fanno i Medici. Delli bugiardi et appassionati historici non vi parlo, liquali spesse volte fanno, che i poltroni paiano Marcelli & i Marcelli sieno tenuti timidi et vili piu di quel Pluto indutto da Luciano & da Aristophane ch'ogni cosa teme et sbigottito rimane. Vengomi hora alli Poeti, & vorrei che alcuno mi dicesse che utilità si cavi del rapto di Ganimede: dal formoso Alexi ò dal bruno Menalca: vorrei che alcuno mi dicesse che profitto mi faccia l'amor della Luna et del suo Endimione con l'importuno chiamar d'Hila, di cui si finge invaghito Hercole presso di Propertio et di Valerio Flacco. Vorrei detto mi fusse di giovamento esser mi possa l'amor di Hiacinto et di Apollo, di Ampelo, & di Bacco, di Adone & di Venere; di Titone & dell'Aurora; di Atis, & di Cibele, di Siringa & del Dio Pan. Bramo detto mi sia che honestà si apprenda leggendo gli amori di Valerio Flacco et dell'amazonico fanciullo: che religione si apprenda per sapere che Tibullo amò Cherinto, Anacreonte Batillo, Alceo Lico, Valgio Misti, Asinio Hippolito, Voconio Testilo, Oratio Ligurino, Q. Catulo Epigrammatario amasse Roscio, Euripide Agatone, & Arato Philino. Credete voi Madonna Clara, che venir mi possa desiderio di unirmi con Dio per leggere che Daphne fusse amata da Apollo, Tiro di Nettuno, Hebe da Hercole, Philace da Stratocle, & Atalanta da Meleagro? mai non che non me ne verrà giamai voglia. si ben leggendo nella sacra Biblia di Sarra et della riverentia che à suo marito portava chiamandolo suo signore: si ben leggendo di Hester, di Susanna; di Giudit & di Anna figliuola di Elcane laquale, non si partiva mai dal tempio sempre alle orationi, & a digiuni intenta. Non vorrei pensaste che io vi scrivessi come una trassognata: hò anch'io letto la parte mia de scrittori Pagani et me ne pento, et ne chieggo perdono a Dio sopra tutte le colpe mie: non vorrei da che appresi la santa Croce haver mai letto altra cosa che la divina scrittura: vorrei haver mangiato questo sacro volume come per il profeta Iddio comandò: vorrei havermelo convertito in succo et in sangue, perche egli sarebbe stato come una lucerna a piedi miei, & havrei guidato ogni mia impresa secondo la parola d'Iddio, da quella sarei sempre stata pendente, quella m'havrei io tolto per mia guida, per scorta, & per tramontana, con quella mi sarei piu dottamente governata che forsi non hò fatto, ma meglio è tardi che mai; si che non vi maravigliate più per l'avenire, che lasciato habbi qualunque altra lettione, & data mi sia tutta alla verace Theologia: anzi vi essorto a far il medesimo c'ho fatto io; seguite (vi prego) le mie pedate, ne vel recate a vergogna, perche sia piu giovane di voi, fate vostro pensiero che la mia voce, con la quale vi invitto a si gloriosa impresa, sia voce celeste, & non terrena, persuadetevi che le mie parole sianvi dettate dalo Spirito Santo & non d'altrui. Ricordatevi di ciò che disse il beatissimo Girolamo, che l'ignoranza delle scritture si era l'ignoranza di Giesù Christo. Ricordative di ciò che disse il Salvator nostro: SCRUTAMINI SCRIPTURAS, ILLAE ENIM TESTIMONIUM PERHIBENT DE ME. cosi facendo, noi saperemo che cosa sia veramente Christo, & quel che egli habbi fatto per noi, & cosi l'ameremo con tutto il cuore, & amandolo il fruiremo insieme col padre, col figliuolo, & con lo spirito santo: amen. Di Vinegia.
LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA MARCHESA PALAVICINA ET S. DI CORTE MAGGIORE.
Quando mi fu data la nova che havevate partorito un bel figlio maschio, io ne sentì tanta allegrezza al cuore, quanta ne sentisse Diagora Rhodiotto, quando egli vide in un medesimo giorno coronare tre suoi figliuoli vincitori et spargerli addosso dalle piu alte finestre un nembo di vari fiori. Non sentì tanta gioia Philippide scrittor de Comedie, quando in un Poetico certame fuor di ogni speranza si trovò vincitore: direi liberamente d'haver superato di letitia Chilone Lacedemonio, quando egli vide ne giuochi Olimpici coronar il figliuolo. Di che mai havessero Policrata nobile Romana, & Marco Iuventio console, sel non fusse, che quelli di allegrezza morirno, et io son pur viva; benche mal viva mi senta, sendo privata della vostra gratiosissima conversatione; non potendo più udir la dolcissima favella, non veder le accorte maniere, non finalmente, con attentione contemplar le honorate vostre attioni: Iddio mi faccia gratia che vi rivega prima che io muoia; altrimenti morte mi fora pur troppo acerba & troppo dolorosa, ma non posso credere che non vi venga un'altra fiata desiderio di rivedere questa nostra inclita & gloriosa città di Vinegia, dove il male muore, & il bene si nodre & si cria. state sana insieme col vostro amatissimo consorte: le mie figlie riverentemente vi salutano. Di Vinegia alli X. di Novembre.
CHIARA FEDERICI CONTESSA MARTINENGA A M. LELIA CANOSSA.
Hò pur havuto il gran dolore, intendendo la morte di vostra madre, che fu a nostri tempi uno specchio di patientia, una norma d'honestà & una infallibil regola dell'honorato vivere. Deh quante volte hò io pregato Iddio che si come già si permesse & si acconsentì risuscitassero Aviola, L. Lamia, Corfidio, Gabieno, Tindareo, Hercole, Esopo, & altri molti, cosi ci fusse hora conceduto ch'ella tosto risuscitasse. Deh perche non posso io fare come si legge haver fatto .S. Cataldo che risuscitò la madre da cui era stato poco avanti partorito. se ciò potessi fare, so ben io certo che sin'a quest'hora non la desideraremo piu: ma sapete voi come l'è? ci bisogna haver patientia in tutto quello, che ne vien ordinato dalla divina potentia, & non dolersene, & non turbarsene punto: attendiamo a consolarci scambievolmente, imperoche mi sento di non haverne minor bisogno di voi: non altro: Iddio ci guardi da male. Di Brescia alli XXV. d'Agosto.
MADDALENA BARATTIERA A M. LODOVICA CORNARISA.
Non credo che alcuno di quelli, iquali finsero i poeti esser condennati alli supplitij infernali, senta tanta angoscia, quanta sente un'anima che sia presa di gelosia: l'affanno veramente delle figliuole di Danao, il tormento di Prometheo, l'afflittione di Sisipho, la molestia di Titio, il cordoglio di Theseo & di Isione è nulla, rispetto a quel che per gelosia si pate. questo vi dico io, perche ve ne guardiate, intendendo che siete assai vicina per intrare in questo inestricabil laberinto. Deh lasciate per vostra fe correre l'acqua all'ingiù & non vogliate rizzar le gambe a cani: tengo fermamente che se voi perseverate a cotesto modo, che diverrete la favola del volgo. Di Piacenza.
FRANCESCHA TRIVULZA CONTESSA VEDOVA DELLA MIRANDOLA A M.
Hò ricevuto le vostre lagrimose lettere, et m'è rincresciuto infinitamente che vostro figliuolo si porti tanto male con esso voi. Voi non siete però la prima, ne credo sarete l'ultima che riceva da figliuoli simili torti. Alphonso il primo Re di Portogallo, puose già la madre in prigione, sol perche tentò di rimaritarsi & non per alcuno difetto. Michele Calafatta imperadore spogliò la madre violentemente d'ogni giuridittione ch'essa possedeva: cosi fece Constantino figliuolo di Lione, verso la madre Irene et molto peggio di lui portossi anchora Tiberio Cesare. si che datevene pace, poi che di voi sola non è questa infelicità, dell'haver pessimi et ingratissimi figliuoli. Di Mantova alli XX. d'Agosto.
ISABELLA BORROMEA TRIVULZA A M. F. N.
Che vostro marito sendo huomo da bene, sia stato si mal trattato dalla sua Republica, non vi paia ciò strano poi che per il passato fecero molte fiate alcune Republice simili de trattamenti alli lor cittadini: li Atheniesi per ricompensa delli triomphi Maratonij puosero il buono Milciade in stretta prigione: la republica di Siracusa ammazzò con infinita rabbia Dione, per opera del quale, havea già ricuperata la desiderata libertà: li Atheniesi anchora scordatisi li molti beneficij dal giustissimo Aristide ricevuti, lo sbandeggiarno dalla città. Sofferite adunque in pace, & ringratiate Iddio d'ogni cosa ch'egli vi manda; imperoche noi spesse fiate giudichiamo male, quel che veramente è bene, & tall'hora bene, quel che è male. Iddio ci porghi lume di saper discernere il bene dal male, acciò non si cada precipitosamente in qualche errore, dal quale poscia rilevare non ci possiamo. Di Milano alli X. d'Agosto.
IPPOLITA DI LAMPUGNANA A M. PHILIPPA SAGRATA.
Mi piace stremamente della compra che voi havete fatto, perche cosi ci vedremo piu spesso, & goderenci senza disturbo: ma molto piu mi dispiace che nel comprar non havete usato quella equità che a voi si conveniva: l'è celebrato dalli antichi Ermete Egittio per esser stato si giusto, che non fu mai da veruno di giustitia avanzato: Sempre, per non peccare contra la ragione, comprava piu caro di quello che il venditore istimava: non intraverrà già, a voi, se a cotesto modo perseverate di fare, come intravenne di Aristide, il quale presso delli Atheniesi, per l'incorrotta sua giustitia meritò di havere il cognome di giusto: ma sia ogni cosa in nome d'Iddio, forse vi ravederete un giorno di questo errore, & lo emendarete, havendo compassione a que poveri pupilli a quali tal heredità si apparteneva. Da casal Pusterlengo alli XX. d'Agosto.
CAMILLA SUSIA A M. BARBARA MOSTA.
Intendo che alberga nelle vostre case un'Arabesco, tenuto (da chi sa giudicare) il piu scientiato huomo, che nato sia al mondo de molti anni in qua, al quale vorrei dimandaste d'onde nasca che a Locri et a Cotrone mai fusse pestilentia; perche non piovesse mai per alcun tempo nel cortile del tempio di Venere che si vedeva già in Papho: vorrei li dimandaste s'egli reputa vero ciò che di Hercole scrive Celio, cioè ch'egli havesse tre ordini de denti & donde questo procedesse, & cosi li dimanderete di Direptina figliuola di Mitridate, della quale leggo che dui ordini n'havesse: dimandategli perche havesse Aristomene Messenio il cuore tutto peloso: dimandategli donde avenisse che Antipatro Sidonio fusse ogni anno di febre infestato il giorno a punto ch'egli nacque: me ne farete di questo gran piacere, et avisatemene quanto più tosto potrete: se il mio dottor Susio fusse presso di me, non vi darei questo disturbo, perche egli mi sodisfarebbe: ma le Sirene di Vinegia insieme con un Cigno d'Aquileia con mio gran dispiacere lo tengono da me lontano.
Dalla Mirandola.
LUCRETIA AGNELLA A M. CATHERINA OLDRADA.
Per le vostre lettere hò inteso dolcissima sorella, il desiderio che voi havreste di maritar vostra figlia col figliuolo de M. Achille Zenardo, & sopra di ciò richiedete con instanza il parer mio. Non mi conosco già io tale, che consigliar vi possa in si fatto caso, pur per quella santa amicitia che con esso noi dalla prima fanciullezza con scambievoli ufficij crebbe, io vi dirò quanto già intorno a simil fatto raccolsi dalli dolci ragionamenti del mio consorte piu fiate havuti in cotal materia, con M. Gioanni agnello, che fratello li fu, non so per natura, ma per animo anchora & per costumi. Se ben adunque le passate cose per la memoria vado rivolgendo, & più internamente considero il danno che ne risulta dalli accerbi matrimoni, da tal parentela per ogni modo vi asterrete: imperoche far debbonsi i matrimoni quando l'huomo è atto a generare, & la donna a concepire; altrimenti, liti & discordie per la casa tutta via s'odono: & sarebbe d'avertir diligentemente che sempre la matrimoniale Copula, in tal età si facesse, che li Padri potesseno a figliuoli sovvenire, et li figliuoli riferir le dovute gratie a padri loro: la qual cosa felicemente avverebbe se l'età paterna, da quella de figliuoli, fusse con giusta proportione distante. Tutti li antichi scrittori (per quanto intendo) che a me, da molte liti impedita, non fu mai lecito di volger sossopra di molte carte: vogliono che l'età della moglie & del marito, sia talmente proportionata, che da un medesimo tempo l'un cessi di generare, & l'altra di concepire, il che all'huomo avviene nel settuagesimo & alla donna nel cinquantesimo anno. Hò io certamente molte volte avvertito che quando in troppo giovinil età le persone si congiungono, rade volte a perfetta statura i parti loro pervenire, oltre che le fanciulle, per la debolezza de corpi spesso nel partorir muoiono, o vero con istrema fatica partoriscono: aggiungoli di piu, che le nozze alquanto tarde, dispongono le fanciulle a continenza & a le troppo acerbe disfrenata libidine son cagione. Ma voi mi potreste forsi addimandare quale è adunque la piu convenevol età: al che rispondo che l'età della femina è nelli dieci otto anni, & quella de maschi nelli trenta sei, percioche alhora i corpi hanno conseguito sommo vigore, & ad un medesimo tempo cessa d'ambidui il naturale ufficio. Qui per hora farò fine al mio scrivere, ma non lo farò se prima non vi aggiungo il tempo, che a savi parve piu commodo per la generatione, che sarà la vernata, & quando i venti Boreali spirano, & non mai quando li Australi soffiano: state sana che Dio prosperi li successi vostri, & a lieto fine sempre li conduchi. Da Carbonaruola alli XX. di Marzo.
ISABELLA LONARDI CONTESSA DI MONTE L'ABBATE A M. MADDALENA PEVERELLA.
Grande è stata l'allegrezza c'hò sentito intendendo che secondo il desiderio vostro, habbiate partorito un bellissimo figliuolo; per il che, prego di buon cuor Iddio lo faccia campar doppo voi, & voi, che lo partorite, imiti sempre nelle vostre piu honorate attioni. Hora non vi sarà piu lecito di gir a spasso come solevate fare, & se vorrete esser tenuta pietosa madre, vel converrà con le proprie mammelle lattare, & non gittarlo nell'altrui grembo, il che non fanno le piu nocevoli & dannose fiere c'habbia la Libia: vi converà avertire che le membra per l'innata tenerezza storte non divengano, & per il consiglio di Galeno sparger del sale fra le fascie, acciò che la pelle dura doventi, & resista alle esterne ingiurie; darli di piu à poco à poco alcuni soavi movimenti, per consumar la soverchia humidità de corpi. bisognerà anche por attentione che l'aumento del corpo suo per smoderata fatica non sia impedito, guardarlo dal vino sin'à più provetta età; assuefarlo destramente & al caldo & al gielo: isviarlo da lussuriosi spettacoli, da compagnie dissolute; et avezzarlo a dir sempre il vero di ciò che li viene richiesto. cosi sperava io di fare, se mai a Dio fusse piacciuto di far feconda la mia sterilità: & credo che agevolmente mi sarebbe ogni mio desio venuto ad effetto, solo specchiandosi i miei figliuoli nel essempio del mio amabile, & honorato consorte, ilquale, non sol Padre li sarebbe stato: ma ancho fedel precettore & diligente balio. Veramente se mi sono rallegrata che lo habbiate partorito al mondo; molto piu rallegrerommi vedendo per l'avenire che lo ripartorite a Christo, insegnandoli la vera pietà con la via dell'honore & della virtù; ne altro vi dico a questo appartenente; confidatami nella felicità del vostro ingegno, & nella maturità del senno. Di Vinegia alli X di Marzo.
GIRONIMA CAVALLERIA A M.
Se vi hò & detto & piu volte scritto che schiviate le male pratiche, non è ciò stato senza cagione: imperoche so quanto nuocer sappino le maligne persone, benche alle volte il contrario dimostrino: soglio io rassimiglia re questi tali al serpente, ilquale, anchora ch'egli sia di sua natura pestifero, mentre però si aggiaccia di freddo, si puo senza nocumento alcuno maneggiare & questo non perche egli non habbi in se stesso il solito veleno, ma sol perche non lo puo come ei vorrebbe mandar fuori. oh quanto male commetterebbesi da molti, se con l'animo rio havessero accompagnate simiglianti forze. Se io fussi nel grado che voi siete so che mi leverei dalla conversatione di alcuni, nati sol al mondo, per malignare: ma a questi tristi & malvagi huomini hoggidi non ci si avvertisce, per esservene forse troppo gran copia in ogni luogo: si come non siamo ne anche soliti di maravigliarci per vedere un albero, la dove le folte & alte selve a tutte l'hore si scorgono: attendiamo sorella mia a ben vivere lasciandoci guidare dalla ragione; & non sol a far quello che il fallace senso et l'altrui male persuasioni v'invitano: non vogliamo per cagione alcuna commettere che l'altrui pratica ci renda infami & vitiosi (come essi sono) ci faccia reputare, la vita nostra diceva gia un savio Philosopho è simile alle favole; che publicamente si recitano, delle quali non si considera quanto lunghe ò brevi sieno, ma sol quanto sieno ben recitate: altre cose occorrerebbomi di dirvi in questo proposito; ma me ne rimango sperando tosto di rivedervi: tra tanto state sana. Di Vinegia.
APOLLONIA ROVELLA ALLA S. ISABELLA SFORZA.
Le acerbe querele che voi fate delle tribulationi che tutto 'l giorno vi pioveno sopra del capo, mi fanno dubitare che l'altezza del vostro nobilissimo cuore, non si sia alquanto piegata et piu molle di quel che l'era divenuta: quasi S. che non sappiate non altro esser la vita del Christiano, che una perpetua croce, & pessimo segno esser per quelli che senza croce a questo mondo viveno? questo è veramente il triompho di Giesu Salvatore dell'humana generatione. per il mezzo della croce vinse egli il mondo, superò Sathanasso, & distrusse l'inferno a noi insegnando che caminar ci bisognava per la via d'essa croce. Soleva dir il gran Demetrio che la vita perpetuamente tranquilla et quieta senza veruna incursione di fortuna era simile al mar morto. Se siete quella valorosa donna qual v'hò sempre giudicata, fate mi vedere che li incommodi della fortuna non vi commovino, ne vi pertubino punto. siete pur hormai tanto assuefatta alle asprezze di questo mondo che niuna cosa (quanto calamitosa ch'ella sia,) vi doverebbe esser piu molesta ò dura. Se la grandine che sopra de tetti cadde, salta di qua & la con grande strepito: ma il piu delle volte senza nocumento d'essi tetti, perche dovemo pensare che li insulti della fortuna possino atterrar l'animo di una donna istimata tanto savia? Se havete insegnato alli altri con i vostri dolci componimenti come tranquillar debbano l'animo perche non usate per voi quella istessa medicina? l'animo del savio è simile a raggi del Sole, liquati benche la terra tocchino, sono però sempre in quell'istesso luogo d'onde n'uscirono: non vi lasciate adunque si vanamente perturbare; ma consolative nel S. Dio. Di Vinegia alli XII. d'Agosto.
LA CONTESSA ISABELLA DE LUNA AFFAITA ALLA S. CLARA VISMARA.
L'è vero che io mi rallegro molto quando alli amici miei succedono le cose secondo il voto loro: non posso però fare che alle volte io non tema, che si come la smoderata fecondità amazza et soffoca molte fiate gli alberi & le viti, che cosi la troppo lieta fortuna non ci distrugga, & sciocchi non ci faccia del tutto divenire: sempre piu nocque la prosperità che l'adversità. Si come il vetro quanto piu risplende tanto piu dimostra la sua fragilità, cosi la fortuna quanto piu l'è splendida, tanto è men durabile & maggior rovina ci minaccia: di questo v'hò io voluto avvisare; perche non v'insuperbiate, & non facciate come molti fanno, liquali dalla smoderata felicità si lasciano talmente accecare che par loro d'esser fatti eterni, ne piu conoscono i vecchi amici, ne credeno che mai piu lor habbi da mancar cosa veruna. oh Dio quanto sono questi fuori del buon senno: quanto dimostrano d'haver poca cognitione della instabilità delle cose humane, oh quanto mal considerano questi tali, le sue instabili & volubili attioni non per altro fu dalli antichi pittori dipinta la fortuna sopra d'una rotonda pietra che per dimostrarci quanto la sia volubile: ne per altro disse quel Terentiano O FORTUNA UT UNQUAM ES PERPETUO BONA? che per farci diffidenti & per non lasciarci riposar in lei, ma in sol Iddio, ilquale non si muta mai; ma stabilissimo rimane: non altro. Iddio vi guardi. Di Cremona alli X. d'Aprile.
ISABELLA SFORZA ALLA S. FULVIA COLONNA.
Vi hò molte volte & per lettere et con la viva voce essortata al studio delle sacre dottrine: & per quanto m'è rifferito havete incominciato a dargli diligentemente opera (vi prego) a perseverare senza stanchezza ò satietà dimostrare: imperoche la sacra Theologia è di tal qualità che s'ella profondamente non scenda alle piu secrete parti del cuore, la non vi fa sentire il frutto che di lei coglier si suole: ne vi offenda il vederla stratiata & da vani intelletti variamente esposta & spesso con danno dell'anime nostre, imperoche questo è vitio & mancamento del giudicio & de l'intelletto et non della sacra scrittura a quella guisa che veggiamo molte cose drittissime, poste nell'acqua, rappresentarsi storte & di altra forma che veramente non sono: attendete a caminar (come intendo che fate) contentandovi della dolcezza & della consolatione che la virtu di sua natura porge senza cercarne gloria ò fama imperoche si come l'ombra al nostro dispetto ne segue & accompagna cosi la gloria seguita la virtu anchora ch'ella se ne fugga: dico anchora di piu che si come l'ombra alcuna fiata precede & alcuna fiata ne viene doppo le spalle, cosi ad alcuni subitamente gli ne segue la fama doppo l'haver operato virtuosamente et ad altri indugia fin doppo la morte certa cosa è però che quanto piu dalla lunga ella se ne viene, tanto maggiore è solita essere. Deh perche non mi è lecito di esservi piu vicina per accendermi tutta via piu alla virtu: ma chi sa forse che un giorno mi sarà conceduto fra tanto vivete lieta & amatime. Di Milano.
CELESTINA SEREGNA A M. GIULIA DEL BORGO.
Non vi hò piu per tempo scritto per il gran cordoglio c'ho sentito nella morte del mio pappagallo, dal quale, ero piu amata, che non fu mai Hermia dal suo caro delphino, piu che Argis dall'oca, piu che Glauce Citarista dal suo montone, piu che Amphiloco dall'amantissimo gallo. Se io fussi morta prima di lui, credo fermamente, ch'egli sarebbe di dolor morto, si come fece quella gratissima aquila poi ch'ella vide abrusciar il corpo della Virginella che allevata l'haveva: hora che il mio dolore è alquanto sminuito, io scrivo a parte a parte della vostra che mi fu gratissima: & per la prima cosa pregovi a confermare, et stabilire l'animo vostro con la ragione & non con false opinioni: i buoni marinari quando preveggono la tempesta, fermano la nave con le anchore non compiacete punto all'ira poi che ella suole per la smoderata indulgentia sempre piu esasperarsi. Si come per il parer d'Hippocrate quel morbo suol esser pericoloso molto che fa sovente cangiar volto all'infermo: cosi fra tutti i mali che sogliono infestar li animi nostri non ci è il piu dannoso dell'ira; facendone di maniera mutar viso, voce, & andatura che paremo in tutto diversi da quel che da prima solevano essere. Se le nodrici sogliono dire a piangenti fanciulli non piangere & haverai quanto desideri, perche non diciamo parimente noi all'animo commosso & alterato non gridare, non ti affrettare & con maggior commodità conseguirai quanto desideri. vorrei che volentieri comportassi che la ragione togliesse di mano all'ira la vendetta. Quanto al desiderio che voi havresti di punire chi vi offende si attrocemente, io vi ricordo che li castighi dar si deveno quando l'animo è ben quieto, accioche poi sforzati non siamo di punir altrui, quando l'animo habbiamo alterato & mal disposto: ne altro mi occorre a dirvi. Di Milano.
GIROLAMA CAVALLERIA A M. DIANA SCARAMPA.
Gran dispiacere è stato il mio intendendo dell'amara discordia nata novellamente tra vostri fratelli, allaqual cosa, dovereste voi tosto soccorrere con la vostra senil prudentia & pensar che si come le macchie tosto levar si debbono, perche nel soggetto drappo altamente non si profondino a tal che poscia levar non si possino senza molta fatica & senza danno del luogo dove elle cadero: cosi le fraterne dissensioni doversi mitigare, prima che partorischino malevoglienza et amaro odio. l'è troppo brutta cosa che un fratello habbisi a male l'esaltatione dell'altro: si doverebbe imitar la bilancia, la quale, quando una parte si leva in alto, l'altra senza molestia & senza gridore alcuno cede, & si deprime, ne fa alcuna resistenza. Siano benedetti per tanto Castore & Polluce, liquali tanto si amarno che fra di loro divisero l'immortalità: siano benedetti Hercole & Iphiclo, Apollo et Diana che si dolcemente sempre si abbracciarno, ne mai fu tra loro alcuna picciola ombra di rancore. Affaticative quanto piu tosto potete, per che si riuniscano queste divise anime, dalla qual divisione, ne veggo nascere infamia, dishonore, calunnia & gran giattura di facultà. Dal canto mio vi prometto non mancare di provedere perche di un fuscello non se ne faccia un grosso trave: state sana, che Iddio sia la guardia vostra. Di Vinegia alli XX. di Gennaio.
LAURA CONFALONIERA A M. GIULIA ROZZONA.
Non so se io debba admettere questa vostra scusa di non poter ne scrivere, ne visitar gli amici per esser carica de figliuoli. deh che fareste voi se havessi venti come hebbe Euticha? che fareste voi se ne havessi cento, come leggo haver havuto Combe Calcidica, donde poi ne nacque il proverbio. TANQUAM CALCIDICE PEPERIT NOBIS UXOR: Niobe figliuola di Tantalo n'hebbe quatordici ben strani & malvagi: ne perciò rimaneva di esser ufficiosa verso gli amici. Io non accetto questa scusa: ma in qualche modo mi vendicherò di questa vostra negligentia se non con altro, almeno con pertinace silentio. Di Piacenza.
CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE A M. LELIA SCARAMPA.
Antonio, vostro fratel cugino, fu l'altro giorno a visitarmi & doppo molti ragionamenti insieme familiarmente havuti mi disse ch'eravate in grand'affanno, per la pestilentissima lingua di alcuni scellerati, che vi laceravano la buona fama qual con tanto sudore acquistato vi havete, & con acuti morsi vi trafiggevano il cuore; & che di questo, non ve ne potevate dar pace in modo alcuno: Io mi maraviglio grandemente di voi, che si leggiermente, rimagniate offesa: ma se non sofferite con forte animo le parole de nemici vostri, come sofferirete voi i fatti? quasi che sia cosa moderna il ritrovar che si diletti di morder altrui? & di qual cosa prega con maggior vehementia il profeta David, salvo che di esser liberato dalle labra inique, & dalla lingua dolosa? Ho io sempre creduto che maggior danno si senti dal lusingheuol amico, che dal feroce et mordace nemico, soleva il S. mio padre rassmigliar le persone virtuose che da niuna infamia macchiar si possono, a quell'herba detta Adianthon, laquale, anchora che ben si bagni et nell'acqua tutta si sommerga, sempre però par che secca et arida sia: Assuefate (vi prego) gli orecchi a ricever simil veleno, et non piu vi nuocerà che si nuocesse gia a Mitridate ricevendo per bocca essendoci da fanciullo avezzo. Attendete pur a guardarvi prudentemente (come fin'hora havete fatto) & poi lasciateli sfogare questo lor insanabil morbo, ilquale a voi non nuocerà punto. nuocerà bene a lor stessi facendoli scoprir l'innata lor malignità. Ringraziate Iddio che a cotesto modo vi si dia materia di esercitare la patientia vostra, laquale per si fatti modi si raffina & illustre doventa. Avviene veramente alle persone afflitte, come veggiamo avenir al zaffrano et al fien Greco, lequali quanto piu son calpestrati, tanto piu facilmente fioriscono & mostrano la lor bellezza. Voi havete pel passato et nella vostra piu giovenil età, tolerato con istrema patientia tante ingiurie della fortuna fatte, tanti duri incommodi, & hora per si lieve cosa v'attristate, vi sgomentate, & non volete con voi stessa pace? mi parete fatta simile alla Murena, laquale con noderoso bastone uccider a fatica si po' et uccidesi poi agevolmente con la lieve ferula: non ha potuto piegar la grandezza del vostro animo, non ha potuto scemare, ne indebolir la fortezza del vostro petto la morte di tre fratelli, che furono di Scipione, di Annibale, et di Leonida assai piu valorosi: non vi ha pur un tantino sbigottito la morte d'un figliuolo, che avanzava di bellezza l'Adone di Venere: & hora vi po' contristare una parola detta (per aventura) da soverchio caldo di vino? Deh acchetativi sorella mia (se punto mi amate) poiche da queste male lingue niuno guardar si puote: elle travagliorno sempre i buoni, trafisser Christo Re del cielo, non sol quando tra peccatori conversò, ma anche poi ch'egli fu confitto sul legno della croce. Siavi la morte di Christo in luogo di quella virtuosa Panace c'ha rimedio efficace contra tutti i mali; & qui fo termine al scriver mio, scongiurandovi per quella altezza di animo, che gia tanto in voi per passato ammirai et ammiro tuttavia, vogliate generosamente por i piedi su queste frivole ciancie, nelle quali ne la giustificatione, ne la condennagion vostra consiste: state lieta. Di Napoli alli XX. d'Agosto.
MARTA VIDASCA A M. AGATA FERRERA.
Volesse Iddio che le ingiurie che dette vi furono l'altro giorno da vostro cognato, facessero in voi di quelle operationi che fece la ferita di colui che uccider volle il Tessalo Prometheo; so che l'istoria vi è nota, ne accade ripeterla; & chi sa che quelle villanie non vi sieno una salutevole ammonitione perche vi guardiate se in voi è vitio alcuno da correggere et da emendare? Telepho, perche non haveva amici, fu costretto ricevere la salute dell'inimico: cosi intraviene a noi quando non habbiamo liberi amici, che ci dichino la verità sul viso; siamo sforzati udirci rinfacciare li difetti dalli nemici: ma noi doveremo veramente fare come egli fece, ilquale non abadò a colui di cui era l'hasta, ma sol la salute che sporta l'era per il mezo dell'hasta: se l'è vero ciò ch'egli vi disse di male, fate di maniera che piu non lo possa dir con verità: se l'è bugia, fate vostro conto ch'egli non habbi detto a voi, poi che in voi non è cio che egli vi rinfaccia: consolative adunque & ricorrete sempre a Dio nelle vostre tribulationi: sia l'oratione il vostro rifugio, sia la prora, sia la poppa, sia l'anchora della vostra fluttuante navicella. oh se sapeste quanta forza ella habbi; vi fermareste, tutta, tutta, ne suoi giusti presidij & per virtu de lo spirito, conoscereste che ella ha tanta forza ch'ella pò mutare i fermi proponimenti d'Iddio, pur che sia fatta con humiltà, il che ne dettero ad intender li dottori Ebrei, dicendo che chi ha da far oratione, deve star in luogo basso & non punto alto, il che conferma parimente la divina scrittura dicendo ORATIO HUMILIANTIS SE PENETRAT NUBES ne piu oltre mi stendo a favellarvi di cotal materia, Iddio vi doni fortezza. Da Trento alli XV. d'Aprile.
LA MARCHESA MALASPINA NICELLA A M. FLAVIA NEGRA.
Tre partiti mi sono hor hora capitati alle mani per vostra figlia (s'è pur siete disposta di volerla come mi diceste maritare:) l'uno è non meno ricco che gia si fusse Crasso ilquale poteva nodrire delle sue annuali rendite una legione, ma l'è furioso piu di Clomede: l'altro è bello a par di Nireo, et similmente povero come Iro. Il terzo è piu brutto di Esopo Phrigio, savio però & astuto quanto mai ve ne fusse alcun'altro. Ulisse sarebbe nulla, comparato con esso lui: eleggete hora qual piu vi piace, perche farò andar avanti la prattica & in brieve spatio di tempo con il mezzo della S. Emilia Rangona la conchiuderò: state sana. Di Piacenza alli: XX. di Gennaio.
ALUVIGIA CAROLEA A M. LIVIA BENCIA.
Mi dimandaste alli di passati per vostre lettere d'onde avvenuto sia che alcuni Philosophi habbino scritta ogni cosa esser di acqua composta, & Pindaro nobile poeta habbi nel suo poema scritto che ottima cosa sia l'acqua: credo io fermamente che la virtu che nell'acque in diversi luoghi si ritrova, sia stata cagione di fargli cotal cosa scrivere. sono veramente sopra ogni fede gli effetti che noi veggiamo dalle acque uscire. soviemmi d'haver letto, che l'acque Suvessane, toglievano la sterilità delle femine, & insieme la pazzia dal capo a gli huomini. Hò letto che nell'Isola Enaria con l'acqua si guarisse chiunque pate il male della pietra. Vicino di Roma le acque dette Albule, risanano le ferite: il lago Amphione, toglie le vitiligini: Cidno fiume della Cilicia, medica la podagra. Ho letto d'un fonte posto fra Napoli & Pozzuolo, che medica gli occhi infermi: le acque che sono nelle paludi d'Ariete; fanno stremamente indurar le unghie de giumenti. Ecci anchora un fonte a Cerome, che fa divenire le pecore negre, & un'altro detto Mele, che le fa doventar bianche. Chiunque beve del fonte di Arcadia chiamato Clitorio, incontanente li viene il vino in odio: chi beve del fonte Zizico, si spoglia subitamente d'ogni amore, che altrui porta il fiume Lico presso di Leontini, è di tal proprietà che chi ne beve doppo tre giorni muore. Infiniti altri & miracolosi effetti delle acque si veggono: liquai non sol ci possono far credere quel che Pindaro n'ha scritto: ma cio che anchora Empedocle n'ha detto: altro circa questo per hora non vi saprei che dire, ne piu altamente vinta dalla debolezza del mio ingegno vi saprei philosophare: state sana & lieta, ne abbandonate per alcun tempo li incominciati studi, acciò veggiamo di voi, tosto uscire li desiderati & lungamente aspettati frutti. Di Pausilippo: alli XII. d'Aprile.
La Contessa di Nola, mia S. vi saluta.
LUCIETTA SORANZA A M. LUCRETIA MASIPPA.
L'altro giorno mi vennero (per lor gratia) a visitare alcune honorate Madonne, lequali molto di voi si dolsero per havervi udito biasimare le donne litterate, & che quando udite che alcuna donna habbi composto qualche bella opera, ve ne ridete, ne fate scherno et ne pigliate giambo, ne vi si puo per alcun modo persuadere che ciò sia vero. Credereste piu agevolmente la natura della Chimera, & del Tragelafo anzi che le femine possino esser dotte: poverella voi chi v'ha posto in capo si strana opinione? adunque crederete non esser vero che una femina detta per nome Carmenta fusse quella che ritrovò le lettere? & pur questo confessano tutti li antichi istorici. Se adunque le lettere sono inventione delle Donne: perche vi dispiace che le donne con ogni studio ci attendino? Adunque non potrete voi credere che Polla Argentaria moglie di Lucano scrivesse della guerra di Cesare & di Pompeio, scrivesse dieci libri di selve, scrivesse Saturniali, scrivesse dell'incendio di Roma, dell'incendio di Troia, & della calamità di Priamo? Adunque crederemo che Claudia moglie di Statio dottissima non fusse? adunque mosse dalla vostra falsa openione non crederemo che Corrina la Tebana facesse cinque libri de Epigrammi et cinque fiate superasse Pindaro tenuto il prencipe de poeti Lirici? Saranno favole per voi le cose memorabili che si raccontano della dottrina, di Pamphila, di Damophila, di Sosipatra, di Carisena, & di Istrina Reina de Scithi: laquale, per il testimonio di Erodoto, insegnò al figliuolo detto Sile, lettere Greche? ma lasciamo stare le antiche Donne: diciamo de le moderne. havete voi inteso della dottrina rara delle figliuole del Moro Inglese, & delle Bilibalde figliuole di Bilibaldo Alemanno? havete considerato mai con attentione che poesia sia quella ch'esce della poetica fantasia della Reina di Navara, della S. Laura Terracina, della S. Violante Sanseverina, dalla S. Genevra Villa fuora, della S. Emilta Angosciola, et della nostra virtuosa M. Giulia Ferreta? havete voi mai letto il libro della vera Tranquillità che ne dette gli anni passati la dotta penna della S. Isabella Sforza? Vorrei leggeste le faconde prose della S. Princessa Anna Estense, et della sua creata Olimpia morata; io vi supplico a non lasciarvi piu di bocca uscir si fatte parole per quanto vi è caro l'honore. oh se ciò sapessero tante & tante grandi & valorose donne, lequali, lasciato l'ago, poste si sono alli studi, vi lacerarebbono con Iambi piu che Anacreontici et con satire piu mordaci che non sono quelle di Persio & di Giuvenale. fate a mio modo, (che da madre vi consiglio,) datevi anchora voi alle buone lettere, perche non ci è altra via di ricuperare i nostri primi honori, & la nostra vecchia reputatione: non ci è il miglior modo per fuggir la tirannia de gli huomini, & per guardarsi da le lor insidie, che di riccorrere alli santi studi delle dottrine & divine et humane. Vi ho voluto avisare di questi rumori che sparsero le parole che alli di passati diceste alla presentia di alcune forastiere, dove si ritrovò similmente il vostro M. Ortensio, & di voi stranamente si scandalizò, & m'hebbe a dire che s'egli creduto havesse che ciò dicessi di buon cuore che piu non vi voleva come era di suo solito ne amare, ne riverire. hor pensate da voi stessa, quanta perdita sarebbe questa: state adunque in voi raccolta, & se aviene che alla presenza vostra piu di cotai cose si favelli, parlatene altrimenti di quel che fatto havete per il passato overo per mio consiglio tacerete. Di Villa: alli X. d'Agosto. baciate da parte mia le vostre belle figlie.
LA CONTESSA DI NOLA A M. FLAVIA BORGHESE.
Per quanto intendo, tutto'l male che è avenuto a M. Clara, è proceduto dall'ira vostra: la colpa è adunque di voi stessa, se danno sostenuto havete ne casi vostri veramente si come i fanciulli sovente si feriscono mentre altri vogliono ferire, per l'inesperienza che hanno delle arme, cosi l'ira spesse fiate nuoce a noi stessi, mentre cerchiamo d'offender altrui. non dovevate gia voi si leggiermente credere che M. Priamo vi havesse ingiuriato, perche si come soliti non siamo di credere alle prime novelle che ci vengono ò liete, ò triste ch'elle sieno: cosi non dovemo subitamente credere a quello che ne persuade l'ira nostra: ma devesi differir la fede ch'ella desidera per alcun giorno. Si come per la nebbia i corpi, cosi per il sdegno le cose ci paiono sempre maggiori di quel che sono. perdonatemi se vi dispiaccio cotai cose dicendovi: non dovevate voi mai correre si impetuosamente alla vendetta come fatto havete. si suole da savi far il contrario nel vendicarsi, di quel che si fa de cibi nel mangiarli. niuno mangia salvo quando ha fame, ma la vendetta non si deve usare, salvo quando non se n'ha voglia di farla, perche non accenda troppo. temo io grandimenti che questa vostra strabocchevole & quasi perpetua ira non vi travagli, & conturbi la desiata quiete a quella guisa, che noi veggiamo l'assidua tosse conquassar il corpo. Se io circa questo potrò in qualche cosa giovarvi, non pretermetterò cosa veruna a fare (pur che sappia che vi risulti a utile, & a piacere) ne aspetterò giamai che l'opera mia mi sia da veruno richiesta: state sana, & amatime. Da Pusilipo alli XIII. di Marzo.
CATHERINA DELLI OLDRA A M. CLORIDA N.
Mi scrivete per l'ultime vostre, che portate grande invidia alla S. Tirinthia per haver piu belle gioie, & piu belle vesti di voi. di che non posso io fare che non vi riprenda facendovi sapere che si come non è alcuno miglior marinaio (ò nocchiero che vogliamo dire) per haver piu bella & meglio armata nave: cosi non è miglior donna alcuna per haver piu ricche gioie ò piu vaghi monili; non è la fortuna splendida quella che ci fa risguardevoli al mondo; ma l'è la virtù et l'honestà non finta et simulata, ma sincera & pura: laquale suol lungamente durare, la onde le cose false stano picciolo tempo in un medesimo stato: soviemmi di haver già letto qualmente una molto savia & prudente Donna tacitamente schernì una femina Campana superba per molti pretiosi ornamenti mostrandoli alcuni suoi figliuoletti virtuosi & ben creati & dicendoli; questi, Donna, sono le mie gioie & li miei piu belli adobamenti. Habbiate invidia a chi piu di voi si mostra & in effetti, & in parole, amica dell'honore, & della verace gloria: bisogna stimar la persona non da quello ch'ella possiede, ma da quel che è veramente suo: le ricchezze non sono propiamente nostre, ma sono della fortuna, & per questo le veggiamo sovente volte esposte alle predatrici mani hor de vincitori soldati, & hor de rapacissimi Tiranni. Questo è pur troppo publico errore cercare con infinito studio, & con infinita sollicitudine gli ornamenti esterni, & delli interni non curarsi punto. ben hà gli occhi di ferro chi non piange tanta nostra cecità. Hor per conchiudervela in poche parole, scacciatevi dal petto questi vani & fanciulleschi desiderij, & aspirate hormai di buon cuore all'eterna gloria, caminate contra la generale opinione delli Idioti & fate come veggiamo far le stelle, le quali vanno per un viaggio contrario al mondo, & questo vi basti per una semplice ammonitione: Dio da mal vi guardi et vi consoli di quanto honestamente desiderar si puote. Da Chiavena de Grisoni alli XXV. d'Agosto.
LUCRETIA GONZAGA A MADAMA LIVIA PASETTA.
Hò ricevuto il ritratto di vostra madre che mi havete mandato: veramente non credo che ne Phidia, ne Zeusi, ne Polignoto, ne Timante l'havessero potuto ritrar piu del naturale; parmi che solamente il fiato li manchi: hora vel rimando & pregovi insieme à voler caminare come ella caminò sempre di virtu in virtu senza mai esser colpevole di alcun picciolo maleficio, ò pur darne un tantino di sospetto: studiate (vi prego) di rassimigliarli nelle qualità dell'animo, come le rassimigliaste nelle qualità corporali: non furono instituite l'arti del pignere, & del scolpire per altro che per eccitarci anzi per infiammarci il cuore alla imitatione di quelli, la cui pittura ò vero statua contempliamo. soleva dir un valoroso capitano che le statue rizzate per testimonianza delli altrui gloriosi fatti, li toglievano il sonno, ne lo lasciavano dormire, sentendo sempre nell'animo acutissimi stimoli che lo pungevano et lo trafiggevano perche simile a quelli divenisse: faccia Iddio che il ritratto della virtuosissima vostra madre faccia questo medesimo effetto in voi, & tal vi faccia tosto doventare, qual vi desideriamo, et voi commossi ne havete ad aspettarvi. nostro .S. lungamente vi conservi in sanità & del continuo di bene in meglio vi faccia prosperare. Dalla Fratta alli XXV. di Gennaio.
LA CONTESSA DI SCANDIANO A M. FAUSTINA GIOIELA.
Vorrei esser molto piu faconda che non sono, per consolarvi della tribulatione, qual sentite per haver un figliuolo mutolo, ma perche prattica non siete del mondo, ne molte storie letto havete, vi date forsi ad intendere, che sol vostro figliuolo sia caduto per ira del cielo, in questa strana sciagura, & questo vi accresce l'affanno & vi raddoppia il cordoglio, siete veramente ingannata se cio credete. n'hò io veduti le migliaia, et pur vecchia non sono: hò letto anchora che mutolo fusse Q. Pedio nipote di Q. Pedio consolare, per il che Messala giudicò ch'egli si dovesse instruire nella pittura: ma chi sa che vostro figliuolo non si risani un giorno? parerebbevi si gran cosa? Narra Erodoto & doppo lui Gellio nelle sue chiare notti che Atys figliuolo di Creso, veggendo correre un soldato impetuosamente per uccidergli il padre, fatto un gran sforzo gridò ò soldato, non ammazzar Creso. Hò parimenti letto come Egle Athleta veggendosi apertamente ingannare ruppe con violenza que forti legami che li tenevano impedita & legata la lingua, & ispeditamente dimostrò che a torto riceveva inganno. Sovviemmi anchora d'haver letto come Zoè moglie di Nicostrato martire, per una infirmità che le sopravenne, stette sette anni mutola & finalmente fu dal beatissimo Sebastiano ottimamente curata: & chi sa che simil cosa non li accaggia? TARDE NON FUR GIAMAI GRATIE DIVINE. non vi diffidate voi della bontà d'Iddio perche non se li possono raccorciar le braccia della pietà: fidatevi in lui, & egli quando tempo li parerà vi consolerà non sol di temporale, ma di eterna consolatione. Da Scandiano, alli III. d'Ottobre.
POLISSENA RANGONA A M. LELIA VISMARA.
Parerebbemi ben fatto che vi partissi di Villa, et ne venissi ad habitar alla città, perche intendo che il possente Re di Francia se ne viene in Italia con piu numeroso esercito che non hebbero Tigrane Re di Armenia, Radagaso Re de Gotti, et che non hebbero ne Xerse ne Seleuco, et hà seco huomini si bellicosi quanto mai havesse Cleomene, Pirro, Timoleone, Leonida, & Themistocle. mi è stato di piu rifferito, esservi molti & molti nel suo esercito, li quali di fortezza di corpo oltre l'esser esperti nell'arte militare non cederebbono a Cacco, a Milone, ad Erillo, & a Monico. paiono veramente a vederli di lontano tanti Poliphemi, tanti Enceladi, tanti Tiphei, & tanti Cromedonti: non so come questi Spagnuoli lor potranno star a petto, li quali paiommi in comparatione loro di statura simili al Nano di M. Antonio detto Sisipho, il quale era minore de dui piedi: & a quel picciol Canopa ch'era in delitie a Giulia nipote di Augusto lungo dui piedi & un palmo. Iddio ci aiuti & ne difenda dal gallico furore, ne ci lasci più vedere, quelle tante rovine che nell'Italia fecero pel passato & Iddio da mal vi guardi. Da Carpaneto alli VI. d'Aprile.
ISABELLA SFORZA A M. ISABETTA CASTIGLIONA CONFALONERA.
Mi dimandate la cagione perch'io non vada questa quaresima ad alcuna predica: la cagione si è, perche tutti questi nostri predicatori mi paiono non predicatori, & ministri della parola d'Iddio, ma istrioni certamente parerrebbemi di commettere minor peccato andando a vedere i giuochi Circensi, ò li Nemei se hora si usassero, che ad udir questi parabolani che ci contano i lor sogni con le lor cabalistiche fittioni, et lasciano star i sacri misteri della scrittura: mal influsso per certo è stato il nostro questa quaresima; ma chi sa forse che l'anno che viene, saremo ristorati. Iddio lo faccia, ne ci lasci per sua infinita bontà mancare il pane Evangelico, ne chi ce lo ministri con perfetto zelo.
Di casa nostra, alli VIII. Di Febraio.
GIULIA LUZAGA A M. PAULA LUZAGA CAVAGLIERA S.
Grandissima maraviglia m'hò preso intendendo quanto con poca patientia comportate che il cavaglier Pompilio, vostro carissimo consorte si sia partito di Vinegia, per veder Baruti, Damasco, Cipri, & il glorioso Sepolcro di Giesù: ma perche tanto mi tribolate voi? Sarà cagione questo viaggio di farlo anchora piu prudente ch'egli non è. pervenne Ulisse in quella maravigliosa prudentia & singolar accortezza per la lunga peregrinatione: ne li seppe dar Homero, il quale anch'esso molto peregrinando si dotto & si sagace divenne, maggior loda, che dire ch'egli veduto havesse molti paesi et molti vari costumi d'huomini, impararno già alcuni ad essere hospitali, per haver havuto lontani da casa loro, spesse volte bisogno dell'altrui hospitio imparerà di piu a sofferire de molti disagi, & cosi diverrà piu forte & piu gagliardo. l'era pur una gran vergogna che un si fatto cavagliere consumasse il fiore degli anni suoi tra Brescia & Manerbio, ne mai altro spettacolo li venesse davanti agli occhi, che vedere le spadoloncie cantare & saltare a guisa di pazzo: potrestemi forse dire non tanto mi doglio dell'absentia sua quanto che mi doglio de maritimi pericoli: temo non li venga voglia di passar Scilla & Caribdi, che sogliano sorbir le navi insieme con i passaggieri per li assidui concorsi de marini flutti: temo non li venga voglia di passare Malea (il promontorio della Laconia) pieno de scogli, il quale tra passando in mare, piu di cinquanta miglia, rende pericolosa molto quella navigatione: tutte le volte (direte per aventura) che mi sovviene del Caphareo quell'altissimo monte di Euboia, dove tanti & tanti già fecero irrecuperabil naufragio sono sforzata a tremar dal capo a piedi: cosi faccio quando mi sovviene delle Sirti hoggidi chiamate le Secche di Barberia che temiate .S. Paula mia non mi maraviglio punto, perche chi ama (come voi fate) hà giusta cagione di temere: ma dovereste pur persuadervi che essendo vostro marito amico d'Iddio, & essendo sempre vissuto da buon Christiano: ch'egli debba anchora haverne cura & difenderlo da monstri & terrestri & aquattici & dall'ira del mare, & dall'insidie de malvagi huomini: state sana. Da Manerbo, alli IX. d'Agosto.
CATHERINA BONVISI A LUCIA DA CA MAIORE.
Io ti hò posto Lucia alli servigi della .S. Lucretia da Este S. di Correggio, la quale di cortesia et di discretione credo che avanzi tutte l'altre Signore, non sol di Lombardia, ma di Thoscana: fammi (ti prego) honore servendola diligentemente: perche cosi facendo farai anchora utile a te stessa: l'ufficio tuo non sarà di una sol cosa, ma converatti far il pane, il bucato & aitar alla cucina, operar di tal maniera, che non paia alle lombarde le quali volentieri per la lor morbidezza uccellano le donne Toscane che siamo pastrocchie, & perche alquanto smemorata ti conosco, ne ti ricorderai delle usanze et del stile c'hai appreso in casa Bonvisi, ti voglio far alcuni ricordi: mi trema certo il cuore nel seno, che tu non ci facci qualche vergogna: per l'amor d'Iddio, fa di sorte, che tu non sii tenuta una petegola, buona da lavar cenci & non ad altro, & io sia giudicata femina di poco giudicio. fa che i tuoi bucati sieno fatti con ogni studio con ogni diligentia, & che non eschino piu sudici di quello che ne mastelli entrarono: pigliarai tre ò quattro camiscie per volta, et poralle nel rano tepido et chiaro, & col sapone sciacqueralle molto bene di roverscio: fatto che haverai questo; pigliarai tutte insieme que drappi che separatamente havrai lavati nel rano tepido; & li porrai in un gran mastello di rano ben bollente; ne haverai rispetto a logorar sapone, perche n'hanno facilmente copia grande, per la via di Genova, et di Vinegia. sovengati che se tu voi far bei bucati di lavare le camiscie separatamente dalle lenzuola, & le tovaglie similmente & i tovagliuoli, siano apartatamente lavati dall'altre cose. pon nella lisciva qualche poco di rasa di pino, & qualche foglie di alloro, per farli odoriferi: & sopra'l tutto avvertisci di non far bucato nel far della Luna: usa anchora non minor diligentia nel far del pane, ponci un poco di sale, & fa ch'egli sia ben fermentato che questo è precetto di Galeno: se la vernata troppo s'indugiasse a levare scalda il capezzale della piu minuta piuma che tu habbi et cuoprilo, et se vorrai che il lievito tosto anch'esso si lievi, porragli dentro una pietra molto ben infocata, ò vero un teschio caldo di sopra porrai: alla cucina fa che sii parimente netta, polita & sollecita, ne si trovi immunditia nelle cose che maneggierai: avanti che ti parti fammi motto, perche ti darò la ricetta di far una polvere che netta il peltro & fallo risplender al par dell'ariento: state sana. Da Forli.
PORTIA MELITA A M. GENEVRA ZIA HONORANDA.
Signora Zia vi faccio sapere per questa mia qualmente io sono in tanto affanno che se soccorsa non sono dal vostro potentissimo aiuto, mi voglio dare morte con la mia mano, et di me stessa voglio divenir micidiale. Mia madre s'è disposta di volermi maritare ad un'huomo losco più di Philippo Macedone anzi (per dir meglio) ceco piu che Tiresia et piu che Antipatro: ha costui la pancia per Idropisia più grande, che non haveva Metrodoro philosopho & compagno dell'Epicuro: li colano del continuo gli occhi, quasi ch'egli sia un'Aristodemo, uno Eurito, & un novo Oratio: l'è piu zoppo di Damone, & di Androclida: Scilinguato piu che Batto et piu che M. Fundo. L'è furioso & maniaco assai piu di Aiace, di Pisandro, manda poi dal corpo un'odore di maggior schifezza che non era quello di Ruffino, di Gorgonio, & di Euripide, ne vi si po riparare ne col Nardino unguento ne col Malobrato, ne con il Narcissino: non si po spegnere questo suo maligno fetore con il calamo odorato, con l'Amomo, col Balsamo, col Telino, col Megalio, ò col Susino unguento: oltre che l'è pazzo piu di Corebo figliuolo di Migdone: hor vedete un poco a che partito mi ritruovo. Io non faccio mai altro che piangere & stracciarmi le treccie: parvi S. Zia che tal huomo mi si convenga essendo io servita et vagheggiata da tanti gratiosi & belli cavaglieri che fariano parer brutti Nireo, Narciso, Amaraco, Ippolito, & Hila? certo se non gli lo dissuadete a fatto a fatto, io mi impicherò per la gola, mi gitterò nel pozzo, mi segherò le vene: ò che me ne fuggirò di la dalli Sauromati: voglio piu tosto (per conchiuderla in poche parole) menar mia vita in chiasso, che unirmi con questo horribilissimo mostro, m'havete inteso, provedetegli, provedetegli, se punto vi cale dell'honore & della salute della vostra cara nipotina. Di Roma alli III. d'Aprile.
APOLLONIA ROVELLA A M. LEONORA DA VERTEMA.
Alli di passati, io vi scrissi due mie, d'un medesimo tenore, pregandovi, volessi transferirvi a Vinegia, dove havevamo un predicatore, dotato di tutte quelle eccellentie che desiderar si possono in huomo di tal professione: interpreta & spiana le scritture si santamente quanto Chrisostomo, si acutamente quanto faccia Origene, si dottamente quanto Basilio, & con tanta devotione quanto faccia il devoto Bernardo: non hà nel suo parlare quelle affettate delitie che in molti moderni si vegono, & è di piu lingue ornato, che non fu mai Mitridate, per la qual cosa, egli ci da da veri & propri fonti, tutto quel che noi desideriamo di sapere: l'è mirabile nell'insegnare, gratioso nel persuadere, & potentissimo nell'esortare. Non credo si trovasse mai, da che nacque Christo, il piu fedel dispensatore de divini misteri: la voce sua è simile a quella di un Cigno; & l'eloquentia varia secondo, che la materia richiede, alle volte l'è piu severa che non è quella di Gregorio Nazianzieno, & alle volte ancho parmi dolce & temperata al par di Cipriano: egli non storce le scritture, non interpreta malignamente, ne con passione alcuna, ma con gran candore et purità si come conviensi alla pietà christiana che nella sua venerabil fronte a tutte l'hore si scorge: non è gonfio, non è pettoruto, non sputa parole sesquipedali, non si vendica spirito di profetia, usa parcamente le allegorie conoscendo per il lor mezo, non potersi efficacemente insegnar i dogmi della fede, la qual cosa principalmente intende di voler fare; ne in quelle, è violento, come da alcuni si nota S. Girolamo: ma nelle allusioni è quasi al pare di Ambrosio: l'è stupendo nelle amplificationi, salendo sempre dalle cose inferiori, alle superiori: li essordij suoi, ò vero i themi son sempre tolti dal centro della scrittura, & non dalli altrui sogni & strane chimere, & li pronuncia con decoro gesto & con si grata maniera move le pallide labra, che mi par di veder quell'antico Roscio da M. Tullio si valorosamente difeso, si che venite, & venite tosto, se volete udir un'huomo che insegna che diletta, & insieme commove maravigliosamente li affetti nostri. vi prometto, se verrete, oltre l'utilità grande, che dal predicatore potrete riportare, darvi di piu la conversatione della moglie dell'Ambasciator di Mantova, & di quella dell'Ambasciator d'Urbino, l'una è tenuta l'honor di Pesaro, & l'altra, la gloria di Modona: non restate adunque di venire (se mi amate) che non mi potreste far cosa piu grata, non sol a me, ma anche al mio carissimo consorte. Di Vinegia alli III. di Febraio.
EMILIA RANGONA CONTESSA DI SARMATO ALLA .S. HIPPOLITA BORROMEA.
Domani (sel vi pare) anderemo a confessarci; cosi restamo alli giorni passati in conclusione (se ben vi ramentate) & vi faccio sapere, che hò fatto elettione d'un confessore, che ne saperà ottimamente pascer l'animo del pane evangelico: egli non è di quelli piu curiosi a investigar l'altrui vita, che diligenti in ammendar la loro: non è di quelli, che vi rendono la conscientia scrupolosa & perturbata: l'è di tanta autorita della chiesa ornato, quanta bastar puote senza haver ricorso ne a Vescovo, ne a Legato: l'è tanto taciturno che non si havrà da temere, ch'ei vada rivelando i fatti nostri, l'è tanto commodo & adagiato de beni temporali, chel non accaderà temere, che tutto'l giorno ti mandi a chieder delle torte, ne che ci vuoti con ingordi fiaschi le cantine nostre. l'è tanto accostumato che non si haverà da dubitare che con suoi ragionamenti contamini, & ammorbi le semplici fanciulle: l'è si vago della sollicitudine, che non cel vedremo con nostro rossore, tutto'l giorno davanti a gli occhi: l'è si discreto, chel non ci porrà in disperatione: l'è si compassionevole alla fragilita humana: ch'egli havrà pietà de nostri falli: l'è tanto esperto nelle sacre dottrine, che meglio di ogni altro saperà discernere tra lepra et lepra: l'è si devoto & verso d'Iddio fedele, che facilmente ci potrà impetrar la remission de peccati. resta sol che talmente preparate vi andiamo, che una sol volta ci basti, senza piu ritornar da capo: confessiamoci adunque senza hippocrisia & con fermo pensiero, che la confessione che si fa a Dio, purghi i peccati; & quella che si fa a gli huomini, n'insegni in qual maniera si purghino & scancelar si possino fra tanto state contrita & dolente, insieme con esso meco, del tempo, da noi si malamente dispensato: & della poca carità che n'habbiamo al prossimo nostro. Di Piacenza alli XXV. di Marzo.
GIULIA FERRETA A M. FLAMINIA ZOBOLA.
Mi è stato rifferito da persona, a cui piu credo che non fo all'oracolo di Delpho: che a contemplatione d'un certo goffo venutoci novamente dall'aratro, havete lasciato la musica della quale tanto già vi delettavate: deh che strana voglia & che maninconico pensiero è stato il vostro di abbandonar la musica tanto necessaria alle Republiche che piacque ad Aristotile darla alla gioventu Greca per suo peculiare studio: et il divino Platone tanto già la stimò, che con la mutatione della musica, pensò mutarsi insieme i costumi & le usanze (quantunque invecchiate) delle città: è possibile che l'essempio di David, il quale per virtù della musica raffrenava il maligno spirito di Saul, non vi habbi ritenuta? è possibile che il scorno che n'hebbe publicamente Temistocle di non saperne, non vi habbi fatto ravedere del pessimo consiglio che v'era dato? Adunque siete stata si sciocca, si fuor di voi stessa che rifiutato habbiate quel che la santissima Chiesa d'Iddio non sol non rifiuta, ma honora et abbraccia? Adunque siete stata si priva di giudicio che non vi siate avveduta esser la musica atta ad eccitar lo spirito, rallegrar il cuore, & infiammar l'animo alle valorose imprese: conoscendo il divino Ambrogio (quel dottor irrefragabile) di quanto frutto fusse, l'introdusse nella sua chiesa, per rasserenar i cuori di quei che afflisse già l'impietà di Arrio: & che farete voi quando per l'avenir vi abbatterete fra tante et tante signore che studiose ne sono? vi potrete star a raccontar delle favole con qualche rancida vegliarda, o che vi potrete star su le finestre à far la civetta, et che honor vi serà il star ociosa tratenendosi l'altre pari vostre in si honesto esercitio? deh ritornate (vi prego) alla santa musica altrimenti crederemo che qualche spirito fanatico v'habbi disorganizata, & in voi non sia piu armonia, ma ogni cosa lite & contraversia. state sana, che Iddio sia la guardia vostra, & vi conservi da male persuasioni. Di Vinegia alli X. di Settembre.
CATHERINA VISCONTE CONTESSA DI COMPIANO A LAMPRIDIA BELLAIA S.
Hò inteso figliuola mia, che vi volete far monaca: Io non so se mi vi debba riprender, ò pur se debbo lodare questo vostro pensiero: riprendendolo, et per mia cagione non essequendo voi, quanto nell'animo dissegnato già v'havete: io temo che da qualche novo Canone, io non fussi condennata à farmi monaca per voi: non oso ne anche di approvarlo, veggendo c'hoggidi si faccia ne monisteri delle suore si poco profitto nelle cose spirituali: poche nel vero, ne veggo io mortificate, poche ne veggo che vaghe non sieno delle secolaresche prattiche, et che non putino dal capo a piedi di sensualità con gli occhi al secolo rivolti; mai, ò di rado me ne vado a monisteri che non vegga i lor parlatoi & le lor grade piene di tante parole, che tante non ne hà un mercato, a tale, che chi vol sapere qualche cosa di novo, vada alle suore: ivi si saperà quanto tempo sia che il prete Giane dell'India non giacque con la sua moglie, ivi si saprà se Vinitiani armeranno quest'anno: se il Papa farà de molti Cardinali: se i Protestanti verranno al concilio: se li Svizzari fanno dieta: presso delle suore si contrattano i matrimoni delle malavviate femine & i divortij de non concordevoli mariti: se tu figliuola mia anderai nell'ordine minore, non potrai forse sofferir quella tanta mendicità alla quale, con infinita hippocrisia a fatica riparar si puote: nell'altre suore intrando, temo d'altri accidenti, come sarebbe della superstitione, & delle molte fattioni che fra loro sono non sapendo adunque che dirti, restami sol che a Dio ti accomandi, a quello ricorrerai tu per consiglio, à quello haverai refugio & da lui chiederai agiuto, imperoche l'è pieno di eterna sapienza, & di veracissimo amore verso noi cattivelli sempre abondò; ma se pur avviene che monaca ti facci, disponti al tutto di morir al mondo, di ammazzar le concupiscenze, di crucifiger la carne tua, di sottoporre all'altrui volere, il voler tuo, di soggiogar gli appetiti alla ragione, di ricever Christo nel cuor per tuo legitimo sposo & a quel mai non mancare ne di fede, ne di amore; haver fissi nel petto & ne gli occhi suoi santi precetti. Ricordati di quell'oracolo de lo Spirito Santo detto alla fedel anima. AUDI FILIA ET VIDE, INCLINA AUREM TUAM ET OBLIVISCERE, POPULUM TUUM ET DOMUM PATRIS TUE. questo è il vero monacarsi, governarsi secondo la parola d'Iddio, reggersi per quell'istesso spirito; dalla volunta d'Iddio sempre mai pendente stare morir con Christo & con esso lui per vivace fede resuscitare. Piu oltre per hora non mi diffondo: prego Giesù t'inspiri & illumini a far sempre cosa, che sia all'honor suo & a salute vostra. Dal Seno alli XXVI. di Maggio.
DINA CONTESSA D'ARCO ET BARONESSA DI MADRUCCIO A M. CLARA VALERIANA S.
Antonio Ricardo, mi hà parlato a lungo da parte vostra, & hammi diffusamente narrato, in quanto bisogno siete per la malignità di tempi, & per l'iniquità de malvagi giudici, Iddio sa quanto de casi vostri internamente mi doglio, sa il medesimo come mi sento gli affanni vostri dentro al cuor mio, ne mancherò io mai di soccorrervi & favorirvi in quanto si stenderanno le forze mie; & dogliomi ch'elle sieno si deboli come le sono: opportuna cosa nondimeno mi pare, di pregarvi a sofferire piu pacientemente di quel, che fate la poverta vostra laquale, volendola io diffinire (come in vero si deveria) altro non è che una penuria de fragili & de caduchi beni causatrice (per cosi dire) di vita quieta & a tutti i buoni desiderabile. Sappiate M. Clara mia che per il mezzo di questa beata povertà, non si temono le minaccie del mondo, ne li acuti dardi della fortuna: folmini pur il cielo quanto sa: caggiano baleni et tuoni piu che non ne cadddero mai in Flegra: scuoti la rabbiosa furia de venti il mondo a suo piacere, inondino i fecondi campi le assidue pioggie: rompansi i fiumi, sorgan per tutto le tumultuose guerre: lievinsi crudeli Pirrati et i violenti rubbatori, che sempre la povertà lieta si vedrà & ogni spaventevol cosa prenderà a giuoco: la povertà non nocque mai alle buone menti, cosi spero non debba nuocer a voi: la povertà dall'oracolo di Apollo, sotto persona di Aglao Sophidio povero possessore d'un picciol campo fu preferita alli thesori di Gige, fu cagione la povertà che molti si risanassero da gravi morbi et alli piu gratiosi studi volgessero l'animo: di questa santa povertà, tanto gia dilettosi Diogene che fece altrui libero dono di tutte le sue ricchezze, et piu li piacque d'habitar in una versatil botte, che ne reali palagi, & piu tosto contentossi mangiar delle lattuche selvagge, con le proprie mani lavate, che di adular al tiranno: di questa invaghitosi Xenocrate, contentossi di possedere un picciol orto: la medesima non dispiacque punto a Democrito (anzi fu cagione che donasse ciò che possedeva) la non fu odiosa ad Anasagora, poi che abbracciatola non si curò di si ampio patrimonio come egli havea; della poverità delettatosi Amicla, povero nocchiero, non hebbe timore d'udir alla sua porta a mezza notte la voce di Cesare temuta dalli piu superbi Re c'havesse l'Oriente: considerate (vi supplico) carissima sorella in quanto affanno vivono sempre li possessori delle ricchezze: se risguardano il cielo, & veggano qualche nuvoletta, temeno incontanente, che il ciel non rovini, & non si guastino i seminati: se vento alcuno soffia temeno che gli alberi non caggiano a terra, se qualche incendio si eccita, tremano di paura, che i fenili, ò pagliai non rimanghino dalla vorace fiamma consumati: credetelo a me, che la povertà pacientemente tolerata, è un bene non conosciuto: l'è una felicità incomparabile, so quel ch'io dico, io non erro, ne vaneggio punto: contentative sorella di esser povera perche cosi non temerete che il rapace soldato rubbi i vostri grassi armenti, non temerete l'invidia delli amici, le astutie de ladroni, le insidie de parenti; & i cittadineschi tumulti: non vi attristate se povera siete: ma conformative con la volontà d'Iddio, non vi sbigottite per essa. ne vi paia di viso brutta, anzi fateveli all'incontro animosamente: io vi ho proposto per vostra consolatione alcuni essempi tolti dalle attioni delli huomini: molto piu n'havrei potuto togliere dalle donne troppo grandi disprezzatrici de thesori, ma questo honore per hora m'è piacciuto di far a gl'huomini per l'amor che porto al mio baron Madruccio di cui non nacque mai il piu leale, ne il maggiore osservatore delle leggi matrimoniali. Da Teno alli V. di Marzo.
LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA DI PORCILIA ALLA S. LAURA GONZAGA TRIVULZA.
Se mai hebbe il mio cuore alcuna grata nova, l'hebbe intendendo che di legittimo matrimonio con nobilissimo cavagliere congiunta vi eravate. Hor l'allegrezza per tal effetto nel centro delle midolle conceputa, parmi convenevol cosa che almen per lettere, (poi che con la presentia non mi è conceduto) ve la dimostri & iscuopra: ne questo però si faccia senza darvi alcuni savi precetti et utili avisi alla Economia di vostra nobil casa appartenenti: ne veramente dubito che non vi facciano di mestieri, essendo voi si giovinetta, & gran famiglia bisognandovi con la prudentia vostra governare: vi farà certo bisogno di maturo senno in questa vostra giovenil età non potendovi riposare nella diligentia dell'honorata vostra suocera havendo ella (si come da piu persone intendo) deliberato di ritrarsi dal mondo, & unirsi tutta con Christo: a voi adunque toccherà tutto'l peso, (salvo se non voleste forse che le facultà vostre divenisser preda de rapaci ministri) dicovi adunque per la prima cosa, fra molte, che ve n'hò da dire, che vogliate & amare & honorare di perfetto cuore il vostro sposo, & non simulatamente come hoggidi molte fanno, siate a punto verso di lui, come è l'Eliotropio verso il Sole, ilquale sempre risguarda in quella parte, dove egli riluce, & se quel si nasconde per qualche nuvola, ritira a se il suo bel fiore: compiaceteli sempre in ogni honesta cosa vezzeggiatelo del continuo; state sempre lieta nel suo cospetto svolgendo l'animo & i pensieri vostri in quella parte dove piu inclinato lo vedrete. siavi in memoria la virtu & humiltà di Sarra, che chiamava il marito Abraam per suo signore: spesso vi occorrerà ammonir et riprender alcuno de vostri famigliari, fate che le vostre riprensioni siano tali, che chi s'ha da emendar, le possa agevolmente sofferire, ne sol attenderete al vitio, ma a colui altresi, il cui vitio cercate di voler correggere: essaminando diligentemente la natura sua: sogliono i dotti scrittori rasimigliar le ammonitioni all'elleboro, il quale quantunque di sua natura efficace sia, si vieta però da medici che non si dia ne a vecchi, ne a deboli, ne a fanciulli; devensi nondimeno con tal vehementia riprendere i transgressori che bastevol sia a sanar il vitio: dovrete anchora attendere quanto piu potrete perche la discordia non si alligni nella vostra casa, & non vi ponga le sue pestifere radici, lequai con difficultà si sbarbano, poi che piantate una volta vi sono: & questo facilmente vi averrà se di una medesima natione sarà tutta la famiglia vostra, trovansi nel vero alcune nationi tra quali è piu natural discordia che non è fra la vite e il cavolo, fra la Quercia & l'Olivo, fra l'Aquila e il Cigno, fra la Cornacchia & la Civetta, fra il Corbo & l'Avoltoio: a me non piacque mai il consiglio di Catone, che buono fusse il tener la famiglia fra se discordevole, perche non conspiri & non congiuri ne danni de padroni: essortovi di piu a far che le vostre damigelle non si dimestichino molto co servidori: so quel ch'io dico, & so quanto per l'amore si disvijno dalli servigi nostri, & parimenti quanto il loro amore, a nostra infamia ci risulti: non mi piace ne anche, che tutto'l tempo consumino in far reticelle, punti sfillati, albanesi, a stora, incrocciati, & d'altra sorte. Certo Signora, se io fussi come voi siete, porrei nella minor sala, due paia di telai: & vorrei che la casa mia fusse la piu abondevole di tutte l'altre, di lenzuola, di tornaletti, di sciugamani, di tovaglie, di tovagliuoli, di grembiali, & di fregacapi. Voi direte (per aventura) che io sono una Brescianaccia nemica delle attilature, & sol attendente alle cose utili, & al far masseritia. certa cosa è Signora Laura che io non posso, ne voglio mentire, che l'utile sempre piu mi piacque che il diletto, non mi ci sento però di tal sorte inchinata, che la cortesia et gentilezza n'escluda: vorrei sempre havere un gran forciero pieno di camise, di cuffie, di moccichini, & di calcetti per donar a poveri servidori. Ditemi per vostra fe quante signore troverete hoggidi per Italia, che con verità vantarsi possino di haver mai donato ad alcun servitor tanto di tela, che si potesse fasciar un dito? & poi vogliamo che sieno ne nostri servigi fedeli, & amorevoli, et diligenti? Dannosi ad intender alcune signore che la verace cortesia consista in donare a pomposi cavaglieri; ma ben mostrano questi tali, di non saper le conditioni della liberalità, lequai sono di donare à chi bisogna & quanto bisogna. Vi essorto anchora (se dell'honor vi cale) a non fare come, che una signora di questo mondo far odo laquale da molta avaritia mossa, vuole che senza veruna pausa, giorno & notte le sue donne lavorino, et con istremo sudore il pane si guadagnino: parvi che questa sia opera di donna che meriti di esser chiamata Illustre? a me mi par cosa d'ingorda Arpia. Confortovi ad honorare ogn'uno et quelli ispetialmente che con molto sudore hanno conseguito fama & nome di virtuoso: non vi piaccia giamai di imitare il costume di una Signora novamente defonta, laquale havendo forastieri nelle sue case albergati; niuno pensiero si dava perche stessero agiati, sol attendeva che a se stessa non mancasse cosa veruna, & per se voleva sempre qualche particolare intingolo, & privato manicaretto: per se stessa voleva tutti gli avantaggi, ne si recava a vergogna, ma ad honore, che la sua tavola non fusse uniforme: parvi che ella intendesse compitamente la regola della cortesia et della perfetta creanza? L'è molto facil cosa figliuola mia l'introdurre in casa un forastiero, ma non è poi si facile il saperlo gratiosamente tratenere, & honoratamente trattare: si doverebbe far ogni sforzo per riverire i virtuosi, anzi che i ricchi, & honorarli con perseveranza et con giudicio, senza mai mostrar alcun rincrescimento overo rinfacciarli la cortesia che se li usa; & donde credete voi che naschino hoggidi al mondo tanti ingrati? nascono perche non sappiamo noi collocare come si deverebbe i benefici; non sappiamo perseverare in esser cortesi. Per tre giorni siamo ferventissimi, & ce li vogliamo porre nel cuore & stampar nell'anima, poscia divegniamo freddi piu che la gelata. Il far cortesia è simile al giuoco de la palla, laquale spesso cade a terra, ne si pò ne ricevere, ne rimandare per difetto di chi prima la mandò. facciamo adunque la cortesia compiutamente senza rinfacciar i fatti benefici & forse troveremo qualche gratitudine in questo nostro guasto mondo. ricordative anchora di esser nelle conversationi delle parti vostre, mansueta, benigna, & humile: percioche l'humiltà si è il fondamento di tutte le virtu: date luogo a tutte, cedete a qualunque vaga si mostra de primi luoghi: bastivi che la modestia vostra vi faccia rilucere ovunque andate: guardatevi per quanto vi è caro l'honore, di non imitare alcune donne che l'anno passato per precedentia s'hebbero a tirar per le treccie. Non vi curerete ne anche per mio consiglio di molto pompeggiare: sia l'habito vostro pieno di leggiadra honestà: quante n'ho io a miei giorni conosciuto, lequali sol con l'habito mal disegnato, & peggio concertato, davano aperto inditio d'haver il capo sventato et pieno de grilli: non vi consiglio a caricarvi d'oro, anzi vi conforto a non portarne punto; poi che tutti i savi Cabalistici affermano ch'egli sia di maligno influsso: Contentatevi (per mio giudicio) d'un bel vezzo di perle orientali al collo, di qualche bel corallo per le braccia & d'un bel Smeraldino ò grato Diamante per le dita: non approvo il costume di sposarsi le orecchie (quantunque molto usitato sia) per esser tal usanza venuta da Barbari costumi: non porrete sul vostro bel viso cosa veruna c'habbi corpo: ma contentatevi di semplice acqua di fontana, o di fior di fava, cosi farete fare alle vostre donzelle, delle quali vi conforto ad haverne quella cura che havreste di voi, non favoreggiandone alcuna particularmente piu dell'altre, per esser cosa di molto sospetto & di mal essempio: altri ricordi vi potrei dare, ma non voglio per hora esservi piu prolissa: sol questo vi vo dire prima che conchiuda l'amorevole mia lettera: che sopra ogni cosa vi ingegniate di tener compagnia savia & honesta: imperoche tal sarete tenuta, qual sarà la compagnia che voi havrete. State lieta & conservative in sanità, perche tosto veggiamo di voi li desiderati frutti. Di Porcilia alli X. di Febraio.
LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA BECCARIA A M. LUCISTELLA DAL POZZO.
Ho risaputo da Cecilia vostra carissima Zia, che havete determinato di volervi maritare (mal grado de quanti parenti vi ritrovate havere) se ben dovete togliere il piu vil furfante che vegga il Sole: ò pazzarella dove ne havete il senno? siete voi di voi stessa uscita? imparate prima a conoscervi bene, il che è potissima parte di vera sapienza, & poscia diretemi (sel vi pare) di esser donna d'haver marito? saprete voi conservare in casa stando quel che il marito guadagnerà fuor di casa andando? che questo è uno de principali ufficij della buona madre di famiglia? saprete voi discretamente comandare a servidori & allevare i figliuoli come alle buone madri si conviene? Io temo grandemente (per dirvi hora il tutto) senza tenervi alcuna cosa celata che voi sarete di quelle, che vituperano il sesso nostro, & lo fanno alli huomini per la lor dappocaggine abhominevole. Deh fate a mio modo, imparate prima la modestia, la discrettione, & la vigilantia, imperoche alle padrone di casa conviensi sempre esser le prime che la mattina si levino, & l'ultime che si corchino: pensate (vi prego) meglio a fatti vostri, & non vogliate (come le bestie fanno) movervi solamente alle cose presenti, non risguardando le future, non vogliate per un poco di prurito di minor dolcezza di quella che sovente ne causa la rogna porvi a rischio di menar perpetuamente mala vita, & farvi schiava dell'intemperanza maschile. vi paio forsi nell'ammonirvi troppo dura & aspra: date la colpa a voi stessa, poscia che sempre foste di si adormentato intelletto, che ne per ammonitioni, ne per gridi, ne per minaccie mai vi potei svegliare da si profondo sonno: date la colpa a vostri maligni affetti, liquali a guisa del morbo regio vi fanno parer amaro il mele. Di Pavia.
HIPPOLITA MARCHESA P. SANSEVERINA A M. CALANDRA GARIBOLDI.
La vergogna, & la taciturnità, che furono sempre due spetiali virtu della donna, risplenderono gia grandemente in voi, mentre nelle nostre contrade famigliarmente conversaste: & hora (se il vero m'è rifferito) sono in voi del tutto spente: odo che siete fatta baldanzosa, loquace, & unica seminatrice di discordie sopra tutte le femine del vostro vicinato. Ah sorella, non sapete voi, che i buoni costumi, sono la nostra vera dote, et il nostro vero ornamento non lo scrive questo Sophocle nelle sue Tragedie? certamente si come nella febbre, l'haver buona lingua, è gran segno di salute, cosi nelle donne è segno di grande honestà: frenatela adunque, & ricordatevi che non senza gran misterio, natura la circondò di due ripari, cioè di labra, & di denti: l'è nel corpo la lingua come nella nave il temone: fu la sfrenata lingua spesso cagione de molti mali: per il che gran virtu fu giudicato il saperli per debito modo: l'è pur grande infelicità la nostra, poi che il Sole, la Luna le stelle, il mare, la terra, gli alberi, l'herbe, l'api, le formiche, & le conchilie possono antivedere le future tempeste: & che sol l'huomo non antivegga i danni grandi che la licentiosa lingua lor si spesso procura; fate (vi prego) come far sogliono i dotti marinai, & li esperti contadini, prevedete la rovina, nella quale siete per cadere se non chiudete la lingua fra denti; il che, tosto fareste se poneste misura all'infinita vostra cupidigia; non havesti invidia a chi ha maggior fortuna di voi: dovereste pur sapere, che nelle picciole cose stessi sempre maggior quiete, non voglio esacerbar piu questa mia ammonitione, havendovi di cio piu volte bastevolmente ammonita, & non volendo ci intravenisse, come veggiamo intravenire ad alcune salutifere medicine, lequali per l'assiduo uso perdono la virtu. Di chiavenna nostra giuriditione.
LUCRETIA PICINARDA CROTTA A CINTHIA VANNINI.
Tu mi scrivi figliuola carissima come se io dotta fussi al par di quella Leontia, c'hebbe ardire di scrivere contra Teophrasto et vorresti da me sapere, (per quanto dalle tue lettere intendo) onde nasca che la femina sia dalli antichi scrittori reputata piu imperfetta del maschio. Per qual rispetto si soglia dire, che levata ò spenta che sia la lucerna, tutte le femine sieno d'un'animo et d'un volere. Per qual cagione i Romani ci vietassero il vino, perche fusse l'Amore depinto con l'ali: perche naschi la barba a quelle donne, che in Caria fanno l'ufficio de sacerdoti, & cosi chi mosse Phidia a pingere Venere, sopra di una testuggine: Alle presenti questioni per hora risponderoti il meglio che saprò, & quanto alla prima richiesta dicoti, che si reputò la femina piu imperfetta per cagione dell'innata frigidità, che in lei si vede, all'altra dimanda dico haver ciò ritrovato gli huomini, per una pura malignità volendo tacitamente significare, che se la vergogna non ci ritenesse saremo tutte macchiate di una pece, & pur ne mentono: Negaronci il vino i Romani, non perche riputassero nel vino albergare la lussuria; il che però da Paulo s'afferma, ma perche fussimo men animose, & meno ardite nel resistere alla loro iniqua tirannide; Fu dipinto l'Amore con l'ali, perche intendessimo che gli animi delli amanti facilmente s'inalzano, & spesso da vana speranza gonfiati. Nasce la barba alle Sacerdotesse di Caria, perche sia un certo segno della lor divinante natura: dipinse Phidia Venere sopra della Testuggine, per insegnare alle donne maritate che debbono starsi in casa: ho risposto alle tue dimande quanto piu brevemente per me s'è potuto: se non sei pienamente sodisfatta, perdona all'imperfettione dell'intelletto. Di Cremona, alli X. d'Agosto.
AGNESA DI BESTA A M. FLAVIA ROVEGA.
Ho presentito (non so sel sia il vero) che siete per gir in Alemagna a riveder vostra sorella, che gia vi fu si felicemente maritata: accadendo adunque che facciate tal viaggio, pigliarete questi pochi ricordi, nati da pura & semplice affettione: armate per la prima molto bene le parti vitali del corpo vostro, & quelle che sono dal cuore piu remote; perche vi so dir che sentirete freddi si aspri, che vi si gelarano le parole in bocca, se sarete sforzata per l'usanza Tedesca, di bere contra la vostra voglia, & temete di non imbriacarvi, mangiate prima delle mandorle amare: bevete ancho doppo pasto un bichiero di acqua fresca, overo usate (si come facevano gli antichi) di portarvi adosso l'ametisto: bevete similmente avanti che mangiate, due dita di succhio di cavolo: quando sarete fra questa natione, laquale di fede & di s. semplicità avanza tutte l'altre: studiarete d'imitar ciò che hanno di meglio, come sarebbe oltre le due prefate cose, il lavarsi il viso di acqua schietta, non lisciarsi, non pelarsi punto, non far i capei ricci, non sbiondeggiar le treccie, spesso lavarsi tutto'l corpo: salutar ogn'uno benignamente, legger piu volontieri le sacre historie, anzi che i sospiri del Petrarca, le pazzie d'Orlando, le prove di Gradasso, l'Amadis de Gaula, & altre vanità dalle Italiane scioccamente molto istimate: non imitate gia il peggio c'habbiano in lor stessi, ma imitate il meglio, acciò non si dica che voi facciate come facevano alcuni sciocconi di Athene, liquali non sapendo imitare la divina eloquentia di Platone, nell'ingegnoso artificio di Aristotile, imitavano de l'uno il scilinguato favellar, et dell'altro l'andare con le spalle incurvate: fuggite di seguire l'usitato stile delle fanciulle Tedesche, nemiche di mangiare all'aperta, & vaghe di trangugiar secretamente infino alle pentole: non vi sia maggior maraviglia il veder tutto'l giorno huomini & donne imbriachi, che se voi vedessi presso de Miconij ogn'uno calvo: sarebbe piu facil cosa trovar veleni in Candia, che sobrietà in Alemagna: non altro, ritornate sana et lieta. Di Teio, nel nostro palazzo, alli VI. di Gennaio.
MARGHERITA PELLEGRINI COR. A M. CAMENA LANDRIANA PACE ET SALUTE NEL SIGNORE.
Mi è molto piacciuto d'intendere che habbiate abbandonato il mondo, & vi siate data tutta a Giesu Christo che è porto tranquillissimo de nostri affanni, & delle nostre infinite miserie: ma perche la religione è assai vicina alla superstitione (si come tutte le virtu hanno i vitij per i suoi confini) guardatevi (ve ne supplico) per le salutifere piaghe di Giesu Christo, che non ne restiate in parte alcuna macchiata: L'è veramente la piu miserabil cosa che possa avvenir all'huomo Christiano: il superstitioso non ha mai dove ricorrere, per havere a suoi affanni tranquillo porto. Quelli che solevano gia haver paura di Policrate tiranno non lo temevano salvo mentre che erano a Samo: & quelli che temevano Periandro, non stavano in angoscia salvo fin che dimoravano a Corintho, ma il superstitioso non ha dove mai fuggire per liberarsi da quella mala paura che le sta fitta sempre nelle midolle: se il ladro, ò vero l'huomicidiale fugge in chiesa, l'è sicuro, non teme di nulla, ma il superstitioso piu teme in chiesa, piu dubita presso l'altare che altrove non fa, ma se volete dalle sue mani liberarvi, svolgete l'animo alle sacre lettere, & quelle, con tal attentione leggete, che ve le convertiate in succo & in sangue: per il mio giudicio (benche debole) incominciarete dalla Pistola scritta da Paolo alli Romani, qual S. Chrisostomo chiama metodo del christianesimo, & Chrisostomo istesso userete per interprete di quella: doppo questa elettione, ponete poi mano dove piu vi piace: di una sol cosa vi ammonisco io, che la scrittura sacra è fatta da lo Spirito santo, & senza l'opera sua mal si puo intendere: farà adunque bisogno d'imitare il beatissimo S. Bernardo, dal quale si legge, che piu imparasse, orando, che studiando, ma se pur volete adoperar interprete; vi ricordo Girolamo ne profeti, Basilio nel Genesi, Agostino sopra Giovanni, Arnobio sopra i Salmi, Hilario sopra Mattheo, Bernardo sopra Lucca: ma spero che di questo ne parleremo a bocca, fra tanto state sana in Giesu Christo: qual sempre prego sia la guardia vostra. Di Correggio alli X. d'Aprile.
MADDALENA DELLI ALBERTI A CASSANDRA LANFREDUCCI S.
Se voi volete che io conversi con esso voi, & che da sorella per l'avenir io vi tenga & ami, si come per adietro v'ho amato: voglio per ogni modo mutiate vita & cambiate costumi: ma che cosa disperata è questa che non sappiate attendere ad altro, che a lisciarvi questo vostro viso, peggio che de baronzi: per amor del quale stillate ogni di una somma di radice di rusta, & consumate quanto lume di piuma potete ritrovar nella citta vostra: & tanti rossi d'uova che tanti non ne consuma la Ciartosa di Pavia: ne contenta delle usate ricette, intendo che havete incominciato nuovamente a stillare ogni settimana un barile di urina di cavallo, & un gran mastello di latte d'asina: che diavolo pensate voi di fare? volete consumare oltre il tempo (che è pretiosissimo) quanto havete in cotai frascherie? & come vi comporta vostro marito? ma egli deve esser un qualche trasognato peccorone: il mio Signor Nicolò non mi comporterebbe gia si fatte cose maffesi, tosto la partirebbe meco, & forse non senza mio scorno et danno. oh come fareste voi il meglio a polire la vostra casa laquale par sempre un porcile, a rapezzar le vesti a vostro marito che pare un stracciaruolo. oh quanto fareste il meglio a racconciar le calze a vostri figliuoli che con vostra gran vergogna mostrano le carni & vanno per le contrade con i capelli scarmigliati che paiono tanti piccioli bastasi: credo vi gioverebbe molto se ve n'andaste ad albergare in Vinegia almeno un'anno in Vinegia dico unica maestra delle attilature & della politezza: spero che questa mia ammonitione non sarà del tutto vana: Iddio lo voglia, per sua bontà. Da Tirano alli III. d'Aprile.
CATHERINA MALACRIA A M. MARGHERITA MARLIANA S.
Mai mi ricordo d'haver sentito la maggior molestia di quella ch'io senti l'altro giorno, udendo tanti vantamenti, quanti dava Madonna Fiore a sua figliuola: è possibile ch'ella sia si mentecata che non si avegga & non sappia quanta fragilità consista nella nostra florida età laquale, tante migliaia d'huomini & per il passato ingannò, et ingannerà sempre per l'avenire? oh che momentana letitia n'arreca il fior della giovinezza poi che arido doventa in men che non balena? Qual saggio Architetto si vide mai che l'edificio suo in fragil fondamento fondar volesse? passano i corpi nostri a guisa di ombra, & noi miseri, tanto pazzamente ce ne invaghimo, si che a ragion grande, me ne doglio, che tutto'l tempo, si consumasse in que vani ragionamenti. Ahi quanto sarebbe stato il meglio che delle sante scritture, havessimo insieme ragionato. Pregovi (per tanto) carissima sorella, che piu non me la facciate udire (se d'altro non sa favellare) pregovi similmente quanto piu tosto con esso lei favellarete: vogliate (per charità) predicarli, & porgli nel capo che niuna cosa sia da sprezzare con maggior vehementia, della bellezza corporale, qual molti savi la chiamarno domestico nemico, cagion potissima de strani accidenti, et grandissimo fomento di lussuria la reputarno. se io le fussi si vicina et si domestica come voi siete, non vi porrei in su le spalle cotal carico: lo torrei sopra di me molto volentieri, non parendomi che meglio collocare si possa il tempo, che in si fatte cose, grate a Dio, giovevoli a gli huomini, & honorevoli al mondo. altro per hora non mi occorre a scrivervi: attendete a star sana insieme col vostro amatissimo consorte, & carissimi figliuoli. Di Gaspano alli XIII. di Luglio.
OTTAVIA BAIARDA A M. CAMILLA TESTA.
L'havervi io conosciuta savia et ingegnosa piu assai che non fu mai Nicostrata, Diotima, ò Thargelia, mi fa confidente & molto ardita a chiedervi la solutione di alcuni dubij che l'altro giorno nella mia casa di ingegnose donne si trattarno. vorrei saper perche si volentieri li amanti si baciano gli occhi. Vorrei saper per qual rispetto, spesso gli amanti perdino il sonno & perche si di rado le imagini delli amati occorrono in sogno alli amanti. Vorrei da voi sapere, per qual causa vaghi sono li amanti di portar nelle mani & poma & fiori et perche circundino le porte amate di Corone di fiori tessute. Vorrei intendere dall'alto vostro sapere, qual sia la causa che li amanti divengano pallidi nel cospetto delli amati, & altri ve ne sieno che rossi si fanno. Vorrei sapere perche sieno li amanti si alle lagrime inchinati & pronti. Desidero sapere, che sia cagione che li amanti nella presentia delli amati, spesso si amutiscano & delle cose premeditate già con gran studio, si scordino. Vorrei sapere, perche cosi ci vergogniamo di confessar i nostri amori. Bramo sapere, per qual causa l'adirarsi sia un rintegrar l'amore. Bramo sapere la causa, perche Amore a nullo amato amar perdoni. Vorrei sapere perche triemi la voce alli amanti. Bramo sapere perche si habbi nelle cose amorose il sternutire per buon segno. Vorrei sapere perche i poeti chiamino Venere, hor Aurea, hor Philomide, cioè amica del riso. fatime saper onde naschi che li amanti tanto sieno facili al spergiurare, fatime sapere perche non vegghino li amanti i vitij delli amati, fatime sapere, perche tanto facilmente si rompino gli amanti la data fede: fatime sapere se l'è maggior piacere nell'amare, ò nell'esser amato: fatime sapere, qual sia piu facil cosa finger l'amore ò dissimularlo essendo amante: fatime saper chi piu facilmente si persuada di esser amato, ò l'huomo ò la donna, & chi di loro sia nell'amor piu costante & fermo. non vi voglio di piu per hora aggravare, benche certa mi renda non vi si poter adimandar cosa si difficile, che scioglier non me la sapeste: aspetto però detta solutione piu volentieri a bocca che per lettere, essendo certa di farci maggior guadagno. non altro. Di Pavia alli V. di Febraio.
CAMILLA TESTA ALLA S. OTTAVIA BAIARDA.
Voi mi proponete una Illiada de oscuri quesiti, perche ve li solva, basterebbe certo che io havessi consumato tutta l'età mia ne studi della Philosophia, ò che sempre havessi atteso a le imprese d'amore. parvi che a l'età mia hora si convenga amore ne cotai dimande? certo che le mie grincie con questi miei scalzati dentoni, fanno fugir amore lontano mille miglia, ma poi che nella vostra casa si ragunano delle persone dotte & ingegnose fatemi voi gratia di propor loro perche in tutte le sorti de animali le femine sterili sieno piu libidinose delle feconde. Per qual causa ne principij delle gravidanze ci sentiamo si male, & poi in processo di tempo, stiamo bene. Perche sono piu lussuriosi quei huomini c'hanno le gambe piu sottili. Perche sono più lussuriosi quei uccelli, che meno volano. Perche mutasi il suono della voce cosi ne maschi, come nelle femine, come voi mi havrete mandato la solutione di queste mie quistioni, forse vi solverò le vostre presentialmente (come mi pare che piu desiderate) fra tanto state lieta & sopra tutto guardative d'amore, perche l'è una mala cosa. egli ci fa di savie doventar pazze: ci spoglia d'arbitrio, ci disvia dall'amore de mariti, dalla benivoglienza de figliuoli, ci fa porre in oblio l'honore, il maneggio della casa, & ne conduce sovente fiate all'ultimo sterminio; ricordative di Capronia Vestale, qual amor condusse ad esser strangolata, ricordative a che sconcia opra conducesse già Aufilena da Catullo mentovata, et Ipermestra da Ovidio piu di una fiata ricordata: ramentative in quanta follia per amor venessero Valeria Tusculana, Gidica & Tutia Vestali, sovengavi a quanta pazzia venisse Clitennestra per amor di Egisto, Fabia per amor di Petronio, Thimea per Alcibiade: & Postumia, Lollia, Tertullia, Mutia, Servilia & Iunia per Giulio Cesare: si che lasciate andar l'amor da canto & insieme il ragionar d'esso: fate a mio senno, altrimenti egli vi condurà a mal fine. So quel ch'io dico; so quel che hò piu di una fiata nella mia giovanezza per lui amaramente sostenuto: egli mi ridusse già un giorno, che non havea anchora compiuto venti anni a tal partito, che non mangiava se non sospiri, & non beveva salvo che lagrime: oltre che tanta perfidia & dislealtà trovai nell'amato mio signore, che tanta non credo se ne trovasse in Theseo verso Ariadna, in Demophoonte verso Philide, in Iasone ver Medea, in Enea ver Didone, in Ulisse verso di Calipso. Io li fui sempre amante & superai Penelope, Emilia, & Turia di fede, & di amore si che io parlo come esperta. state sana. Da Roma alli VI. di Maggio.
LUCRETIA CORSA ALLE GRATIOSISSIME ET VIRTUOSISSIME FANCIULLE LA S. LAURETTA, ET LA S. LEONORA CAVALLERIE.
Non vi maravigliate bellissime Signore se non conoscendovi di faccia, ma sol di fama, & di nome, io ardisca di scrivervi, et di richiedervi humilmente che per amica mi accettiate. L'è veramente si dolce la fama che nelle nostre case di voi risuona, che non v'è donna ne fanciulla, che non brami di vedervi & di servirvi: & qual maraviglia meritamente ad alcuno esser deve di questo nostro si intenso desiderio, poi che figlie siete di quella rara Donna: la quale con la sua gentil creanza innamora di se ciascuno, & ciascuno tira a se con quella prestezza che veggiamo il vento Cecia trar a se le nuvole. Certo è che di niuna cosa con maggior ardore prego l'altissimo Iddio, che di haver un giorno occasione di visitare questa vostra città, acciò che insieme et vedere & la dolce vostra armonia gustar possa. Non è anchora guari che la S. Lucretia Agnella scrivendomi delle vostre rare virtù, fra molte ch'ella me ne disse a Calliope et a Clio vi rassimigliava, tanta è in voi la disciplina della musica congiunta con voce piu dolce et piu grata che se di canoro Cigno fusse. Oh se mai aviene che a degni mariti di voi maritate vi vegga, voglio questi tali piu aventurosi reputare, che se l'uno dell'Oriente, et l'altro del Ponente divenisse Posseditore: se vi volessi narrare carissime figliuole, quanto ho udito ragionare da valorose donne, & che mentir non sanno della vostra singolar bontà, io non terminarei questa mia semplice lettera ch'ella arrivarebbe a piu alto volume che non arrivarno le decadi di Livio Padovano; qui adunque farò fine et il mio scriver terminerò pregandovi & con ogni ardente affetto ripregandovi, a ricevermi & per serva, & per amica, si come a tutte l'hore & chieggio, & di cuor bramo, salutate in nome mio la S. vostra madre et la S. Isabella: state sane, & liete. Di Coreggio, alli XIII. d'Ottobre.
MARTIA BENZONA ALLA S. ARTEMISIA SCOTTA.
Mi è rifferito da persone degne di somma fede, che mai non state in ocio, ma tutta siete intenta alli studi delle buone lettere, et a certi lavori che paiono usciti di mano di Aracne. doverebbesi dalla S. vostra Madre raffrenar questo si smoderato studio, a quella guisa che si tagliano i Pampini alle lussuriose viti, acciò non sia cagione la troppo fecundità di farle ò morire, ò picciole divenire. Non vorrei usaste tanta diligentia nel studiare, ch'ella vi fusse di nocumento. non altro state sana. Di Vinegia alli X. d'Aprile.
PACE TASSA A M. ANTONIA PELLIZZONA.
Mi scrivete per l'ultime vostre lettere, che molto vi maravigliate, perche M. Antonio tanta stima faccia di Luigi, essendo huomo tanto infame, (cosa che per aventura non havereste aspettato) fidandovi nella perfettione del suo chiarissimo giudicio, cessi cessi (vi prego) cotesta maraviglia, perche nel vero egli lo conosce ottimamente: ma dovete sapere che a le volte si porta rispetto ad alcune persone, non perche degne ne sieno reputate, ma perche ci fa a le volte bisogno dell'opra loro. L'è cosa capitale l'uccidere in Thessaglia la cicogna, & questo avviene perche suole uccidere i serpenti, & cosi hassi in Inghilterra riguardo di ammazzare il Milvio, perche purga la città portandone via l'interiora delle bestie che si ammazzano. ma che havreste voi detto veggendo quel che piu volte veduto hanno gli occhi miei? esser accaduto spesse volte che una buona & santa femina ha hauto mestieri d'una malvagia & trista petegola: un Re è alcuna fiata stato sforzato di accarezzare un'huomo di privata conditione, & di questo sia per hora detto a bastanza: vengo all'altro capo. Piero nostro è ritornato dalla Corte, ne d'altra cosa hora piu voluntieri favella, che de Baroni, & gran Satrapi: egli per la fede mia mi fa ricordare di quell'uccello detto Tauro, ilquale, (quantunque picciolo sia) imita però la voce del Toro, & si fattamente mugisse, che non v'è persona che facilmente non rimanesse ingannata: cosi non ci è huomo che non creda ch'egli nodrichi nel petto lo spirito di quanti Signori ha tutto il Regno di Napoli: qua vi desidero a tutte l'hore, perche vi udirei ridere molto saporitamente. Di Bergomo, alli XX. d'Agosto.
EMILIA BREMBATA SOLCIA, ALLA S. FULVIA ROSSA.
Voi mi scrivete & nelle prime, & nell'ultime vostre, che vi siete mutata di proposito, ne piu vi volete render monaca, per non haver mai saputo ritrovar monistero alcuno, che di qualche errore non sia contaminato. mi maraviglio della prudentia vostra, ch'altrimenti pensaste. Soleva dir un santissimo frate che fu ne suoi tempi uno specchio di virtù, che si come nella Candia non si trovava alcun animale velenoso, eccetto che il Phalangio, cosi non potersi ritrovare alcun Monistero si santo & si devoto dove almeno l'invidia & la mormoratione non vi alberghino: guardative pur di non lasciarvi adescare da le lor lusinghe. io vi so dir ch'elle sogliono fare, come l'Hiena far suole, la quale imita la voce humana & impara il proprio nome di alcuno, & chiamatolo fuori di casa, lo lacera, cosi fanno le monache & cosi fanno i frati: con mille lusinghe & segrete astutie ci infrascano il cervello, & infrascato che ce l'hanno ne fanno poi sentire che meglio a le volte sarebbe state di essere ite nell'Inferno. Dite, dite, a vostro padre che ponga giù questo pensiero di farvi monaca, & che vi procuri un bello & honesto marito, con dote conveniente a le sue facultà: ponga mano hormai al thesoro che tanto tempo tien rinchiuso senza godimento ne di se stesso, ne d'altrui: non si ricorda egli forse in quanti pericoli sia già stato per l'insidie che gli furono piu volte apparecchiate per depredarlo: meglio farebbe a imitare il Castore, il quale piu di lui prudente di quella cosa facilmente si spoglia, per la quale, porta pericolo: non altro. state contenta. Di Bergomo alli XXV. d'Aprile.
PETRONIA FRANCA A M. SULPITIA DA VENOSA.
Inestimabil contentezza & incomprensibil gaudio hò sentito quando per più di un messo degno di fede intesi che amore con il suo chiodo fissato havea il vostro volubile cervello, & che con suoi lacci strettamente vi teneva legata. Vorrei adunque da voi sapere se questo vostro amore è violento ò volontario: ma se per aventura non vi piacesse di essere innamorata & dal destino guidata fussi anzi che dall'elettione; ricordative che si come le tenerelle piante facilmente si sbarbano & con difficultà fatto che hanno le radici sveller si possono, anzi gagliardamente resistono alla furia de impetuosi venti: si Amore nella sua fanciullezza cioè da cominciamento esser di poca forza; cresciuto poi a tanta possanza pervenire che vincer non si pò ne per forza, ne per arte. sia lodato il Dio d'amore, che vi farà per l'avenire di mezza pazza, doventar tutta savia, di avara, liberale, di timida, ardita & sicura: doventarete vigilante, ingegnosa, & piena di mille accortezze (che cosi suol fare amore i suoi devoti seguaci) di quanto desidero saper da voi, fatemene certa a la venuta di M. Tranquillo, che niuna altra cosa piu grata far mi potreste. Di Palermo alli XX. di Luglio.
MARIA DE BENEDETTI A M. N. R.
Se vostro marito vi da delle busse, s'egli vi stratia, & s'egli vi fa mala compagnia datene la colpa a li vostri mali portamenti, alla smoderata loquacità & all'infinita vostra ritrosia, la quale sarebbe sofficiente di farvi brutta & spiacevole sin' nell'Inferno: sarebbe pur hormai tempo che mutassi costumi & variassi stile: volete voi che di altro mai non si favelli che delle vostre pazzie, le quali v'hanno hoggimai fatto infame per ogni contorno. Io mi abbattei (& non è anchora guari) in un bel drapelletto di savie & accostumate signore, lequali & la vita vostra acerbamente biasmavano, & di ogni stratio degna vi giudicavano; per esser voi sopra ogni altra donna al marito vostro ritrosa, & disubidiente; ne vi mancarno di quelle che vi davano colpa d'havergli piu d'una fiata rotta la matrimonial fede, & spezzati i legittimi nodi, & questo per ismisurato amore che portate ad un vilissimo furfante, infame di ladronecci & di homicidij, ebriaco, & malvagio metidore de dadi, con cui non si porrebbe la piu deserta meretrice c'habbi ne Roma, ne Vinegia. altra cosa per hora non vi scrivo. prego Iddio vi doni miglior mente & piu saldo intelletto. Di Luca alli XX. d'Aprile.
LEONORA GONZAGA DUCHESSA DI URBINO A M. FRANCESCHA NEGRA S.
Intendo che non si pò piu vivere con esso voi, per haver una figliuola, tenuta da voi che di bellezza avanzi Amarilli, & a quella Egle che fu creduta la piu bella di tutte le Naiade: & per questo sprezzate tutte le altre fanciulle del vicinato vostro, a tutte dando qualche emenda & tutte giudicando pazzamente ò che hanno gli occhi fatti con i fusi, ò che hanno la bocca storta & i denti negri. ad altre date macchia che portino mal la vita & ad altre che habbino le gole grosse, & siano troppo ne le spalle strette: sol la vostra figliuola secondo il parer vostro è compiutamente bella: essa sola ha gli occhi piu vaghi et piu amorosi che non hebbe mai Helena Greca: essa hà piu bella bocca di Atalanta con denti assai piu minuti piu bianchi, & piu eguali di quelli di Argia figliuola del Re Adrasto: essa hà piu vaghe fattezze di Briseida per cui arse d'amore il feroce Achille: essa hà la gola piu candida & piu rotonda di Chione, la quale (se'l vero scrive Ovidio) piacque a mille amanti, essendo appena di quattordici anni; essa anchora, hà piu belle spalle, che non haveva l'amata donna di Acontio, parvi a voi che questa sia una bella vanità di cervello? veramente se l'è tanto bella, quanto voi dite, tanto piu havete voi da guardarvi da le molte insidie che le saranno giorno & notte fatte, da ogni lato apparirà chi mostrerà haver di lei desiderio, & voi ne starete in continua paura, & ne viverete in perpetua sospittione: non vi gioverà il confidarvi ch'ella sia casta, percioche quanto ella sarà di maggior castità, tanto piu vigilante sarà l'altrui libidine verso di lei. Pregate pur Iddio che s'ella è casta, sia perpetua la sua castità et da si santo proposito non si muti. Iddio da dishonor vi guardi. Da Fossombrone, alli III. d'Agosto.
D. GIULIA GONZAGA A M. LIVIA NEGRA S.
Con mio gran dispiacer hò risaputo, esser venuto à voi un scelerato Alchimista, il qual con false lusinghe v'ha pervertito il cervello & vi hà fatto intrare in humore, che tramutar si possino le sostanze de gli elementi, & di rame farse argento & l'argento convertire in oro: l'è pur una gran cosa che questi furfanti, mendichi & pidocchiosi, voglino arricchir ogn'uno, quasi che piu molesta lor sia l'altrui povertà & miseria che la propria mendicità l'è pur stolta la credenza nostra: l'è pur infinita la cupidità de mortali, ma che faremo noi se ci havessimo a star perpetuamente? noi ci stiamo a pigione per tre giorni in questo miserabil mondo & mai non ci pare d'esser pieni. Siamo veramente fatti simili all'idropici, quanto più beviamo tanto maggior sete ci nasce: ò infelici noi, poi che non ci ricordiamo di esser mortali et di havere a lasciare un giorno a dietro ogni cosa: ignudi siamo venuti in questo cieco mondo, & ignudi, ò poco meno, converacci uscirne: volete Madonna Livia che io v'insegni una bella alchimia? Thesaurizatevi de thesori in Cielo, dove i ladri non rubbano, dove la rugine non consuma, & dove la tignuola non rode, & non mannuca: quel che si acquista per mala via non è acquisto, ma l'è perdita grande & dannoso guadagno: sono le promesse delli Alchimisti simili a quelle delli Astrologi; li quali vantansi di sapere le cose future, & non sanno ne le presenti, ne le passate & pur ardiscono di manifestar le cose celesti come se del continuo presenti stessero al concilio d'Iddio: non mi so veramente risolvere se la lor frode sia piu brutta, ò di pur la pazzia nostra credendoli come facciamo, sia di maggior scherno degna: tornate in voi M. Livia, & se le facultà non correspondino alli appetiti vostri, poneteli freno, & cosi non vi accaderà far l'alchimia. Di S. Francesco di Napoli alli VII. d'Agosto.
D. MARIA CARDONA MARCHESA DELLA PALUDE A M. N.
Non so che pensier sia stato il vostro, di abbandonarci & ridurvi alla villa, hora che havevamo si grande carestia di compagnia (che fusse a nostro modo) l'è stato veramente un'atto di poco amorevol donna; ispetialmente, non havendo voi altra scusa che di cercare un'aria serena: sarei contenta in vostro servigio che piu tosto procacciato havessi un'animo sereno & tranquillo, non ingombrato di alcuna nuvola di maninconia, non alterato da alcun vento d'ira: perche questa sarebbe una stabil serenità & un'utile tranquillità & qual cosa vi potete voi imaginare piu incerta et piu instabile dell'aria che n'andate cercando? se hora è sereno in men che nol dico, sarà forsi nuvoloso il tempo: si che s'altro non vi hà fatto gir fuori, & altro non vi ci tiene, tornate a noi, & sentirete maggior frutto & maggior dolcezza della nostra conversatione che dell'udir cantar i rusignuoli: ecci qui, la .S. Donna Maria di Tocco, la quale, parla del Regno d'Iddio si dolcemente, che la innamora ogn'uno che l'ode, & facci venir voglia di morire per andar tosto a fruire le bellezze eterne del grande Iddio. ecci la .S. Princessa di Salerno: la quale con la sua dolce & real presenza & con le sue gentilissime maniere sarebbe atta a raserenare l'inferno, & ragioir le misere anime de dannati. ci habbiamo poi M. M. Antonio delli falconi, gran segretario della natura, il quale ne trattiene con la dottrina Greca, Toscana & Latina in stupor grande. ecci il nostro M. Hortensio pieno di Paradossi. Del nostro fresco che noi godiamo, non ve ne parlo, perche so ne siete ottimamente informata: tornate adunque & non s'indugi piu se non volete che si muoia di desiderio. Di Avelino, alli V. d'Aprile.
SUOR BARBARA DA COREGGIO ALLA S. LODOVICA MANDELLA.
Delle tribulationi che novamente (benche non alla sproveduta) vi sono alle spalle sopragiunte, me ne sono & per la carità christiana, & per il particolar amore che vi porto, istremamente doluta, sperate figliuola nel Signore, & vedrete ch'egli ve ne trarà fuori miracolosamente; & quando meno ci pensarete. & in cui potete voi meglio collocare & stabilire le speranze vostre? Se in altra cosa sperate, non sarà mai quella speranza senza timore, ma piena di vanità & la fortuna haverà mille aditi per turbarla, mille vie per ingannarla, il che non le fie mai conceduto sperando voi nel S. Dio, fontana di tutte le consolationi, refrigerio de tribolati, speranza delli oppressi, sostegno de deboli, verace ricchezza de poveri, il quale vi darà vita eterna & senza dubbio ve la darà, se perseverarete nella toleranza c'ho spesse volte in voi sommamente ammirato, parmi veramente impossibile che havendo in voi questa santissima virtù di patientia, non ci habbiate ancho l'altre virtù, essendo fra di loro, un certo legame, & una certa consanguinità che chi una ne possiede, paia di necessità che tutte l'altre ne possegga; & cosi per conseguente a chi ne manca una tutte l'altre gli manchino; & se questo si confessa da savi scrittori esser vero nelle virtù morali, che sarà poi nelle Theologiche? Quando vi piacerà venir a me, spero di darvi tutta quella consolatione che per me si potrà maggiore, & mostrarvi, quanto v'ami, & impressa nel cuor vi tenga: le nostre suore, hanno del continuo pregato Iddio per voi & se havete sentito alli di passati alleggiamento alcuno alli vostri affanni; n'è stato cagione la fede di sor Virginia; la purità di suor Agnola, la patientia di suor Alessandra, l'humiltà di suor Antonia, & la gran devotione della madre suor Catherina. Sarà vostro ufficio ringratiarle cortesemente. vi prometto che elle sono state si assiduamente inginocchioni, che s'hanno fatto il callo in su le ginocchia, come si legge in Egesippo che all'apostolo S. Iacopo per il molto orare avenne; ne altro intorno a ciò vi dico state di buona voglia, mirando con certa fidanza il cielo d'onde vi pioveranno un giorno in su le treccie, tante gratie, quante mai n'hebbe alcuna donna a l'età nostra. Dal Monistero di S. Antonio fuor di Correggio alli XX. d'Aprile.
CATHERINA VIGERA A LUCIETTA SERVAGGIA.
Tu mi dimandi consiglio per tue lettere, se ti dei maritare, & mi preghi con instanza, ch'io ti risponda. ecco che ti rispondo, & poscia che fra me stessa hò ben considerato la tua età, le tue conditioni, & l'humana necessità con la nostra natural fragilità; dicoti liberamente, che ti dei maritare; & qual cosa piu santa si pò al mondo fare? non hà instituito Iddio il matrimonio accio non venisse meno l'humana generatione in questo facendo ufficio di padre? non fu egli per meglio manifestar l'eccellentia sua instituto nel paradiso delle delitie? Niuna cosa piu degna, ne piu eccellente del matrimonio ritrovar, ò imaginar mi posso: imperoche in quello consiste la conservatione della generatione humana, la salute degli huomini, delle città & delle nostre facultà. Quante aspre guerre, quante mortali nimistà si spengono per virtù del sacro matrimonio? Qual piu gioconda & dilettevol cosa si pò desiderar di uno honesto marito che ti provegga ne bisogni & che ti difenda l'honore si che piglia marito; ma prima che lo pigli, prega Iddio, ti doni gratia di far buona elettione, pregalo instantemente prima che sposa divenghi. Se per il precetto di Hesiodo non è lecito al contadino di arar i Campi se prima alli Dei non sacrifica; quanto sarà men lecito prender marito ad una donna christiana et non invocar prima l'aiuto celeste? Cosi facendo, non dubiterò che pacificamente non viviate. Si come i legami, dalle Commissure, pigliano le forze, cosi le famiglie prendono vigore da lo scambievole consentimento del marito et della moglie. Si come il corpo nulla pò senza l'animo, ne l'animo suol esser sano, se il corpo non è gagliardo: cosi tra il marito et la moglie ogni cosa esser deve commune: Bisogna sopra ogni cosa che da matrimoni (se ne vogliamo gustare la dovuta dolcezza) sia rimossa ogni amaritudine, il che ne detter già ad intendere quelli, che sacrificavano alla Pronuba Giunone, cavandone il fele del sacrificato animale, & gittandolo all'altare: starai adunque di buon cuore riverentemente soggetta à tuo marito; perche tale la volontà del signore, Dio & maggior loda ne riporterai sendoli ubidiente, che rubella & contumace; non imitare alcune sfacciate femine che ad altro no aspirano che à tirranneggiare, à far nelle case delle sette, à rubare le maritali facultà & altri brutti eccessi commettere reputa che ogni cosa sia del marito, anchora che tu piu di lui recato ci habbi: si come il vino, dove molta acqua mescolata sia, non rimane per ciò di esser detto vino, cosi la casa sempre è detta del marito, anchora che la moglie ci habi la miglior parte; habbi di piu avertenza, che si come le linee & le superficie si moveno insieme con i corpi, cosi le buone mogli & nelle cose gravi & nelle giocose, & nelle prospere, & nelle avverse, accommodaransi sempre al marito, fatti vedere alla presentia di tuo marito: & nella absentia nascondeti, fa il contrario della Luna, laquale, si nasconde alla presentia del sole.
CATHERINA FREGOSA CONTESSA AVOGADRA A M. LUCIA SPINELLA.
Io vi hò con gran diligentia proveduto d'una Balia (partorite hora quando vi piace,) laquale fa piu latte, & migliore, che non faceva Philix nodrice di Domitiano: l'è piu amorevole verso de figliuoli, che non fu mai Ericlea balia di Ulisse: l'è di corpo piu sana, che non era Caphirna balia di Nettuno, & è solita di tenere i figliuoli con maggior politezza che non teneva Isiphile balia di Archemoro. se altro posso per voi, commandatime. Di Brescia.
F. N. ALLA R. ET IL. SUOR BARBARA DA CORREGGIO.
Leggendo alli di passati per sminuir l'affanno mio, come essendo gia Claudio adirato con Messallina sua moglie, ne potendo essa in alcun modo raddolcirlo, adoperò per mezo di cotal cosa Ubidia Vestale, che tanto è, come à dir Ubidia Monaca, & per virtù della detta donna si fece la pace, et riconciliaronsi quegli animi, che parevano si disuniti, & fra di loro si alienati, credei all'hora che non senza virtu celeste mi fussi abbattuta in cotal lettione, & cosi pensai di supplicar la riverentia vostra si volesse per carità intraporre à riconciliarmi col mio consorte, ilquale, à gran torto, et contra ogni ragione, s'è ingelosito di me per havermi ritrovata favellare di segreto, con un mio parente. Iddio sa la mia innocentia & chiamo in testimonio tutti li spiriti et celesti & aerei & terrestri & acquatici se si ragionò di cosa che casta & honorevole non fusse: se mai Reverenda madre la mente mia fu contaminata di impudico amore, et di dishonesta voglia, prego la terra mi si apra sotto i piedi, et mi ingiottisca à quella guisa che leggiamo che ingiottì Amphiaro Anchurro, Valerio, Torquato: Curtio, Core, Datan, & Abirone, & prego il Cielo mi caschi in su le spalle. affaticatevi adunque per l'amor d'Iddio in cosi santa opera perche innocente sono. so ben'io quanto sia grande l'auttorità vostra, non sol presso di lui, che vi adora, ma dico presso di ciascun che intelletto habbi venga almeno mentre favellarete per mio beneficio quella dea Pitho à sedervi in su le labra, acciò rimanghi persuaso che in modo alcuno colpevole non sono, ne altro amore, che il suo, il petto mi riscaldò giamai. ò Dio, tu che sempre amasti, & favoristi la innocentia, aiuta & favorisce me meschina, perche rihabbia la gratia del mio caro consorte, della cui memoria più dolcemente mi pasco, & mi nodrico, che non farei se del continuo mi cibassi di Nettare, & Ambrosia. Iddio vi doni forza, & faccia che la lingua vostra sia tale, qual il mio bisogno richiede. Di villa alli .X. di Aprile.
LIVIA BELTRAMA A' M. ADRIA DALLA ROVERE.
Voi dovete per cosa ferma tenere, che tutto il male alli di passati avenutovi nacque dal non haver voi potuto tener segreto quanto vi fu segretamente detto, l'è veramente la parola, simile all'unità, laquale, finche la non esce fuori de suoi confini, sempre rimane una, ma come l'esce, & entra nella dualità, incontanente moltiplicasi in infinito: finche ciò che detto vi fu rimase presso di voi, fu segretissimo, ne mai da veruno s'è risaputo, ma come incominciaste à conferirlo con quella vostra loquacissima creatura: s'è diffuso per ogni luogo, ne d'altro si ragiona hormai per le Barberie, e per le taverne, et per le Scuole de fanciulli. vostro adunque sia il danno che non sapeste tacere, saresti veramente scoppiata se non partorivi questo poco di segretuzzo. siete simile ad un vaso pieno di fissure d'onde si stilli et si versi da ogni lato ciò che v'è infuso: se venuto vi fusse nella memoria ciò che già disse un gran Capitano ad un soldato che dimandava di sapere non so qual cosa, non havreste (per aventura) si follemente peccato: egli li rispose. Se io sapessi che la mia camiscia cercasse d'intendere il mio segreto, me la trarrei hor hora di dosso et la gitterei nel fuoco. Non so veramente in qual cosa si possi mostrare maggior vanità di cervello, & minor prudentia: che in non potere contenere senza scoprirlo ciò che sotto il sigillo del silentio n'è dalli amici nostri commesso: se non potevate voi tenerlo celato, à cui tanto si apparteneva, come potevi indur l'animo à credere che altri lo tenesse? Voi havete fatto un'atto da fanciulla & da fanciulla siete stata trattata: ho voluto far la riprensione che voi meritavate, un'altra volta vi racconsolerò indolcirò l'amaricato cuore, imitando l'Apostolo: ilquale essendo turbato contra i Galati di una santa & giusta perturbatione, prima li sgridò acerbamente, & li disse con un tuono di voce tutto iracondo. O INSENSATI GALATE QUIS VOS FASCINAVIT? ne stette poi molto, che lor disse FILIOLI MEI QUOS ITERUM PARTURIO, pigliate (vi prego) ogni cosa in buona parte, & interpretate come si conviene al candore dell'animo vostro; ne dubitate gia che al mal occorso non se li trovi per noi opportuno rimedio: di Vinegia alli V. di Agosto.
ALLESSANDRA ROSSETA À M. GISMONDA PORTIA.
Hò inteso quanto mi havete scritto del novo parto, et insieme hò chiaramente inteso la sospittione che voi havete che il parto non sia stato generato da suo marito, per esser egli molto vecchio, mi maraviglio di voi che vi lasciate entrar nel capo cotai sospittioni. ricordatevi che la carità Christiana non sospetta mai di alcuno male: OMNIA CREDIT ET OMNIA SUFFERT si come l'Apostolo ne afferma: ditemi un poco voi, che siete prattica della scrittura vecchia, non generò Adam il figliuolo Seth sendo di cento trenta anni? non generò Abraam di cent'anni? non generò Iared il buon Enoch di cento sessantadui, & Mattusalemme Lamec, sendo di cento ottantasette? ma lascio star le cose sacre, perche potreste dire, che non senza divino misterio ciò fusse accaduto: over che gli anni delli Ebrei fussero dalli altri differenti: non si legge presso di Plinio che Massinissa generò Metimatmo di ottantasei anni? Catone incensorio ingravidò la figliuola di Salonio sendo di ottanta, & Volusio Saturnio generò havendone trapassato sessantadui. perche vi pare adunque impossibile che messer Antonio sia vero padre, havendone appena sessanta? state in buona fede, & lasciate le mormorationi da canto: certo se altro non imparaste, mentre habitaste con le suore, che mormorare, & pensar male, havete fatto poco frutto nella spiritualità. state sana di Ferrara alli XII. di Genaro.
IPPOLITA CATTA À M. CLARA BRESSILLA.
Odo che non volete accettare nelle vostre case Gismondo per esser bastardo, tanto è l'odio, che naturalmente portate à chi di legittimo matrimonio non nasce: veramente che in questo troppo leggiermente vi portate, et mostrate di non sapere essersi ritrovati molti bastardi, liquali furono vasi di bontà et di dottrina. Quanta virtù militare fusse in Antiphate bastardo di Sarpedone, lo dimostra Virgilio nel nono della sua divina Eneida; cosi dicendo. Et primum Antiphatem. is enim se primus agebat, Thebana de matre nothum Sarpedonis alti. scrive Plutarco che bastardo fosse Omero figliuolo di Criteida. Furono bastardi Enea, Aristonico rè di Pergamo, Aristeo, Ercole, Democoone, Doriclo, Lithierse, Theseo, Romulo, Iugurta, il Rè Manfredo & altri molti virtuosi si che non l'habbiate tanto à schifo, ma ricevetelo amorevolmente, perche ne farete singolar piacere à vostro marito. Di Ferrara alli .X.
CATHERINA PANZARASA À M. ROSA RICCIA.
Hieri alle due hore di notte giunse il vostro messo à farci sapere che di novo havevate partorito una bella figlia: dissi io all'hora fra me stessa, costei mi pare simile à Serapione Pittor molto famoso, ilquale non sapeva pigner altro, che Sciene ne mai li dette cuore di pignere pur un sol huomo & cosi rasimigliai vostra sorella à Dionisio, Pittore, di non minor fama, ilquale non pigneva altro che huomini, la onde ne fu detto dalli altri pittori Antropophago. vorrei pur che imparaste hormai à far de maschi: vi è vergogna grande che siate si da poco; ma di questo sia per hora detto à bastanza, io scherzo con esso voi per lettere, & voi dal fresco parto stanca, et indebolita gemete forse, & altro vorreste, che burle & ciancie: attendete (vi prego) a governarvi bene, ne fate alcun disordine, et se vostro marito stassi turbato per non haver voi partorito un figlio maschio, come egli desiderava, stiasi quanto li piace, state voi allegra credendo fermamente, ch'elle vi debbano un giorno recar maggior consolatione, che non farebbe quanti maschi hebbe mai Deiotaro: Se questi huomini, alli quali tanto rincresce d'haver femine, et non maschi, si riducessero à memoria qualmente infiniti figliuoli hanno già ammazzato chi il padre et chi la madre, non so se ne sentissero tanto rincrescimento quanto ne sentono. Tutte le volte che io leggo che Eraclio Imperadore ammazzò Phoca suo padre per cupidigia di regnare, rimango tutta istordita; tutte le volte che io leggo come Nicomede ammazzasse Prusia Rè de Bitinia, per occupare il reame impallidisco, cosi aviene, quando mi trovo presso delli storici che .L. Ostio, Federico, Fabriciano, Oedipo, Ozia, Albano Martire, et tanti altri fussero patricide, ma non piu per hora. state lieta. dalla Mirandola. alli XX di Febraio.
BARBARA VALENTINI À M. LUCIA FERRERIA.
Mi dimandate consiglio à qual professione debbiate por vostro figliuolo: io non vi saprei mai circa questo dar altro consiglio di quello che scrisse Pindaro. Il bue all'aratro, il cavallo al corso, il cane alla caccia, & l'huomo si ponga à quella ragione di vita, alla quale si conosce esser piu da la natura disposto & inchinato: a voi tocca adunque di havere questa consideratione, poiche a tutte l'hore l'havete dananti à gli occhi: se voi lo porrete ad alcuno esercitio dove la natura, & la volontà sua non lo inchini, non riuscendo poi felicemente (come vorreste) non piu ve ne dovete maravigliare che fareste gia se col bue andaste a caccia, & non pigliaste lepri, & con l'aratro saettaste, & non coglieste uccello. state sana. di Modona. alli XX. d'Aprile.
ISABELLA FEDERICI MARTINENGA A M. CHIARA L.
Per l'ultime vostre che mi portò Gregorio vi dolete stremamente che à tutte l'hore siate alla sproveduta sovragiunta da qualche aversità, et di quella sorte qual meno dall'altre vorreste, & per quanto comprendo dal vostro scrivere, vorreste vi fusse lecito di far la scelta de gli affanni, et di sceglier quelli che men noiosi et spiacevoli vi paressero: ma troppo di gran lunga voi v'ingannate; imperoche si come ne giuochi Olimpici non si suol far elettione dell'aversario, ma quel si toglie, che la sorte vuole, cosi nella vita nostra bisogna contrastare à quella fortuna che ne occorre, et non à quella, qual noi vorremo. studiamo pur sorella mia di contentarci de lo stato nostro, & di sofferir patientemente quanto vuole Iddio: maggiori affanni che voi non sostenete, sostengono molti men avezzi à patir di voi, ne si lasciano cosi sbigottire come voi fate: nella vita nostra non ci è cosa pura, ma vari mescolamenti se à voler che l'oratione del gramatico sia di grato accento bisogna ci concorrino mute vocali, consonanti, liquide & altre cose cosi nella vita bisogna che diversi accidenti accagiano, laqual varietà la fa parere piu bella et piu riguardevole di quel ch'essa parrebbe se ella fusse d'un perpetuo tenore. dalli Orzi.
MARGARITA BERNARDINI À M. CASSANDRA.
Vi Lodo sommamente della sollicitudine, che voi ponete in udir ogni giorno la predica di Maestro Giuliano da Colle ma ben vi avertisco che l'andar alla predica non è come l'andar à publichi spettacoli, dove solamente si prende diletto et non si fa miglioramento alcuno nella vita: andategli adunque per doventar ogni di migliore, et non per dilettar solamente gli orecchi et quando siete poi à casa narrate à quei che non vi furono, quanto raccolto havete dalla viva voce del predicatore et insieme con esso loro, ponete in prattica quanto imparato havete al viver Christiano appartenente: altrimenti niuna utilità ne sentirete; fate nell'udir la predica, il contrario à punto di quel che fanno coloro, che de vari fiori vanno tessendo le ghirlande, cercano essi li piu belli & lasciano adietro li più utili: attendete voi piu tosto al peso & all'utilità delle sententie, che alli fioriti, & alle vaghezze, del suo politissimo dire, lequai cose non credo però sieno da sprezzare poi che furono cagione che le divine institutioni di Lattantio Firmiano accompagnate da risplendenti lumi fussero già in Bithinia dove publicamente insegnava con maggior avidità raccolte di quel che forse sarebbono state se rozzamente & senza veruna politezza sporte le havesse alli uditori suoi: vi ricordo Madonna che l'utilità della parola d'Iddio si è à punto come il lume acceso, ilquale, non giova salvo à chi lo vuol ricevere: andate adunque alla predica con la mente quieta et tranquilla à quella guisa che voi andareste alla sacratissima cena: cosi ne trarete voi maraviglioso profitto, et me forse, che v'habbi di ciò avisata, amerete per l'avenire piu di quel che amato mi havete. Di Luca. alli X. di Marzo.
APOLLONIA ROVELLA À M. N. N. F.
Piu volte et per lettere et presentialmente vi siete meco doluta che vostro marito non vi vezzeggia punto, ne vi compiace di quelle cose, che voi desiderareste havere. la colpa (per quanto intendo) è vostra perche non l'ubidite, ne mai v'ingegnate di far cosa che gli aggradisca. Chi vol pigliar delli uccelli imita per quanto si pò la voce di quelli: cosi chi vuol guadagnarsi l'amore del suo consorte, bisogna che à quel si accommodi, & à quello studi sempre di compiacere: & quantunque una volta & due in vano proviate di guadagnarvelo con la vostra piacevolezza, non è per questo da diffidarsi, et da porsi subitamente in desperatione. Si come il Musico non gitta ne taglia subitamente le corde dissonanti, ma à poco à poco con pacientia le riduce alla debita armonia: cosi deve piacevolmente la buona moglie sofferir l'intemperanza del marito, finche le venga fatto di ridurlo pian piano à quella domestica consonantia che ne troppo spesso si ritrova à nostri tempi: se avviene, ch'egli vi dica qualche villania & faccia alcuna atroce ingiuria, non vi si sgomentate per questo, ma fate vostro pensiero che si come il dardo scagliato in cosa solida & ferma ritorna spesse fiate in colui che lo scagliò: Cosi le villanie fatte à quelli c'hanno l'animo forte & costante, ritornino il piu delle volte in colui che villaneggia & offende: usate voi all'incontro sempre parole dolci & nell'animo vostro pensate che si come i Musici con toccar leggiermente et non con violenza le corde dell'instrumento indolciscono i cuori delli uditori, cosi il favellar sommesso & molle mitiga gli aspri cuori de feroci mariti; ne altro di questo vi ragiono. state lieta. Di Vinegia.
COSTANZA DELLI OBIZI SCOTTA A M. F. R.
Mi dimandaste l'altro giorno per qual causa gli Antichi ponessero vicino la statua di Mercurio, la statua delle Gratie: al che brievemente rispondendo vi dico essersi ciò fatto acciò che benignamente si comportassero i falli delli Oratori, essendo Mercurio l'Iddio dell'eloquentia: hor di questo pregovi à ricordarvene del continuo, perche intendo che voi siete molto pronta à calumniare hor questo, hor quell'altro, & non pò (sel vero m'è però riferito) comparire predicatore alcuno in questa città che sodisfar vi possa s'egli non è eloquente al par di Giovanni Bocaccio: vorrei vi sovenisse che si come lungo le vie aspre, et spinose, spesso si ritrovano delle viole & delli odoriferi fioretti, cosi anche spesso ritrovarsi nel dir poco facondo, delle sententie, et delle figure, degne d'esser lodate et dalli dotti ammirate. Si come li amanti interpretano candidamente alcuni difetti nelle cose amate, cosi dovemo far noi in colui, che per amaestrarci publicamente favella. Le cose della santa Theologia non vogliono, ne se gli convengono quei ornamenti che nell'altre scientie forse si desiderano, anzi vi dico di piu, che chi l'adorna di sophistiche lodi, & de Rhetorici ornamenti non altrimenti fa che s'egli incoronasse un Athleta di rose & de gigli, & non di alloro, ò di oleastro. Si come degno di riso ci parerebbe quel cantore, che con Lidia Musica cantar volesse di cosa grave: cosi ridicolo ci pare qualunque volendo parlar d'Iddio, ò del ben vivere vada lascivamente vagando con fioretti Rhetorici; ne altro di questo dico. state sana. Di Piacenza alli XIII.
ANTONIA PALA. RANGONA À M. N. N.
Oh che poca riputatione v'acquistate voi col pratticare tutto'l giorno con questa vostra cogina, laquale, ha nome di non attendere altro, che ad incanti, à malie, & à magiche operationi, et vantasi (per quanto m'è da molti detto) di saperne piu di Circe, più di Medea, più di Micale, più di Ericto et piu della scelerata Eriphia. Venne l'altro giorno à visitarmi un'huomo ornato di grandissimo giudicio, et dissemi che costei faceva professione di saper l'arte del compor veleni in maggior eccellentia che non seppe Canidia, della quale Oratio in cotal modo favellando scrisse. AN MALAS CANIDIA TRACTAVIT DAPES? ma che dico io di Canidia? egli mi disse ch'ella ne sapeva piu di Sagana piu di Veia piu di Folia & piu di Locusta: & voi siete si dell'honor vostro, poco amica, & poco gelosa che con essa senza rispetto prattichiate? Lasciate, lasciate queste vostre brutte conversationi, et togliete prattica c'habbia più dell'honorevole. volete forse che si dica per la città vostra, che siate una fascinatrice, una maga & una incantatrice? Deh vi venga la contrittione sono questi studi à donna Christiana convenevoli? liquali furno possenti à rendere infami Zoroastre, Democrito, Pitagora, Hermippo, Dardano, Empedocle, Apollonio, Tiridate & Apuleio? Vi prego adunque & con le mani in croce ve ne prego: à lasciar tal compagnia, & abbracciare le persone virtuose & non infami, si come è costei, & con laquale, à tutte l'hore vi ritrovate: state sana. di Modona alli .XX. d'Aprile.
LA CONTESSA DI MONTE L'ABBATE À SUOR. A. B.
La professione della vita monastica qual faceste già molti anni sono, richiederebbe che voi menaste altra vita di quella che menate; imperoche si come nella faccia piu offendono i Nevi & le Verrucole; che nelle altre parti del corpo le gran macchie & le horribili cicatrici: cosi piccioli peccati paiono sempre più grandi nelle persone religiose; la vita de quali fu già proposta à noi altri per un chiaro essempio & norma di ben vivere. Considerate (vi prego) che vogliano dir que veli che portate in capo: certo non altro solevano significare che castigo et mortificatione delle membra. considerate quella parte delle vostre vestimenta che volgarmente si chiama la patientia; & vedrete quel ch'ella vuole dimostrare si come ad Ercole cavatosi di dosso la pelle del leone, non si conveniva punto quella veste milesia, con laquale serviva ad Omphale: cosi mal si conviene à voi di haver lasciato la vita monacale & vivere hora in tante delitie che non ne gustò mai la metà la delitiosa Messalina. non dico già che sempre io approvi il monastico rigore: ma ben vi dico che si come l'arco troppo tirato si rompe, cosi l'animo troppo rimesso & ocioso si spezza & perde ogni suo vigore. Deh ritornate al monistero, dove ad un tratto meno offenderete Iddio, & l'honor della casa vostra & qual reputatione credete voi che recar vi possi l'assidua prattica de dissoluti scolari qual voi havete? mutate, mutate vita, & non aspettate che la divina sferza ve la faccia mutare. Iddio da mal vi guardi. Di Vinegia.
LUCRETIA DI ALICROTTA ALLA S. D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE S.
Non hò ne lingua, ne parole atte ad isprimere (valorosa donna) il dolore, che hò sentito nella morte del vostro honoratissimo consorte; la cui vita era à molti vita, & la cui salute ad infiniti porgeva salute: & chi è colui si di rigido diaspro composto che non pianga et non si doglia veggendo colui dal mondo partirsi che di humanità & di religione tutti gli altri pari suoi avanzava: et haveva sempre le ricchezze sue esposte alli servigi de suoi amici & cari benvoglienti? Quanto havrebbe meritamente da pianger non sol voi, che li foste cara consorte, ma tutto'l regno di Napoli veggendosi privato di si honorato cavagliere: concedo liberamente che tal perdita sia stata troppo grande, nondimeno, tolerar si deve, percioche cosi suol avvenir alla debolezza nostra; cosi accade alla conditione della vita comune, & di questi frutti dacci spesso la iniquità della fortuna. Confortative però signora poi che fragile, caduca, & mortale è l'humana generatione: & con tal patto & legge nasciamo, che morir ci bisogna ogni & qualunque volta che à Iddio piaccia: scrisse Pindaro che altro non eravamo che un'ombra & un sogno, & non meno elegantemente di lui il medesimo ci espresse Theocrito, di due pastori favellando. Dalli fati siamo noi guidati & inevitabili sono li fati: la morte non perdona à veruno, tocca i fenili, batte i tuguri, et percuote l'alte Torri de Potenti Rè: se muoiano le città, quanto piu facilmente pò morir l'huomo di cui scrisse Omero non potersi cosa piu fragile ritrovare. veggiamo estinta Babilonia superba di grossa muraglia, di bellissimo tempio, & de sospesi orti; Veggiamo estinti Tiro per l'ostro & per la porpora altiero; veggiamo estinto Corinto dalla finezza del metallo nobilissimo reputato: et pareracci strano che un'huomo muoia? Certamente Signora mia tutte quelle cose che secondo la natura ci accadeno, sono da reputar buone, & qual cosa pò esser piu naturale che chi è mortale una volta, muoia? temperate adunque le lagrime, perdonate al dolore, et per darvi un'utile consiglio (benche forse vi parerà alquanto acerbo) preparatevi anchora voi al morire, con ferma speranza di rivederlo in cielo, & in eternamente goderlo, senza temere, che piu rubato, ò dalla podagra danneggiato vi sia: ne piu oltre mi stendo, perche so che savia siete, & saviamente in cotal caso vi portarete; Iddio padre delle consolationi sia quel che vi consoli (quando le mie lettere per se bastevoli non sieno). Di Cremona alli VII. d'Aprile.
PILESTRINA DA CASTELLO A M. CATHERINA ET A M. TARSIA DA CASTELLO S.
Non mi direte già piu care sorelle che io non sia amica di Christo poi che m'ho dimostrata amica della pace qual hoggi hò fatto con la mia adversaria et nel vero, ne sono molto contenta d'haverla fatta, perche mi stava piena di amaritudine, tutta via pensando alla vendetta, et al risentirmene non feminilmente, ma con valore maschile & martiale hora conosco esser vero ciò che M. Tullio ne scrisse che non sol essa era dolce, ma che anchora piacevole, soave, & amichevole era il suo nome; & che per lei si conservavano in buono stato non sol le cose publiche, ma ancho le private, hora potrò dir di buon cuore & non simulatamente, DIMITTE NOBIS DEBITA NOSTRA, SICUT ET NOS DIMITTIMUS DEBITORIBUS NOSTRIS: questo vi ho voluto far intender con questa mia polizza; acciò vi rallegriate, & facciate il medesimo. Di casa nostra.
ISABELLA VILLAMARINI PRINCIPESSA DI SALERNO ALLE NOBILISSIME SIGNORE RIGHETTA VIOLANTE, ET PORTIA SANSEVERINE S.
Domani nell'aurora, vi aspetto, perche n'andiamo insieme a communicarci; cioè a ricevere quel santissimo sacramento instituito dal Salvatore nostro volendo egli abbandonare questo mondo et salir al cielo, & questo fece perche fusse segno perpetuo et perpetua ricordanza dell'amaro supplicio per noi miseri peccatori in croce sostenuto, resta hora che ci andiamo con pura fede, & crediamo che per noi indubitatamente sia morto Giesù, & ch'egli ci habbi con la morte sua aperto il Paradiso, chiuso l'Inferno, rotto la fronte a Sathan & vinto la rapace morte: bisognerà di più conservare per l'avenire i suoi santi precetti, quai egli dette pria che questa santissima cena instituisse: state (vi prego) tutta notte in oratione, pregando l'eterno padre ci mandi lo spirito suo ne cuori nostri, perche abbruggi col suo fuoco tutte le immunditie et tutte le lordure de comessi peccati: io vi ricordo che si come li ottimi rimedi sogliono recar morte se con debito modo non si riceveno, cosi li sacramenti di Giesu Christo sogliono essere salutevoli alli degni & mortali a chi indegnamente li riceve: scordative ogni vanità; scacciate da voi ogni altro pensiero, ogni altro amore, fuor che di unirvi per fede con Giesu Christo, & mai da lui per alcuno momento di tempo non separarvi: voglio signore facciamo per l'avenire una nova vita: voglio che abbandoniamo questo cieco mondo, cioè le sue concupiscentie & gli suoi inganni, & che doventiamo christiane de fatti & non di nome solo. Voglio, che i nostri ragionamenti sieno sempre dell'honor d'Iddio, della gloria de beati, & delli eterni supplitij che sono a reprobi apparecchiati: & questi faremo sempre quando saremo tra noi: ma quando ci accaderà però essere in conversatione di qualche signora, a cui più piaccia l'honor del mondo, che quello d'Iddio, parlaremo di Lucretia (quel raro lume della Romana castità) di Sophronia similmente Romana, di Sabina imperatrice, di Monima, di Milesia, & di Veronica Chia, ambedue sagge & mogli del gran Mitridate: parleremo di Theoxena, di Neera Salentina, di Evadne, di Iocasta, di Erigone, & di altre molte che valorose furono, non ci faremo a cotesto modo, tener chiettine & pur di cose honorate saranno i ragionamenti nostri: non altro. Di casa nostra alli X. d'Aprile.
LEONORA VERTEMA A F. N.
Mi rallegro che senza niuno amichevol consilio habbiate preso marito (mi rallegro dico) perche vi vederò far la penitentia della vostra prosuntione; poi che vi pare di saperne piu della Sibilla Cumana & ne sapete meno di qualunque rozza contadinuccia: hor su vi faccio sapere che voi havete preso per marito huomo si loquace, che per una parola che voi li direte, ve ne responderà sempre dieci. per il che molti lo rassimigliano a qual Portico ch'era già in Olimpia, il quale rendeva sette voci per una. L'è anchora goloso più di quel Aristoxeno che desiderava che dato li fusse dalli dei il collo di Grue. sarà veramente pericolo grande, che un giorno egli non vi mangi come fece Camble Re de Lidi, il qual per istrema voracità mangiò una notte la moglie (sel vero però ci narra Musonio auttor Greco nel libro ch'egli scrisse della Poliphigia & della Poliposia). L'è oltre questo, mettidore de malvagi dadi. giocherebbesi il generò; si che poveretta & mal consigliata come vi siete voi stranamente affogata? & poi volete esser tenuta savia al par di Solomone? hor godetevelo nella buon'hora; & imparate a vivere nell'altre cose più consigliatamente che non havete fatto in questa. Iddio vel perdoni, voi ci havete posto con questo vostro temerario ardire in tanto travaglio, che se campaste mille anni, non ce ne trarreste mai. state sana. Di Piuri: alli XX. di Settembre.
CATHERINA VISCONTE CONTESSA DI COMPIANO ALLA S.
Vi si da, quasi da tutti, gran colpa che tanto affatichiate le vostre damigelle nel lavorare che divengono oppilate, & visibilmente si veggono infracidire. Dovereste pur sapere che si come le piante mediocremente inaffiate, crescono, & se sopra modo sono adaquate si suffuocano: cosi gli animi & i corpi nostri per moderate fatiche aiutarsi & per le smoderate del tutto opprimersi. Se la vigilia è sostentata dal sonno, la tempesta s'indolcisse dalla sopravegnente serenità, le tenebre sono confortate dalla diurna luce, cosi doverebbonsi anchora sollevare le fatiche per i temperati giuochi, & per i dolci canti. Se si rallentano a posta fatta le corde del liuto, & della lira perche al bisogno rimanghino poi ben tese, perche non si deve similmente ricrear l'animo di qualche honesto trastullo per farlo poi piu robusto alle importanti fatiche? certo, certo voi l'intendete male, & pessimamente sapete come governare si debbano le tenere fanciulle: havete sinhora fatto di maniera che non ne trovareste piu alcuna a vostri servigi se lor deste in dote quanto havete, & se non mel credete, fatene l'isperienza, et vedrete chiaramente come la cosa vi riuscirà: voi mi potreste per aventura dire, io le faccio travagliare, perche le mi paiono ben sane, & io vi dico che non ci basta per tolerar l'assidue fatiche, l'haver i corpi sani, che fa anchora bisogno che sieno di buona habitudine & ben robusti: si come anchora non basta l'haver la ragione pura, & da vitij sequestrata, s'ella non sia forte & gagliarda in far resistenza alle cose esterne, ne altro dico à questo appartenente. state sana. Di Piacenza alli X. d'Aprile.
CATHERINA SPADA BONVISI A M. N. F.
Mi scrivete nelle prime, & nelle seconde vostre, che io debba essortar Cirillo vostro nipote, a voler attendere ad altro che a lettere, parendovi troppo brutta cosa che un'huomo di si chiara fama come egli nel vero è, non sia buono salvo che ad una cosa sola. Io li ho piu volte detto che ciò non meno dispiaceva a me, che a voi dispiaccia; ma però rimuoverlo non posso: si che sforzata sono di portarlo in pace, & confortarmi col vedere che anche quella terra che genera il sale, non genera mai altra cosa, & cosi credere che il medesimo avenga a quelli ingegni che nelle dottrine sono fecondi, poiche di rado si veggono buoni nelle altre civili attioni. Questa tal sorte d'huomini, mio padre li soleva già rasimigliare ad un fonte posto non so in qual luogo, dove il nitro solo & non altra cosa vi ci nasce quanto poi a quel che mi scrivete che richiamar lo debba da alcuni vitij, ne quali naturalmente è inchinato. Certo non ne perdo mai alcuna occasione quando ella mi si offerisce, ma dovete sapere che si come è cosa facile al pesce, l'entrar nella nassa & difficil poi uscirne, cosi agevol cosa essere il scorrere ne vitij, ma molto malagevole il sapersene ritrarre, benche in lui non mi paia d'haverci scorto mai altro difetto che di darsi troppo in preda ad una sfortunata meretrice, & sonomi lungamente maravigliata come si felice ingegno si lasciasse ritardare del salire alle grandezze del mondo per si vil oggetto (sono mi dico) di cio molto piu maravigliata che di vedere che un picciol pesce, sia bastante a ritenere una gran nave: (quantunque sospinta sia da impetuosi venti) Io non so però che altro fargli, salvo che pregar Iddio che lo converti a se, & faccialo tosto ritornare nella buona strada. Di S. Quirici alli X. d'Agosto.
LA CONTESSA MADDALENA AFFAITÀ BIA ALLA REVEREN. ET ILLUS. SUOR DIANA DE CONTRARI.
Hò inteso per piu d'un messo che vi siete fatta monaca & che havete incominciato a vivere una vita angelica, anzi che humana, di che, hò ricevuto tanta allegrezza che di più non ne poteva esser capace; perseverate vi prego come incominciato havete, & se al primo tratto non potete conseguir quella perfettione che voi vorreste, non per ciò vi diffiderete delle vostre forze (aiutandole Iddio) ma persevererete, con stabil perseveranza per ferma cosa tenendo, che si come la Pittura cominciò prima dalle ombre & dalle linee, dopoi trappassò al Monocroma, d'indi, si venne al lume & all'ombra, insieme con la varietà di colori, fin che ella pervenne finalmente alla somma ammiratione del stupendo artificio, cosi in noi non nasce la virtù perfetta, ma a poco a poco con cottidiani atti virtuosi ella si conduce alla desiderata sommità. Voi (per la Iddio gratia) ridotta vi siete in un monistero dove havrete ottimi essempij: hor qui vi essorto io a fare come già fece Zeusi, il quale dovendo pingere alli Agrigentini l'imagine di Giunone, veduto ch'egli hebbe tutte le vergini della città, cinque poi ne elesse per imitar in quelle, ciò che havessero di bello & di perfetto; cosi voi di molte savie donne che in questo monistero di S. Antonio sono, eleggerete le piu savie, & quel che in esse ottimo giudicherete, lo pigliarete per una gloriosa imitatione. Intraviene a chiunque fa professione di essere virtuoso come a Pittori accade. Si come non ogni pittore vale in qualunque parte dell'arte, ma altri in tirar linee, altri in isprimer volti, altri nella proportione & altri nella mescolanza de colori eccellentia dimostra: cosi nell'abbracciar la virtù, alcuni si veggono piu constanti, alcuni piu giusti, & alcuni di maggior temperanza ornati: queste poche parole v'hò scritte per l'amor grande che vi porto, attendete a conservarvi sana di mente & di corpo.
OLINDA SCOTTA ALLA S. AURELIA CONTESSA ET MADRE HONORANDA.
Gran dispiacere è il mio S. madre che per si lungo tempo stiate da noi absente, & ispetialmente per piatire alla civile, et che è peggio, in luogo dove l'ingordigia delli avocati è incredibile: certa cosa è che si come la bilancia piega hor in questa parte, hor in quella secondo il peso ch'ella riceve, che cosi fanno anchora gli avocati de nostri miseri tempi; piegansi & favoriscono sempre quelli che piu largamente lor porgono, & a dietro lasciano quelli la causa de quali è spesse volte di gran lunga migliore: voi vi siete poveretta voi, condotta in una città dove fa mestieri de danari in maggior copia che non hebbe Cleopatra, la somma de quali facilmente comprender si puote dalle sue mura poste fra i sette miracoli del mondo, dalla sua coppa il cui peso era di quindici talenti, dal convito col quale ricevette M. Antonio, & da quelle bellissime perle & altre spese quai fece ne suoi tempi: farebbevi anchora mestieri d'una grandissima prosuntione, la onde voi siete la istessa modestia. farebbevi di mestieri d'una patientia che avanzasse quella di Socrate: Io veramente (parlo per la parte mia) anzi che sofferire che stiate da noi si lungamente absente, patirei piu volentieri di perdere quanto posso possedere al mondo, & rimanermi in camiscia & scalza. tornate adunque tosto cara S. Madre, fate ogni sforzo che almeno alle feste di Natale siate a casa. oh che maninconiche feste sarebbono le nostre se si facessero senza l'amata vostra presentia. Di casa alli XIII. di Novembre.
RIGHETTA SANSEVERINA ALLA S. LEONORA CALANDRINA.
Piacemi infinitamente d'haver inteso che tutta data vi siete alla virtù: pregovi per tanto a perseverare ricordandovi che si come i grandi obelischi con molta fatica si rizzano per il grave peso che in se contengono, ma collocati che sono in determinato luogo, durano poi per infiniti secoli: cosi difficil cosa esser l'acquistar fama di savia & di virtuosa donna, ma acquistata, non morir mai: benche a me paia che gia lungo tempo fa intrata voi siate nella via della virtù, ne mai hò in voi ripreso cosa veruna, anzi v'hò sempre sommamente lodata: & detto che siete la piu liberale & cortese Signora ch'io m'habbi veduta al mio vivente, cosa che non posso già dire di quella vostra amica, la quale con si amaro viso riceve chiunque l'entra in casa, che sono stata sforzata piu volte di rassimigliarla a quella faccia di Diana che nell'Isola di Scio già si vedeva in elevato luogo posta, la quale trista & lagrimosa si dimostrava a chiunque entrava, dolce & lieta a chi n'usciva. non farete già voi cosi, anzi desiderando vera & eterna fama apparechiate con la cortesia altri fermi & stabili fondamenti: guardative a non esser simile a quella gemma detta Iris, la quale non rende i colori dell'arco celeste, salvo che in luogo opaco & al Sole li perde affatto, ne quelli rende perche in se stessa li habbi: ma li rappresenta sol nelle pareti, fanno veramente a cotesto modo molti liquali mostrano molti simulacri di virtù, ma all'oscuro li dimostrano. ne altro vi dico, state in Christo. Di Napoli alli XIII. del presente.
DEMETRIA GALLERITTA A M. BRUNELLA SOTIRA.
Mi havete fatto singular piacere, a non dar a nostro figliuolo per moglie, la figliuola di M. Sestilia: a me nel vero non piacquero mai quei suoi capelli crespi & corti: quelle mamelle grandi, ne quella voce si sottile & alta, per esser gli espressi di donna incontinente et lussuriosa: ne vi paia maraviglia che tal giudicio faccia dalla forma & dall'habitudine del corpo suo poi che Socrate approvò tal cognitione in Zopiro, & Hippocrate, in Philomene Phisionomista molto eccellente: non dico già per ciò che la potentia loro, sia si grande, che tiranneggiar ci possa, & di questo sia per hora detto a bastanza, ragionerò hora famigliarmente con esso voi per lettere poi che con la presentia non posso d'alcune altre cose che sono doppo la partenza vostra repentinamente occorse, ringratiovi della lettera consolatoria scritta a M. Philippo nostro: dogliomi delli suoi dispiaceri & meno me ne doglio, perche la radice del suo male, è nata dalla sua ambitione, non volendosi contentare dell'humile stato nel quale Iddio lo pose. Quelli che habitano nelle spelonche non sono mai percossi dalla saetta, cosi mai sono da Prencipi & gran Signori oltraggiati quelli che dell'humile & bassa fortuna si contentano, non li sarebbe avenuta questa sciagura se havessimo piu savi & pietosi magistrati di quel che noi habbiamo: certa cosa è che si come quella medicina merita piu loda che sana con la dieta le parti vitiose, che non fa quella che li risana col fuoco: cosi miglior magistrato giudico io quel che corregge i delinquenti che quello che dal mondo li lieva: ma ben mi doglio che insieme con li altri danni ci sia stato quel delle facultà vostre, & rincrescemi che siate stata sforzata di perder i vostri piu cari ornamenti che presso di voi havessi, conviene però haver patientia d'ogni cosa & ricordarsi che quelle donne furono sempre da savi giudicate esser meglio ornate che sprezzatrici furono delli ornamenti: si come anchora di piu soave odore son giudicate quelle, dalle quali niuno odore spira: fidatevi pur che saranno molto ben sofficienti gli ornamenti dell'animo vostro, a farvi riverire & amare dal mondo: anchora che ignuda rimaneste. state sana. Di Trahona alli X. d'Aprile.
LUCRETIA DA ESTE S. DI CORREGGIO ALLA S. L. R.
Se vostro figliuolo è da voi fuggito, datene la colpa alla vostra rigidezza, & a quelle acerbe riprensioni che siete solita di fare a chi fallisce, non dovereste al mio giudicio riprender gli altrui falli cosi aspramente come fate, ma dovreste imitare i Medici, li quali sogliono mescolar non so che di dolce alle medicine amare: si come il carrattiero non tiene sempre la briglia a se ritirata, ma spesse volte con dolcezza la rilassa, cosi anchora si deveria verso de figliuoli esser alle volte indulgente, & non sempre star su quel vostro rigore, qual appena comportar potrebbe tutta la scuola Stoica: quei che non sanno sofferire le fragilità per imperfettioni puerili fanno veramente, come quelli che offesi dalle lambrusche lasciano altrui godere l'uve mature; anzi per darvi una similitudine forse piu accommodata dirò che fanno come quelli, che traffitti dalle Api lasciano alli altri il dolce mele: imparate imparate hormai ad esser piu piacente che non siete. Se la potentia irascibile troppo tosto si accende in voi, fate che anchora tosto si spegna; altrimenti io temo, che doppo che saranno fuggiti i maschi, non fuggeno anchora le femine, ilche a gran dishonore vi risultarebbe: ne so se gli poteste poi riparare con le vostre furie & istreme bizzarie. Io procacciarò per amore vostro per tutte le vie, che mi saranno possibili, ch'egli ritorni. & se aviene (come spero avenir debba) ch'egli ritorni, pregovi a mutar stile, & tenere miglior modo in governarlo, di quel che tenuto havete fin'hora. Di Correggio alli XX. d'Aprile.
ANGELA CASTRUCCI A .M.
Mi sono spesse volte maravigliata come comporti l'Episcopo vostro, che quel romito vestito di bigio publicamente predichi la parola d'Iddio essendo pieno d'impietà, tutto avaro, tutto hippocrita, & seduttore. Certamente si come Alessandro il Magno vietò per publico editto, che niuno havesse ardire di pinger la sua imagine fuor che Appelle, rappresentarlo in metallo, fuor che Lisippo, et intagliarlo in gemma eccetto che Pirgotele: cosi al mio giudicio si doverebbe vietare, che niuno predicasse Giesù Christo, eccetto quelli che con buoni fatti, lo isprimeno, intendo però ch'egli è stato molte volte essortato & ammonito ad abbracciar la vera pietà & lasciar la sua mala vita, ma tutte le ammonitioni sono state vane. credo io ch'ei sia simile a quella gemma detta Calazia, la quale anchora che si getti nel fuoco, ritiene però sempre la sua natia freddezza, ma non mi maraviglio già io ch'egli habbi tanto favore, quanto hà dal vostro parente, perche si come l'ambra tira à se la paglia, la Calamita il ferro, la Chrisocolla l'oro; cosi tiriamo a noi, & di buon cuore quei soliti siamo di favorire che sono di simiglianti costumi a noi: v'ho fatto volentieri questo discorso, accioche vi guardiate dalla sua pestifera dottrina, & dalla maculata vita; ne vi lasciate contaminare la candida vostra mente (si come fatto hanno molte sciocche) & qui fo fine al scriver mio, pregandovi non mi teniate perciò di mala lingua, ma piu tosto di amorevole natura. Da Lucca alli XX. d'Agosto.
BARBARA TRIVULZA A M.
Vi dolete meco per lettere, che i vostri figliuoli sieno ritornati a casa senza dottrina et senza alcuno bel costume, di che anch'io per l'amor che vi porto, assai, & non poco me ne doglio: l'è vero che non me ne maraviglio imperoche non vidi mai (al mio vivente) alcuno albero che facilmente non divenisse sterile, & si facesse tortuoso, mancandogli la debita cultura, non v'è alcuno si felice, & si sollevato ingegno che facile non sia al degenerare; mancandovi la buona & santa educatione. Niuno generoso cavallo obedisce volentieri al cavalcatore, s'egli prima non è con perfetta arte domato, noi habbiamo tutti naturalmente l'ingegno assai feroce se con saggi precetti & con virtuosa creanza non sia adomestichito & fatto mansueto: quanto la terra è di sua natura migliore, tanto più agevolmente si corrompe & guastasi, se nel coltivarla vi si usi alcuna negligentia; i buoni & felici ingegni se non sono ben disciplinati, scorrono ne vitij con maggior prestezza che non fanno gli altri. & che volevate voi ch'essi apprendessero di buono, ò di bello, stando alla villa del continuo sotto l'imperio del lor zio, di cui non nacque, ne nascerà mai il piu rozzo, piu ignorante, & il piu inhospital villano, sono i fanciulli come anche sono le materie molli, dove tosto s'imprime il sigillo. se qualche buona dottrina, & se qualche bel costume lor fusse stato insegnato, l'havrebbono appresso, ma non essendogli mostrato salvo che cattivi essempij come potevate voi sperar che riuscissero altri di quel che riusciti sono. Di Prolezza alli XIII. d'Aprile.
LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA BECCARIA ALLA S.
Quando intesi che la virtuosissima vostra figlia era da questa vita alla celeste trappassata, subito pensai che tal partenza in cosi giovenil età vi fusse stata cagione d'insoportabil noia, & ad un medesimo tempo conobbi ch'era mio debito il consolarvi di si gran perdita, senza haver altro risguardo alla singolar vostra prudentia. ma non fece cosi subitamente, quel che dovea fare, perche piacquemi d'imitar i medici, li quali non porgono i lor rimedij quando l'infermità incrudisce & è in aumento, ma sol quando l'incomincia a declinare. io non volli porgervi alcuna consolatione a quelli primi movimenti pieni d'ira & di dolore, ma ho voluto aspettare che si fussero alquanto rimessi: hor finalmente pregovi dolcissima .S. à temperar il duolo, che tanto vi cuoce, & si v'afflige: anzi a prepararvi di gir dove ella dimora contemplando a tutte l'hore la faccia del nostro padre eterno: ella è veramente nel Paradiso, & voi piangete? ella giubila con gli Agnoli & festeggia insieme con le sante anime: & voi per lei vi tribolate? quasi che vi rincresca che lasciato qua giù il corporal velame, salita se ne sia à superni chiostri? quasi che vi dispiaccia, ch'ella si sia vestita di immortalità? Deh consolative signora, & non vogliate sminuire con le vostre amare lagrime, la sua eterna gioia: ma pregatela piu tosto che preghi per le nostre miserie, & supplichi il grande Iddio, che ne faccia hoggimai cittadini della celeste Gierusalemme. Di Pavia alli XV. d'Aprile.
SESTILIA A PERONELLA.
Non viene alcuno de vostri vicini in queste nostre parti che non vi dia colpa di crudele, poi che vi è si poco grato l'amore che M. Pamphilo vi porta: & perche lo ricusate voi per amante? non hà egli sempre servito a voi sola con somma fede conoscendo esser l'amore cosa indivisibile; non hà egli lungamente perseverato? non sprezza egli ogni cosa per voi? Il poverino, calamitoso sopra tutti li huomini si reputa quando accade che ò dal caso, ò dalla fortuna egli sia costretto di pensar ad altro che a voi. Quante volte m'hà sopra della sua fede giurato sol allhora felicissimo reputarsi quando lieta vi vede ò che almeno l'estreme parti delle vesti vi tocca brama d'havere tutte quelle cose che a voi appartengono, desidera l'honor vostro, non pò sofferir con pace di sentire parola alcuna che ad infamia resultar vi possa: sempre vi loda, & hà il suo volere al vostro conforme. Hor se questi espressi & evidenti segni non vi moveno a credere che di perfetto cuore vi ami; movavi almeno il vederlo per soverchio amore nel letto miserabilmente languire: ma mi potreste forse dire se egli è amalato n'è colpa l'intemperanza del mangiare ò le molte fatiche ch'egli sostiene nel cacciare, ò nell'uccellare: & io del certo vi affermo, che sol amore n'è potissima cagione, poi che tutta la scuola de medici Arabeschi confessa che chiunque per troppo amare inferma, ha gli occhi secchi & profondi, move frequentemente le palpebre & hà l'anelito interrotto: havete pur veduto tutti questi segni nella passata & nella presente infirmità, et anchora non lo credete? Ah crudel fera & per quanto tempo credete che amore potrà comportare questa vostra tanta arroganza? certo non passerà guari che vi pentirete, resterete un giorno dolente di questa vostra crudel natura, & farà che voi amarete quando altri vi haverà in odio, accenderansi in voi tutte le volte che lo vedrete, fiamme maggiori che non uscirno mai ne di Etna, ne di Mongibello: la faccia vostra diverrà rubiconda, terrete in lui gli occhi fissi, ne pareravi di veder faccia humana, ma divina: arderete per lui d'amore, abbruggiarete d'un calore che non fa strepito: & da gli occhi parerà che vi esca il fuoco. o come mi riderò io di voi, quando per amore vi sentirò trapassare tutte le notti & tutti i giorni che vi restano in acerbe querele: non poter patir voi medesima, ne prender alcun pensiero della vostra salute. oh come mi smascellarò io per le risa quando vedro che per amare non sia in voi piu alcun vigore, non esservi piu quel color di sangue che vi tingeva la bella faccia: que begli occhi che si rassimigliavano al Sole, non esser piu si chiari come solevano, & vederò bagnarvi del continuo le guancie non altrimenti che quando la neve si distrugge: l'ardore che si sentì al cuore Medea per Iasone ò Dido per Enea, fu nulla rispetto a quello che per lui sentirete (se lo spirito profetico d'Amor confortato in me non vaneggia) cosi sono trattate dall'Amore le ingrate & arroganti come voi siete, & di questo siavi detto a bastanza. considerate voi quel che vi si convenga fare, per non sentir d'Amore si crudeli stratij che v'hò dipinti. Fra tanto state sana, & me, che sempre vi fui fedelissima consigliera, & piu che me stessa v'hò amata, se potete riamatime. Di Palermo alli XXV. d'Aprile.
LUCRETIA GIGLI A M. F. R.
Letto che io hebbi le vostre dolcissime lettere, incontanente chiamai ambidui li nipoti vostri, & si lor dissi quanto faceva di mestieri, per dargli miglior creanza & per rimuoverli da quelli brutti studi, ne quali del continuo occupati si stanno: ma certamente a quel che io mi aveggo, hò gittato tutta l'opra come quelli far sogliono, che predicano al deserto: m'è venuto per tanto voglia di rassimigliarli a quella gemma detta Antrace, della stirpe de carbonchi, a cui è cosa peculiare l'estinguersi nel fuoco & ardere nell'acqua. Oh quanti ne veggio di tal natura che se li essorto divengono languidi et nell'opra rimessi, se da qualche cosa li sconforto tutti si accendono: se lor faccio grato servigio mi doventano nemici & se li tratto male, molto piu mi apprezzano & fannomi vezzi. Ricordomi d'haver letto in Plutarco ritrovarsi alcuni ingegni, simili a quella Pietra che si chiama Draconite; la quale polir non si pò, ne artificio alcuno suole mai admettere: a questa pietra rassimiglio io alcuni ingegni e ispetialmente quelli de vostri nipoti, poscia che ridur non si possono ad alcun civil costume & honorato esercitio. Io vorrei (si come piu fiate lor hò detto) imitassero quelli che seco portano alcune gemme, altri contro l'imbriachezza & altri contra la celeste saetta: cosi anch'essi havessero sempre con esso loro alcuni precetti della christiana philosophia: per rimediare con prestissimo antidoto alle infirmità dell'animo. ne altro intorno a questo vi dico. Iddio li aiuti. Di Lucca alli X. di Febraio.
CAMILLA N. A M. SEPTINIA ALBIZI.
Havendomi per vostre lettere significato il desiderio che havereste, di maritare vostra figliuola in qualche honorato gentilhuomo della citta di Brescia, dove mi ritrovo havere de molti amici & benivoglienti, vi faccio sapere ch'io n'hò uno alle mani, nel quale, appariscono tutte le virtù a quella sembianza che non veggiamo apparire nella gemma detta Oppalo tutte le doti dell'altre pretiose gemme: egli è per la prima cosa, un'armario di civile & de canonici statuti, l'è un largo fonte di cortesia, l'è un essempio di fedeltà. L'è finalmente l'Idea della giustitia & della modestia: & se per aventura non mi havessi quella fede che merita l'amore qual io vi porto, dirovi & il nome & il cognome, acciò che pienamente da altri informare ve ne possiate: chiamasi M. Lodovico Barbisono, la cui eccellentia è tale che non si pò conoscere da chi non se gli avicina a quella foggia a punto che dell'altezza de monti intraviene: non prattica veruno con esso lui, che miglior & piu discreto non doventi, anchora che con tal pensiero non ci si pratticasse: aviene a punto come avenir suole a quelli che nelle profumerie entrano, che seco poi ne traggono l'odore anchora che per tal rispetto non vi entrassero ò vero come quelli che dal Sole son fatti coloriti pensando per aventura a qualunque altra qualità solare: avisatemi d'ogni vostro pensiero che intorno a ciò farete, perche sappia come governar mi debba. Di Brescia alli XII. d'Aprile.
D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE ALLA S. ISABELLA SFORZA.
Delle male fortune che occorse vi sono, ne hò sentito tanto dolore che al mio vivente non hò mai sentito il maggiore: & credo fermamente ch'egli mi havrebbe del tutto sbattuta, se confidata non mi fussi nell'alta prudentia della .S.V. della quale hò sempre sperato che in qualunque fortuna vi ritrovassi, mostrareste che piegare non si pò per alcuno maligno soffiare d'impetuoso vento la grandezza dell'animo vostro. il nano anchora che sopra di altissimo monte posto sia, egli non rimane perciò di esser nano, et cosi sel si pone un colosso nel pozzo non resta per questo di scuoprire quanto egli sia grande: cosi anche la donna savia è sempre grande, ben che da colpi di fortuna trafitta sia et la pazzarella è sempre picciola, anchor che in somma & splendida fortuna si ritrovi essere; sopportate .S. mia quanto vi accade di sinistro con viril animo, ne vi lasciate in modo alcuno sbigottire dall'altrui malitia, la quale è a peggior conditione condotta che non sono i serpenti, poi che quelli senza veruno suo danno in se contengono la qualità velenosa, & la malitia per se stessa se la bee & ingiottisce. vi conforto di piu a perdonare a chi vi ingiuria & a torto travaglia, ne permettere che la lor detestabil ingratitudine vi ritardi mai ò vi rimova dal far di novo beneficio, si come non restate di seminare doppo la mala ricolta, ne restate di navigare, benche piu volte habbiate fatto naufragio. cosi facendo ne riportarete somma loda, & viverete quando sarete sotto terra. state sana & confortative in Christo. Di Napoli alli X. di Settembre.
ISABELLA SFORZA A M. FLAVIA LAMPUGNANA.
Nelle vostre lettere mi richiedete che io vi mandi almeno venti belle sententie Latine per farle scrivere nella sala che novamente havete fatto dipignere, nella qual cosa mi sono adoperata quanto piu hò potuto diligentemente & hò fatto la scelta di queste c'hora vi mando: perche le facciate non sol dipignere, ma perche ve le scolpiate nel cuore.
Crebra ira animum exulcerat:
Iracundiam iracundia ne pellas,
Ratione firmandus est animus:
Linguæ durities, maximorum malorum est causa.
Iracundia sibi sæpe nocet, dum alijs nocere studet.
Nihil tam cito prætervolat, quàm iuventa:
Virtutis fama nec marcescit, nec senescit.
Salutaria magis, quam blanda sunt expetenda,
Quod stultis in pernitiem vertitur, sapiens in suum convertit commodum:
Nihil pollicitans benefacito:
Incommoda assuetos parum ledunt.
Explorandus Amicus, antequam arcanum illi commitas.
Plura loquuntur iuvenes, sed utiliora senes.
Optima sæpe sunt, quæ fugacissima videntur.
Fortuna præter morem blanda imminens, exitium sæpe significat:
Auri pulvis, mortalium oculos maxime excæcat:
Adulatio fugit severa, & captat mollia.
Fortuna prospera, dum blanditur, strangulat, ac perdit.
Nulla res est tam nihili, quæ non aliquando prosit (si recte utaris).
Nocet Fortuna, si vel secunda nimis, vel sit maligna nimis.
Queste sono le sententie che per amor vostro hò estratto da Seneca, da Plutarco, & da altri savij scrittori: Se per voi posso altro, comandatime senza havermi alcuno risparmio. Di Firenzuola alli XX. d'Agosto.
EMILIA DA ARCO ALLA S. CONSTANTIA BORELLA.
L'altro giorno vi pregai che mi volessi mandar la solutione delli infrascritti dubbi, cioè per qual causa gli Romani, salutavano li Dei col capo scoperto & li huomini col capo coperto; & cosi qual cosa li moveva à sacrificare à Saturno & all'Honore, senza havere alcuna cosa in capo: vi pregai anchora che per lettere mi significaste da qual ragione mossi i figliuoli portavano il padre alla sepoltura col capo velato, & le figliuole con il capo ignudo: aspetto di questi dubbi vostra dichiaratione, ne mi mancate di questo per quanto amore v'hò sempre portato. oltre di questo, poi che mi sono posta à scrivervi, (cosa che di rado faccio) voglio pregarvi che vogliate perdonare di buon cuore tutte le ingiurie che fatte vi hà (immeritamente) vostra cognata, & à fatto à fatto scordarvele come se mai niuna cosa ci fusse intravenuta: imitate (vi prego) dolcissima .S. in questo la mansuetudine d'Iddio, ne vogliate si repentinamente scorrere alla vendetta certa rendendovi ch'egli solo & non altri, sappi con giusta misura punire le sceleratezze nostre. Tarde non furono mai le sue celesti gratie, tarde non son ben sempre le punitioni ch'egli ci fa; et se stesso à noi s'è constituito per verace essempio di clementia: ne per altro rispetto sospende egli la vendetta che per aspettare che da noi stessi ci emendiamo non adoperando mai volentieri la sferza. Se abondevolmente nota non mi fusse la vostra natural dolcezza, consumerei piu parole che non faccio di ciò pregandovi. ma come mi posso io persuadere che havendovi natura dato si gentile & si gratioso spirito vogliate comportare ch'odio si lungamente nel petto v'habiti, et soggiorni? Deh quanto male vi si disdice il star adirata con chi hà peccato verso di voi, più tosto per fragilità che per malitia. e qual maggior altezza d'animo potete voi mostrare che perdonando le ingiurie che vi sono fatte? non è questo un'imitare Iddio? non è egli un farsi simile à lui & di humana doventar divina? fatemi questo piacere, perdonategli, non ne fate piu parola, rimettete questa colpa à me, (che ve ne prego quanto piu caldamente posso) & ve ne scongiuro per quelle tante & tante doti, delle quali Iddio v'ha ornata: non posso io con voi favellando usurparmi quel gentil verseto à Giunone detto, TANTAE NE ANIMIS COELESTIBUS IRAE? gli animi celesti vogliono esser piacevoli, affabili, pieni di dolcezza & di verace clementia, & non si fattamente sdegnosi che paiano alberghi d'ira & di vendetta: ma piu non mi stenderò gia io in pregarvi che vogliate fare, astretta dalle mie humili preghiere, quel che dovereste spontaneamente proccaciare. state sana & amatime, perche nel vero io amo et adoro voi, come cosa che paruta mi sia dal primo di che io la conobbi piu celeste che terrena. Dalla Cavriana.
GIULIA FEDERICI GA. A M. LIVIA CARAFFA.
Io vi hò sempre tenuta per donna di giudicio, & hora più che mai vi ci tengo: poi che havete ricusato di ripigliar marito: & questo per amore di castità. veramente giudico io ottima esser quella sententia NON EST CASTA MATRONA, QUA BIS NUPSIT. & tanto piu savia vi reputo, havendo per marito rifiutato quell'huomaccio che si importunamente vi voleva per moglie. Deh come havete voi fatto bene: à me non piacque mai quella sua phisionomia: quei Cigli molto inarcati me'l fecero sempre reputar superbo & vanaglorioso: quei occhi grossi & molto aperti mi dettero sempre gran sospetto ch'egli non fusse invidioso & piu del dover tenace. Il suo naso lungo & alquanto sottile, me l'hà sempre fatto giudicare per huomo troppo credulo & iracondo: Si che a tutte l'hore ve ne lodo, & con qualunque persona che io parli, dico senza temere alcuna riprensione, che nell'esser prudente & giudiciosa havete poche che vi pareggino. Vi essorto & conforto a rimaner vedova & menar vita conveniente all'ordine & stato vedovile fuggendo balli, comedie, & altri vani spettacoli & resecando da voi ogni soverchio lusso, fatta sempre ricordevole del savio detto dell'Apostolo. VIDUA IN DELITIIS VIVENS, MORTUA EST. schivate quanto piu potete la prattica de frati; perche l'è di gran sospetto, & la maggior parte hoggidi s'ha persuaso che i frati habbino giurato la croce addosso alle vedove: & che ad altro bersaglio non habbino posto la mira che ad inescarci & farci lor tributarie: guardative con non minor avertenza che l'andar molto in volta non sia cagione di acquistarvi mala fama. molte n'ho io conosciuto, le quali savie & honeste erano, & sol per esser vagabonde si posero un brutto cappello in capo. l'è veramente maggior difficultà ad una vedova il sapersi ben reggere senza dar di se sospetto, che non è a una fanciulla da marito. Vi hò scritto queste poche parole: perche vi amo, et desiderarei che tutte le persone lequali amo fussero del mio parere. state lieta et sana. Di Brescia alli XX. d'Agosto. Mia madre & mio figliuolo vi salutano & vi desiderano ogni bene.
ISABELLA SFORZA A M. CASSANDRA FERRERA.
Mi dispiace d'haver inteso che habbiate determinato nell'animo vostro di spender quanto havete in comprar annella, ne vi potete ratemperare che come ne vedete alcun ben pretioso che non lo vogliate havere non avertendo non potersi far al mondo piu inutil & sciocca spesa variandosi di tempo in tempo la lor reputatione, & consistendo il pregio di quelli nella bugia de fraudolenti mercatanti. Li antichi nostri furono piu savij di noi, & non ne fecero mai tanta stima come noi facciamo. Giove fece a Prometteo un'annello di ferro, et la gemma era di un pezzo di pietra tolta dal scoglio al quale era legato & fu presente d'un Giove la dove se hora non si donano diamanti di molti carratti par che non si doni nulla: che li anelli fussero di ferro (se forsi vi paresse favola) ve ne pò chiarire Appiano nella terza guerra Punica: ne memoria alcuna di anelli si trova presso di Homero huomo nel scrivere si curioso & si diligente. Ricordomi d'haver letto ne VII de Saturnali che sol si adoperavano le anella per sigillar le lettere & non per alcuno altro ornamento: non vi ponete adunque tanta cura quanta vi ponete, perche l'è una mera pazzia, l'è una espressa sciochezza a chiudere in si picciola cosa, un'ampio patrimonio: lasciate adunque questa vanità & fate a mio modo, perche vi consiglio fedelissimamente, & in altri studi ponete il pensier vostro.
ANTONIA BORELLA A M. SILVIA BAGLIONA.
Vorreste (per quanto dal vostro messo hò compreso) che io vi provedessi di una donzella, che fusse verso di voi amorevole, fusse amica d'honore, & sapesse ottimamente lavorare. Io mi ci sono affaticata quanto hò potuto, vi prometto la mia fe, che non mi abatto salvo che a certe pastrocelle che non hanno il capo fitto ad altro che a far l'amor, ma non è però da maravigliarsene molto; imperoche delle cose vili fu sempre maggior la copia che delle rare & perfette: & questo senza piu philosopharci sopra lo veggiamo per isperienza. Le Asine partoriscono per tutto'l tempo della vita loro parto si sprezzato & abietto, la dove le donne si per tempo cessano di partorire: non resterò per questo di affaticarmi, & far affaticar altri, acciò siate compiacciuta di quanto desiderate, ne mi fidarò di particolare relatione, ma vorrò prima che io ve la mandi havere un commune consentimento di tutta la vicinanza ch'ella sia tale, quale la ricercate: state pur sicura nelle mie promesse, & vi faccio sapere, che io sono da chi famigliarmente meco conversa rassimigliata al fico, ilquale fa frutti & non fa fiori cosi a punto io faccio fatti, et non parole. Tutte le volte, che vi occorra prevalervi dell'opra mia, tal quale ella sarà, bastivi l'accennarmi & lasciate fare a me. Di Bergomo alli X. d'Aprile.
LA MARCHESA DI MEREGNANO ALLA S. OLIMPIA SANSEVERINI.
L'è vero che vostro marito morendo di subita & sproveduta morte vi è cagione di farvi piangere piu dirottamente di quello che per aventura fareste se in altro modo havesse restituito lo spirito al cielo & io vi dico che niuna sorte di morte si doverebbe da noi con piu ardente affetto desiderare, essa almeno non ci fa marcire ne letti, non vota le spiciarie, ne ci fa divenire odiosi a parenti et amici. Fu da molti invidiata la morte di Trophonio & di Agamede, di Andragora, di Nicanore & di G. Carbone per esser avenute all'improviso. Io non vi niego già che la morte repentina non sia un certissimo argomento dell'humana fragilità & che seco non rechi infinito stupore a chi non è bene instrutto della miseria humana: dico però all'incontro, che tutte le volte che n'habbiamo buona opinione della salute del defunto ch'ella si dovrebbe piu di qualunque altra morte da noi bramare. Sarebbe indubitatamente da pensar male di chi vivendo pieno di sceleratezze & tutto colmo di iniquità & repentinamente morisse. Il vostro consorte ha sempre vissuto da vero, et da perfetto Christiano, non è da dubitare che questo non li sia stato conceduto da Iddio per un singolar privilegio: sarebbe in vero stato cosa pur troppo pietosa il veder per molti & molti giorni affannatamente languire si virtuosa et santa anima, qual fu la sua. Deh consolative adunque di una solida & ferma consolatione: siate pur certa, che s'egli fu tale nell'intrinseco, qual estrinsecamente sempre si dimostrò ch'egli sia nel cielo empireo, & in perpetuo goda quelle celestiali bellezze quai sempre desiderò mentre qua giu con esso noi angelicamente portandosi conversò: & qui faccio al mio scrivere fine. state lieta & piacciavi per l'avenire se vi pare di sapere mal sofferire simili accidenti, pigliare Christo per vostro marito, ilquale non muore mai, anzi da vita perpetua alle cose caduche transitorie & mortali. Dalle tre Pievi, alli XX. d'Aprile.
FREGOSA MAGGI A M. N. F.
Non ho mai potuto risaper c'habbi mosso M. Antonio Ruffino a rifiutar sua moglie parendo essa a ciascuno donna di gran valore, et di gran bontà ornata, anzi dimandandonegli io famigliarmente e sol per farvi piacere, mi disse, che si come niuno sapeva mai da qual parte la scarpa li strignesse il piede, eccetto colui che se la calzava cosi niuno saper meglio i difetti della moglie che il marito. Certamente in questo parmi ch'el habbi ragione da vendere: molte cose nel vero occorrono fra marito & moglie che altri che essi non le ponno sapere. sarebbe per tanto da sospendere i nostri precipitosi giudicij, & similmente sarebbe d'avertire & di pigliar cura sin delle minime cose, perche le hanno possanza di perturbar spesse volte le matrimonial dolcezze. Soleva dir Chrisippo antichissimo Philosopho: che si come erano piu da temere quelle febri, che nascevano a poco a poco, & da cause occulte, che non erano quelle che si generano da manifeste & gravi cagioni, cosi le celate & cottidiane offese, quantunque picciole essere piu atte a separare & a disunire la benivoglienza de maritati. Tocca veramente a noi (per divino volere) ad esser soggette a mariti, & cosi facendo maggior loda ne meritiamo, che non facciamo sforzandoci di signoreggiar loro con inganni & con sottili & diabolici artificij: la piu sicura via che ritrovar si possi per impatronirsi & delli animi, & delle facultà, si è la vita pudica, & gli honesti costumi. parlo dell'impatronirsi di quelli che veramente sono huomini, & non bestie: perche alcuni se ne trovano di tanta arroganza & di tanta bestialità che trattano le mogli come se lor fussero uscite dalle scarpette, non degnandosi ne di mangiare, ne di scherzare, ne di dormir con esse. & che altro fanno hora questi tali salvo, che insegnarli a proveder d'altronde di quel che fa lor bisogno? & di questo piu non favello. state sana. Di Brescia alli XII. di Gennaio.
LA CONTESSA AVOGADRA A M. F. N.
Molte cose ho io sovente volte in voi biasmato circa il ministerio della casa vostra, ma niuna però mi pare di maggior odio degna che di sempre, per ogni minima spesa che vi occorra da fare, togliere ad usura con ingordo interesse. Vieta Platone che non si dimandi acqua da vicini, fin che non s'habbi scavato tanto in casa, che non ci sia piu speranza di potere ritrovare alcuna vena: cosi dovereste voi fare, essaminar prima diligentemente se con la parsimonia ò con altra honesta via potete soccorrere & riparare a vostri bisogni, prima che ricorriate all'usurai, laquale è simile al fuoco, che una cosa doppo l'altra consuma & distrugge. Se il Tempio di Diana Ephesia haveva auttorità di salvare senza veruna lesione, quelli ch'erano de debiti aggravati, molto maggiore credo l'habbi la frugalità & la moderanza del ben vivere. Paionmi veramente li usurai simiglianti alla lepre, laquale quasi in un medesimo tempo partorisce, nodrisce & soprafeta, che è di novo partorire: cosi fanno li usurai danno, & subitamente chieggono, & ponendo togliono, dando tuttavia ad usura quel che per l'usura ricevettero. Considerate (vi prego) meglio i casi vostri, acciò non si dica che voi habbiate rovinato questi poveri figliuoli, quai vi lasciò vostro marito, partendosi da voi, per andare al cielo, & ve li lasciò con fidanza grande, che li havessi a governare insieme con le lasciate facultà con quella prudentia & discrettione; che a tanto vostro ingegno si conviene ne altro di questo vi ragiono. nostro .S. vi consoli et sempre vi consigli nelle vostre attioni. Da Brescia.
LUCRETIA AGNELLA A M. F. N.
Per quanto m'è rifferito, voi vi siete turbata con esso meco, & di me n'andate dicendo tutto il male, che voi potete, perche l'altro giorno de vostri falli vi ripresi: di tutto questo, non mi sono punto commossa, ne ve n'hò portato pur un tantino d'odio ò di malevoglienza sperando che le mie salutevoli ammonitioni dovessero far un giorno verso di voi, come far sogliono i rimedi medicinali liquali, da principio, mordeno, & poi finalmente conferiscono & salute, & piacere grande: se tutte le amiche vostre facessero a cotesto modo, voi siete incorsa in molti dishonori che non ci sareste incorsa, ma vostro sia il danno poi che vi fidate di ogn'uno, & senza giudicio alcuno, vi pigliate qualunque si voglia, per amica & per segretaria: ei non si fa cosi, ma si fa prima isperienza se l'amica è di buona & di leal natura; se l'è fedele, se l'è di buona fama & di buoni costumi. Si come fassi prova hor con le bilancie, hor con la pietra se il danaio è buono prima ch'egli si riceva, perche non facciamo noi similmente l'isperienza se l'amico è degno della nostra amistà prima ch'ei si ricevi nell'amicitia? ma a voi non piaceno (per quel che mi aveggo) quei che vi dicono la verità sul viso ma piaccionvi solamente li Adulatori & le adulatrici li quali, vi vezzeggiaranno sin che haverete da donargli, come vi haveranno spogliata & fatta rimaner ignuda non vi conosceranno più ne per amica, ne per parente, fanno li adulatori a punto come fanno i pedocchi, li quali abbandonano i corpi de defunti non essendovi piu sangue del quale si solevano nodrire: ma di questo sia detto a bastanza; spero che mi conoscerete un giorno meglio che hora non fate; & per ottima amica mi terrete. Di Vinegia.
LUCIA GUINIGI À M. LELIA SO.
Il vostro andare alla predica, mi pare di molto poco profitto, poi che non ci andate salvo che per giudicare il predicatore s'egli favella Thoscanamente ò non, se l'ha buona voce, & se l'ha gesti commodi & belli da vedere. Vorrei piu tosto faceste come faccio io quando beo, mi traggo prima la sete, & poi a bell'agio contemplo l'intaglio della copa, ò il lavoro del bicchiero. considerate anchora voi prima quanto sia giovevole ciò ch'egli vi dice, & poi considerate (se'l vi pare) l'elegantia del dire & la proprietà della lingua. Quelli che sol ricercano gli ornamenti dell'oratione, paionmi simili a quelli che non vogliono ber l'antidoto se il vaso dove l'hanno a bere non è recato da famoso luogo; & cosi la vernata non si vogliono por in dosso veste alcuna, se tutta la lana della quale è tessuta, non viene d'Athene. intendo di piu che non fate mai altro in chiesa che cicalare hor con questa & hor con quella vicina. non fanno già cosi quelli che hanno voglia di far profitto nella via d'Iddio, ma odono tacitamente, & con riverentia. & come volete voi far frutto se non ci attendete? voi vi fate tenere una cicala & altro non ci guadagnate: bisogna star attentamente dal principio a fin al fine si come far si suole nell'udir le Tragedie; altrimenti non se ne po trar alcuna utilità: di questo v'hò voluto avisare, acciò che ve ne asteniate per l'avenire: pigliate vi prego in buona parte quanto v'ho detto: l'ho fatto per l'amore che vi porto, & non per altro rispetto. state sana. Da Saltocchio. Di Lucca alli XIII. di Marzo.
D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE ALLA S. CLARA PESTA.
Le querele che voi fate dell'humil vostro stato, mi danno sospittione che voi non habbiate quel fior d'intelletto che m'ho sempre creduto da che prima vi conobbi, ma perche vi querelate voi della bassa conditione nella qual siete, essendo piu sicura di qualunque alto grado? Si come li edificij posti in luogo palustre, ne temono esser da Voragine assorbiti, ne a terremoto, alcuno soggiacciono; cosi l'humil fortuna non è sottoposta ad alcun male. Ricordomi altre fiate havervi detto di simili ragioni: ma voi troppo sorda a miei santi ricordi, oprate tutto'l contrario di quel che dovereste, & quanto piu vi essorto, & a mio potere vi accendo il cuore a dispregiar lo splendore della fortuna (essendo questo reputato cosa virtuosissima) tanto piu vi raffreddate nelle virtuose attioni a quelle poi disponendovi se con pessimo essempio disviare alcuno vi volesse mi fate veramente sovenire di quella pietra detta Gagate laquale, per l'acqua si accende, & con l'oglio si spegne si di contraria natura paretemi composta, & tanto renitente vi veggo a quello che di spontanea volonta dovereste procacciare. L'è veramente mostruosa cosa l'inconstantia de nostri cervelli l'è in effetto degna di maggior stupore che non è veggendo noi che la pietra detta per proprio nome Siniphio, di sua natura molle, con l'olio caldo, non si mollifichi & inteneriscasi: ma tempo per hora congruo non giudico io di disputar con esso voi, a me basta d'ammonirvi con quella dolcezza che a voi & a me si conviene, se l'accetterete con quell'animo che le mie ammonittioni vi porgo, ne voi riporterete danno, ne io perdero il frutto delle mie fatiche. Vivete lieta quanto piu potete, & amatime.
CATHERINA VIGERA A M. VERONICA PULCI.
Non viene alcuno de vostri compatrioti in queste nostre parti, che non ci racconti cose maravigliose della gentilezza del spirito, et della singolar bellezza del corpo vostro, affermandoci che traete a voi qualunque vi vede, ò pur una sola volta vi parla, con quella prestezza che fa la calamita il ferro, ma non con occulta virtù come quella far suole, ma con chiara & aperta poi che a tutte l'hore la bontà vostra, vi riluce & nel sereno de gli occhi, & nell'ampio & giusto spacio della bella fronte: vorrei pur una volta da voi imparare che artificio usate per far che le persone tanto vi amino, che di lor stessi si dimentichino: ho io da questo, con molti divisato & da loro inteso esser di ciò cagione l'affabilità incredibile che in voi a tutte l'hore si gusta: ma certa sono però io che non sol questa virtù alberga nel vostro nobil animo, ma insieme con questa molte altre vi ci albergano imperoche delle virtù & morali & Theologali avienne a punto come suol ancho avenir de metalli: rade volte accade ritrovar alcuna vena d'oro ò d'ariento che un'altra vicina non ve ne sia, dal che n'hebbero da Greci il nome: niuna virtù si puo trovar soletaria, ma l'una tira sempre a se l'altra: sia come si voglia io vi faccio sapere che vi amo di perfetto cuore. Di Montalbotto alli XII. d'Aprile.
MARIA PERULA ALLA S. PORTIA FIESCA.
Non attenderò piu con quella diligentia che già soleva per sterpare dall'animo vostro quell'abhbominevol vitio qual in voi ogn'uno biasma & vitupera: & pur niuno lo sa correggere & emendare, conosco veramente che sì come alle percosse dell'aspide, non ci è altro rimedio che di resecar le parti, che dall'aspro morso tocche furono: cosi esserci alcuni vitij liquali sol con la morte risanare & toglier si possono: ne credo io d'altronde contratto habbiate questo vostro insanabil morbo che dall'assidua conversatione di vostro cognato, alla cui malvagità se vi si accompagnasse forza d'ingegno, ò peso di qualche auttorità operarebbe tanto male che le furie infernali si crederebbono essere men dannose: sarebbe l'aspide un inevitabil male se la natura non gli havesse dato gli occhi deboli & infermi: cosi sarebbe vostro cognato piu di qualunque fera nocivo & pestilente se le forze unite fussero al scelerato animo in molti homicidij & maleficij esercitato. & di questo altro non dico: sol prego Iddio vi converta a se & facciavi partecipe di quella infinita bontà per la quale tutte le cose rie doventano buone. Vengo hora a rispondere a quanto m'ha detto da parte vostra M. Lucillo, ilquale alli di passati pregomi mi volessi consigliare se giudicava ben fatto che ponessi vostro figliuolo alli servigi di qualche gran Prencipe. non vi ho risposto piu per tempo per non haver havuto commodità di fedel messo: hora vi rispondo, & dicovi che si come è pericoloso l'invocar i Demoni, percioche in tal cosa se punto si abbaglia l'è con gran pericolo dell'invocatore, si come avenne a Tullo Hostilio che fu dalla saetta percosso per haver errato dall'ordine scritto ne libri di Numa nell'invocar Giove: cosi vi dico esser cosa piena di pericolo l'haver comercio con i Prencipi co' quali conversando difficilmente schivar si puote che in qualche cosa non si erri. ecco il mio consiglio. beato lui se lo saperà porre in essecutione. state sana & lieta. Da Urbino alli XXV. di Marzo.
LAURA MELIA PICCINARDA ALLA S. SILVIA LOTERINGA.
L'è pur grande il dispiacere ch'io sento d'intendere che viviate in tanta maninconia & habbiate cambiato quel vostro benigno Giove nel maligno Saturno: non ridendo mai, non mai pigliando alcun solazzo ne divisando con gli amici delle cose che cottidianamente accascano, ma se pur vi piace d'imitar Pithagora nel serbar del silentio, perche non vi piace similmente di serbar quel suo divin precetto COR NE EDITO. Ilche altro dir non voleva salvo che macerar non si dovevamo, ne affligerci cotanto il spirito, dalla cui afflittione ne nasce la consuntione delle ossa, si come la sacra scrittura canta: desiderarei pur da voi sapere, qual profitto trar possiate dal starvene si dolente come a tutte l'hore fate. non sogliono gia star cosi quelle anime che sperano nell'immortalità, quelle anime (dico c'hanno Christo con esso loro) lequali anchora che col corpo sieno in terra, l'animo però loro sempre alberga et stassi in cielo d'onde ancho ne trasse l'origine sua: state, state, lieta, & lasciateci godere della vostra dolce conversatione, la quale apre il Paradiso a chi n'è fatto da voi degno. Di Cremona alli XX. d'Aprile.
PAULA CASTIGLIONA A M. LEONORA FORTEGUERRA.
Se vostro marito vi da alle volte delle busse, non è che voi non lo meritate, poscia che non havete alcuna consideratione di provocarlo a sdegno, & di conturbarli l'animo. Vorrei vi fusse nel cuor scolpito, quel simbolo di Pitagora. IGNEM GLADIO NE FODIAS. ch'altro non è che di non provocare li provocati a nova ira, & a novo sdegno, & alterar li animi già alterati. Se non havete rispetto a vostro marito capo & signor vostro, al quale, per la divina sententia siete fatta soggetta a chi l'havrete voi? sono stata piu volte per avvertirvi di ciò con mie lettere, ma il timore, di non dispiacervi, me n'ha fatto rimanere: mutate mutate hormai stile, che tempo n'è: voi non siete piu una fanciulla: hormai siete madre di due figliuole da marito, & volete tuttavia fanciullescamente operare? quale essempio piglieranno esse da voi? che odore darete del vostro governo alle vicine che con esso voi pratticano? So ben'io quel che odo dir de vostri mali portamenti, & quanta infamia vi si da della disubidienza che usate al vostro consorte: ma dove sono io entrata in questo pelago? non era gia di mia intentione di farvi hora questa riprensione, ben sapeva io che ascoltar non volete alcun mio consiglio per buono, fedele, & amorevole ch'egli si sia: questo ho io piu di una fiata con mia gran molestia isperimentato, & haveva giurato su l'agnus dei, di non farvene mai piu motto; ma l'ardente affettione che v'ho sempre portato; mi fa spergiurare & imprudentemente trapassare tutti que' termini che dall'ira persuasa circunscritti m'havea: consigliatamente fareste, se alle volte dessi udienza alle mie parole piene d'amore & di caldo zelo, hor qui faccio fine, & mi vi raccomando senza fine. Da Milano alli XX. d'Agosto.
MARIA PERGOLA ALLA S. LUCRETIA RAMBERTA.
Madonna Agnola mi venne l'altro giorno a visitare & infinite cose di voi mi disse, & fra molte, che io ne notai, & quasi che nell'animo scrissi & stampai: era d'haver voi mutato vita & essere alla sproveduta fatta chietina (come hoggidi s'usa di dire) & che v'erano cascate dall'animo incontanente tutte quelle rare attilature delle quali già tanto vi delettavate. Io non biasmo certamente la mutatione, migliorando voi conditione di vita, ma la biasmo solamente quando l'è si repentina che muova ogn'uno a maravigliarsene. Vorrei si facesse a quella guisa che fanno li Alberi l'Autunno liquali per la maggior parte a poco a poco si lasciano cadere le frondi, ne se ne spogliano ad un tratto & non come fa il sorbo che subitamente tutte le lascia andare a terra: ma poi che questa mutatione è fatta & vi siete posta in animo di voler imitar la Contessa di Guastalla prego Iddio ve la faccia imitare felicemente, come sarebbe imitando piu tosto le sue tante operationi, anzi che le faconde parole, che dalla sua santa bocca a tutte l'hore le escono, schivate quanto piu potete di non esser simile al Camaleonte, ilquale di sua natura ha grandissimo pulmone ne dentro v'è cosa veruna: molti ne trovo io, che a moderni tempi sono venuti sotto pretesto di religione, in grandissima reputatione, & pur in se altro non hanno, che una mera ostentatione, giattantia & vana fiducia di sue frivole opere di carità mal informate, & peggio animate: Di questa scuola non vorrei già io che voi foste per alcun modo essendo ciò congiunto con poca consolatione, & con istremo pericolo dell'anima vostra, fate pur vostro pensiero che la dottrina Christiana sia una certa santissima et purissima cosa nemica di ogni ostentatione & amicissima della simplicità & della schiettezza, & chiunque non si veste di queste rarissime qualità, dir si puo liberamente, ch'egli non sia Christiano, ma un scelerato hippocrito & un abhominevole Phariseo. & di questo sia detto a bastanza. Di Milano alli X. d'Aprile.
MINERVA CONTESSA BRAMBATA ALLA S. FELICE DA PRATO.
Hò inteso che senza niuna giusta cagione vi siete molto ristretta nello spendere & havete posto da canto quella vostra splendida liberalità; la qual sola ne separa et ne distingue dalli plebei & populari huomini: ne altro ci è veramente che meglio faccia conoscere l'animo gentile & nobile della vera liberalità: dico della vera per rispetto di alcune persone le quali non donerebbono un paio de cintolini se non ci fusse mescolato ò ambitione ò speranza di riccogliere piu che non seminò. Deh ritornate per mio consiglio alla liberalità: & rendetevi certa che si come la fava et il lupino non smagrisse mai il terreno dove l'è seminata ma piu tosto l'ingrassa, cosi l'huomo grato & del beneficio riconoscente, render sempre migliore la fortuna di colui da cui riceve: ma voi per aventura mi potreste dir esser gran difficultà l'abattersi alle persone de ricevuti beneficij ricordevoli. confesso che l'è difficulta alle persone sciocche et stordite, ma non a quelli che sono di perfetto giudicio si come intendo che voi siete. ma che dico io intendo? non l'hò forse piu di una fiata isperimentato? & chi vi conosce meglio di me? niuno certamente ne anche chi vi partori: schivate schivate questa infamia, fuggite cotal macchia perche troppo la si disdice a donna di si alto legnaggio nata come voi siete. Io vi hò scritto forse troppo prosuntuosamente. se cosi giudicate per mia sorte date la colpa al sviscerato amore che io v'hò sempre portato et porterò sin che vivo. Da Bergomo alli XX. di Agosto.