IX.

Una lezione di miss Mary.

Una mattina d'estate la signorina Mary e una sua compagna di collegio mi pregarono di accompagnarle a pescare nel Sound.

Con un canestro di provvigioni salimmo alle sette in una barchetta e costeggiando Glen Island prendemmo il largo finchè si giunse presso alcune roccie frequentate, secondo l'amica di Mary, da molto pesce. E, calata l'àncora, gettammo gli ami.

La marina era tranquilla e liscia; man mano che saliva, il sole avvolgeva l'isola di Manhattan di raggi infuocati, ma sull'acqua non faceva molto caldo, e poi avevamo il capo riparato da cappelloni di paglia che parevano ombrelli.

Si cominciò a pescare pazientemente, da principio con infelici risultati: solo dopo due buone ore, quando cambiammo posizione e ci recammo in vista d'una isoletta disabitata, alcune sfoglie, parecchi black-fish e mezza dozzina di grosse anguille si lasciarono prendere con grande gioia delle mie compagne.

Verso le undici approdammo nell'isoletta più vicina, una bella isoletta dalla spiaggia dirupata e pittoresca, piena d'alberi, di cespugli e di ombre. Ormeggiato il battello, scaricammo le provvigioni, sedemmo sotto un albero e mangiammo con grande appetito.

Davanti a noi, in lontananza, aveva luogo una corsa di yachts, e presso gli stessi scogli dove noi avevamo pescato si ancoravano due altre barchette piene di pescatori e di pescatrici.

Alleggerito il canestro decidemmo di aspettare all'ombra che calasse la marea per tornare a New-York.

—Per impedire che vi addormentiate come Gesù in barca—disse Mary—io e la mia amica abbiamo portato con noi il compito che il nostro professore di francese del Normal College, ci ha dato. E un articolo d'una rivista nella quale il signor Jacolliot, vecchio magistrato francese che ha compiuto testè un viaggio negli Stati Uniti, riferisce il racconto fattogli da un suo compatriota stabilitosi da molti anni in un comune della California: un racconto da cui avrete qualche cosa da imparare anche voi che trovate tante cose da criticare negli Stati Uniti. State, dunque, attento e spiegateci le parole che non comprendiamo. È il vecchio stabilito a Meffilld, nella California, che racconta la propria vita al signor Jacolliot.

E cominciò con la sua bella voce così:

«Io sono nato a Condrieux, piccolo villaggio sulle rive del Rodano, rinomato nelle provincie vicine per il suo delizioso vino bianco e per i suoi formaggi. I miei genitori erano poveri contadini che guadagnavano con fatica da venticinque a trenta soldi al giorno zappando, falciando il grano e il fieno o vendemmiando, secondo la stagione. Appena io fui in grado di camminare, li seguii nei loro giri attraverso il distretto, lavorando un giorno qui, un giorno là, e passando la notte nei fienili.

«Nè mio padre, nè mia madre sapevano leggere: essi non si curavano di mandarmi alla scuola, essendo su tale questione del parere del curato, il quale diceva che l'abbecedario non serviva a nulla per lavorare la terra.

«Nel 1848 io aveva diciott'anni. Sentii dire dovunque che la repubblica era la caduta del dispotismo e l'emancipazione dei proletari; vidi che tutti si armavano e facevano le manovre sulle piazze, e io m'intruppai cogli altri senza capir nulla, senza rendermi conto di ciò che succedeva.

«Un giorno si grida nel villaggio che i tiranni tornavano, che a Parigi si battevano, che bisognava prendere il fucile. Io non sapeva che cosa fossero quei tiranni di cui si parlava tanto; la sola idea che me ne facevo è che fossero degli individui i quali non volevano lasciarci lavorare tranquilli. Seguii la folla, si bevette molto, poi, non so come la faccenda accadesse, ma all'improvviso la casa del sindaco e quella del curato si trovarono in fuoco.

«I gendarmi di Vienne accorsero a prestare man forte a quelli di Condrieux, e alla sera una trentina di contadini, fra cui io e mio padre, furono incatenati e diretti verso le carceri di Lione.

«Io capivo meno che mai: ci eravamo sollevati per combattere i tiranni, e invece di applaudirci, come s'era fatto tre anni prima, ci privavano della nostra libertà. Era il 3 dicembre 1851.

«Fui messo in cella, separato dai miei compagni. Appena mi trovai solo pensai alla mia povera vecchia madre che rimaneva senza alcuna risorsa, e piansi; per la prima volta deplorai di non saper scrivere.

«Fummo tradotti davanti alla Corte d'Assise. Un uomo tutto vestito di nero e in modo così buffo che ne avrei riso in altra occasione, gridò e gesticolò durante una giornata intiera, chiamando Dio in testimonio, parlando del salvatore della Francia, pregando i giurati di purgare la società.

«Domandai a un gendarme che cosa significava quella commedia.

«—Ciò vuoi dire—mi rispose ridendo—che vi taglieranno il collo a tutti.

«Spaventato dalla feroce risposta, rimasi convinto che tutti quegli uomini rossi e neri che domandavano la nostra testa non erano altro che i tiranni di cui avevo inteso parlar tanto senza aver potuto mai vederli.

«Il gendarme non s'era ingannato che a metà: la sentenza fu terribile. Sette dei disgraziati miei compagni vennero condannati a morte; tutti gli altri ai lavori forzati a vita. Io solo fui rilasciato, in causa della mia giovinezza, mi dissero; poi pare che fossi stato veduto aiutare i pompieri a gettare dell'acqua sulla casa del sindaco: io non mi ricordavo di nulla.

«Guardai mio padre che piangeva in un angolo; quando mi dissero di andarmene, rifiutai, e allora mi misero fuori a colpi di calcio di fucile.

«Trovatomi così in istrada, una sera del febbraio 1852, senza un soldo in tasca, mi misi in cammino alla volta di Condrieux. Faceva molto freddo e la terra era coperta di neve. Provavo una stretta al cuore pensando alla mia vecchia madre, senza legna e senza pane in quel terribile inverno. Traversai di corsa Saint-Fons, Serezin, Chasse, Etressin, passai il Rodano a Vienne, e arrivai a Condrieux verso le undici di sera.

«Il villaggio giaceva sepolto sotto un lenzuolo di ghiaccio, e il silenzio della notte non era turbato che dal rumore del torrente, dai sibili del vento e dai latrati di qualche cane di masseria che sentendomi passare usciva dal casotto.

«Io tremavo avvicinandomi alla povera capanna dove era trascorsa la mia infanzia. Tutto a un tratto sentii il sangue affluirmi al cuore, alla testa, dappertutto. Ero davanti a un mucchio di rovine…

«Mia madre era morta di dolore e di miseria: nessuno l'aveva aiutata. I contadini sono feroci verso i loro compagni colpiti dall'autorità o dalla giustizia. Poco tempo dopo anche mio padre terminava di tribolare negli ossari di Caienna.

«Non c'era lavoro per me nel distretto e la polizia sorvegliava tutti i miei passi. All'epoca della vendemmia, avendo voluto recarmi nel Beaujolais per guadagnare qualche soldo, fui arrestato lungo la strada malgrado le mie proteste, e condannato a un mese di prigione per vagabondaggio.

«Uscito dalla prigione, passai nella Svizzera, di dove partii poco dopo per la California, arruolato come operaio da una società di miniere. Portai con me mille vitigni che avevo fatto venire dalle rive del Rodano; mi avevano detto che non c'era uva nel paese a cui eravamo diretti e io desideravo di ombreggiare di pampini la mia capanna di minatore: cacciato dal suolo nativo, non volevo allontanarmi senza portarne un ricordo. I pochi vitigni che riuscii a salvare malgrado tre mesi di viaggio, hanno formato la mia fortuna e arricchito questo paese.

«Ecco quale fu il mio passato nel vecchio mondo: permettetemi ora di dirvi in due parole ciò che devo all'America del Nord.

«Vi giuro che quando lasciai la Francia io non capivo assolutamente nulla, nè dei movimenti politici che avevo veduto compiersi sotto i miei occhi, nè delle condanne che avevano colpito mio padre e i poveri contadini delle rive del Rodano. Non sapevo nè leggere, nè scrivere, ignoravo le cose più semplici della vita, e vedendo il mondo diviso in ricchi e poveri, mi figuravo ingenuamente che il buon Dio avesse creato gli uni per non far nulla e gli altri per servirli.

«Ero insomma una cosa, una macchina da lavoro: l'America ha fatto di me un uomo, ed ecco come.

«Sulla collina di Meffilld non c'erano tre case e già un pastore presbiteriano vi fondava una piccola cappella e una scuola; per dieci anni, malgrado le occupazioni dei campi, io fui uno dei più assidui ai corsi serali, ogni giorno più desideroso di istruirmi man mano che l'orizzonte si apriva davanti a' miei occhi.

«Il mio esempio fu seguito: tutte le colline favorevoli a questa coltivazione si coprirono a poco a poco di viti, la contrada si popolò di villaggi e nel 1857 uscì da' miei vigneti la prima botte di vino, che in gran pompa e coperta di fiori fu condotta a San Francisco.

«Per quel primo saggio ricevetti un premio di cinque mila dollari (venticinque mila lire): nel vecchio mondo si crede d'aver fatto tutto quando si sono date cinquecento lire in un concorso agricolo.

«Meffilld ingrossava rapidamente: bisognò organizzare il comune, innalzare pubblici edilizi, costruire strade e fontane. Ogni domenica prendemmo l'abitudine di riunirci in meeting per discutere i nostri interessi. In sedici anni sono stato eletto tre volte sindaco da' miei concittadini, i quali recentemente mi hanno mandato, quasi a unanimità di voti, alla legislatura dello Stato.

«Maritatomi con la figlia di un allevatore di bestiame che ha ventimila montoni e mille buoi nel suo ranch, ebbi sei figli.

«In conclusione, coll'istruzione e col lavoro io mi sono qui innalzato e arricchito e mi sento felice in questa terra di libertà che mi ha accolto a braccia aperte. Credete che io debba qualche cosa alla Francia? Non vi pare che la mia patria sia là dove si seppe fare di me un uomo? Nel vecchio mondo io sono un vagabondo, un recidivo: nel nuovo rappresento il mio distretto alla legislatura. Ah! io morrò certamente a Meffilld.»

—Ebbene, che ne dite?—mi domandò la signorina Mary, terminato che ebbe il racconto.—Non è istruttiva la carriera percorsa in meno di vent'anni da quest'uomo, il quale non domandava che di istruirsi e di lavorare, e che al principio della sua vita non aveva incontrato che le tristi severità d'una società invecchiata? Come si capisce il suo odio vigoroso verso le istituzioni egoiste e meschine che reggono la maggior parte degli Stati d'Europa!

—Il racconto è interessantissimo—risposi io che ne ero rimasto realmente impressionato—ma bisogna riflettere che i vecchi Stati europei non possono offrire a tutti i loro abitanti i terreni e i mezzi di arricchirsi così facilmente come una volta la California. L'America ha bisogno di braccia, e riceve continuamente dall'Europa dei carichi di lavoratori per allevare i quali non ha speso un centesimo.

—Ecco precisamente le obbiezioni fatte dal signor Jacolliot. E sapete come le ha combattute il sindaco di Meffilld? Ha risposto che egli non rimproverava al suo paese di non averlo provveduto fin dalla nascita d'un pezzo di terra: sarebbe una follia il pretendere che la società supplisca al lavoro individuale, e la moralità e le leggi non hanno peggiori nemici dei parassiti. Ma ciò che si ha diritto di esigere dal gruppo di individui, dal Comune, dallo Stato, a cui si porta il proprio concorso, è che obblighi all'istruzione come obbliga all'imposta, al servizio militare e a tutti gli altri oneri comuni, perchè questi oneri che l'ignoranza considera come tanti abusi, l'istruzione ce li fa considerare come altrettanti doveri.

—Da noi, molti fanciulli non possono andar a scuola perchè mancano di scarpe.

—Lasciate finire il vecchio di Meffilld—interruppe Mary.—Egli diceva:

«Quando un paese come la Francia scrive in testa dei suoi codici che non è ammessa l'ignoranza della legge, non fa che sancire una triste e odiosa finzione, se non procura che ognuno sia obbligato di studiare le istituzioni che reggono il paese. Il maestro di scuola deve precedere il gendarme.

«È questa finzione legale che ha ucciso mio padre! Egli prende le armi nel 1848 e gli si dice che s'è battuto contro i tiranni e che ha ben meritato della patria. Fa lo stesso nel 1851, lo si tratta da brigante e lo si manda a morire negli stagni della Guiana.

«Come volete che il popolo, educato sistematicamente nell'ignoranza più completa di tutto ciò che riguarda la vita sociale e forma la grandezza degli Stati liberi, possa distinguere il vero dal falso nelle vostre istituzioni antiquate davanti alle perpetue capitolazioni di coscienza della maggior parte dei vostri uomini politici, e alle discussioni puerili delle vostre assemblee?

«Quando avete ancora degli uomini capaci di affermare sfacciatamente che le masse non hanno bisogno d'istruzione per lavorare e che per tutto il resto devono rimettersi alle classi dirigenti, che sono le loro tutrici naturali; quando un paese si trova a questo punto, è la decrepitezza, è l'infanzia senile che comincia.

«Da alcuni anni io studio il movimento delle istituzioni francesi. Ebbene, sono convinto che l'egoismo e l'inettitudine delle alte classi (le quali mettono ostacoli sopra ostacoli per arrestare il torrente della democrazia, in luogo di regolarne il corso coll'istruzione e di avviarlo a un oceano di libertà, come si è fatto qui), non faranno che condurre a lotte periodiche e sanguinose, alla fine delle quali il paese troverà inevitabilmente la rovina.

«Non crediate che sia la facilità di acquistare la terra in America che rende qui l'uso della libertà più facile e meno nocivo, come dicono gli uomini di Stato europei. Se sapeste a quali lavori faticosi sono obbligati di accingersi i pionieri che vanno nell'interno degli Stati Uniti, lungi dai centri abitati, in regioni prive di strade e di comunicazioni, e quanti patimenti devono soffrire per ottenere un risultato!

«Gli uomini pericolosi non vanno a domandare ai duri lavori della terra una vita onesta e libera; essi preferiscono il soggiorno nelle città dove possono più facilmente sfruttare l'ignoranza e i vizi dei loro concittadini.

«Il possesso della terra non significa nulla senza l'istruzione e la libertà. Nella Turchia asiatica, per esempio, avete immense quantità di terreni coltivabili, a due lire l'ettaro. Perchè l'emigrazione fugge quei luoghi? Perchè sarebbe un cadere da una dominazione sotto un'altra.

«Credetelo, ciò che si viene a cercare specialmente in America è il mondo nuovo, è la società liberata dai legami ieratici e monarchici del passato, è l'eguaglianza degli uomini davanti all'istruzione che eleva e moralizza, è la coscienza e il pensiero, è l'associazione e il lavoro liberi.

«Alla mia patria io auguro una organizzazione comunale simile alla nostra, che le permetta di disfarsi una buona volta di tutti i suoi dottrinari, di tutti i suoi uomini parlamentari, ciarlatani politici che si dicono conservatori, e non conservano che una sola cosa: l'ignoranza perpetua a profitto di un perpetuo dispotismo.»

La signora Mary terminò battendo le mani e domandandomi in aria trionfante:—Ebbene, signor europeo?—

Ma prima che la marea fosse troppo bassa dovemmo rimetterci in barca e tornare a New-York, e io rimandai ad altra occasione le risposte alle interrogazioni della mia giovane amica.