XIII.

L'ultima conversazione con Mary.

Era una triste sera di gennaio, piena di nebbia.

Una nera fanghiglia copriva le strade di New-York e di minuto in minuto si sentivano i fischi lunghi e lamentevoli che emettevano i vapori e i steam-boats per non investirsi nella baia.

Dovendo imbarcarmi il giorno seguente per l'Europa, andavo a salutare la signorina Mary e i suoi parenti che erano i miei migliori amici. Dopo che si parlò del viaggio che avevo da compiere in una stagione così sfavorevole e del piroscafo scelto, la signorina Mary mi ricordò la promessa fattale di esporle il mio intimo pensiero intorno agli Stati Uniti.

—Sentiamo, dunque, un po'—mi disse—l'idea che mi avete sempre taciuta.

—È di una semplicità infantile—risposi.—Io parto pieno d'ammirazione per questo paese il quale, malgrado certi difetti che abbiamo più volte notato insieme, è governato dalla costituzione più democratica che si conosca. Qui regna realmente l'eguaglianza fra i cittadini; non avete esercito, nè Corti, nè ordini cavallereschi; la prima cosa che curano i vostri liberi comuni è la pubblica istruzione; ogni cittadino è elettore; il presidente della Repubblica, sebbene siate tanto ricchi, non vi costa che duecento mila lire all'anno; siete senza burocrazia e l'amministrazione della giustizia procede con grande sollecitudine, senza abuso di carcere preventivo; avete risoluto il problema politico coll'esercizio del suffragio universale e dell'autonomia comunale, coll'esercizio cioè della sovranità popolare; ma non vi siete ancora preoccupati della questione economica.

—È segno che non ne fu sentito ancora il bisogno.

—Ciò è esatto fino a un certo punto. È verissimo che per la estensione immensa del territorio e per la sua ricchezza, per la mancanza dell'esercito, della marina da guerra e di tante altre spese che stremano i bilanci delle Nazioni d'Europa, negli Stati Uniti non si trova la miseria del vecchio continente e i salari sono qui più alti che altrove. Ma non è meno vero che anche voi avete nelle città dei quartieri pieni di gente povera, lacera, affamata, pigiata in cameraccie prive d'aria e di luce; non è meno vero che anche qui vi è dell'infanzia abbandonata e che molte giovani derelitte sono costrette a far mercato di sè stesse; non è meno vero finalmente che i lavoratori di tutte le classi, sebbene relativamente pagati meglio che in Europa, sono sfruttati dai capitalisti e dai monopolii.

—Questo è innegabile.

—Quel sentimento di giustizia e di fratellanza che commuove in questa fine di secolo tutto il mondo e che fa vendere tante migliaia di copie del libro del vostro Bellamy,[Nota: La vita sociale nel 2000, romanzo di E. BELLAMY, tradotto da G. OBEROSLER, sulla 330^a edizione originale americana, ampliata con un Post-scriptum e con l'aggiunta di un Dizionario economico-sociale. Editore Max Kantorowicz, Milano, 1892.—Prezzo L. 1.] non è ancora entrato nel cuore dei vostri legislatori. Neppure qui il diritto all'esistenza è stato riconosciuto. Accanto ai re delle ferrovie, del lardo, del petrolio, della Borsa, di tutte le speculazioni, stracarichi di ricchezze e di diamanti, trovate spesso anche nelle vostre città più fiorenti l'operaio disoccupato e digiuno, l'orfano scalzo, la famiglia senza tetto e senza pane. Come diceva Macaulay molti anni fa scrivendo ad un amico, finchè avrete negli Stati Uniti un'immensa estensione di terra fertile e non ancora occupata, i vostri lavoratori staranno infinitamente meglio di quelli del vecchio mondo. Ma tempo verrà in cui la Nuova Inghilterra sarà popolata come la vecchia. Presso di voi il salario diminuirà e subirà le stesse fluttuazioni come in Europa. Voi avrete la vostra Manchester e la vostra Birmingham dove gli operai, a centinaia di migliaia, avranno sicuramente i loro giorni di crisi. Allora si leverà per le vostre istituzioni il gran giorno della prova. La miseria rende dovunque il lavoratore malcontento e rivoltoso, preda naturale dell'agitatore, il quale gli espone quanto è ingiusta questa ripartizione in cui l'uno possiede dei milioni, mentre l'altro è incerto del pane. Da noi, negli anni di crisi, vi sono molti lagni ed anche qualche tumulto; ma poco importa, poichè la classe sofferente non è la classe governante. Il potere supremo è nelle mani di una classe numerosa, che è la più colta e la quale è e si stima profondamente interessata al mantenimento dell'ordine, alla guardia delle proprietà. Ne segue che i malcontenti sono repressi con fermezza e si passano i momenti critici senza spogliare il ricco per assistere il povero. Ma come ve la caverete voi quando al principio del secolo venturo avrete da affrontare prove consimili?

—Bisogna prevederle e prepararsi in tempo per trovare il modo di superarle felicemente.

—È il voto di tutti, ma l'ipotesi più verosimile è invece che quando arriveranno i momenti tristi, il vostro governo non sarà capace di contenere una maggioranza sofferente e irritata. Perchè qui il governo è nelle mani delle masse, e i ricchi, che sono in minoranza, si trovano in balìa di esse. Giorno verrà in cui la moltitudine, fra una metà di colazione e la dubbia prospettiva di una metà di desinare, nominerà i legislatori. E possibile concepire un dubbio sul genere di legislatori che saranno nominati? Da una parte avrete un uomo di Stato che predica la pazienza, il rispetto dei diritti acquisiti; dall'altra un demagogo che declama contro la tirannia dei capitalisti e degli usurai e domanda perchè gli uni bevono vino di Champagne e passeggiano in carrozza, mentre tanta gente onesta manca del necessario. Quale di questi candidati avrà la preferenza dell'operaio che ha sentito i suoi ragazzi chiedergli del pane? Oh! allora avverranno qui di quelle cose, dopo le quali la prosperità non può più rinascere. Allora, o qualche Cesare, o qualche Napoleone prenderà con una mano potente le redini del governo, oppure la vostra repubblica sarà nel xx secolo saccheggiata e devastata come lo fu l'impero romano dai barbari, con questa differenza: che i devastatori dell'impero romano, gli Unni e i Vandali, venivano di fuori, mentre i vostri barbari saranno i figli del vostro paese.

—Secondo tutte le probabilità—disse la signorina Mary, dopo un po' di riflessione—i barbari verranno fuori prima nei paesi più poveri, in Europa, se i governi del vecchio continente non si decidono a ritardarne l'avvento col disarmo, che vorrebbe dire rifiorimento di tutte le industrie, dell'agricoltura e del commercio, e che nella sola Italia significherebbe una economia di un milione e mezzo al giorno. Ora l'esempio di ciò che succederà in Europa servirà di ammaestramento agli Stati Uniti: almeno speriamolo.

Ed essendo sopravvenuto. Giorgio, si cambiò discorso.