LXXXII. — LA MANO DI DIO.
Caderousse continuava a gridare con voce lamentevole:
— Sig. abate, soccorso! soccorso!
— Che c’è? domandò Monte-Cristo.
— Venite in mio soccorso; sono stato assassinato.
— Eccoci! coraggio.
— Ah! è finita, giungete troppo tardi; giungete per vedermi morire. Che colpi! quanto sangue! — Ed egli svenne.
Alì ed il suo padrone presero il ferito, e lo trasportarono in una camera. Là Monte-Cristo fece segno ad Alì di spogliarlo, e riconobbe le tre terribili ferite da cui era stato colpito. — Mio Dio! diss’egli. — Alì guardò il padrone come per domandargli ciò che doveva fare.
— Va a cercare il procuratore del Re Villefort, che dimora nel sobborgo Sant’Onorato, e conducilo qui; nel passare, sveglierai il portinaro, e gli dirai che vada a cercare un medico. — Alì obbedì, e lasciò il finto abate solo con Caderousse sempre svenuto. Allorchè il disgraziato riaprì gli occhi, il conte, assiso pochi passi da lui lontano, lo guardava con una tetra espressione di pietà, e le sue labbra, che si agitavano, sembravano mormorare una preghiera.
— Un chirurgo, sig. abate, un chirurgo! disse Caderousse.
— Si è mandato a cercarlo, rispose l’abate.
— So bene che è inutile, in quanto alla vita, ma potrà forse darmi forza, e voglio avere il tempo di fare la mia dichiarazione.
— Su di che? — Sul mio assassino.
— Lo conoscete voi dunque?
— Sì, io l’ho conosciuto! sì lo conosco, fu Benedetto.
— Quel giovine Corso? — Egli stesso.
— Il vostro compagno?
— Sì. Dopo avermi dato il disegno della casa del conte, sperando senza dubbio che io l’uccidessi, e che per tal mezzo egli ne diventerebbe l’erede, o che egli uccidesse me, e sarebbe così spacciato di me, mi aspettò sulla strada, e mi ha assassinato.
— Nello stesso tempo che ho mandato a cercare un medico ho pur fatto chiamare il procurator del Re.
— Egli giungerà troppo tardi, disse Caderousse, sento che tutto il sangue se ne va.
— Aspettate, disse Monte-Cristo; — ed uscì: cinque secondi dopo rientrò con una boccettina.
Gli occhi del moribondo, spaventosi per la loro immobilità, non avevano in quest’assenza lasciato un momento quella porta, dalla quale egli indovinava per istinto che stava per venirgli un qualche soccorso.
— Spicciatevi, sig. abate, sento che torno a svenire.
Monte-Cristo si avvicinò, e versò sulle labbra paonazze del ferito tre o quattro gocce del liquido che conteneva la boccettina. Caderousse mandò un sospiro. — Oh! diss’egli, voi mi versate in seno la vita; ancora... ancora...
— Due gocce di più vi ucciderebbero, rispose l’abate.
— Oh! che venga dunque qualcuno al quale io possa denunziare il miserabile. — Volete che io scriva la vostra deposizione? voi la firmerete. — Sì, disse Caderousse, i cui occhi brillavano per la speranza di questa postuma vendetta.
Monte-Cristo scrisse, «Io moro assassinato dal Corso Benedetto, mio compagno di catena a Tolone sotto il n. 59.»
— Spicciatevi, spicciatevi, disse Caderousse, o io non potrò più firmarla. — Monte-Cristo presentò la penna a Caderousse che raccolse tutte le sue forze, firmò, e ricadde nel suo letto dicendo: — Voi racconterete il resto, sig. abate; direte che egli si fa chiamare Andrea Cavalcanti, ch’alloggia nell’albergo dei Principi, che... ah! mio Dio, ecco che moro!
E Caderousse svenne per la seconda volta. L’abate gli fece respirare l’odore della boccettina, il ferito riaprì gli occhi. Il suo desiderio di vendetta non lo aveva abbandonato durante lo svenimento. — Ah! direte tutto questo, non è vero, signor abate?
— Tutto questo, sì, ed altre cose ancora — Che direte?
— Io dirò, che vi aveva dato la pianta di questa casa nella speranza che il conte vi uccidesse; dirò ch’egli aveva prevenuto il conte con un biglietto; dirò che il conte era assente, e che sono stato io che ho ricevuto questo biglietto, e che ho vegliato per aspettarvi.
— Ed egli sarà ghigliottinato, non è vero? disse Caderousse; me lo promettete, io muoio con questa speranza, questa mi aiuterà a morire.
— Dirò, continuò il conte, ch’egli è giunto dopo di voi, ch’è stato all’agguato tutto il tempo che siete stato qui, che quando vi ha veduto uscire, egli è corso all’angolo del muro, si è nascosto...
— Voi dunque avete veduto tutto ciò?
— Ricordatevi le mie parole: «e se tu rientri in casa tua sano e salvo, crederò che Dio ti abbia perdonato, e ti perdonerò io pure.»
— E voi non mi avete avvertito, gridò Caderousse cercando di sollevarsi sul gomito; sapevate che avrei corso pericolo di essere ucciso uscendo di qui, e non mi avete avvertito?
— No, perchè nella mano di Benedetto vedevo la Giustizia di Dio. — Caderousse lo guardò con istupore.
— E poi, disse l’abate, Dio è pieno di misericordia per tutti, come lo è stato per te: egli è padre prima di essere giudice.
— Ah! voi dunque credete in Dio? disse Caderousse.
— Se avessi avuto la disgrazia di non averci creduto fino al presente, ci crederei vedendoti.
Caderousse alzò le pugna serrate al Cielo.
— Ascolta, disse l’abate stendendo la mano sul ferito, come per comandargli la fede, guarda ciò che ha fatto per te questo Dio, che tu ricusi di riconoscere nel tuo ultimo momento: egli ti aveva data salute, lavoro sicuro, ed anche amici, la vita finalmente tale quale deve presentarsi all’uomo per esser docile colla calma della coscienza e la soddisfazione dei desideri, che non sono in opposizione alla legge divina; invece di essere contento di questi doni del signore, così raramente accordati da lui nella loro pienezza, guarda ciò che ne hai fatto: ti sei abbandonato al non far niente, ed alla ubbriachezza e nella ubbriachezza hai tradito uno dei tuoi migliori amici.
— Soccorso! gridò Caderousse, non ho bisogno di un prete, ma di un medico; forse non sono ferito mortalmente, forse non sono ancora per morire, forse mi potran salvare.
— No, sei tanto ben ferito mortalmente che senza le tre gocce del liquore che ti ho dato, saresti già spirato. Ascolta.
— Ah! mormorò Caderousse, che prete strano che siete, invece di consolare i moribondi, li fate disperare.
— Ascolta, continuò l’abate; quando hai tradito il tuo amico, Dio ha cominciato non a punirti, ma ad avvisarti; tu sei caduto nella miseria, hai sofferta la fame, tu eri passato ad invidiare la metà di una vita, che potevi passare ad acquistarla, e già pensavi al delitto scusandoti colla necessità, quando Dio fece per te un miracolo, quando Dio per le mie mani t’inviò nel seno della tua miseria, una fortuna brillante per te, disgraziato, che non avevi mai posseduto niente. Ma questa fortuna inattesa, non isperata, inaudita non ti bastò più, dal momento che la possedevi, volesti raddoppiarla: con qual mezzo? quello di un omicidio: l’hai raddoppiata, e Dio allora te l’ha tolta, conducendoti avanti all’umana giustizia.
— Non sono stato io, disse Caderousse, che ho voluto uccidere l’ebreo; fu la Carconta.
— Sì, disse Monte-Cristo. Così la misericordia di Dio non rivolse lo sguardo da te neppur questa volta, perchè la sua giustizia ti avrebbe messo a morte; ma Dio sempre misericordioso, permise che i tuoi giudici si commovessero alle tue parole, e ti lasciassero la vita.
— Per bacco! per inviarmi alla galera a vita; bella grazia.
— Questa grazia, miserabile! tu però la considerasti come una vera grazia quando ti fu fatta. Il tuo cuore vile, che tremava davanti alla morte, balzò di gioia all’annunzio della tua perpetua infamia, perchè dicesti a te stesso come tutti i forzati: «nella galera vi è una porta, non vi è una tomba.» Ed avevi ragione, perchè la porta della tua galera è aperta per te in un modo non isperato: un inglese visita Tolone, egli aveva fatto voto di togliere gli uomini dall’infamia, la sua scelta cadde sul tuo compagno, una seconda fortuna discende per te dal cielo, ritrovi danaro ad un tempo e tranquillità, puoi ricominciare a vivere la vita di tutti gli uomini, tu che eri stato condannato a vivere quella soltanto dei forzati; allora, miserabile, ti metti a tentare Dio una terza volta: non ne ho abbastanza, dicesti, quando avevi più di quel che mai tu abbia posseduto, e commetti un terzo delitto, senza ragione, senza scusa. Dio si è stancato, Dio ti ha punito.
Caderousse si indeboliva a vista d’occhio: — Da bere! diss’egli; io ho sete... io brucio! — Monte-Cristo gli dette un bicchiere d’acqua: — Scellerato Benedetto, disse Caderousse restituendo il bicchiere; egli però fuggirà...
— Nessuno sfuggirà, sono io che te lo dico, Caderousse... Benedetto sarà punito!
— Allora sarete punito voi pure, disse Caderousse; perchè non avete fatto il dovere del vostro ministero... voi dovevate impedire a Benedetto di uccidermi.
— Io! disse il conte con un sorriso che agghiacciò di spavento il moribondo, io impedire a Benedetto di ucciderti, al momento in cui tu spezzavi il tuo coltello contro la cotta di maglia che mi copriva il petto?... Sì, forse, se ti avessi ritrovato umile e pentito, avrei impedito a Benedetto di ucciderti; ma ti ho ritrovato orgoglioso e sanguinario.
— Io non credo in Dio! urlò Caderousse, tu pure non vi credi... tu menti... tu menti!
— Taci, disse l’abate, perchè fai uscir fuori del tuo corpo le ultime gocce di sangue... Ah! tu non credi in Dio, mentre muori colpito dalla sua giustizia!... Ah! tu non credi in Dio, e Dio, che frattanto non chiede che una preghiera, una lagrima per perdonare... Dio che poteva dirigere il pugnale dell’assassino in modo che tu spirassi sul colpo... Dio ti ha dato un quarto d’ora per pentirti... Rientra dunque in te stesso disgraziato, e pentiti!
— No, disse Caderousse, io non mi pento, non vi è Dio, non vi è Provvidenza.
— Vi è Dio, vi è Provvidenza, disse Monte-Cristo, e la prova si è, che tu sei là gemente, disperato, rinnegando Dio, e che io sono qui ritto davanti a te, ricco, felice, sano e salvo, e giungendo le mani davanti a questo Dio, al quale tu ti sforzi non credere, ma al quale pure tu credi nel fondo del tuo cuore.
— Ma chi siete dunque allora? domandò Caderousse fissando gli occhi moribondi sul conte.
— Guardami bene, disse Monte-Cristo prendendo il lume, ed avvicinandolo al viso.
— Ebbene! l’abate... Busoni. — Monte-Cristo si levò la parrucca che lo sfigurava, e lasciò ricadere i suoi bei capelli neri che inquadravano tanto armoniosamente il suo pallido viso.
— Oh! disse Caderousse spaventato, se non fossero questi capelli neri, direi che siete l’Inglese, direi che voi siete Lord Wilmore.
— Io non sono, nè l’abate Busoni, nè Lord Wilmore, disse Monte-Cristo; guarda meglio, guarda più lontano, guarda nelle tue prime rimembranze.
In queste parole del conte vi era una vibrazione magnetica nella quale furon vivificati i sensi sfiniti del miserabile ferito.
— Oh! in fatto, diss’egli, mi sembra di avervi veduto... di avervi conosciuto in altri tempi... ma chi dunque siete allora? e perchè, se mi avete veduto e conosciuto, mi lasciate morire?
— Perchè non vi ha cosa alcuna che possa salvarti, Caderousse; perchè le tue ferite sono mortali. Se tu avessi potuto essere salvato avrei veduto un’ultima misericordia del Signore, ed io pure sarei accorso per restituirti alla vita ed al pentimento, te lo giuro per la tomba di mio padre.
— Per la tomba di tuo padre! disse Caderousse rianimato da un’ultima scintilla, e sollevandosi per vedere più da vicino l’uomo che faceva questo giuramento, sacro a tutti gli uomini; eh! chi sei tu dunque? — Il conte non aveva cessato dal seguire i progressi dell’agonia; egli capì che questo slancio della vita era l’ultimo, si avvicinò al moribondo, e coprendolo con uno sguardo pacifico e tristo ad un tempo.
— Io sono... gli disse all’orecchio, io sono... — E le labbra appena aperte, lasciarono passare un nome pronunciato tanto a bassa voce, che il conte sembrava temesse di sentirlo egli pure.
Caderousse, che si era alzato sulle ginocchia stese le braccia, fece di tutto per indietreggiare, poi giungendo le mani, ed alzandole con un estremo sforzo: — Oh! mio Dio! diss’egli, perdono per avervi rinnegato; voi esistete, sì voi esistete, e nella vostra infinita misericordia e giustizia, voi siete il padre, il giudice degli uomini. Mio Dio, e Signore, non vi ho per lungo tempo conosciuto! mio Dio, e Signore perdonatemi, mio Dio, e Signore ricevetemi!
Caderousse chiuse gli occhi, cadde rovesciato in addietro con un ultimo sospiro. Il sangue si fermò subito sulle labbra delle sue larghe ferite. Egli era morto.
— Uno! disse misteriosamente il conte, cogli occhi fissi sul cadavere già sfigurato per questa morte terribile.
Dieci minuti dopo, il medico ed il procuratore del Re giunsero, condotti, l’uno dal portinaro, l’altro da Alì, e furono ricevuti dall’abate Busoni, che pregava vicino al morto.