ABBANDONI

UN INGANNO

Poi ch'io concessi un'ora alle tue braccia

l'illusïone di serrarmi intera,

non gioirne. Dell'ora menzognera

il molle riso dal ricordo scaccia.

Io non vidi il pallor della tua faccia.

Un altro volto dentro gli occhi m'era,

diceva un'altra voce la preghiera

lunga in cui par che l'anima si sfaccia.

Non eri tu, ma un altro era. Il lontano.

Io sentii nella tua bocca i suoi baci,

le sue carezze sotto la tua mano.

E soffersi fremendo un muto affanno,

ma tu, fiso nei miei occhi mendaci,

gioisti senza sospettar l'inganno.

UNA DEDIZIONE

Cómpiasi dunque ciò ch'è ne' tuoi voti.

Io cedo, m'abbandono, m'annïento:

tu, come impetüosa ala di vento,

m'investi, mi travolgi, mi riscuoti.

Voglio che la vertigine mi ruoti

a torno a torno con fulgor di cento

faci e la voluttà folle un momento

m'arda, mi strugga sui suoi roghi ignoti.

Più non m'apparterrò. Sarò la cosa

chiusa nel pugno del dominatore,

pel bene ch'egli spera e il mal ch'egli osa.

Ma, calmata l'angoscia dei desii

torbidi, tu, se non vuoi farmi orrore,

fuggi, e il tuo volto ed il tuo nome io oblii.

È TARDI

È tardi ormai. In troppo lunga attesa

mi sono esausta. Imagini mendaci

a forza e in solitudine m'han presa,

hanno imposto al mio cuore avido: — Taci!

S'avvinghiarono a me quando protesa

chiedevo amor con muti occhi voraci,

sognando di morir senza difesa

sotto furie implacabili di baci.

È tardi. Torna vana ogni follìa

per chi tutte le finse, a farsi lievi

i giorni della sua malinconia.

T'accendesti di larve. Or più non ardi,

Desiderio. Al buon fonte più non bevi.

Ti sazïasti di menzogne. È tardi.