DESIDERI

vortice

Noi ci fissammo, con un folgorio

d'occhi tenace. Io so che in quel momento

il cuore ti tremò del tremor mio.

Eravamo seduti con il mento

nella mano, in un'ombra di veranda,

in qual tempo, in qual giorno, io non rammento.

Rammento che giungeva a ondate, blanda,

una lontana musica e che spesso

ripeteva un motivo di domanda.

A un tratto ci trovammo così presso

da provarne vertigini, e smarriti

impallidimmo del pallore stesso

come su un buio vortice che inviti.

un addio

Folle è lasciarci, tutti accesi ancora

di desiderio, ancor pronti a godere

di tutto ciò che l'un dell'altro ignora.

La volontà che tiene prigioniere

le nostre giovinezze le flagella,

per farle in solitudine tacere.

Ma più le volge incitatrice a quella

gioia non mai gioita, che la morte

pur ci farebbe nel suo riso bella.

Più dolce sorte è la comune sorte:

darsi con umiltà l'un l'altro, ciechi.

Abbandonarsi al vortice più forte

e dirsi dopo un breve addio, senz'echi.

l'ignoto

Io non so chi tu sia. So che una sera

noi ci gettammo l'anima negli occhi,

con l'impeto di chi brama e non spera.

La ripigliammo cauti, quasi tocchi

da un dubbio, e ancor la scagliammo a segno,

come la freccia che dall'arco scocchi.

Senza accostarci, senza altro disegno

che quello di guardarci ebbri d'amore,

ma disgiunti da un qualche aspro ritegno.

Così il male durò. Più tentatore

d'allora, a tratti, il tuo volto m'abbaglia.

Curiosità di te mi punge il cuore,

desiderio di te me lo attanaglia.