ELEGANZE

le essenze

Ora io mi dico: — Per ciascuna goccia

d'essenza una fiorita di corolle

offre la sua bellezza appena sboccia.

Carne di fiori d'un pallor sì molle

da sembrar carne di delizia, nata

in tepori di serra o in cima a un colle,

uccisa a sommo della sua giornata

e con lungo martirio, perchè tutta

si doni, all'ombra e al sole macerata!

Freschezza che si spreme e che si butta

poi che stillò l'umor di cui viveva.

Pura bellezza vegetal distrutta

per far più impura la bellezza d'Eva!

i profumi

Nel solco di profumo che si scava

talor fra il vario ansare d'una via

quasi un languor voluttüoso grava.

Ma il desiderio torbido si svia

dietro l'ignoto passo che pel vano

suo ardore allunga l'olezzante scìa,

sfogliando un fiore, o sminuzzando un grano

d'ambra, o stillando issopo e benzoino,

già con altri confuso e già lontano.

Fruscìo di seta, o palpitar di lino,

o sviluppo di chiome, come odori,

fiato che, quasi a notte da un giardino,

da tutto un corpo tepido vapori!

un frutto

Ma il frutto che sul ramo si matura

per la sete del suo coltivatore

ha la bontà della bellezza pura.

Non è vaghezza sterile di fiore

nato al piacer dell'occhio e dell'olfatto,

ma polpa e succo buono e buon sapore!

Semplice è il frutto. Un riso di scarlatto

sembra avvampar su la sua guancia tonda,

per chi sa quale suo gioir, d'un tratto.

Si dona, benchè un poco esso nasconda

il rossor dell'offerta tra due foglie.

Ma tutto splende, nudità gioconda,

nella man che si tende e che lo coglie.

le sete

Io so la rigidezza delle sete

garrule al passo. O vesti d'ave, bene

riposte in grandi scatole segrete!

So delle trine la mollezza lene,

l'onda dei veli donde emerge il viso

come da spume volto di sirene.

So l'iride in mille iridi diviso

perchè ogni donna la sua veste faccia

del colore più adatto al suo sorriso.

So l'ombra delle piume in cui la faccia

s'imbianca d'un languor di passïone,

in cui la bocca bella, benchè taccia,

parla parole di seduzïone.