ONDEGGIAMENTI
la felicità
Ma quella che va sola ancora sa
tratto tratto pel suo vagabondare
trovar un'ombra di felicità.
Oh! ma un'ombra così lieve che pare
quella del pesco, quando primavera
gli fa una veste di rosette amare.
Certa non è se gioia era o non era,
e a sera lo domanda ella a sè stessa
sciogliendo adagio la sua chioma nera.
O voce che dicevi sì sommessa:
— Mi piaci! — o riso di perplessità,
o mano che non parla ma confessa,
eri o non eri la felicità?
incertezze
Forse non eri, perchè tanto triste
a notte, con il volto nel guanciale
io piansi molte lacrime non viste.
Non eri, perchè ancor di non so quale
spasimo, di non so che interïore
morso nel seno il cuore mi trasale.
Quasi per un gran male di languore
il sangue mi ristagna nelle vene,
come nei polsi inerti di chi muore.
Non eri. E chi su le mie ciglia piene
d'ombra, socchiuse sul pensiero vano,
chi senza passi e senza voce viene
così dolce a chinarsi e così piano?
qualche amarezza
Tu ieri con le tue pallide mani
per altre donne ancor sfogliavi rose,
per altre già ne sfoglierai domani.
Oggi la tua sottile arte compose
per me una lieve ghirlandetta molle
da scomporre con dita desïose.
Insieme noi sfacemmo le corolle
soavi per estrarne ogni dolcezza,
per gustarla con bocca un poco folle.
Pure, non so da chi, qualche amarezza
mi viene: forse dalla donna ignota
che sentirà domani la carezza
del tuo respiro sopra la sua gota.
la rivale
Ella m'è ignota, anche la sua effigie
m'è ignota, ma la imagino felina
nei gesti lenti e nelle iridi grigie.
Forse per via già mi passò vicina,
e in quel momento mi percorse diaccia
del brivido la scossa repentina.
Talor la vedo dietro la tua faccia,
la spìo ne' tuoi occhi e nel tuo riso,
sento la forma sua fra le tue braccia.
Allora su l'enigma del tuo viso
sfogo in carezze un'ira vïolenta,
fin che certa non sia d'avervi ucciso
quella parvenza sua che mi tormenta.
schermaglie
Sogghignare io potrei di te, dell'altra
donna lontana a cui forse ritorni,
toglierti a lei con sottigliezza scaltra.
Ma non voglio. Va pure. Verran giorni
soli a me sola e avran cappe di ghiaccio
e poi saranno di vïole adorni.
Ed io com'essi muterò. Ora faccio
ira a me stessa, perchè ho in gola un roco
lamento e solo per orgoglio taccio.
Un giorno anch'io saprò, ridendo un poco,
dire a colui che molto amore agogna:
— ti voglio bene! — dirglielo per gioco,
perchè gioisca della mia menzogna.
la menzogna
La menzogna è così cara talvolta:
sembra una donna di molt'arte esperta
che per bontà sa fingersi un po' stolta.
Le piace con la sua moneta incerta
che d'oro ha solo una sottil vernice
comprar le rose della gioia certa.
Se falsa è la moneta essa non dice.
Sembra d'oro e qualcuno illuderà
sol anche un'ora d'essere felice.
L'amor rifugge dalla verità,
rara parola ha col pensier concorde.
Man che carezza artiglio aspro si fa,
bocca che bacia spesso a sangue morde.