ORE FOLLI

il capriccio

E tu, Capriccio, genïetto rosa

che svolazzi con ali di farfalla

e un riso su la bocca desïosa,

talvolta io ti sentii su la mia spalla

lieve posare e un'avida parola

colsi, al riparo dell'aluccia gialla.

Fu qualche sera, quando d'una sola

fiamma bruciano i nostri occhi e le stelle,

e ci trema la voce, arida, in gola.

Qualche sera in cui sembran così belle

le labbra che si porgono e così

molle l'odor delle rose novelle,

ch'è duopo susurrare un dolce: — sì!

un cuore

Io intesi un cuore in fondo alla sua nicchia

a colpi sordi palpitare, in fretta.

Domandai: — È il mio cuore o il tuo che picchia?

Noi l'ascoltammo urtare nella stretta

sua cella, in ansia, come si dibatte

forzata in prigionìa la passeretta.

Ascoltammo con anime disfatte

dalla dolcezza i palpiti concordi

chiedendoci: — È il mio cuore o il tuo che batte?

Udimmo rallentare i colpi sordi

e tanto attenüarsi nel languore,

che sospirammo, come chi si scordi

di vivere: — È il mio cuore o il tuo che muore?

notte

Io vado nella notte alta al tuo fianco.

Non so da chi, non so da che atterrita,

spesso trasalgo e al tuo braccio m'abbranco.

Ascendiamo io non so quale salita

passo passo, e la notte è come un mare,

come un'onda nel mar la nostra vita.

Più non vedo il tuo sguardo tutelare

vigilarmi nell'ombra. Su qual traccia,

dove come perchè dobbiamo andare?

Verso qual meta? La paura diaccia

quasi nel seno il battito m'arresta...

Ma tu mi levi fra sicure braccia,

mi baci lento, mi susurri: — A questa.

chi ti vuole

Come non so, ma quando più son piene

di grazia le mie ore e il cuor d'oblio,

di volerti, non so come, m'avviene.

T'aspetto, a un tratto, ed il tuo passo spio

con tremor d'ansia e con fervor di fede,

con la nuca già offerta al tuo desìo,

al bacio che si sente e non si vede,

l'insidïoso, quello che propaga

dalla nuca il sottil brivido al piede.

E m'avviene di volgermi con vaga

meraviglia e di chiedermi: — Non c'è?

E poi, mentre la prima ombra dilaga,

premere a forza i miei singhiozzi in me.

oblio

Son qui raccolta in un oblio profondo

contro il tuo cuore. Credo che ancor siamo

nella vita, ma già fuori del mondo.

So che tu mi desideri e ch'io t'amo,

e tutto che oltre questo è gioia o pena

o bene o male noi dimentichiamo.

Ho il senso di volar su un'altalena

vertiginosa, come fanciulletta

balzavo nell'azzurrità serena.

Ne discendevo con la gola stretta

dal batticuore e con sperduti sguardi,

come or che tu m'avverti: — Il tempo ha fretta

di separarci, o amore. Andiamo, è tardi.