VIBRAZIONI

un dubbio

Son io giovane ancora, anima mia?

I miei capelli ancor mi son mantiglia

densa le notti di malinconia?

Talor per questa strana meraviglia,

notizia di me stessa a me domando

con un solco di dubbio fra le ciglia.

O giovinezza, io ho già scordato quando

venisti a maturare in frutto molle

in fior d'infanzia dal profumo blando.

Tutta nuova da sue bianche corolle

l'adolescente emerse allor, stupita.

Or, con un riso leggermente folle,

riconta che anno fu, su le sue dita.

mattini

Pensa: — Fu l'anno in cui lasciai le monache

del mio convento? O l'anno avanti, o appresso?

Tu, april, vestivi le tue rosee tonache.

Insieme ci destammo in uno stesso

mattino, tu con l'anima leggera,

io col piccolo cuore così oppresso!

Tu inverno, io bimba ci cullò la sera.

Io aprii le ciglia fatta giovinetta,

tu apristi i cieli, fatto primavera.

Forse il succo di qualche vïoletta

bistrò de' miei assorti occhi l'incavo...

Ormai ero colei che sa ed aspetta

e a qualche avido sguardo sussultavo.

asprezze

Aspra son io come quel vento vivo

di marzo, il quale par crudo di geli

ma discioglie la neve su pel clivo.

Vento di marzo che agita gli steli

pigri, scopre vïole in mezzo all'erba,

scompiglia erranti nuvole pei cieli.

Asprigna io sono e rido un poco acerba.

Mordere più che accarezzar mi piace

ed apparir più che non sia superba.

Come il vento di marzo io non dò pace.

Godo sferzare ogni anima sopita,

e trarne l'ire a un impeto vivace

per sentirla vibrar fra le mie dita.