Il Pascià di Janina.

È salito a bordo il pascià di Janina accompagnato da suo figlio. Un bell’uomo grasso dalla faccia turca, ambigua cioè, senza espressione marcata.

Non appena lo han veduto i suoi sudditi che erano a bordo si sono precipitati a baciargli la mano e il lembo della veste.

Umili, fedeli, devoti, ridicoli. Se debbo dire il vero, ridicolo era anche il pascià col suo fare sacerdotale; e si lasciava baciare, tutto compreso nel suo còmpito da reliquia.

Dopo tale funzione il buon uomo dalla faccia ambigua, che ricorda sì dolcemente il profilo del montone, ha preso possesso del ponte di prima classe.

Ci sono molti greci. Poco fa discutevano di politica ad alta voce e bestemmiavano la Turchia, ora per la presenza del pascià tacciono come fringuelli se odano lo strido del falco. E non sono sudditi turchi, e non hanno a temere che S. E. abbia a tirar loro le orecchie. Forse sarà un abito secolare, che so: il fatto si è che coloro che per lo innanzi gridavano ora sussurrano e chi parlava tace.

Quale potenza ha costui?... — mi chiedo — e lo guardo e lo scruto, ma non vedo che la sua bella faccia da montone ambigua e bonaria.