Mehemed bey.
L’ho conosciuto per caso, sta sempre su la soglia del suo negozio, il fez di traverso. Anche il signor Mehemed ha sul volto ambiguo le caratteristiche della sua razza, solo vi si aggiunge una specie di vacuità dolcemente insensata. È molle; ha la molle imbecillità degli uomini lussuriosi. Il volto biancastro, gli occhi sporgenti, dalla sclerotica cosparsa di venoline rosse, il grosso labbro inferiore pendente, le guance floscie e ricadenti a borsa mi significano subito l’essere suo.
Tardo nel dire, più tardo nel comprendere, senza anima, senza scatti, senza entusiasmi, pare una cosa vuota, una povera cosa ridotta ad un esercizio meccanico.
L’altra sera, con la cortesia degli uomini tardi, volle per forza ch’io lo seguissi; doveva mostrarmi la sua casa, voleva farmi assaggiare la sua birra.
Andammo. La casa sorgeva in fondo a un vicoletto fra gli orti. Era deserta. Mehemed bey mi precedette per avvertir le donne che si nascondessero, e quando giunsi non udii che un fruscìo di rapidi passi su la ghiaia del giardino, ma nulla distinsi.
Sedemmo in una veranda coperta da un pergolato.
Dietro gli alberi neri sorgeva la luna rossa.
Una vecchia ci servì birra e cacio, cocomero e olive, carne secca e carne arrostita in pezzetti minuscoli e.... si bevve! La conversazione era penosa, ma come intenderci? Fra il francese, l’inglese e l’italiano il buon uomo aveva fatto tale confusione babelica da sbalordire.
— Drink! drink, my dear!... Kalò kalò!...
— Non bevo, sono astemio.
— Buvete buvete, c’est de la bierra et.... par consequence!
Il “par consequence„ era la conclusione di tutti i suoi discorsi e se il senso non correva tanto peggio per il senso.
— Debbo andarmene....
— Oki oki! Il faut stop et.... par consequence!...
— Ma mi aspettano!
— Mi aspettano, ne ne, mi aspettano et.... par consequence!...
Lo guardavo negli occhi ed egli rideva. Che bello spasso!... E per altri dieci minuti si restava l’uno di fronte all’altro senza dir parola.
Finalmente fra una interminabile fila di par consequence gli sfuggii.
Mehemed bey è un buon ragazzo ed ama svisceratamente la Turchia.
Oggi ho veduto sfilare fra i celebri politofilakes, otto uomini ammanettati.
Hanno percorso fra l’indifferenza comune il quai per tutta la sua lunghezza: solo innanzi ad un caffè al quale sedevano dei giovani cretesi qualcuno ha gridato togliendosi il cappello:
— Addio, patrioti!
E i malviventi hanno riso ed hanno riso i politofilakes che li accompagnavano.