CAPITOLO X.
Le glose moltiplici, e le diffuse parafrasi aggiunte da' Rabbini al codice Mosaico, non solo ne adombrarono la primitiva purità edificante, ma oltremodo gravosa, ed opprimente ne resero l'osservanza.
È cosa renduta omai troppo evidente, al detto universale de' filosofi, che una causa non produce mai il suo analogo effetto, se non se allora quando essa non è interrotta, nel progresso della di lei azione, da altre cause più forti, e più insistenti, che per allora indeboliscono l'azione della prima, e la rendono inutile: è ben vero pur troppo rendersi presso che impossibile assolutamente di fare adottare de' sani, de' metodici, degli utili principj ad uomini eccessivamente inveterati negli assurdi prevenuti in favore de' medesimi, che ricusano di riflettere, e quali nuovi etiopi schivano la luce, e inclinano a vivere sepolti nelle tenebre; ma comunque siasi è d'altronde oltremodo necessario che la verità disinganni le anime illibate proclive alla ragione che la ricercano di buona fede, guidati dal commendevole disegno di ritrovarla [(73)]. La verità è una causa; essa produce direttamente il suo effetto analogo allora quando la sua impulsione non è in verun modo nè alterata, nè intercetta da ostacoli che sospendino il corso regolare de' suoi effetti. Una prova infallibile di tutto quanto sostenghiamo si è, che la causa dalla quale partiva il culto che i posteri di Abramo hanno per molti secoli conosciuto, e praticato non potea essere più ragionevole, ne più giusta, nè migliore, e gli effetti omogenei che risultare si videro per lunga serie di anni chiaro ad evidenza lo dimostrano: ma l'errore funesto che baldanzoso fecesi avanti a soggiogare il cuore umano, indebolì enormemente l'azione salutare della prima, ne tenne allora le sole veci, ne formò l'unico scopo, e la rese come affatto inutile per l'Israelita de' secoli a noi più vicini, o almeno come accessoria a' di lui urgenti bisogni.
Infatti come mai accordare un ammasso spaventevole di chimere, di usi insensati, e di fanatici esercizj che ripugnano il buon senso, colla pretta religione che dee essere guidata dalla sola verità, e formare il più grato alimento di ogni anima sensibile, di ogni cuore ingenuo, e riconoscente? Le pratiche superstiziose sono alla religione, dice un dotto scrittore moderno, ciò che i germogli inutili sono a' vegetabili; essi ne corrodono lo spirito, e il suco, lasciano il tronco scevro di umore prolifico, e l'impediscono di pullulare alcun frutto; le moltiplici differenti credenze che dividono il mondo ci fanno sensibilmente conoscere che quelle appunto le quali sono le più aggravate di cerimonie superstiziose, o di riti stravaganti sono regolarmente le meno praticate con quella integrità, ed esattezza che richiedono, nè si veggono mantenute giammai nell'essenziale [(74)]. Un ebreo talmudista, un cattolico romano trasgrediranno i comandamenti dell'Essere Supremo dieci volte il giorno, e sembra, ch'essi riserbino entrambi tutta la loro più austera devozione, il primo ad alcune pratiche ridicole del sabato, o della pasqua, e l'altro all'uso stravagante delle vigilie, o della confessione; ve n'ha fra quelli chi commetterà tranquillamente una frode, un adulterio, e che non si indurrà giammai a bere il vino premuto da un goi, nè vorrà in alcuna guisa tagliare il pane col coltello di costui [(75)]: siccome avvene parimente fra questi chi non si farà il minimo scrupolo di rubare, di commettere delle infamie, ed anche, degli attentati i più crudeli, mentre non vorrebbe perdere la benedizione del prete, o la messa di un solo giorno [(76)].
Tale è il destino di quelle religioni che impongono un giogo insopportabile, ed un ammasso enorme di pratiche futili; esse cadono nell'inconveniente pernicioso di doversi mancare nell'essenziale, e di non essere osservate ne' punti, che più sarebbe urgente di conoscere, e mantenere, intanto che quelli che sono per loro stessi indifferenti si mirano difendere coll'entusiasmo il più fervido, e il più deciso. Ma l'uomo nato con una intelligenza libera, e con un declivio che lo porta a conservarla tale; spezza finalmente quelle truci catene che tentano a renderla illaqueata, togliendo ad essa, per tante parti, l'uso commendevole per cui il Supremo Creatore l'avea in origine destinata.
Un disordine cotanto pregiudicevole noi lo dobbiamo senza contrasto all'enorme affluenza di glose, commenti e tradizioni aggiunte al codice antico specialmente sul quale era basato il culto primitivo che il popolo ebreo ha un tempo esercitato col più felice successo, e laddove questo, già di soverchio aggravante, per se stesso, rendeva spossate le forze per sostenerlo, quelle le opprimono interamente, e le annientano, senza avere giammai sortito il loro intento, e con massimo scapito irreparabile dell'umana ragione.
E quale mai sarebbe lo stupore de' Patriarchi de' Mosè, de' Jesuè, de' David, de' Salomon, e de' Profeti se attualmente risorgessero fra i viventi, e che potessero trasferirsi in tutti gli angoli della terra dove la prosapia d'Israel è a' tempi nostri diramata, senza però essere prevenuti delle strane peripezie alle quali fu essa per tante volte soggetta, dal secolo in cui essi vissero fino all'età nostra? Questi sani credenti opinerebbero, senza dubbio, di ritrovare tutta via intatto sulla terra l'eccelso culto da essi un tempo conosciuto, e praticato, e lo vedrebbero involto dal fosco velo di parafrasi diffuse, oscure, ed annojanti; alle semplici, e nitide verità sulle quali reggevesi fondatamente la loro pretta credenza essi vi troverebbero surrogate le visioni deplorabili, e le mistiche allegorie di certi uomini proclivi a controvertere ogni minimo punto contestato; in vece dei limpidi sacrificatori che estolleveno le glorie dell'Eterno, ed offrivano le vittime al venerabile altare della verità, per espiazione de' falli che commessi erano dal Popolo, essi vedrebbero una caterva insana di sedicenti כהנים (Cohanim) Sacerdoti, senza meriti, e senza causa baldanzosi pretendere al grado, vantare i requisiti, ed imitare, in gran parte, le ingerenze che unicamente erano imposte, per divino comando, alla sola prosapia di Aaron [(77)]; se ricercassero di visitare il loro בית המדרש (Beth Amedrash) casa d'interpretazione [(78)] vi si farebbero spettatori delle questioni le più insulse non solo, ma le più detestabili per diffinire se con fiaccola di sego, di cera, ovvero di olio debbasi accendere il lampadario del sabato [(79)], se l'anima di Adamo passasse nella spoglia corruttibile di Seth, e da questa entro il Corpo di Mosè; se David sarebbe nato un aborto senza il dono gratuito di anni settanta fatto ad esso dal primo ente ragionevole creato [(80)]; Se Dio si pentisse di avere distrutto Gerusalemme; se egli se ne attristasse, in che passa egli il suo tempo, ed altre inezie simili, ed esecrabili bestemmie [(81)]; se informare si volessero de' progressi luminosi che la religione del popolo d'Israel ha fatti da 1600 anni a questa parte, loro si mostrerebbe il codice mosaico trasformato in un ammasso enorme di pratiche, di usi, e di cerimonie, tanto stranamente ridicole per essi, quanto riescono all'eccesso tiranniche, insoffribili per noi; essi vi scorgerebbero imposte nuove instituzioni, nuovi digiuni comandati, nuovi cibi vietati, altre lunghissime devote rassodie; e reiterate jaculatorie prescritte che erano del tutto sconosciute nei tempi andati [(82)]; se la loro curiosità gli eccitasse finalmente ad investigare gli avanzamenti solidi, e proficui, che il popolo d'Israel fece, dopo un epoca immemorabile, nelle arti, nelle scienze, e nei costumi, loro si porrebbe da una parte sotto gli occhi uno sciame spregievole di sordidi, ed insensibili usuraj ontosamente impinguati colla desolazione del prossimo (ved. l'[annot. anteced. 37.]) alcuni chirurgi, pochi medici, molti commercianti, e niun artefice; mirare si farebbe loro dall'altra l'espresso divieto dello studio delle scienze (nomate follemente profane) sotto comminatorie fulminanti di eterna dannazione contro di colui che avesse osato applicarvisi, o farne pubblico esercizio [(83)]; e convincersi, per ultimo, essi dovrebbero più oltre che i costumi vanno fra noi al graduato livello dell'ignoranza, prescritta come utile, e necessaria all'eterna salute del popolo d'Israel [(84)].
Ecco l'abominevole confronto che risultare per ogni parte vedrebbero quegli uomini benemeriti dell'Israelismo fra la pura inalterata credenza professata un giorno da' medesimi, e le moltiplici ributtanti cerimonie, che sotto l'imponente viluppo di religione praticare osserverebbero fra noi.
Insensati! Essi tutti d'accordo esclamerebbero fremendo, se la religione si crede (com'essa è, senza alcun dubbio) necessaria oltremodo a tutti gli uomini, non è egli forse innegabile che le medesima debba essere intelligibile per tutti? Essendo essa, (come ogni sano filosofo ne conviene pienamente di buon grado) l'oggetto il più importante, e il più indispensabile per la specie umana, l'eterna volontà dell'Essere Supremo esigere non dee ch'ella sia per tutti coloro che ne fanno parte, la cosa la più semplice, la più concisa, la più chiara, e la più dimostrata per ogni ente ragionevole [(85)]? Non rendesi all'eccesso deplorabile il vedere che questo assunto sì oltremodo urgente alla salute dei mortali, sia precisamente quello che essi intendono il meno, e sul quale dopo tanti secoli hanno quelli sempre disputato accanitamente senza divenire giammai migliori, nè farne in alcun tempo resultare de' sensibili vantaggj, che tranquillizzino lo spirito de' medesimi, e facciano loro espressamente conoscere il retto sentiere che può con sicurezza condurgli a quella solida felicità imperturbabile che dalla sola incontaminata religione unicamente riconoscere possiamo [(86)]? Sembra, pur troppo, che a questo essenzialissimo punto decisivo a noi pervenire giammai non sia permesso.
[(73)] Quiconque vent s'appliquer à la recherche de la vérité (dice il dotto Autore de la Philosoph. du bon sens Tom. I. § III. Pag. 3.) doit éviter de prendre des principes qui puissent l'éloigner pour toujours du bon chemin. È per altro una cosa strana di vedere l'uomo avido bramare l'acquisto della verità, e schivare ad un tempo la presenza quando ella si offre all'occhio intellettuale della sua mente; il suo splendore sembra offuscarlo, attonito pare che lo renda il suo sembiante ed infierire ancora lo veggiamo sovente contro di colui che glie la presenta o gliene addita il sentiere; veritas odium parit, è ormai trito quanto verificato proverbio; infatti dicasi ad un uomo qualche verità, sebbene utile per lui, ma offensiva in qualche modo al suo amor proprio, esso la riguarda come un ingiuria e tenta di ogni mezzo per vendicarla; e qual è mai quel settario che non riguardi con occhio irascibile, o di positivo disprezzo colui che azzardasse di correggere i suoi travviamenti proponendogli di sostituire alle sue inveterate menzogne tradizionali le verità sane, religiose, ed instruttive? E nell'uno, e nell'altro caso non abbiamo che rivolgerci ovunque per essere colpiti ad ogni tratto da ripetuti percuotenti esempi, efficaci a consolidare tutto ciò che di proposto asseriamo.
[(74)] I fanatici per la religione, della quale si dicono osservanti, lungi dall'essere il sostegno fondamentale e permanente delle sue massime, non ne sono che il perpetuo flagello, e i disruttori; sempre indifferenti alle azioni oneste, essi reputansi virtuosi non già sopra quello ch'essi fanno, ma relativamente a ciò ci essi credono; la credulità macchinale degli uomini è secondo il torpido giudizio de' medesimi l'unica giusta misura della stessa loro probità: Les hommes ignorants (dice un illuminato pensatore moderno) ne jugent les opinions des autres que par la conformité qu'elles ont avec les leurs: ainsi ne persuade-t-on jamais les sots qui avec des sottises. Quindi è che un uomo dotato di lumi, e di talenti il quale abomini di secondare le loro pratiche insensate, e i loro smarrimenti perviene difficilmente a godere presso di quelli la riputazione di individuo integerrimo, e probo. Infatti quante volte si ode ripetere dalla bocca di questi miserabili automati: oh! sarebbe pure un onest'uomo il ... Se mortificasse al suo corpo con digiuni frequenti; se recitasse a gola spiegata le consuete leggende quotidiane, ed altre ancora, se non si nutrisse di altri cibi che di quelli preparati da' suoi correligionarj, se confessasse di continuo le sue colpe e i suoi pensieri all'orecchio di un altr'uomo, se osservasse le astinenze delle vigilie; se non ..... ma io più non finirei allorchè riportare dovessi tutti que' se condizionali che questi esseri abrutiti opporrebbero alla stessa probità esemplare di un Baile, d'un D'Argens, d'un Montesquieu, d'un Rousseau, d'un Mirabaud, d'un Elvezio, d'un Mendelshon, de' quali dovrà il mondo in ogni secolo piagnerne la perdita fatale, malgrado che ignote fossero loro interamente quelle mostruose cerimonie senza l'esercizio delle quali non si può in mente de' fanatici essere onest'uomo. Impostori! forsennati! Non potrassi dunque essere onest'uomo senza essere imbecille! Ma v'ha egli mai sopra la terra uomini più reprobi, esseri più perniciosi di voi, che ne siete scrupolosi osservatori fino al delirio? Mi si accenni di grazia quale è mai quell'azione criminosa della quale non vi rendiate voi stessi o colpevoli, o correi e danno irreparabile de' vostri propri simili? voi odiate, senza riserva, chiunque non vi assomiglia, voi perseguitate accanitamente quegli uomini dotati di criterio bastante per conoscervi, e di talento efficace a smascherarvi, voi siete ambiziosi, ignoranti, e ingannatori, ed a molti fra voi altro forse non manca per essere gran scelerati che il coraggio, ed i talenti; ma tutto che sempre vili, ed abrutiti nell'ignoranza, e nella superstizione non lasciate però di essere al maggior grado protervi, e sempre funesti alla società, voi inferocite, senza ritegno, contro chiunque tentasse d'illuminare la sua specie costretta violentemente a prostrarsi davanti le vostre orride follìe, come alla presenza de' Cocodrilli sacri di Memfi.
[(75)] La superstizione degli ebrei talmudisti va fino ad un eccesso tale in questa parte, che ve n'ha pure anche di quelli i quali non solo resterebbero astemj tutta la loro vita piuttosto di bere il vino che non fosse premuto da altri ebrei simili ad essi; ma se questo liquore così manipolato, che chiamano כשר (Kascer) cioè, ottimo, o squisito, fosse, per accidente rimosso da qualche גוי goy, (sotto tal nome comprendendo tutti quelli che non sono circoncisi, o che non professano il giudaismo) essi lo credono contaminato, e se ne astengono del pari, come se non fosse in origine pestato dall'ebreo. Lo stesso principio superstizioso nutrono i medesimi per rapporto a qualunque siasi vivanda preparata da individuo non ebreo; essi non se ne ciberebbero quando ancora dovessero soccombere all'inedia, ed al languore, ed alla morte stessa; ma di ciò ragioneremo più diffusamente altrove; solo basti quì di sapere intanto che gli ebrei moderni pare che abbiano rinunziato attualmente al pregiudizio ridicolo del primo, ma essi restano altrettanto attaccati ancora al mantenimento del secondo col più scrupoloso rigore.
[(76)] Tutti gli attentati esecrabili commessi religiosamente da' perfidi Ravaillac, Damiens, Malacrida, e Giacomo Clemente di cui ci fanno inorridire le Istorie, furono senza dubbio, preceduti, o accompagnati da quelle stesse benedizioni, e cerimonie colle quali si mirarono altre volte consacrate la S. Bartolomeo, i Vespri Siciliani, i Regicidj orribili, ed i più atroci misfatti; ed io già dimostrai di proposito altrove (Ved. le Annot. 88, e 122 del T. II delle Notti Campes.) che non v'ha perfidia, o intrigo di cui questa classe inutile al mondo non abbia, in ogni tempo renduto complice un Dio, nè azione proditoria che non venga in nome suo filtrato dal vaglio pernicioso della sua fraterna iniquità.
[(77)] Molti ebrei ritengono male a proposito anche oggi il nome di Cohanim, o sacrificatori, benchè le loro ispezioni in tale qualità sieno intieramente cessate, non esistendo più a' tempi odierni, nè tempio, nè altare, nè olocausti da offrirvici, così il vocabolo כהן (cohen) più non è a' nostri giorni che un mero titolo supposto decoroso, e non già un grado di vero sacrificatore, quale era esso ne' tempi andati: ma non per tanto quelli che si fanno attualmente distinguere con simile attributo sono all'eccesso scrupolosi nell'osservanza di que' riti medesimi, che erano altre volte comandati a quelli che discendevano dalla schiatta d'Aaron, colla differenza però che quelli conoscevano un capo uffiziatore כהן גדול (cohen gadol) Sommo Sacerdote, che i recenti non hanno; ma del resto tanto perciò che riguarda la purificazione per i morti, quanto relativamente al riscatto de' primogeniti maschi un mese dopo la loro nascita, siccome ancora per quello che rapportarsi alla primazia che pretendono questi sostenere sul resto del popolo, in mille ridicole cerimonie religiose, che non giova quì annoverare, i nostri Cohanim sono le perfette Scimmie degli antichi sacrificatori, a' quali non s'indurrebbero giammai a verun prezzo a cedere di buon grado.
[(78)] Queste dette altrimenti תלמוד תורה (Talmud Torah) Instruzione della Legge, erano i luoghi dove s'insegnava, o spiegavasi la Legge co' Commentarj de' Rabbini. Varie furono le Accademie di tal fatta che gl'Israeliti eressero in diverse parti della Giudea, o altrove dopo la distruzione del secondo tempio, ma la più ragguardevole di queste fu, al parere de' dotti, quella stabilita in Tiberiade; egli è là che insegnarono i più gran Maestri che gli ebrei venerano attualmente Jehudah il Santo (l'Autore della Misnah) Rab. Haninah, Rab. Jonathan. È là precisamente che si compose la Misnah, e il Talmud; finalmente si pretende da varj Autori che i Massoreti, ossia quelli che hanno punteggiata la Bibbia insegnarono in Tiberiade. Molte altre ancora furono erette in quelle parti dell'Oriente nelle quali gli ebrei fecero una lunga permanenza. Essi vi installarono così pure ne' tempi a noi più recenti alcune altre Accademie di tal fatta in Francia allorchè vi si rifugiarono. Beniamin di Toledo parla di quella di Beaucaire, alla testa della quale e Abraham Ben David che nutriva i suoi Scolari quando erano bisognosi, e loro somministrava il vestiario quando ne erano mancanti (Ved. Ben. de Tol. Iter.)
[(79)] In qualunque parte di mondo dove gli ebrei hanno il domicilio trovasi costantemente praticato questo costume, senza che alcuno frattanto sappia rendere convincente ragione della stretta osservanza con cui quello mirasi ovunque usato, e mantenuto. Questo dunque consiste in un lampadario più, o meno grande, che gli ebrei tengono appeso al palco di un salotto, ed in linea perpendicolare al centro della mensa preparatavi per mangiare; non avvi casa, purché abitata da ebrei, di qualunque ceto, o condizione ch'essi siano, dove non si scorga quell'arnese nella foggia medesima che accennammo. Questo sacro lampadario (così chiamato per l'uso a cui si fa servire) viene acceso intieramente nel tramontare del sole di ogni venerdì, non meno che nell'imbrunire di tutte le vigilie delle feste solenni comandate dal Pentateuco: le sole donne maritate sogliono incaricarsi generalmente di sì fatto ministero; esse nell'istante di eseguirlo, recitano una benedizione compilata espressamente per quest'oggetto, e vi attaccano un'efficacia tale, che non vi è femmina ebrea la quale non creda fermamente di essere esente da' pericoli del parto, da contagiose malattie, e dalle sofferenze laceranti dell'Inferno, osservando rigorosamente le tre prescrizioni ch'elleno impongono i rabbini, una delle quali si è quella di accendere il lampadario del sabato.
[(80)] Alcuni Rabbini asseriscono che Adamo, mediante la vastissima scienza universale che gli attribuiscono infusagli prodigiosamente dal di lui maestro, e custode Raziel (di cui sarà da noi parlato altrove) antiveggendo che alcuni secoli dopo di esso dovea nascere dalla prosapia di Giuda un certo individuo che sarebbe nominato David; ma che in forza degli alti impenetrabili arcani esso avrebbe dovuto essere nato un aborto, e che d'altronde se si fosse prodotto nel mondo suscettibile di lunga vita, avrebbe il medesimo formato il decoro del popolo d'Israel, e sarebbe stato molto bene affetto all'Essere Supremo; prevedendo Adamo dunque tale sciagura, e cercando la maniera di ripararla, aggiungono i Rabbini, che supplicasse fervidamente la Divina Misericordia, onde volesse togliere del lungo corso di sua vita (che prevedeva dovere ascendere a mille anni) la somma di anni settanta, de' quali esso inclinava fare un dono al Salmista Reale; al che Dio aderendo, senza ostacolo, si fece l'assoluto depositario di questo dono, fino al momento in cui fu esso fatto passare a David che ne fruì dal giorno in cui si produsse fra i viventi fino all'estremo istante di sua carriera, che fissò il compimento di anni settanta; passati ad esso gratuitamente dal primo uomo (ved. Ghem. Mas. Sanhed. Cap. VII. fol. 35.)
Oggi non si troverebbe certamente fra noi alcun notajo che defferisse rogare un simile contratto.
[(81)] Hanno un bel giustificarsi quì i Rabbini ad oggetto di diminuire l'orrore che apporta agli uomini forniti di lumi, e di buon senso il carattere odibile ch'essi attribuiscono all'Essere Supremo, adducendo che sì fatta loro maniera di parlare non è che al figurato, al solo disegno di adattarla alla intelligenza limitata del volgo, come se per farsi capire dalla classe ignara fosse permesso al terrigeno mortale di avvilire il sommo autore della natura a questo segno: quale insania deplorabile! Non è già così che le scuole di Socrate, di Platone, e di Aristotile insegnavano a conoscere, a temere, e ad adorare il Dio dell'universo; e sebbene si trovassero astrette quelle pure qualche volta ad esternarsi a persone ignoranti, per rapporto alla vera cognizione di questo Essere degli esseri, quelle frattanto ritrovavano il pronto mezzo di farglielo elleno esattamente capire senza lasciarsi trascinare dal torrente di simili eccessi.
Non v'ha certamente che il filosofo il quale possa elevarsi fino alla sublime contemplazione di questo Essere increato, nè altri fuori di quello può, ad ogni esperimento, con rispetto maggiore estollerne le glorie. In fatti pretendere che Dio sia suscettibile di pentimento, di passione, di dolore; ch'egli possa offendersi delle azioni degli uomini, non è egli lo stesso che annientare tutte le idee che noi dobbiamo d'altronde avere di questo Creatore Supremo? Dire che l'uomo può turbare l'ordine dell'universo, che esso può accendere il fulmine fra le mani del suo Dio ch'esso può frastornare i suoi progetti, non sarebbe lo stesso che il credere, che da esso lui dipende unicamente di alterare la sua ineffabile clemenza, di trasformarla in crudeltà? È appunto così che la Teologia non fa che distruggere incessantemente con una mano, ciò che desso edifica coll'altra; quindi si può opinare con giustizia, che se ogni tradizione ora le è fondata sopra tali esecrabili principj, dobbiamo ragionevolmente conchiudere che basate sono, per conseguenza, tutte quante sopra una contradizione dimostrativa.
[(82)] Non dobbiamo che richiamare quanto fu già da noi esposto fino ad ora per restare ampliamente convinti, che se l'Israelita de' nostri tempi dovesse prefiggersi di osservare alla lettera, e tutto ciò che gli venne ordinato da Mosè, ed altrettanto che la tradizione gli prescrive, esso non vi riuscirebbe giammai senza un prodigio; mentre è presso che impossibile che l'uomo debole quale esso è per sua natura sentisse forze bastanti per respignere le passioni sregolate dalle quali è soggiogato, e ad un tempo medesimo, vincere gli affetti viziosi che lo seducono, e rinunziare, in una parola, al di lui essere, come sarebbe necessario per caricarsi di una soma di gran lunga preponderante alla sua capacità: ma non per tanto l'attaccamento degli ebrei per le loro tradizioni è tale, ch'essi trascureranno venti precetti fondamentali del pentateuco (siccome lo abbiamo rimarcato non è che un istante) piuttosto che estinguere un lume in sera di festa, o che prendere anche scarso cibo la sera, ed il giorno del 9 del mese di Av, o negli altri digiuni (de' quali è fatta speciale menzione nella seguente [annot. 131]) e che gustare un volatile condito, o cucinato nel butirro, benchè la scrittura non lo vieti di sorte alcuna, o che desistere in fine per un solo giorno dal recitare le leggende quotidiane, e cose di tal fatta, in tanto che la vera osservanza dell'essenziale è quella che l'occupa il meno, e che forma l'ultima, e la più indifferente delle sue cure.
[(83)] Questo deplorabile malore in vero non è affatto nuovo nel mondo, e per quanto io mi accorgo gli ebrei non furono già fra gli uomini i soli ad esserne gravemente infetti, poichè vi fu già un tempo sulla terra, al dire dell'abate Cartaut in cui le scienze, e l'arte di scrivere furono dalla chiesa romana riguardate come occupazioni labili, e mondane, e per conseguenza indegne totalmente di un ottimo cristiano.
[(84)] E con quale fondamento lusingare ci dovremo di potere mai ritrovare irreprensibili costumi laddove i mezzi che sarebbero sufficientemente capaci a farceli apprendere, a regolargli, sono totalmente ignorati dalle massima parte fra noi? E quale meraviglia se quelli in particolare della prosapia d'Israel ci appaiono cotanto insociabili, e sì strani? Essi dovranno andare sempre mai su questo piede fino a tanto che la superstizione sarà dalla medesima preferita alla solida coltura dello spirito, le pratiche ridicole anteposte all'esercizio delle massime salutari della pretta Religione, e fino a tanto che questa nazione, impressionata de' suoi antichi errori, stimerà più necessario di essere devota, che instruita.
[(85)] Quanto più sanamente osservata, e mantenuta sarebbe dagli uomini la vera Religione, quante meno querele suscitare si vedrebbero a suo riguardo, e quanto più rispettabile, in ogni senso riuscirebbe la pratica di essa in faccia degli increduli, se la chiarezza, e la precisione fossero l'appannaggio de' suoi ammirabili principj, nel modo che la tersa verità dee essere la sola interprete genuina delle sue massime; coloro che ne fanno pubblico esercizio non si vedrebbero allora più astretti, come accade loro sovente, di credere ciecamente senza potere rendersi a se stessi la benchè minima efficace ragione di ciò che forma la base radicale della loro propria credenza; ciascuno ritroverebbe spiegati nella pratica medesima di esse quei solidi motivi sufficienti del loro credere, senza brancolare inutilmente col pensiere nel vortice immenso de' dubbj tormentosi, e delle arcane illusioni, che gli si fanno servire di ammaliante corredo; ma frattanto alcun vantaggio reale risultare non se ne vede in favore di coloro che la professano. Ma tutto ciò sarà mai sempre ineseguibile fra gli uomini fino a tanto che la religione diverrà per certuni un soggetto di speculazione sulla terra, ed un mestiere da potersi esercitare coll'ingannevole orpello dell'umiltà, e della devozione.
[(86)] Il primo scopo che si prefissero in ogni tempo i propalatori delle tradizioni sacre in generale, si fu quello di ammaliare la stupida curiosità di quegli uomini che stabilirono di sedurre; e di allontanare dall'occhio dell'esame qualunque dogma, di cui l'assurdità troppo evidente, avrebbe dovuto necessariamente a prima vista, in mille guise colpirgli. Non meno nell'uno, che nell'altro essi vi sono completamente riusciti. La pratica delle superstizioni è assai più agevolmente appresa di ciò che riesca facile conoscere l'esercizio commendevole di una pretta religione, della virtù, del disinganno. In fatti è molto meno arduo per l'uomo di genuflettersi a' piedi degli altari, e recitarvi le preghiere, immergersi nel Gange come i Bonzi, nutrirsi di magro le vigilie, confessare le proprie colpe all'orecchio di un'altro uomo, abbigliarsi di certi arnesi, o astenersi da certi cibi, di ciò che sia perdonare come Camillo agli snaturati concittadini, o calpestare con isdegno le ricchezze, come Papirio, o farsi il corifeo della virtù, come Aristide, ovvero instruire il mondo come Socrate. Sempre indifferenti a questi sublimi tratti di straordinarie virtù, essi non sono ad altro interessati che a sostituire a queste le offerte, i digiuni, le espiazioni, persuadendo scaltramente gli uomini che si può, senza ostacolo, col solo mezzo di certe cerimonie superstiziose, giugnere per sino ad imbianchire l'anima anerrita dai più atroci, ed esecrabili misfatti. Ciò che ha dato sorgente funesta in ogni tempo fra gli uomini, siccome io l'ho altrove rimarcata ([annot. 100.]) sul proposito della confessione auriculare, a tutti quei criminosi travviamenti a quali può essere soggetto lo spirito umano.