IX.
Ancor son quattro umori
Di diversi colori,
Che per la lor cagione
Fanno la complessione
D'ogne cosa formare,
E sovente mutare:
Sì come l'uomo avanza
Le altre 'n sua possanza.
Che l'un è signoria
Della malenconia;
La quale è fredda e secca:
Certo è di larga tecca.
Un altro n'è 'n podere
Di sangue, al mio parere,
Ch'è caldo ed umoroso,
E fresco e gioioso.
E flemma 'n alto monta,
Ch'umido e freddo pronta;
E par che sia pesante:
Quell'uomo è più pensante.
Poi la collera vene,
Che caldo e foco tene;
Che fa l'uomo leggiero,
E presto e talor fiero.
E queste quattro cose
Così contrariose,
E tanto disiguali
In tutti l'animali
Si convene accordare;
E di lor temperare,
E refrenar ciascuno:
Sì ch'i' li rechi ad uno,
Sì ch'ogne corpo nato
Ne sia complessionato.
E sacci ch'altramente
Non sen faria niente.