ANNOTAZIONI AL CANTO NONO
Stanza 44.
suo padre di Martan fu servitore…
Martano è dipinto, nell'Orlando furioso di Lodovico Ariosto, codardo, traditore ed esecrabile.
Stanza 57.
—Corpo di Bacco!—giura in ogni lato— del primo mio romanzo nella storia vo' metter la persona del marchese in vista da far ridere il paese.
Il «corpo di Bacco!» era il giuramento favorito del Chiari. Tal giuramento si legge con frequenza ne' suoi romanzi e nelle sue commedie.
Il Chiari, se aveva collera con alcuno, si svelenava ne' suoi romanzi, mettendo in quelli i suoi avversi in un aspetto ridicolo e abborribile, a misura del di lui cruccio e con una trivialitá plebea, sfogando persino la sua bile a farli perire per le mani d'un carnefice. Dalla ottava 57 fino alla 63 è derisoria censura delle opere del Chiari e del Goldoni e sulle replicate edizioni di quelle.
Stanza 63.
che sembrava un'idea del Masgumieri…
Il Masgumieri fu noto ciarlatano, venditor di balsami e taccomacchi in
Venezia.
Stanza 64.
Un altro scrittorel di simil forma, il qual delle Stagion facea poemi…,
Certo conte Orazio Arrighi Landini, che in quel tempo scriveva e stampava poemetti sulle Stagioni dell'anno ed altre poesie, dedicando le operette sue indistintamente a soggetti da' quali sperava qualche sovvenimento. Egli passava in Venezia per buon poeta alla sprovveduta. Questo signore, niente censurabile sull'ottimo carattere e costume, era però infelice poeta. Un piccolo tratto di gioviale ironia poetica, sopra a' suoi scritti e sopra gli accidenti della sua vita, dello scrittore della Marfisa, lo fece entrare in furore e nel desiderio di vendicarsi con qualche scrittura, che fu ignuda affatto di merito, e di maniere incivili, le quali non fecero che far ridere l'autore della Marfisa. Le ottave 64-67 contengono un cenno di questo fatto.
Stanza 68.
Gl'impostori scrittor d'allora in caldo appiccorno question co' buon scrittori.
Sino all'ottava 73 è storia veridica e satirica sopra al Chiari e il Goldoni, iracondi con gli accademici detti granelleschi, ch'esistevano in Venezia, gran difensori della puritá del nostro idioma e della buona poesia.