XVI.

L'età de' Re Atanagildo, Liuba I.º, Leovigildo, Recaredo, Liuba II.º, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, è quella, in cui maggiormente fiori la civiltà de' Goti, e più mostrossi la lor natura Cavalleresca. Il Re Chilperico, fratello di Sigeberto sposò nel 568 Galsvinta, sorella di Brunechilde: alla quale Galsvinta esso Chilperico fece il Dono Matuttino detto del Morgicap da' Franchi, da' Longobardi e da' rimanenti popoli della Germania di Tacito. Lemos con altre Città Gallo-Gotiche si videro comprese in tal Dono: e queste, quando il Re uccise la moglie nello stesso anno, furon cagione di guerra tra' figliuoli di Clotario I.º; poscia passarono tutte nel privato dominio di Brunechilde.

Qual non era la differenza tra un sì fatto Morgincap, e la Morgengeba de' Visigoti nella Spagna? Una Formola insigne in versi Latini del 615, scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e da me riproposta in parte nel Codice Diplomatico Longobardo[58], c'insegna, essere stata la Morgengeba il dono, che facevasi alle Visigotiche Vergini, quando elle non erano se non semplici fidanzate, come la Burgundica Ildegonda nel Romanzo di Gualtieri o Waltario, prole del Re d'Aquilania. E si ravvisa in tal Formola qual fosse la delicatezza de' sentimenti di chi la scrisse, ma col proposito di voler dipingere al vivo alcuni costumi del suo secolo, e lodarne l'antichità. Il Getico Senato ci apparisce nel suo lustro primiero, come al tempo de' Pilofori, e però vie meglio si mostra l'Aristocratica natura Visigota:

»Insigni merito et geticae de stirpe Senatus

Illius sponsae dilectae....

Ordinis ut GETICI est et MORGINGEMBA VETUSTI»

Qui nella Formola del 615 comincia la descrizione de' doni a colei, che lo sposo vagheggia;

»Te dominam in mediis cunctisque per omnia rebus.

Constituo, donoque tibi vel confero, Virgo.

Quanta disformità tra il Morgincap de' Franchi o de' Longobardi e la Morgengeba de' Visigoti! La Vergine Visigota diveniva Signora di tutto fin dal momento del dono; la donna Longobarda era soggetta sempre al Mundio Perpetuo, anche de' suoi proprj figliuoli. Da questa sola diversità si misuri lo spazio, che dividea la vita civile de' Goti da quella de' popoli della Germania di Tacito; si vegga di qual altra tempra fosse in Ispagna e nella Gallia Gotica il rispetto per la donna ed ogni sentimento generatore della Cavalleria. Si scorga in oltre quanto i Visigoti del Re Sisebuto si vantassero della vetustà della Morgengeba, che racchiudea veramente in se tutt'i germi Cavallereschi della loro stirpe. In ciò l'Europa d'oggidì è Visigotica, non Longobarda. E di qui si può facilmente conchiudere quanto il Re Sisebuto col suo Getico Senato dovesse aver cari gli usi ed i costumi primitivi del suo popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed il progresso così della Gotica liturgia come della loro antica e nazionale Architettura Gotica. Chi non conosce l'intima connessione dell'Architettura Sacra e della Liturgia? E come avrebbero potuto dimenticarsi gli usi della Patria Oltredanubiana e gli esempi recenti dati ti dal Re Alanagildo, quando il Re Sisebuto edificava in Toledo sul Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia (CULMINE ALTO, MIRO OPERE[59]), ove indi si tennero i famosi concili Toledani? Al Quarto de' quali presedè nel 633 Santo Isidoro di Siviglia, e vi si fecero più ampj ordinamenti per rifermare la autorità della Liturgia Gotica. Di questa Basilica era notabile principalmente l'elevazione, ammirata cotanto da Santo Eulogio di Cordova, e dalla Cronica d'Albelda; l'elevazione, che anche a' nostri sguardi nel secolo d'oggidì ci si rappresenta come una delle impronte primitive dell'Architettura Gotica, e soprattutto dell'Ecclesiastica. Sol nelle Leggi, negli Atti Pubblici, nelle Formole, nelle Monete i Visigoti amarono l'idioma Latino, riserbando il proprio, cioè l'Ulfilano, agli usi privati ed al commercio quotidiano fra Goti e Goti; del qual costume non tacerò quando farommi a ricordare i linguaggi arcani de' Culdei[60].