XXV.

Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d'ingentilire il loro idioma, venuti al Cristianesimo dopo la predicazione di San Bonifazio: già la loro agreste vita de' tugurj e delle capanne, senza tegole e senza calce[108], s'era mutata nella vita della città: già sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chiese, per la costruzione delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o Romani o Visigoti. Ma la lingua Teotisca restò incolta e stridula per lunga stagione; del che abbiamo solenne testimonianza in Otfrido[109]: il quale, tra l'863 e l'879, si pose a parafrasar poeticamente i Santi Evangelj, e dedicò que' suoi lavori a Liutberto, Arcivescovo di Magonza. Nacque Otfrido non so se nel Regno dei Franchi o nella Germania di Tacito, posseduta da' Re Franchi. Afferma d'esser Teotisco, sì come Walafrido Strabone; ma il dialetto de' luoghi, ove Otfrido (nelle vicinanze forse di Magonza) dettava i suoi versi, era inferiore d'assai a quello de' paesi di Walafrido verso il Lago di Costanza, ove più larga e più profittevole si fece sentire l'infusione della vera lingua Gotica, od Ulfilana.

E però diceva Otfrido nella sua Prefazione a Liutberto, che barbaro, inculto ed indisciplinabile dal freno della Grammatica era il suo linguaggio Teotisco, e difficile a scriversi pel motivo della pronunzia Germanica, dello stridore de' denti e della sonorità delle fauci di que' popoli. »Linguae Theotiscae barbaries, ut est inculta et indisciplinabilis, atque insueta capi froeno Grammaticae..... difficilis scriptu propter litterarum congeriem aut incognitam sonoritatem... Ob stridorem dentium, ut puto, utuntur litera Z, et litera K ob faucium sonoritatem». E tosto soggiunse, che sì fatta lingua riputavasi agreste tuttora, e non era nè pur anco ridotta in iscritto da' proprj suoi cittadini, nè polita con l'arte. »Lingua haec velut Agrestis habetur, dum a PROPRIIS NEC SCRIPTURA NEQUE ARTE ALIQUA ULLIS TEMPORIBUS EXPOLITA[110]».

Queste ultime parole d'Otfrido attestano, che ignote a lui furono molte Scritture dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi attribuire all'ottavo secolo. Elle perciò sembrano appartenere alla seconda metà del secolo nono, e di non aver l'antichità della Parafrasi d'Otfrido. Tali sarebbero state le Versioni d'un Libro di Santo Isidoro di Siviglia, e della Regola del Patriarca San Benedetto; il Pater Noster Germanico; poche Formole Catechistiche del Concilio di Leptines (del 743, tradotte forse più tardi); la pugna d'Ildebrando e d'Altubrando ne' Ritmi di Cassel; una preghiera di Weissemburgo della Baviera[111].

In tal guisa Otfrido, che amava il suo linguaggio Teotisco e provavasi a dirozzarlo con le sue sacre rime, non potè dissimularne i difetti e la rusticità. Non trovo per verità, che Amalasunta in Italia e Brunechilde in Ispagna fosser dotate di sì stridenti gole. Questa pochezza e barbarie regnò parimente appo i Franchi, quando essi non parlavano in Latino. Coloro, i quali confondono la razza de' Germani di Tacito con quella de' Geti o Goti si condannano a dover concludere, che un solo furono l'idioma d'Otfrido e de' Visigoti così di Spagna come della Gallia Gotica. In simil modo avranno essi a dire, che le fabbriche imprese dopo San Bonifazio nella Germania di Tacito, dalla seconda metà dell'ottavo secolo fino alla prima del nono ed all'età d'Otfrido, uguagliarono in magnificenza ed in elevazione i Tempj Toledani di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que' d'Alfonso il Casto in Oviedo e tutti gli altri magnifici Monumenti dell'Architettura Gotica, de' quali s'è fin qui ragionato.