XXXIV.
Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte Archeologiche, venne veduta l'ogiva fin sulle Porte d'Atene; del che promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben conobbero l'ogiva, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'ogiva tra le ruine di Ninive, in compagnia dell'arco rotondo? So l'ogiva si trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'ogiva su' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in un Dittico pubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone seduto sotto l'arco acuto d'una muraglia: nell'847 si scavò una Cappella ogivale in Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé, non costituiscono lo stile ogivale. No, certo: ma egli, che col nome d'Antichi addita solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, che i Geti o Goti avessero avuto lo stile ogivale in dispetto, così di là dal Danubio, come in Ispagna e nella Gallia Gotica ed in Sant'Oveno di Roano?
Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo stile ogivale non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della Gallia Gotica. Gli altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo stile ogivale, ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo, che la questione ivi agitata sull'Architettura ogivale arde sopra ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso, il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì non sono Franchi, ma Neo-Latini: Latini per le leggi, pe' costumi e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sul guidrigildo minore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non conoscevano l'uso del guidrigildo.
La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nella Legge Salica da lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi, dell'Architettura Gotica, le discipline della quale furono affatto ignote a' Germani di Tacito prima di San Bonifazio: mi si permetta d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179], del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'Architettura Gotica. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione d'ammirar con occhio imparziale così lo stile ogivale della Cattedrale di Strasburgo, come gli archi rotondi nella Chiesa di San Paolo in Roma.