APPENDICE VI. MONETE, MISURE E VALORI FRA I ROMANI

Affatto incerta è la valutazione delle monete antiche, e i ragguagli dati dagli eruditi differiscono può dirsi in ciascuno, anche di buon tratto. Dopo degli altri, e perciò profittando di tutti, ne ragionò Boeckh, Metrologische Untersuchungen über Gewichte, Münzfüsse und Mässe des Alterthums in ihren Zusammenhange. Berlino 1838.

L’asse, prima unità monetaria romana, era una libbra da dodici oncie di bronzo non coniato, æs rude. Un’impronta vi si pose sotto Numa o Servio Tullio, che fu una pecora, donde il nome di pecunia.

La prima moneta d’argento fu battuta nel 485 di Roma, ed era il denaro (dena æris), equivalente a dieci assi di bronzo: sua metà fu il quinario; suo quarto il sesterzio, sesquitertius, cioè due assi e mezzo. Per comodo di cambio ebbero la libella = 1 asse, o ad una libbra di rame; la sembella = 1⁄2 libbra; il teruncio = 1⁄4 libbra. In una libbra v’avea quaranta denari d’argento e voleansi dieci assi per fare un denaro, sicchè la proporzione del rame all’argento era :: 400:1.

Al fine della prima guerra punica, l’asse fu ridotto da dodici oncie a due; e quindi il denaro a 1⁄84 della libbra, ossia grani 73 333; essendo il grano di marco = 0 0531 gramme di peso metrico. La proporzione dunque fra l’argento e il rame monetato era :: 84 × 10 : 6, ossia :: 140:1. Nell’anno di Roma 536, l’asse fu ridotto al peso d’un’oncia, e il denaro, senza alterarne il valore, fu alzato a sedici assi, il quinario a otto, il sesterzio a quattro; onde la proporzione dell’argento al rame coniato stette :: 112:1. La legge Papiria del 562 abbassò l’asse a mezz’oncia di rame; il denaro restò uguale, e valse ancora sedici assi; quindi la proporzione fra il rame coniato e l’argento fu :: 1:56. Ma non era un valor mercantile, bensì arbitrario; l’asse non restava più che moneta di conto; e unità monetaria divenne il sesterzio.

Questo sestertius non va confuso col sestertium, moneta di conto che valea mille sesterzj. Spesso negli autori si trova sestertium, genitivo contratto di sestertiorum. È marcato IIS o HS, cioè assi due e mezzo: e cogli avverbj semel, bis, ter, decies esprime 100,000 sesterzj, presi una, due, tre, dieci volte. Così ter HS varrà 300,000 sesterzj.

I Romani nel 547 batterono la prima moneta d’oro alla ragione di uno scrupolo per venti sesterzj; e abbiamo di tali monete coll’impronta del XX, XXXX, IX. La libbra romana è ducentottantotto scrupoli; perciò conosciuto il peso dello scrupolo, s’avrà la libbra. Le esperienze più squisite diedero grani 6154.

Mentre da principio in Roma l’aureus si riferiva allo scrupolo, dappoi si riferì anch’esso alla libbra, come il denaro. Tale cambiamento non sappiano bene quando si facesse, ma pare dopo Cesare; quantunque Eckhel (Doctrina nummorum) neghi che durante la repubblica siansi coniate monete d’oro, per la ragione che troppo bello n’è il conio, e somiglia a quello de’ Siciliani e de’ Campani. Ma Roma non poteva adoperare a ciò qualche Greco?

Dopo il 705, la moneta d’oro fu la quarantesima parte della libbra, e venticinque denari di valore. La proporzione dunque fra i due metalli era

:: 40×25 84 : 1,

ossia press’a poco come 12 a 1.

Ai tempi d’Erodoto, l’oro valea tredici volte l’argento; a quelli di Platone, dodici; alla morte di Alessandro, dieci; e così al tempo del trattato fra gli Etolj ed i Romani.

In Italia non troviamo antiche miniere d’oro e d’argento, talchè sino al 247 avanti Cristo non corse nella settentrionale che moneta di rame, e sembra che le colonie della meridionale tirassero dalla Grecia l’argento per le monete loro. Roma esigeva i tributi in argento, lo che mantenne l’oro ad una proporzione superiore alla greca. Sotto gl’imperatori succeduti ad Adriano, la moneta andò in disordine: la proporzione dell’oro coll’argento sotto Domiziano era di 11 1⁄2. Verso il regno di Postumo l’argento scompare, poi ricompare con Diocleziano. Usandosi allora moneta scadente, l’oro dovette crescere enormemente di prezzo e uscire d’Italia; onde sotto Costantino la proporzione era di 1 a 15; sotto Teodosio il Giovane, di 1 a 18; ma al tempo di Giustiniano il troviamo ancora di 1 a 15.

Sebbene le monete deteriorassero di peso, il titolo restò quasi eguale, fra 0.998 e 0.991 di fino per l’oro, e per l’argento da 0.993 a 0.965. Regolator del valore era l’oro, come oggi in Inghilterra; perciò conservasi inalterato di peso e di titolo, e una Novella di Valentiniano III porta: — L’integrità e inviolabilità del segno favoriscono il commercio, e mantengono la stabilità del prezzo delle cose venali».

Così valutando, senza tener conto delle spese di monetazione, Letronne riscontra il denaro d’argento dalla repubblica sino a Domiziano rappresentare un valore da centesimi 83 fino a 70, ossia precisamente:

MONETE EPOCHE
Sestertii Denarii Dal 536 al 720 Augusto Tiberio-Claudio Nerone Galba-Domiziano
4 1 11. 82 79 78 73 70
8 2 1.64 1.59 1.56 1.47 1.41
12 3 2.46 2.38 2.34 2.20 2.12
16 4 3.27 3.18 3.12 2.94 2.83
(scrupulum)
20 5 4.09 3.97 3.89 3.67 3.55
24 6 4.91 4.77 4.67 4.41 4.24
28 7 5.73 5.56 5.45 5.14 4.95
32 8 6.55 6.36 6.23 5.88 5.66
36 9 7.36 7.15 7.01 6.62 6.36
40 10 8.19 7.95 7.79 7.35 7.08
(aureus o solidus)
100 25 20.47 19.87 19.48 18.38 17.79
400 100 81.88 79.52 77.93 73.52 70.77
800 200 163.77 159.04 155.87 147.04 141.44
1.200 300 245.65 238.55 233.80 220.57 212.32
1.600 400 327.53 318.07 311.75 294.09 283.09
2.000 500 409.42 397.60 389.67 367.62 355.86
2,400 600 491.30 477.11 467.60 441.14 464.64
2,800 700 573,19 556.63 545.54 514.67 495.41
3.200 800 655.07 636.15 623.47 588.19 566.18
3.600 900 736.95 715.67 701.41 661.71 636.95
4.000 1,000 818.33 795.19 779.34 735.34 707.73
40,000 10,000 8,183.33 7,951.91 7,793.42 7,352.39 7,077.29
400,000 100,000 81,833.33 79,519.10 77,934.24 73,523.92 70,772.90
4,000,000 1,000,000 818,333.33 795,191 779,342.45 735,239.20 707,729.06
40,000,000 10,000,000 8,183,333.33 7,951,910 7,793,424.50 7,352,392 7,077,290.60

Ma le tabelle date da Dureau de la Malle, il quale trattò espresso dell’Economia de’ Romani, fanno il denaro al principio della repubblica = lira 1.63; sotto Cesare = lire 1.12; sotto Augusto = lira 1.08; sotto Tiberio = lira 1; sotto Claudio = lira 1.05; sotto Nerone = lira 1.02; sotto gli Antonini = lira 1.

Sotto Costantino Magno, il solido, di cui tagliavansi settantadue alla libbra d’oro, può valutarsi a lire 15.53, il resto in proporzione: sotto i suoi successori, cioè nel Basso Impero, a lire 15.10.

La libbra d’oro, così spesso menzionata, può valutarsi a lire 900; a 75 quella d’argento. Sul declinare dell’impero, la libbra d’oro valse lire 1066.

Nel trattato d’Antioco coi Romani, riferito da Polibio e Tito Livio, si stipula che il tributo si paghi in talenti attici di buon peso, e che il talento pesi ottanta libbre romane. Sapendo d’altro luogo che il talento era seimila dramme, otterremo il peso della dramma = grani 82 1⁄7. Il talento attico si può approssimare a lire seimila.

Ecco le tabelle dei pesi e delle misure romane, secondo Letronne:

PESI
chilogr. grammi
Scripulum o scriptum 1.136
Sextala 4.544
Sicilicus 6.816
Duella 9. 88
Semuncia 13.633
Vncia 27.265
Sescuncia unc. 40.898
Sextans 2 » 54.531
Quadrans 3 » 81.797
Triens 4 » 109. 62
Quincunx 5 » 136.328
Semis 6 » 163.593
Septunx 7 » 190.859
Bis 8 » 218.125
Dodrans 9 » 245.390
Dextans 10 » 272.656
Deunx 11 » 299.922
As, o libra romana 327.187
Dupondium 2 asses 654.347
Tressis 3 » 981.316
Quadrussis 4 » 1. 308   
Quincussis 5 » 1. 636   
Sexcussis 6 » 1. 963   
Septussis 7 » 2. 290   
Octussis 8 » 2. 617   
Nonussis 9 » 2. 945   
Decussis 10 » 3. 272   
Vigessis 20 » 6. 544   
Trigessis 30 » 9. 815   
40 » 13. 87   
50 » 16. 359   
60 » 19. 631   
70 » 22. 903   
80 » 26. 175   
90 » 29. 447   
Centussis 100 » 32. 718   

MISURE LINEARI
Uncia Palmus Pes (unità di misura) Cubitus Passus Decempeda Actus Militarium Km metri
1
3 1
12 4 1 0 295
18 6 1 0 442
60 20 5 1 1 475
120 40 10 6⅔ 2 1 2 950
1,441 480 120 80 24 12 1 354   
60,000 20,000 5,000 3,333⅓ 1,000 500 41⅔ 1 1 475   
2 2 950   
3 4 425   
4 5 900   
5 7 375   
6 8 850   
7 10 325   
8 11 790   
9 13 275   
10 14 750   

MISURE DI SUPERFICIE
Pedes q. Scripulum Clima Actus Jugerum Heredium Centuria Saltus ettare are metri q.
100 1 8
3,600 36 1 3 8
14,400 114 4 1 12 34
28,800 188 8 2 1 24 68
57,600 576 16 4 2 1 49 36
L’unità dei quadrati era lo jugero, nella cui divisione ricorre la partizione dell’asse in oncie e loro frazioni. Lo jugero era un bislungo di 240 piedi sopra 120, cioè 28,800 piedi quadrati. 4 2 98 72
6 3 1 48 8
8 4 1 97 44
10 5 2 46 80
12 6 2 96 16
14 7 3 45 52
16 8 3 94 88
18 9 4 44 24
20 10 4 93 60
200 100 1 49 36
800 400 4 1 197 44

MISURE DI CAPACITÀ
LEGENDA - A: Ligula - B: Cyathus - C: Acetabulum - D: Quarantarius - E: Hemina - F: Sextarius - G: Congius - H: Modius - I: Urna - L: Amphora - M: Culeus
A B C D E F G H I L M hl dal l dl cl
1 1 14
4 1 4 58
6 1 6 87
12 3 2 1 1 3 75
24 6 4 2 1 2 7 5
48 12 8 4 2 1 5 5
288 72 48 24 12 6 1 3 3
384 96 64 32 16 8 1⅓ ½ 4 4
768 192 128 64 32 16 2⅓ 1 3 8
1,152 288 192 96 48 24 4 1 13 2
2,304 578 384 192 96 48 8 3 2 1 26 3 9 9
46,080 11,520 7,680 3,840 1,920 960 610 60 40 10 2 64
L’unità di misura di capacità era l’anfora, che dapprima chiamavasi quadrantal, come quella che conteneva un piede cubo. Il suo peso, secondo Festo, era uguale a 80 libbre di vino, il che monta a litri 26,3995, posto il peso specifico del vino = 0,9915. 20 1 5 28
30 7 92
40 2 10 56
50 13 20
60 3 15 84
70 18 8
80 4 21 12
90 26 76
100 5 26 39 9 5

Senza ingolfarci in particolarità, difficilissime come sono tutte quelle che concernono i valori, indicheremo che nel 454 un montone compravasi per dieci assi, un bue per cento. A Roma si faceano distribuzioni di grani a bassi prezzi: questi sono conosciuti, ma non danno il reale ragguaglio fra il grano e il denaro. Il medio pare fosse di tre sesterzj al moggio. Il moggio di frumento pesava da sedici libbre francesi: stava dunque allo stajo :: 1 : 15 (ettolitri 0,101). Perciò lo stajo sarebbe costato a Roma sesterzj 45 o denari 11 1⁄4, cioè 825 grani d’argento. Adunque al tempo della repubblica il rapporto fra l’argento e il grano era come 2.681 a 1.

Si può credere che l’Italia, all’epoca delle maggiori sue conquiste, possedesse più ricchezze che ora verun altro paese d’Europa. Ma ben presto cessarono d’entrare nuovi tributi, mentre cresceva l’asportazione dei metalli verso l’Arabia, l’India e la Persia, onde ottenerne le delicature; poi gl’imperatori pagarono tributo ai Barbari, poi i Barbari stessi vennero a far preda; scemò in conseguenza il prezzo del grano. Una legge di Valentiniano III del 446 stabilisce che il soldo italico è il valore di quaranta moggia di grano; il che dà fra l’oro coniato e il grano la proporzione di 73.911 a 1; ed essendo allora l’oro coniato all’argento in verghe come 18 a 1, ne viene che l’argento stava al grano come 4.106 a 1; ossia lo stajo di grano sarebbe valso appena 538 grani d’argento, non più 825 come al principio dell’êra vulgare.