Spopolamento e sovrapopolazione.
Epilogo inscongiurabile di tanta rovina sopraggiungeva il sintomo doloroso della depopolazione, derivante, per un verso, dall’accresciuta mortalità a cagione della miseria, della guerra, delle conseguenti epidemie, che, specie fin dal terzo secolo a. C. flagellarono periodicamente l’intera Grecia, per un altro, dalla scemata natalità, effetto a sua volta dell’aumento del celibato e della previdibile attuazione di un maltusianismo avant lettre[161], specie da parte dei componenti il medio ceto, il più preoccupato e minacciato di rovina[162].
Dei cittadini ateniesi maschi adulti, che, nell’età di Pericle ascendevano a 35.000, se ne contavano alla fine dello stesso secolo, non più di 20.000; la cifra dei forestieri s’era dimezzata; la popolazione totale, compresi gli schiavi, ridotta da 250.000 a 130.000 anime[163]. Il corso del IV secolo, non ostante la legge naturale del progressivo incremento numerico di ogni umana società; non ostante il fatto che Atene in questo tempo, se vive in un perenne stato di guerra, non attraversa crisi colossali come quella, già oltrepassata, della Guerra peloponnesiaca; il quarto secolo — diciamo — non riesce a risollevare la cifra della popolazione della Città. Quando esso sta per tramontare, i cittadini ateniesi sono ancora 20.000[164]. E poichè, se forse crebbe il numero degli stranieri[165], non aumentò certo quello degli schiavi[166], deve indursi che, alla fine di questo periodo, l’Attica non superava il numero di abitanti che il secolo precedente vi aveva lasciati. Nei duecento anni successivi, la popolazione dovette certamente scemare, sebbene noi non abbiamo alcun mezzo per giungere ad una valutazione numerica. La prima guerra mitridatica doveva dare l’ultimo colpo. Dopo di allora l’Attica non potè risollevarsi[167], e divenne una quantità insignificante nella storia demografica della Grecia antica.
Il fatto evidente della depopolazione non impediva la tragica contradittoria sensazione di un eccesso di popolazione. Mentre nell’Attica la vita si rendeva ogni giorno più tormentosa, dai territori degli alleati ribelli, dalle colonie, schiantate o minacciate, da ogni angolo del vecchio impero ateniese, tornavano, coatte o volontarie, le schiere dei cleruchi, orde di emigranti disfatti, senza averi, senza fede, senza speranze, rigagnoli affluenti alla miseria della popolazione della metropoli[168].
Il danno, che dal loro ritorno procedeva, non era puramente transitorio. L’abbiamo visto: il problema della sovrapopolazione, nel mondo ellenico, e per motivi affatto estranei a quelli naturali, era uno dei più gravi e temibili[169]. A complicarlo, la perdita delle colonie creava, in mezzo alla miseria attuale, un fomite nuovo di miseria futura, cui non era possibile rimediare se non con la riconquista dei territori perduti. Ma, poichè, nel maggior numero dei casi, tale fortuna dipendeva dal ricupero della supremazia politica, alla quale era mezzo il pericoloso riaccendersi della guerra, riusciva difficile trovare chi non vi preferisse un volontario, lento, rassegnato suicidio. Atene, infatti, sia al costituirsi della sua terza federazione marittima, sia al preponderare dell’ingerenza macedone e romana, fu costretta a rinunziare apertamente all’acquisto o all’ipoteca, sia privata che pubblica, di case e di terreni nei Paesi alleati, sotto pena di vedersene confiscati gli acquisti[170].
Poichè, in siffatta guisa, ogni sbocco all’emigrazione era tagliato, si cominciarono fin dal IV secolo a formare compagnie di ventura, avide di bottino, destituite di ritegno, pronte a passare agli stipendi del maggior offerente, minaccia continua alla pubblica e alla privata tranquillità. E se nel 402-01 era stato difficile radunare, per conto di Ciro il giovane, 10.000 mercenari, e la maggior parte s’erano dovuti allettare con stipendi favolosi[171] e con promesse irrealizzabili, più tardi, i mercenari greci, costituirono, quasi esclusivamente, i nuovi eserciti nazionali e stranieri[172]. I ruinati della guerra erano adesso divenuti i ministri quotidiani della sua opera di distruzione!