I.
La nuova riforma dello assetto politico dello Stato, che, iniziata sotto Diocleziano, ebbe a consolidarsi definitivamente con Costantino, e la fondazione di una seconda capitale in Oriente, la quale veniva ad accrescere il lustro e le esigenze di quest’altra vasta porzione dell’impero, sono le due grandi determinanti di quel meraviglioso progresso delle sorti dell’istruzione pubblica, di cui il primo imperatore cristiano si rese benemerito nella storia della civiltà. Queste due condizioni bastarono perchè quest’uomo, che consacrò la nuova fede con la più solenne delle approvazioni, dovesse poi, in tutta la sua vita, in tutta la pratica di ogni giorno, negarne il principio fondamentale: il regno degli uomini non essere di questo mondo, e il regno di questo mondo volesse adorno di tutte le grazie più squisitamente pagane.
Già avvertimmo che la nuova e macchinosa burocrazia, le cui sorti andavano strettamente connesse alle recenti riforme politiche, richiedeva, in modo indispensabile, un più diretto e palese intervento dello Stato nelle cose dell’istruzione pubblica. Il governo ormai, per funzionare, aveva bisogno di uomini, che sapessero, e potessero, starne a capo[522]; meglio ancora, aveva bisogno di produrli. La responsabilità di questa produzione come del funzionamento dello Stato, era passata, da un’anonima classe sociale, nella persona stessa del dirigente supremo. Onde tutta quella serie di insegnamenti, che, fin allora, parevano risolversi soltanto nell’utile di privati, e di cui solo i più chiaroveggenti scorgevano l’intimo rapporto con la vita pubblica e sociale, diventavano ora insegnamenti professionali di prima necessità. E fra essi il posto di onore doveva toccare all’insegnamento indispensabile per dei buoni amministratori: la giurisprudenza. Tutto ciò — ripetiamo — maturava da tempo, senza aver potuto determinare una crisi risolutiva di effetti; ma ecco, avvenire con Costantino, la fondazione della nuova città, che doveva essere anche la città capitale. Tutto quanto in Roma, od altrove, l’opera dei secoli aveva lentamente formato, dovea quivi essere creazione immediata del governo centrale. Onde, come tutto il resto, bisognava — e bisognò — suscitare nella nuova metropoli, sin dai più elementari, tutti gli organi della pubblica istruzione; il che bastava a far sì che questa creazione ex novo non fosse ritardata dalla tradizione, ma si adattasse immediatamente ai sopravvenuti bisogni, alle sopravvenute influenze dell’ambiente sociale.
Ma il fatto stesso della nuova città, che si fondava, si popolava e si abbelliva, richiese tutta un’altra serie di cure per altri ordini di insegnamenti, esclusivamente professionali, a cui, fino a quel giorno, quasi nessun imperatore aveva pensato. Bisognò all’uopo evocare tutte le energie delle industrie del tempo; e questo, Costantino, nei limiti delle sue forze, e a seconda delle circostanze, non esitò a tentare gloriosamente.
I nuovi rivolgimenti dovevano provocare altri effetti sull’equilibrio della cultura nell’impero romano. Ed essi furono gli stessi, che, nell’ordine politico, avrebbe arrecato la fondazione di Costantinopoli e la residenza, che ivi, stabilmente, fisseranno, gl’imperatori. Il mondo civile avrà ora due soli, uno, pallido, del tramonto, l’altro, luminoso e fulgido, dell’oriente; ed esso si volgerà con preferenza a quest’ultimo. In Costantinopoli, e non più in Roma, preferiranno d’ora innanzi accorrere i più illustri dottori del tempo; in Costantinopoli, dove essi, sotto gli occhi imperiali, potranno più facilmente sperare onori e ricompense. Ma il danno, che per ciò stesso ne consegue all’antica metropoli, torna eziandio a vantaggio di altre città di provincia. L’incantesimo del suo monopolio intellettuale è rotto, e la nuova capitale irradia della sua luce anche altri centri di cultura. Gli studii, fino ad ora ristretti e raccolti in una sola città, si spargono intorno. I dotti non disdegnano rimanere nella breve patria provinciale; onde, insieme con la decadenza di una città, si assiste allo spettacolo di altri fari luminosi, che le si accendono intorno — da presso e da lungi — effetti imprevisti di cause inconsapevoli e di atti compiuti con intendimenti diversi.