II.

Costantino il Grande, che aveva iniziato la sua carriera imperiale tra le battaglie e le vittorie, non fu solamente un guerriero valoroso; non soltanto quel grande uomo politico, che ebbe agio di rivelarsi in parecchie delle più difficili circostanze; fu egualmente — ed in pari misura — persona colta ed amante d’ogni disciplina intellettuale. Il padre suo Costanzo Cloro, aveva cominciato a praticare, nel seno della sua stessa famiglia, quel culto dell’istruzione, che aveva ispirato buona parte della sua amministrazione. E Costantino adolescente aveva frequentato un corso regolare di studii letterari e vi si era distinto fra i coetanei. Gli amori dei primi anni non lo abbandonarono facilmente. E adulto e glorioso, aveva proseguito a coltivare le lettere, aveva amata la compagnia dei filosofi, aveva, come Augusto, gradito la conversazione delle Muse e gli omaggi dei poeti, e, come Augusto, s’era compiaciuto di asserire (e di darne la prova!) che i poeti e gli scrittori del suo secolo avevano sempre trovato presso di lui il più benevolo ascolto, come gli studiosi, l’adeguata ricompensa del loro valore.[523]

Nè le tempestose vicende del primo periodo della sua vita avevano mancato dal confermarlo in questa tendenza politica. Il suo più fiero avversario, Licinio, era stato un barbaro infesto alle lettere,[524] onde un’elementare opportunità di governo obbligava l’antagonista a brillare per qualità opposte.

Così Costantino, primo imperatore cristiano, il quale teneva mostrarsi soltanto alla Croce debitore di ogni suo trionfo, e che alla gloria di questa aveva innalzato una nuova capitale nell’impero, non tralasciò per tutta la vita di onorare al tempo stesso quell’Atene, che rimaneva ancora l’invitta e sdegnosa cittadella del disprezzato Paganesimo, dichiarando che egli, imperatore universale, preferiva a tutti gli onori e a tutte le cose l’umile carica di stratego ateniese e il modesto ricordo, che di lui quella città aveva voluto scolpire nella pietra.[525] Così le virtù della guerra e la saviezza dell’opera legislativa egli aveva voluto alternare con le opere della cultura, e fare in modo che gli imparziali avessero a tramandare ai posteri il suo nome come quello di uno dei principi romani, che più, e meglio, avevano favorito il progresso delle lettere e delle discipline liberali[526].

Grandi cose erano dunque da aspettarsi da quest’uomo, appena le cure materiali e più urgenti del governo gli avessero dato pace. Il che doveva avvenire (ed avvenne) subito dopo la guerra con Licinio e la edificazione di Costantinopoli.

Alessandria aveva il suo Museo, Roma il suo Ateneo; era pur necessario, e non soltanto per desiderio di simmetrie architettoniche, che la nuova capitale del mondo possedesse qualche cosa di corrispondente all’uno od all’altro, od all’uno ed all’altro insieme. E Costantino vi provvide. Non certo con l’erezione di quell’edifizio, che dal numero de’ suoi portici venne denominato Ottagono, e che i cronisti bizantini[527], insieme con la maggior parte degli storici moderni, s’accordano ad attribuire a Costantino ed anche a definirlo un istituto pubblico destinato all’istruzione superiore dei cittadini constantinopolitani[528]. Questo locale, ove — secondo ci si informa — abitavano, mantenuti a spese pubbliche, un collegio di religiosi, non era che un seminario teologico[529] e, quindi, una scuola, espressione di assai più matura fase della civiltà cristiana ed orientale[530]. Ma la vera e propria Università constantinopolitana doveva sorgere altrove.

E sorse, infatti, in quella, che le fonti bizantine denominano la Basilica, e che noi rimaniamo dubbiosi se sia da identificare con la Βασιλικὴ Κινστέρνα o non piuttosto con altro edifizio omonimo, situato sul Campidoglio, nell’ottava Regione costantinopolitana, là dove, più tardi, una costituzione di Teodosio II. ci additerà la sede ufficiale dei docenti le principali discipline, che, al suo tempo, si impartivano alla gioventù della metropoli[531]. Ma, al pari della Κινστέρνα[532], è quasi certo che la seconda Basilica sia stata costruita da Costantino il Grande,[533] sì che l’uno o l’altro edifizio troviamo destinato al pubblico insegnamento già fin dalla giovinezza dell’imperatore Giuliano, che lo frequentava coi suoi condiscepoli e col suo pedagogo, durante il suo primo, breve soggiorno a Costantinopoli[534].

I docenti, che vi insegnavano, non erano certamente dei privati. Ce lo dice, oltre l’analogia con Roma e la universale consuetudine del tempo, il fatto che noi, sin da questo momento, troviamo dei professori ufficiali a Costantinopoli e anche la succennata costituzione di Teodosio II. — la quale regolava definitivamente un assetto di cose, che esisteva da molti anni[535] — da cui si desume come i maestri di discipline liberali, nell’apposito pubblico edifizio sul Campidoglio, fossero degli stipendiati del governo.

Quali discipline insegnassero, noi lo ricaviamo da varie fonti. Giuliano vi cominciò i corsi di grammatica (lingua e letteratura) greca e di retorica;[536] un epigramma dell’Antologia parla a chiare note dell’insegnamento del diritto;[537] i docenti ufficiali, che noi andiamo fin d’ora conoscendo in Costantinopoli, sono maestri di retorica latina;[538] e dal ruolo dei professori, fissati da Teodosio II., come da qualche altra minore disposizione,[539] si desume l’esistenza di cattedre di lingua e letteratura greca e latina, di retorica, di filosofia e di giurisprudenza, di cui almeno quelle fondamentali dovevano avere avuto principio con Costantino.

Chi nominava questi insegnanti?

Sotto Teodosio II. sarà investito di tale diritto ed ufficio il senato;[540] ma tale consuetudine, che già da tempo troviamo in vigore nelle città di provincia, si deve, nella nuova capitale, ritenere sincrona della prima istituzione di quella Università, sincrona quindi del governo del primo Costantino.