III.
Abbiamo così un corpo organico d’istituti imperiali per l’istruzione media e superiore della gioventù. È, dopo questo, supponibile che Costantino non avesse pensato a edificare, in Costantinopoli, almeno una pubblica biblioteca, che facesse degno riscontro alle ventotto, che in quel tempo adornavano la consorella dell’Occidente?[541] Può anzi supporsi che, a Costantinopoli, i giovani, i quali subito vi accorsero numerosi,[542] riuscissero a dedicarsi alle varie discipline, e i vari ordini di docenti, ad attendere al culto della scienza, senza l’ausilio di biblioteche? E poichè una pubblica biblioteca[543] esisteva nella Basilica antonomastica, di cui discorrono le fonti, e che oggi noi non sappiamo se identificare con la Basilica Cisterna, o con i locali dell’Università, sul Campidoglio, e poichè, come in Roma, essa era annessa al massimo istituto cittadino di istruzione, la sua origine si lascia facilmente ricondurre al primo fondatore di quell’edificio e di quell’istituto.
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Fin qui noi troviamo le sollecitudini di Costantino quasi esclusivamente limitate agli insegnamenti tradizionali nell’impero romano, cioè a quella cultura umanistica, che tutti i secoli precedenti e tutti i centri principali dell’impero avevano conosciuta. Ma, come accennammo, il solo fatto della fondazione di Costantinopoli mise subito in evidenza le lacune di un tale ordinamento, e — maggiore fra tutte — quella degli insegnamenti professionali, pressochè ignorati nell’impero romano. E in verità, l’impero, che sapeva dare al mondo filosofi ed oratori, non era in grado di fornire, o di fornire a sufficienza, uomini, che potessero dirigere e compiere il lavoro di edificazione e d’ornamentazione di una sola città. Perciò, in una sua lettera al Prefetto d’Italia, la cui giurisdizione si estendeva anche all’Africa, Costantino raccomanda di tentare ogni mezzo, perchè, nella grande deficienza d’architetti, si stabilissero, nelle provincie africane, delle scuole con appositi professori e vi si istituissero premii e privilegi, che valessero ad eccitare allo studio dell’architettura quanti più giovani, già istruiti nelle discipline liberali, si potesse. Uno dei mezzi, atti a raggiungere tale scopo, doveva essere perfino lo stanziamento di annue borse di studio.[544]
Tale circolare non fu forse l’unica diramata a tale scopo, nè l’Italia, o l’Africa, le sole regioni, in cui Costantino ebbe a curare la fondazione di vere e proprie scuole professionali.[545] Viceversa, come sempre, come sotto i precedenti imperatori, il governo centrale continuò, anche adesso, a trascurare le sorti della istruzione elementare, e tale condizione viene forse con Costantino ad aggravarsi, in quanto con lui si chiude la tradizione delle istituzioni elementari, così felicemente inaugurate da Traiano.
Costantino — è noto — compie a tale proposito una radicale riforma, inaugurando un’opera di sovvenzione universale dell’indigenza, i cui particolari furono profondamente pervasi di spirito cristiano[546]. Ma appunto per questo, la sua opera benefica divorzia — nei risultati e negli scopi — quasi interamente, dalle sorti dell’istruzione elementare. Costantino non offre, a una parte qualsiasi della società romana, costantinopolitana, o di altre città, i mezzi per educare e istruire la propria prole. Egli, invece, con i nuovi provvedimenti, disperde per tutto l’impero, nei mille rivoli di una saltuaria beneficenza individuale, gran parte delle pubbliche entrate. Per tal guisa, la sua opera porta seco tutte le caratteristiche, tutta la vanità, tutti i disinganni di quelli che ora possono dirsi i vecchi sistemi della carità cristiana, i quali nè elevavano le classi sociali, nè assicuravano l’avvenire dei singoli, ma fugacemente sanavano le occasionali strettezze — e, fra queste, le peggiori soltanto — di qualche individuo, in qualche ora del tempo.