II.
Più notevole, nei rapporti con l’istruzione pubblica, si fu l’istituzione di pubbliche biblioteche. Questo era stato uno dei propositi migliori di Giulio Cesare;[13] uno dei tanti, che il pugnale dei congiurati aveva spezzato con la sua vita.
In sui primi anni dell’êra cristiana, l’idea veniva ripresa da un privato cittadino, C. Asinio Pollione, e da lui attuata con l’apertura al pubblico di una biblioteca greco-latina[14]. Augusto collaborò da par suo all’opera di Pollione.
La prima biblioteca augustea fu la Palatina, fondata nel 28 a. C. nel luogo stesso, in cui la casa di Augusto era stata colpita dal fulmine, perchè ivi — gli aruspici avevano spiegato — Apollo reclamava l’erezione di un suo tempio. E sorse il tempio, e, col tempio, un portico, nonchè una biblioteca greco-latina[15].
La seconda biblioteca, fondata da Augusto, fu l’Ottaviana (25 a. C.)[16]. L’incarico di ordinarla venne affidato al grammatico Caio Melisso[17], un personaggio del circolo di Mecenate; e come la precedente, anzi, come tutte le biblioteche del tempo, essa ebbe al solito due sezioni: una greca e una latina.
Quanto al mantenimento e al personale delle due biblioteche, noi non possediamo nessuna precisa notizia dell’età di Augusto, o almeno nessuna, riferibile a questo tempo. Ma, dall’analogia dei decenni più prossimi, possiamo trarre la conclusione che il personale, almeno nei gradi più elevati, fu allora, per la Palatina, reclutato tra gli ufficiali della casa e gli addetti alla cancelleria del principe, e che il mantenimento gravò sul fiscus imperiale[18]. Quanto alla Ottaviana, in epoca impossibile a determinare, noi troviamo codesto istituto di proprietà municipale[19]. Se quindi essa venne fondata dall’imperatore appositamente per il municipio di Roma, il personale e il suo mantenimento dovettero, fin da Augusto, gravare solo sull’aerarium cittadino, senza che la cassa speciale del principe si addossasse altre spese all’infuori di quelle della fondazione. Se invece tale trapasso avvenne in età più tarda, la sua sorte, durante il regno di Augusto, dovette essere identica a quella della Palatina e perciò la biblioteca dipendere direttamente dal governo centrale. Come che sia, anche a proposito delle biblioteche di Augusto, ha pieno valore il rilievo, che credemmo opportuno fare discorrendo della scuola dei principi. In questi primi albori del governo imperiale, noi non riesciamo a distinguere esattamente quanto merito spetti alla persona dell’imperatore, quanto alle iniziative del governo, quali e quanti carichi si addossi il primo, quali e quanti tocchino al secondo. Ma noi dobbiamo, egualmente, soggiungere quello che allora dicevamo. «Nell’impero romano, i limiti fra la cassa privata dell’imperatore e il bilancio dello Stato, fra le attribuzioni personali dell’imperatore e quelle del governo centrale, furono sempre assai incerti, e ogni istituzione od erogazione del principe poteva bene — nel suo valore politico — apparire, od essere, un atto dello Stato, così come ogni pubblica iniziativa assurgere — nel suo merito — a iniziativa personale dell’imperatore». E questo criterio, a motivo della natura del servizio, cui ora più specialmente ci riferiamo, va affermato con maggiore intenzione di quello che nel precedente paragrafo non facemmo.