III.
Come per la fondazione delle prime pubbliche biblioteche, il governo di Augusto va segnalato per la inaugurazione dei primi Musei e delle prime pubbliche Pinacoteche.
L’amore e la ricerca delle opere d’arte datava in Roma da molti anni, e fin da Cesare noi notiamo quella che sarà la caratteristica dell’impero: la trasformazione dei templi da luoghi di religione in luoghi effettivamente destinati al pubblico culto dell’arte, i cui monumenti vi si potessero da chiunque conoscere ed ammirare[20]. Ma quivi, come nei luoghi pubblici, non si accoglieva, almeno per ora, che una piccola parte di tutto ciò che l’aristocrazia romana era andata acquistando, o depredando, in Grecia ed in Oriente. La maggiore rimaneva ancora nelle case dei privati, che vi destinavano gallerie apposite, loro dominio e loro geloso godimento. Era chiaro come tutto ciò fosse in contrasto col desiderio delle classi popolari e con gli intendimenti di un governo, che voleva essere democratico. E colui che raccolse il pensiero dei più, il pensiero del governo, e lo espresse pubblicamente all’aristocrazia romana, fu M. Vipsanio Agrippa.
A grippa, sebbene Plinio lo dica uomo, per cui la vita rude riusciva preferibile alla trionfante mollezza del suo secolo,[21] fu uno dei più squisiti amatori delle belle arti, che vanti la storia del mondo civile. Di capolavori artistici ne acquistò molti in Oriente; alla sua edilità si deve la ricostruzione di gran parte di Roma, ch’egli aveva trovato di mattoni e lasciava di marmo. Il suo amore per l’abbellimento edilizio ed artistico non si limitò alla capitale, ma si prodigò anche a favore di altri municipii italici e provinciali[22]. Ed egli, in Roma, non sappiamo in quale occasione della sua fervida attività politica, forse nella circostanza della inaugurazione del Pantheon,[23] pronunziò un discorso, col quale esortava vivamente l’aristocrazia ad aprire al pubblico i proprii musei e le proprie pinacoteche[24].
Noi non sappiamo quanti accogliessero la esortazione, che egli lanciava, non tanto come suo pensiero personale, quanto come pensiero del governo. Sappiamo però di certo che l’accolse colui che già era stato il fondatore della prima pubblica biblioteca in Roma, C. Asinio Pollione, e che ora aperse egualmente al pubblico la sua galleria ed il suo museo[25].
Ma l’esortazione imperiale, che fu tanto efficace da scuotere uno dei più irosi repubblicani del tempo, dovette venire assai più diligentemente raccolta, e meditata, dalla aristocrazia di recente formazione, devota al nuovo regime, e così pedissequa imitatrice, come instancabile ricercatrice, di ogni desiderio che accennasse dall’alto. Sopra tutto è presumibile, anche in mancanza di notizie positive e specifiche, che la pubblicità fosse subito data alle opere d’arte contenute nei musei e nelle pinacoteche imperiali.
Come dunque delle private collezioni di libri greci e latini, così il governo di Augusto è da presumersi autore diretto, e indiretto, della prima esposizione al pubblico delle principali opere d’arte, che sino a quell’ora i felici della capitale del mondo serbavano gelosamente custodite al proprio esclusivo godimento spirituale. Da quest’inizio si svolgerà il piccolo nucleo dell’amministrazione delle belle arti in Roma, che, come vedremo, sarà uno dei meriti della politica degli imperatori del II. secolo dell’êra volgare.