II.
Cominciamo dall’illustrare il primo punto.
Sotto i Severi, l’educazione fisica dei giovani e la natura dei collegia iuvenum subiscono un ricorso verso l’originario indirizzo augusteo, o, piuttosto, una intensificazione della parte propriamente militare dei loro vari caratteri, riforma questa, che era invocata a gran voce dalle nuove sorti dell’impero e dalla politica della casa regnante. I giuochi militari, che Settimio Severo dava nella ricorrenza del natalizio di Geta,[452] non possono certamente, come talora è stato creduto, considerarsi quale segno del nuovo allenamento militare della gioventù. Essi non riguardavano la gioventù romana, ma soltanto i soldati. Se non che quella singolare celebrazione natalizia fa presupporre tutta una serie nuova di consuetudini di governo e fa pensare a nuove istituzioni, tendenti a identico scopo, o alla trasformazione in questo senso di antichi istituti. Infatti, l’altro figlio di Severo, Caracalla, aveva, come pochi principi ereditari, ricevuto una perfetta istruzione ginnico-militare[453]. E, poichè, nella qualità di erede al trono, i rapporti suoi con l’aristocrazia equestre romana sono, come sempre, durante i primi tre secoli dell’impero, intimissimi; e poichè egli, come, del resto, anche l’infelice fratello suo, fu princeps iuventutis[454], la gioventù equestre romana non potè esimersi dal seguirne le tendenze e i metodi di educazione.
Ma, se questo accadeva in Roma, un più chiaro indizio della riforma accennata dànno i collegi giovanili provinciali. Essi, in questo tempo, si tramutano in vere e proprie milizie del territorio[455], entrano a far parte degli eserciti locali in piede di guerra, e di essi pigliano tutti i costumi e tutti i caratteri.