III.
Se non che i motivi di questa benefica reazione erano di tale natura da non impedire che Traiano continuasse la politica dei predecessori, là dove la bontà dell’opera loro era evidentissima, o dove questa non recava alcuna speciale impronta dei suoi autori. Così anche Traiano continuò ad ornare Roma di quella costellazione di pubbliche biblioteche, la quale, nonchè dell’evo antico, potrebbe tornare a vanto dell’evo moderno. Egli fondò la biblioteca Ulpia Traiana nel foro omonimo, che sopravvisse probabilmente fino all’età di Diocleziano.[281] In essa si conservava tutta la collezione dei libri così detti lintei, che pigliavan nome dalla tela di lino su cui erano scritti, e, con essa, gli elephantini, o tavolette di avorio, rilegate in volumi, le quali contenevano atti ufficiali. Ma, più notevole ancora, la sezione latina di questa biblioteca conteneva scritti giuridici di non piccolo valore: tutti gli editti fin allora promulgati[282], che formeranno il materiale, su cui verrà compilato l’Edictum perpetuum adrianeo.
Ma se fin qui l’importanza dell’opera scolastica di Nerva e di Traiano non supera quella dei predecessori, anzi ne rimane forse inferiore, un istituto affatto nuovo, di cui incalcolabili furono le conseguenze sull’incremento della istruzione e dell’educazione della gioventù, impone che si assegni ai due primi imperatori, così detti senatorii, un posto segnalato nella storia della coltura e della civiltà romana. Intendo riferirmi all’istituto dei pueri alimentarii.