IV.

Si conoscono due specie di pueri alimentarii, a seconda che si tratti di Roma, o dell’Italia e delle province.

I pueri alimentarii romani sono tutto merito di Traiano. Fino a Traiano, i fanciulli erano esclusi dalle frumentationes ordinarie,[283] il che produceva, fra le famiglie povere, gli identici effetti che oggi, in Italia, la mancanza della così detta refezione scolastica. I poveri, piuttosto che mandare i loro figliuoli a scuola, li impiegavano in qualsiasi mestiere, nominabile ed innominabile, purchè materialmente fruttifero.

Traiano inscrisse i fanciulli di origine libera — non meno di 5000 — nelle tribù, ed essi ebbero così il vantaggio di partecipare alle distribuzioni frumentarie, non che alle altre distribuzioni del tempo e di avere in parte assicurata l’alimentazione durante la loro prima età[284].

Il Panegirico di Plinio celebra l’innovazione, cogliendone appieno il grande valore sociale. «Tutti i fanciulli romani», egli esclama rivolgendosi all’imperatore, «sono stati per Tuo ordine accolti e inscritti nelle tribù. Così, fin dalla infanzia, essi, che per tal guisa hanno potuto ricevere un’educazione, sanno per prova d’avere un pubblico genitore. Crescono a Tue spese coloro che crescono per Te; nutriti da Te, pervengono all’età della milizia, e tutti debbono a Te solo quello che ciascuno dovrebbe ai suoi genitori. Tu hai fatto egregiamente, o Cesare, ad alimentare tanti fanciulli, speranze del popolo romano[285]. Essi sono allevati a spese dello Stato per esserne il sostegno in guerra, l’ornamento nella pace; ed apprendono così ad amare la patria, non solo come patria, ma come propria genitrice»[286].

Ma la liberalità e la previggenza di Traiano non sarebbero state complete se si fossero limitate a Roma. Fuori di Roma era l’Italia, era l’impero romano. Quante miserie da lenire, quante giovani vite da consacrare al bene e alla forza dello Stato! E come Traiano aveva, per Roma, curato la partecipazione dei fanciulli alle pubbliche frumentazioni, così, per l’Italia, egli, seguendo l’esempio del predecessore, istituì, dove potè, e come potè, delle vere e proprie fondazioni alimentari, destinando gli interessi di capitali, variamente investiti, al mantenimento di determinati contingenti di fanciulle e di fanciulli. Ci informano della cosa monumenti epigrafici e artistici importantissimi.[287] Sappiamo così, positivamente, di due istituzioni del genere, l’una a Velia presso Piacenza[288], l’altra, presso i Liguri Bebiani[289], a Campolattaro nel Sannio. Ma istituzioni alimentari dovettero aversi, fin da Traiano, in ogni regione d’Italia, e di esse troviamo incaricati praefecti, procuratores, quaestores e altri ufficiali minori[290].

Come sempre, l’iniziativa imperiale, esercitò una larga influenza sulla iniziativa privata. Mentre, fino a questo tempo, noi non abbiamo esempio che di una sola munificenza del genere[291], d’ora innanzi esse moltiplicano di numero e d’importanza, onde l’azione imperiale riceve largo ausilio dal concorso dell’aristocrazia dell’impero. Avremo infatti fin d’ora istituzioni alimentari private a Como,[292] a Florentia,[293] a Tarracina,[294] a Ostia,[295] a Hispalis,[296] a Sicca Veneria[297] e in molti altri luoghi.