IV.

Ma gli atti più notevoli del governo dei Severi, nei rispetti della pubblica istruzione, riguardano la parte propriamente scolastica di questa materia. Il merito è tutto del più greco di quegli imperatori, Alessandro Severo. I suoi biografi, con l’iperbole che è loro consueta, ma a cui pure risponde una grande parte di verità, ce lo descrivono come un nuovo Adriano: latinista e grecista anche lui, prosatore e poeta, provetto nella musica e nel canto, pittore, matematico, dotto in astrologia e in aruspicina[470]. E da tanta pienezza di cultura, che lasciava anche supporre un pari apprezzamento del merito di questa, derivò, in assai maggior copia che in Adriano, l’ispirazione a curare la scuola e le condizioni pratiche della sua efficacia. Le cattedre di fondazione imperiale erano finora, in Roma, limitate alla retorica, e, sull’analogia di Atene, possiamo supporre, ve ne fossero anche di filosofia. Ora, Alessandro ne istituisce altre di grammatica, di medicina, di aruspicina, di astrologia, di ingegneria e di architettura[471]. Queste ultime discipline non facevano parte delle arti liberali, e questa sola infrazione alla tradizionale politica scolastica romana, come è segno dei tempi nuovi, è anche indice della importanza della riforma di Alessandro Severo. Specie per ciò che riguarda l’aruspicina e l’astrologia. Gli astrologi erano stati fin allora tanto ansiosamente ricercati in segreto, quanto ufficialmente perseguitati[472]. Contro di loro, la giurisprudenza aveva foggiato apposite disposizioni punitive[473], e fin nell’età più recente, Settimio Severo, che pure di quelle scienze era stato un caldo amatore e un profondo conoscitore[474], aveva sigillato nella tomba di Alessandro Magno tutti i libri di astrologia del suo tempo, e aveva avuto mano in quelle sanzioni penali a carico degli studiosi di aruspicina e di astrologia, di cui un suo illustre prefetto del pretorio ci ha lasciato menzione[475].

Alessandro Severo si dimostra invece di opinione affatto contraria, ed egli innalza quelle due discipline alla dignità di scienza e agli onori dell’insegnamento. Agirono in lui due diversi moventi: la sua coltura intellettuale, non che lo spirito del secolo, tutto dedito a questioni trascendenti la materia; ma dovette ugualmente influirvi la preoccupazione di avere un’aruspicina e un’astrologia controllate e disciplinate dallo Stato e di potere riserbare a questo il monopolio di tutti i loro pericolosi segreti[476]. Gli aruspici, gli astrologi e le rispettive scienze costituivano una perenne minaccia, politica e dinastica, un eccitamento a sedizioni e a congiure[477]. Come sarebbe stato opportuno creare un’aruspicina e un’astrologia ufficiale, con cattedre e docenti propri agli stipendi e alla dipendenza del principe! Era stato il sogno segreto, dormiente in fondo alla contradittoria politica astrologica degli imperatori. E questo, insieme con la grande voga di quelle discipline, e con la grande richiesta di quella speciale coltura, di che era prova vivente la persona del principe, sospinse, nel III. secolo di C., il governo romano alla sua rivoluzionaria innovazione.

Non meno significativa è la istituzione di scuole di Stato per la medicina e per l’architettura.

Fino a quel giorno, l’esercizio dell’una e dell’altra disciplina era stata prerogativa degli stranieri, e, precisamente, dei Greci e degli Orientali[478]. In questo momento, invece, lo Stato fonda apposite scuole, cui convengono insieme schiavi, liberti, clienti, liberi di ogni paese, ma, naturalmente, in modo speciale, di Roma e d’Italia.

Tutta la riforma poi è d’ispirazione greca. Alessandria era uno dei centri di studii di medicina e di matematica più famosi dell’antichità, e lo Stato ne favoriva e sovvenzionava le scuole; Atene aveva cattedre semiufficiali di medicina, di astronomia e di astrologia; Efeso aveva medici stipendiati da un Museo cittadino, e tutte in genere le numerose scuole di medicina, esistenti nelle province orientali, facevano parte di più larghi istituti di cultura, mantenuti dai Comuni o dallo Stato[479]. Onde è evidente come siano stati questi i paesi, da cui Alessandro Severo, il più ellenizzante dei principi romani, abbia tratto l’esempio ed i suoi modelli.

Alessandro però non dovette porre gli insegnamenti, per cui istituiva nuove cattedre, alla pari con gli altri, più antichi, delle tradizionali arti liberali romani. E di tale distinzione si trova, a mio avviso, conferma nella erezione in Roma di nuovi locali scolastici[480]. Noi conoscevamo soltanto l’Athenaeum, sede dell’insegnamento della retorica, del diritto, della filosofia; adesso invece si erigono nuovi auditoria, e questi, naturalmente, sono la sede delle scuole, nelle quali cominciano a impartirsi le nuove discipline.

Ma la più importante tra le riforme scolastiche di Alessandro Severo fu quella, tutta pervasa di spirito moderno, che riguardò la fondazione di un certo numero di borse di studio, da corrispondere in natura (annonae) ai discepoli poveri di qualsiasi disciplina, purchè di nascita libera[481]: innovazione, la quale veniva a favorire il diffondersi della coltura media e superiore (cui si concedeva per ciò un beneficio, fin allora riservato alla istruzione primaria) e che era segno preciso della grande importanza, che il suo possesso aveva per le menti dei contemporanei, nonchè del grande interessamento del principe a suo riguardo.