VIII.

Invece di una pubblica scuola, Adriano creò per essa, in Roma, un grande locale apposito. Fin allora, grammatici, retori e filosofi erano costretti ad appigionare dei locali, ove impartire l’insegnamento. Solo forse i giureconsulti — come a suo luogo accennammo — avevano a propria disposizione dei locali pubblici forniti dallo Stato.

Egualmente, i conferenzieri, i poeti, i tragici, tutta l’innumerevole serqua dei lettori pubblici dell’età imperiale, erano, volta per volta, costretti anch’essi a procurarsi il locale necessario alla loro pubblica produzione letteraria. Adriano ebbe in animo — e l’ispirazione venne a lui certamente dal mondo ellenico ed ellenistico — di innalzare un tempio dell’insegnamento e della pubblica coltura. In Atene, esistevano parecchi locali destinati all’insegnamento superiore: l’Accademia, lo Stoa, il Palladion, l’Odeion, il Lyceion, il Cynosarges, il Diogeneion, il Ptolemaion.[314] In Alessandria, due almeno delle sale dei due Musei erano destinate a lezioni e a conferenze scientifiche. Come mai Roma avrebbe potuto mancarne? Sorse, così, da questa ispirazione e con questo intendimento, l’Athenaeum romanum, un ludus ingenuarum artium, una scuola delle discipline destinate all’istruzione dei liberi in Roma.[315]

Era desso un ampio auditorium in forma di anfiteatro,[316] eretto probabilmente sul Campidoglio,[317] che i letterati trovavano a loro disposizione per leggervi pubblicamente i propri scritti, e i maestri, per impartirvi le loro lezioni.

Ma quali categorie di maestri? Tutti i passi della Historia Augusta, che accennano all’Athenaeum, discorrono di letture di poeti o di lezioni di retori greci e latini[318].

Ma quell’auditorium non poteva essere aperto a questi soli docenti. Un antico — abbiamo visto — lo chiamava ludus ingenuarum artium. A suo dire, dunque, tutte le arti libere avrebbero potuto trovarvi accesso, e la retorica e la grammatica e la musica e la filosofia. Ma sarebbe inesatto dire che la natura dell’Athenaeum ci permetta una così larga interpretazione. L’Athenaeum, attraverso tutta la sua storia, ci appare invece come un edificio destinato a conferenze e a lezioni, di cui il grande pubblico dei giovani e degli adulti avesse potuto fruire. Come tale, noi dobbiamo escludere dal novero delle arti liberali, che vi avevano accesso, la musica, che in pubblico non poteva dar luogo a lezioni, ma solo a concerti, istrumentali e vocali, e verso cui grandi erano le ripugnanze della pedagogia romana, la geometria, che in Roma aveva uno scopo strettamente professionale,[319] ed era, non già insegnamento fondamentale, ma una disciplina sussidiaria — lontanamente sussidiaria — di quell’arte, che assommava in sè quasi tutti gli scopi e gli sforzi della pedagogia, l’oratoria,[320] e da ultimo, forse, o almeno per ora,[321] la grammatica, disciplina, che si rivolgeva soltanto a dei giovanetti e faceva parte di quell’insegnamento secondario, che non può occupare l’attenzione dei più. L’Athenaeum, qualche cosa tra l’Università popolare moderna e la sala di conferenze, doveva rimanere estraneo a tutto ciò; doveva, specie nelle sue origini, essere luogo di coltura pubblica, generalissima, non istituto di insegnamenti speciali o d’insegnamenti secondarii inferiori, ma, sopratutto, un luogo, in cui si dispensava quella cultura, che, senza essere impartita per ufficiale volontà superiore, era tuttavia, da numerose condizioni, tratta ad apparire, e ad essere, oggetto di insegnamento ufficiale. Ed è appunto perciò che noi, sebbene le fonti, di cui disponiamo, non ce ne parlino, dobbiamo supporre che fin da Adriano, nell’Athenaeum, insieme con l’insegnamento della retorica, venissero impartiti quelli della filosofia e della giurisprudenza, della quale ultima, del resto, vedremo anche più innanzi.

È assai probabile che, all’Ateneo, Adriano abbia aggregato una biblioteca. Forse poche circostanze erano state altrettanto favorevoli all’idea di una simile fondazione. Un locale di istruzione pubblica, ove si adunavano discenti e maestri, non avrebbe potuto rispondere degnamente al suo ufficio senza una collezione di libri a portata di mano e a disposizione degli studiosi. E poichè grande è il numero delle biblioteche pubbliche romane, di cui non riusciamo a rintracciare i fondatori o la cronologia della fondazione, e poichè noi possediamo esplicita menzione di una biblioteca Capitolina[322], di una biblioteca, cioè, avente sede negli stessi paraggi dell’Athenaeum, la sua origine può, fra le tante ipotesi che si sono fatte, essere preferibilmente riferita al regno di Adriano.[323]

Ma la politica di Adriano arrecò del pari nuovo incremento allo studio del diritto. La carriera dei giuristi acquista fin d’ora un valore assai maggiore che non nel passato. Anzitutto le prerogative e l’efficacia dei responsa dei giuristi patentati crescono ancora di un grado. Questi non hanno più un peso soltanto morale. I responsa, se concordi, assumono valore di leggi[324], e, solo in caso di disparità di pareri, l’imperatore si riserva di giudicare e decidere egli stesso con l’assistenza del suo Concilium. Ma è noto quale innovazione questo Concilium principis avesse subìto ai tempi di Adriano. Esso, che fin allora era stato in maggioranza un consiglio di senatori, delegati dal senato, accoglie ora, stabilmente, nel suo seno, quali membri ordinarii, dei giureconsulti[325].

La carriera giuridica aperse così i migliori orizzonti ai giovani studiosi di Roma e delle provincie, come la produzione dei giuristi riscosse, dal governo centrale, una sollecitudine e, direi, un incoraggiamento maggiore che nel passato. Esistevano già in Roma (e il grammatico Gellio, riferendosi alla sua giovinezza, ne parla come di consuetudine saldamente costituita) delle stationes ius publice docentium aut respondentium[326]. Come è stato notato, anche il vocabolo statio suole indicare località pubblica ed ufficiale. Esse erano quindi località, non private, ma proprietà del populus o del princeps[327]. Al tempo dunque di Adriano, ve n’era un gran numero. Ma questi — naturalmente — dovette pensare ad assegnare, anche ai giuristi, l’uso del nuovo stabilimento, il grande Athenaeum imperiale, nè, per concludere in tal senso, fa bisogno di attendere una diretta testimonianza delle fonti.