X.

Ebbero la progrediente cura dello Stato, verso l’istruzione pubblica, e il perfezionarsi degli istituti ufficiali d’insegnamento una efficacia decisiva sulle opere dell’intelletto? La risposta, per chi scorra la produzione letteraria della repubblica e dell’impero, non può essere che negativa, e la constatazione, a cui si è costretti, rompe contro un vecchio pregiudizio della chiesa cattolica e, insieme, della democrazia moderna, che cioè la scuola abbia la virtù di creare la società e la vita, più di quanto non ne sia essa medesima influenzata e soggiogata; che sia insomma la scuola, e non la società tutta, a determinare il valore dell’insegnamento e a renderlo operoso e fecondo. Pur troppo, la scuola ufficiale non è sempre, o soltanto, un mezzo d’apprendimento e di diffusione della cultura; non soltanto lo strumento di preparazione a determinati uffici o professioni, reclamato da una società, che si trova al colmo della sua floridezza intellettuale e materiale; essa è, assai più spesso, l’espediente escogitato per sanare un male, arrestare un regresso, promuovere artificialmente una serie di effetti, che, per altra via, non sembrava possibile conseguire. La scuola ufficiale è dunque, assai di consueto, l’indice di una società, che organicamente decade. E, se essa può, per un certo tempo, reagire contro questo fatale andare, ne è a sua volta, alla fine, sopraffatta e soffocata. La società male assestata, la società, distratta da altre cure, inquina e corrompe la scuola, la disordina, la piega, la deforma a scopi, che quella non può avere, la isola, la diserta, ne isterilisce ogni buon effetto. È ciò che noi vediamo seguire negli ultimi secoli dell’impero, ciò che noi vedremo ripetersi nell’ultima fase delle Università medievali.[876]

Durante questo periodo, la scuola, che ammanisce tutte le specie del sapere, che prepara a tutte le attività intellettuali, non produce più nè prosatori, nè scienziati, nè filosofi, nè giuristi, nè letterati; nè riesce a fermare l’ignoranza, che sale, o a chiudere le porte all’invadente Medioevo dell’intelletto.

Ma la specifica vanità dell’opera della scuola ufficiale, dell’opera dello Stato, rispetto alla produzione intellettuale, è forse ancora più sensibile nei periodi felici dell’impero romano, ad esempio, nell’età degli Antonini. La società ci offre allora il curioso spettacolo di un appassionarsi a tutte le manifestazioni dell’intelligenza, per cui la letteratura, la filosofia, la scienza si diffondono per le varie classi sociali e si fanno popolari. Ma quella società ha acquistato in cultura tutto ciò che ha perduto in qualità e in potenza di pensiero, e la scienza e l’arte vi hanno guadagnato in estensione e in diffusione tanto quanto hanno perduto in virtù ed in profondità. Non è più questa, pur troppo, l’êra della grande arte e della grande speculazione. Mancano all’uopo la capacità individuale e la collettiva, che non si possono creare per sapienza di reggimento scolastico. Ciò che il retore Materno aveva, con profondo pessimismo, sostenuto nell’immortale dialogo Degli oratori, è, in tesi generale, intimamente vero, per la sorte di tutte le discipline dell’intelletto: «L’arte, della quale parliamo non è amica del riposo e della pace, non ama la probità e la moderazione..... Essa è figlia della licenza, che gli stolti chiamano libertà, è compagna e ispiratrice dei rivolgimenti pubblici: senza rispetti, incapace di servire, ribelle, temeraria, arrogante, tale da non poter fiorire in una città bene ordinata..... La vegetazione più vigorosa è figlia della terra, che non ha mai subìto l’aratro...»[877].

[ SOMMARIO]

INTRODUZIONE [pag. 5]
CAPITOLO I. — Gli imperatori di casa Giulio-Claudia e l’istruzione nell’Impero Romano (30 a. C. — 68 d. C.) [11]
I. La politica scolastica degli Imperatori di casa Giulio-Claudia. I privilegi di Augusto ai praeceptores. Una scuola di Stato per la nuova aristocrazia imperiale — II. Le biblioteche pubbliche augustee. — III. Il governo di Augusto e la custodia delle opere d’arte. — IV. Augusto e l’immunità dai carichi pubblici ai medici e ai docenti di medicina. — V. Augusto e la nuova educazione della gioventù. — VI. Contenuto religioso e morale di questa educazione. — VII. Augusto istituisce un ufficio di sovrintendenza generale su l’istruzione e l’educazione della gioventù romana. — VIII. Augusto e l’istruzione pubblica nelle provincie: la biblioteca del Sebasteum; l’impero assume l’amministrazione e la direzione del Museo alessandrino. — IX. L’istruzione pubblica e il governo centrale da Augusto a Nerone. Caligola e i concorsi di eloquenza. Il Museum Claudium. — X. La Corte e la sua influenza sulla nuova aristocrazia. I concorsi di eloquenza istituiti da Nerone e l’incremento degli studi di retorica. Il governo di Nerone e gli studi di filosofia. — XI. Le immunità agli insegnanti datano probabilmente da Nerone. — XII. Rassegna e ampiezza di queste immunità. — XIII. Casi di immunità speciali a favore degli insegnanti primarii. — XIV. Nerone e l’ellenizzarsi della educazione fisica in Roma. — XV. Nerone e l’incremento dell’istruzione musicale. XVI. — I successori di Augusto e le organizzazioni giovanili a Roma e in Italia. — XVII. Nerone ricompone le biblioteche perite nell’incendio del 64. — XVIII. Gli imperatori di casa Giulio-Claudia e gli studii di giurisprudenza. — XIX. Il nuovo regime e l’istruzione pubblica.
CAPITOLO II. — Gl’imperatori di casa Flavia e l’istruzione nell’Impero romano (69-96) [81]
I. Vespasiano e la fondazione di nuove biblioteche. Riconferma delle immunità ai maestri di grammatica, di retorica e di filosofia. Stipendio ai principali insegnanti di retorica in Roma. Non si tratta di una statizzazione delle scuole di retorica. — II. Motivi della innovazione. Condizioni economiche dei maestri di retorica. Il provvedimento di Vespasiano quale misura della considerazione sociale dei retori. — III. Trascuranza del governo imperiale verso i grammatici e gli insegnanti elementari; loro condizioni economiche. — IV. Rapporti amministrativi e giuridici dei retori stipendiati con lo Stato. Giudizio dei contemporanei. — V. Quintiliano primo retore stipendiato, come maestro e come pedagogista. — VI. Tito rimane fedele alla politica scolastica del padre. Domiziano riedifica le biblioteche distrutte. La ripercussione della operosità imperiale sulla diffusione e sul regime delle biblioteche. — VII. Domiziano inaugura nuovi concorsi di eloquenza. — VIII. Domiziano e il trionfo della educazione fisica a tipo ellenico. Vespasiano, Domiziano e l’istruzione musicale. Il nuovo indirizzo dei collegi giovanili. — IX. Il rovescio della medaglia: Vespasiano contro le scuole filosofiche ateniesi. — X. Il governo dei Flavii e l’istruzione pubblica nell’impero romano.
CAPITOLO III. Gli imperatori da Nerva a M. Aurelio e l’istruzione pubblica nell’Impero romano (96-180) [113]
I. Reazione di Nerva e di Traiano alla politica dei Flavii; gli stipendi ai retori interrotti; esitanze nella riconferma delle immunità. — II. Reazione all’educazione fisica e musicale ellenizzante. — III. La biblioteca Ulpia Traiana. — IV. I pueri alimentarii e i provvedimenti relativi in Roma, in Italia e nelle province. — V. Traiano e i maestri; rifiorimento della coltura. — VI. P. Elio Adriano — VII. Adriano, le immunità, gli onori e i benefici largiti ai maestri. — VIII. L’Athenaeum e la biblioteca Capitolina. Adriano e gli studii di giurisprudenza. — IX. Adriano e l’istruzione pubblica nelle provincie: in Atene; riforme nella scuola degli Epicurei; innovazioni nel Museo alessandrino. — X. Le nuove norme di Antonino Pio circa le immunità dei maestri. — XI. Antonino Pio non inaugura scuole di Stato in provincia, ma vi promuove l’istituzione di scuole municipali di retorica e di filosofia. — XII. Marco Aurelio e la fondazione delle prime cattedre imperiali universitarie in Atene. — XIII. I concorsi universitarii. — XIV. Le cattedre di fondazione imperiale nell’Athenaeum romano. — XV. Gli Antonini, le istituzioni alimentari e la istruzione primaria. — XVI. Gli imperatori da Traiano a Marco Aurelio e l’istruzione musicale. — XVII. Il governo ed i collegi giovanili. La cura delle belle arti. L’amministrazione delle biblioteche. L’età degli imperatori da Nerva a Traiano, la scuola e la coltura nell’impero romano.
CAPITOLO IV. — Lo Stato e l’istruzione pubblica da Commodo all’abdicazione di Diocleziano (180-305) [177]
I. La cultura e l’istruzione pubblica in questo periodo — II. Il nuovo carattere militare dei collegia iuvenum sotto i Severi. — III. La nuova legislazione a tutela dei maestri e degli studenti. Il governo centrale e l’istruzione pubblica nei comuni. — IV. Le nuove istituzioni scolastiche di Alessandro Severo. — V. La decadenza delle istituzioni alimentari nel III. secolo. La politica del governo e l’istruzione pubblica da Alessandro Severo a Diocleziano. La imposta municipalizzazione delle scuole di Antiochia. — VI. Diocleziano e l’insegnamento del diritto. L’editto de pretiis rerum venalium e gli onorari degli insegnanti. — VII. La soppressione delle cattedre di astrologia. La distruzione delle biblioteche cristiane. — VIII. Costanzo Cloro e l’istruzione pubblica nelle Gallie. Le Gallie nel III. e nel IV. secolo. La nomina del retore Eumenio in Augustodunum.
CAPITOLO V. — L’istruzione pubblica nell’Impero romano, Costantino il Grande e i suoi figli (312-361) [211]
I. La monarchia Dioclezianea-Costantiniana e il trasporto della capitale a Costantinopoli. Ripercussione di ciò sulle sorti della istruzione pubblica nell’impero. — II. Costantino e la coltura. L’Università Costantinopolitana. — III. Una nuova biblioteca pubblica. Costantino e l’istruzione professionale. L’istruzione primaria; fine delle fondazioni alimentari. — IV. Privilegi e garanzie ai docenti privati e pubblici nelle città di provincia. Ampliamento delle immunità e suoi motivi. Immunità ai professionisti delle arti edilizie e industriali. — V. Costantino e la cura delle opere d’arte. — VI. I figli di Costantino ne continuano la politica; gl’imperatori, il Senato e i governatori nella scelta dei maestri. Riforme nell’Università ateniese. Dichiarazione dei nuovi criterii di governo in fatto di istruzione pubblica. — VII. I figli di Costantino e probabile limitazione delle immunità.
CAPITOLO VI. — Le innovazioni scolastiche di Giuliano l’Apostata (361-363) [239]
I. Giuliano e gli atti più notevoli della sua legislazione scolastica. Reintegrazione dell’antica larghezza di immunità; sua bibliofilia. La legge del 362 su l’insegnamento pubblico e privato. — II. L’editto su l’insegnamento classico. Un secondo editto? — III. Giudizio sulla legge del 362. Gli antichi e l’editto; l’approvazione dei cristiani intransigenti; la disapprovazione dei cristiani moderati, dei pagani e degli indifferenti. — IV. Giudizio dei moderni. — V. Il merito e la portata dell’editto. — VI. L’applicazione e gli effetti. — VII. Disegni di nuove scuole e di riforme a vantaggio dell’istruzione classica e musicale. Giuliano e il favore accordato ai retori e ai filosofi. Il valore dell’opera dei Costantiniani nei rispetti della istruzione pubblica.
CAPITOLO VII. — La dinastia Valentiniana e l’istruzione pubblica nell’Impero romano (364-383) [281]
I. La reazione alla politica scolastica di Giuliano. — II. Un regolamento disciplinare per gli studenti stranieri in Roma — III. Valentiniano riconferma le immunità; nuove immunità ai maestri di pittura. — IV. Valente e la biblioteca costantinopolitana; Valente contro l’astrologia; distruzione di opere scientifiche classiche; giudizio che di lui fa Temistio. — V. Le riforme scolastiche di Graziano; l’ordinamento delle scuole in Gallia; gli stipendii dei maestri. — VI. Valentiniano, Graziano e i medici di Roma e della Corte; la cura dei monumenti antichi e delle opere d’arte. — VII. La rinascita intellettuale in tutto l’impero.
CAPITOLO VIII. — La dinastia dei Teodosii e la pubblica istruzione (383-450) [309]
I. La reazione cattolica di Teodosio I. e l’istruzione pubblica: la soppressione degli stipendi ai docenti pubblici in Roma e in Atene. — II. Eccezioni a favore dei medici; cura delle opere d’arte. Ripresa della decadenza intellettuale del III. secolo. — III. I due figli di Teodosio continuano la politica del padre. — IV. Teodosio II. riconferma le immunità ai maestri. I provvedimenti di Teodosio relativi alla Università costantinopolitana. — V. Carattere di quest’opera. L’Università costantinopolitana e quella ateniese. La distribuzione delle cattedre. L’abolizione dell’insegnamento privato-pubblico. — VI. Il nuovo ordinamento e le altre scuole medie e superiori, creato dallo Stato. — VII. Teodosio conferma di nuovo le immunità ai maestri. La compilazione del Codex Theodosianus; la scienza e l’insegnamento giuridico.
CAPITOLO IX. — L’impero e l’istruzione pubblica dalla morte di Teodosio II. alla fine del governo di Giustiniano (450-565) [337]
I. Necessità di estendere il presente studio fino al VI. secolo. — II. Il governo di Teodorico, la cultura e l’istruzione pubblica in Italia. — III. Prosecuzione della politica di Teodorico sotto Atalarico e Teodato, Atalarico e le scuole di Roma. Rinascita intellettuale. — IV. Giustiniano, la sua reazione cristiana, e il divieto d’insegnamento ai pagani. — V. Soppressione dell’Università ateniese. — VI. Sospensione degli stipendi ai docenti di arti liberali. — VII. La compilazione del Codex iustinianeus, del Digestum e delle Institutiones. — VIII. Scopi e vantaggi di tale opera rispetto alla scuola e all’insegnamento. Riduzione delle scuole di giurisprudenza dell’impero; aumento del personale insegnante in Costantinopoli e in Berito; immunità ai professori di giurisprudenza; prolungamento del corso; la disciplina degli studenti. — IX. I nuovi programmi per l’insegnamento della giurisprudenza. — X. Giustiniano e l’istruzione pubblica negli ultimi anni del suo governo.
CONCLUSIONE [379]
I. La politica scolastica della repubblica e dello impero. Il governo centrale e le scuole di Stato. — II. Il governo e le scuole municipali e private. — III. Lo Stato, i maestri, gli studenti, la libertà dell’insegnamento. — IV. Lo Stato e gl’insegnamenti professionali. — V. Le biblioteche pubbliche e loro amministrazione. VI. Lo Stato, le accademie, i musei; la cura delle opere d’arte. — VII. L’imperatore, il senato, e la suprema direzione dell’istruzione pubblica. — VIII. L’amministrazione centrale e provinciale. — IX. Gli impulsi indiretti del governo alla istruzione pubblica; il tentativo di una educazione di Stato; l’educazione fisica. — X. La decadenza intellettuale e la vanità effettiva dell’opera dello Stato.