XVI.
In questo periodo, in cui così forti sono gli scambi spirituali col mondo greco, in cui noi vediamo, in assai maggior misura che nei secoli trascorsi, trapiantati in Roma metodi e istituti di istruzione ellenica, in questa, che è l’età di Adriano e di Marco Aurelio, noi non possiamo non aspettarci — quello che realmente si ebbe — un più vigoroso incremento dell’istruzione musicale. Il II. secolo di C. è veramente l’età più gloriosa della musica romana. Le compagnie liriche e drammatiche — i così detti sinodi dionisiaci — raggiungono ora il culmine della gloria e della considerazione universale. Le epigrafi esibiscono, in questa età la maggior copia di agoni, di giuochi e di premii. I concorsi Pitici ed Olimpici divengono universali; ogni città di mediocre importanza ha i suoi; ne sorgono di nuovi, si fregiano dei nomi degli imperatori o dei loro favoriti: Traiani, Adriani, Antinoi. La mania universale invade anche i privati, che dispensano alle città grandi somme per giuochi in proprio onore.[413] Si dispiega alla luce della storia tutta una ricca, inaudita fioritura di studii musicali, e questi sono gli anni, che tramandano la maggiore, e la miglior parte dei trattati teorici di musica dell’evo antico[414].
Ma dal giorno, in cui gli autori lirici, o drammatici, avevano cessato di essere anche autori della musica, che accompagnava le loro opere, lo sviluppo di quest’arte, ormai indipendente da ogni altra, era stato rapidissimo.[415] Era quindi divenuto urgente e difficile il problema di un’istruzione musicale, che valesse a creare dei virtuosi, che avrebbero poi dato prova di sè, avanti al gran pubblico, ed in ampie rappresentazioni.
A risolverlo, avevano, fin dall’età alessandrina, cercato di provvedere i su riferiti sinodi dionisiaci, divenendo ogni giorno più scuole pratiche, sia pure ametodiche, di musica e di recitazione[416]. Uno dei più famosi fu allora quello numerosissimo di Teo, che, ai primi dell’età imperiale romana, trasporterà la sua sede in Lebedo[417]. E non senza rapporti fra loro debbono essere state la presenza del sinodo in quel paese e l’accurata istruzione musicale, che troviamo impartita ai fanciulli ed agli efebi del luogo. Noi conosciamo ciò che oggi si direbbe il programma di questa educazione. Si insegnava ai fanciulli e ai giovani a suonare gli istrumenti musicali, salvo (strana eccezione!) gli istrumenti ad aria; si insegnava il canto, la composizione musicale e l’arte della recitazione. E, insieme con questo, si impartivano loro nozioni di coltura generale, di letteratura, di pittura etc.[418].
Questo di Teo non restò l’unico sodalizio del genere[419]. Or bene, gl’imperatori cosidetti senatorii, che furono grandi fautori e suscitatori di celebri compagnie drammatiche,[420] erano implicitamente, e necessariamente, portati a essere promotori, e protettori, delle scuole professionali di musica, che in quelli si venivano, o si erano venute, nel progresso dei tempi, formando.
Ma il culto della persona degli Augusti, che in questo periodo si diffonde per tutto l’impero e che così largamente è provocato dall’azione individuale degli imperatori, suscita al tempo stesso una vasta fioritura di speciali collegi di artisti lirici, che, più naturalmente e direttamente dei sinodi dionisiaci, ricordano le antiche corporazioni degli aedi vaganti, e d’insegnamenti musicali prodigati a giovani ed a fanciulli. Ne abbiamo in Asia minore, a Smirne, a Pergamo, ad Efeso, in Tracia, in Roma,[421] con appositi maestri di musica, di canto, di danza, cose tutte che dovevano certamente a loro volta sollecitare un incremento grande della istruzione musicale, diretta a scopi meramente professionali. E non si può quindi fare a meno di pensare che la larga messe dei teorici studi di musica di questo e del secolo successivo fiorisse da un terreno regolarmente apparecchiato, nella cui preparazione l’opera e la politica degli imperatori avevano avuto non piccola parte.