a. 1271

L'anno del Signore 1271, indizione 14.ª, l'ultimo di Marzo, arrivò di passaggio a Reggio, Filippo Re di Francia con suo fratello e col suo esercito, ed ebbe ospitalità nel palazzo di Guglielmo da Fogliano, che allora era Vescovo di Reggio. Il qual Re andava in Francia colla salma di suo padre Lodovico Re di Francia, che trasportava dall'Africa, dove era morto a Cartagine presso Tunisi. E lo trasportava in un'urna chiusovi con aromi; ed in un'altra urna portava la salma di Tristano suo fratello e figlio del Re predetto, che era morto parimente a Cartagine con molti altri Baroni, che s'eran mossi per redimere oltre mare la Terra Santa. E dopo otto giorni passò pure da Reggio il Conte di Fiandra colla sua gente e la sua milizia. In quell'anno fu enorme carestia di biade; tanto che in Maggio e Giugno lo staio di fava si vendeva sei soldi imperiali; lo staio di melica, tre, quattro soldi imperiali; lo staio di spelta costava due soldi e mezzo imperiali sul pubblico mercato, e in contratti privati dieci soldi reggiani; lo staio del frumento si pagava venti soldi imperiali in pubblico; ed in privato, otto soldi imperiali. E lo stesso anno i Cremonesi andarono a oste contro il castello di Malgrate[19], e vi stettero fino a tanto che lo ebbero a patti, e lo diroccarono e rasero al suolo. Lo stesso anno fu anche devastato il territorio di Crema sino alle fossa della città, in Giugno, dai Milanesi. Ed era allora Podestà di Milano Roberto da Tripoli, cittadino Reggiano, dei Roberti. In quell'anno fu costituita in Bologna una compagnia, che si chiamava della giustizia; ed era numerosa assai e composta dei migliori popolani di quella città; e mandò ottocento dei suoi armati ai confini del territorio Bolognese per la sicurezza della città. Nello stesso anno, Deto dei Cancellieri di Pistoia fu sei mesi Podestà di Reggio, da San Pietro al 1º. di Gennaio; e il detto Podestà andò ad assediare il castello di Corvara, ai 22 di Luglio, con fanteria e cavalleria del quartiere di Castello e di S. Nazzaro. Vi concorse anche un quartiere della città di Parma. E il Comune di Reggio mandò tre trabucchi, e tre quei di Parma. Il Comune di Mantova, in aiuto del Comune di Reggio, pel detto assedio, inviò venticinque balestrieri; quel di Castiglione di Toscana anch'esso mandò a servigio del Comune di Reggio un manipolo di balestrieri. E vi stettero a oste i detti quartieri di Castello e di S. Nazzaro diciasette giorni; poi vi andarono i fanti ed i cavalli del quartiere di S. Pietro e di S. Lorenzo per ventitrè giorni. Poscia vi ritornarono quelli del quartiere di Castello e di S. Nazzaro per undici giorni; ed ebbero, per capitolazione, tanto il castello che la Terra di Corvara; e il castello lo atterrarono, la Terra la devastarono a volontà del Comune di Reggio; e quelli che erano dentro il castello ebbero affidamento per le persone e le robe loro; e stettero ai bandi e alle condanne del Comune di Reggio, che s'impossessò del castello ai 19 Settembre, giorno di Sabato. E Giacomino da Palù, per la restituzione di quella Terra, toccò quattrocento lire imperiali. Nell'Agosto di quell'anno i Bolognesi corsero a oste sulla diocesi di Modena, e cinsero di assedio Savignano[20] e Montombraro[21]; stantechè fra i Comuni di Bologna e di Modena vi era una convenzione, per la quale i Modenesi non potevano avere alcun castello alla destra del Panaro, e perciò i Bolognesi distrussero que' due castelli.... E, per questi sei mesi, si pagò lo staio del frumento otto soldi imperiali e più; lo staio di spelta, otto grossi; una libbra grossa di carne di maiale, 14, 15, 16, 17, 18 imperiali; una libbra grossa d'olio d'ulivo, due soldi imperiali; quattordici fichi secchi, un reggiano; dodici o tredici mandorle, un reggiano; uno staio di farro, 12 o 13 grossi. Ed ogni altra sorta di vettovaglie fu quell'anno scarsissima. Ed in quest'anno, allorchè si trasportava in Francia la salma di S. Lodovico Re di Francia, per intercessione di lui, che è come dire per amore di lui, operò Iddio molti miracoli.... Nella città di Reggio, quando eravi di passaggio il corpo di S. Lodovico, Giacomo degli Alucii alzò preghiere a Dio, acciocchè per amore del Santo lo esaudisse; e il Signore rese miracoloso il suo Santo, il quale sanò per miracolo una gamba a Giacomo degli Alucii. A Parma, che è la mia città, quella cioè di cui sono nativo, guarì una fanciulla di un cancro, che aveva in un braccio. E, nel 1274, maestro Rolando Taverna Parmigiano, Vescovo di Spoleto, cui Papa Martino IV mandò in Francia a raccogliere e scrivere i miracoli di S. Lodovico Re di Francia, perchè lo voleva canonizzare e inscrivere nell'Albo dei Santi, reduce dalla Francia, dove era andato per la preaccennata commissione, disse a me in Reggio, dove io allora abitava, che aveva raccolti e notati settantaquattro miracoli, diligentemente provati con testimonianze attendibili ed autorevoli.