a. 1275
L'anno 1275, indizione 3ª, ai 24 del mese d'Aprile, la cavalleria di Bologna con Nicoluzzo da Balugano di Jesi, Podestà di Bologna, e con Malatesta di Vircolo, cittadino di Rimini, Capitano del popolo di Bologna, fecero una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della città di Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero una cavalcata vicino ad alcuni castelli occupati dai Bolognesi; e ritornando a Faenza si trovarono di fronte alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in pericolo, coraggiosamente li assalirono, e, quando piacque a Dio, la milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e parte ne furon morti, parte prigioni, parte mortalmente feriti. Questo scontro avvenne vicino al ponte di S. Procolo, che dista da Faenza due o tre brevi miglia. L'anno stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi, invocato l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i Faentini e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei Bolognesi di parte della Chiesa, accorse una certa quantità di cavalleria e di balestrieri di Ferrara, e Modenesi, e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al ponte di S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come è detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale esercito vi era un'infinita quantità di fanti e di cavalli. E avendo essi un giorno, per devastare l'agro Faentino, passato il ponte, Guido Conte di Montefeltro, Capitano di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi fuorusciti, mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente il Conte Guido uscì di Faenza con tutta la sua gente, e designò le schiere, che dovevano battersi; e il Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno e dall'altro Capitano la designazione delle proprie squadre, il Conte Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli, inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse al nulla. Poscia, disperse, malconciate, passate a fil di spada le milizie, il Conte Guido si volse contro la caterva de' popolani, che erano oltre quattromila, e stavano ancora compatti nell'accampamento a guardia del vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero prigionieri del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li trasse entro Faenza e chiuse in carcere. E così i Faentini corsero sul luogo, nel quale l'esercito era stato a campo, e vi trovarono e presero intatte tutte le vettovaglie, i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento perirono molti cavalieri nobili e potenti, cioè Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio de' Galluzzi di Bologna, e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325. Così pure di Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo, e Guido Briga figlio del fu Bernardo di Corrado; i quali furono trasportati a Reggio ciascuno in una sua arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello e Princivallo, furono sepolti in due tombe separate nel convento dei frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti feretri nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro. E tutta la città uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato, 15 Giugno. Guido Briga, poi arrivò in un'arca più giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de' frati Minori. Fu morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era giudice col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul campo non fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa vittoria dei Faentini, e strage dei Bolognesi, accadde nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de' Minori; e perciò i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi dell'assedio di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono; e così per S. Francesco evitarono mali, per S. Antonio hanno acquistato beni (sic). L'anno stesso 1275 cominciò per la fiera di S. Maurizio a piovere dirottamente, e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni, a i fiumi traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi per la diocesi di Reggio; e tutto l'inverno fu piovoso. E, in quell'anno e nel successivo, s'ebbero in pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi oltre misura copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve durò più mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu anche ai monti grande morìa di maiali e d'altro bestiame, per mancanza di nutrizione. Non avevano nulla da somministrar loro a pasto, e cuocevano fieno e lo trituravano per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di Dicembre, festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce da Lione, Gregorio X con sua Corte e suoi Cardinali, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo di Reggio. Il giorno dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi stette molti giorni infermo.