LETTERA III.

Essendomi io più volte con lettere rallegrato teco della tua prospera fortuna, al presente so che, come amico, ti contristerai con meco del misero stato, nel quale mi trovo, e questo è che ne’ giorni passati sono stato in tanti affanni, paure, pericoli e danno, insieme con questi miseri paesani, che avevamo d’avere invidia ai morti: e certo io non credo, che, poichè gli elementi con lor separazione disfeciono il gran Caos, che essi riunissino lor forza, anzi rabbia, a fare tanto nocimento alli omini, quanto al presente da noi s’è veduto e provato; in modo ch’io non posso imaginare che cosa si possa più accrescere a tanto male, il quale noi provammo in spazio di dieci ore.

In prima fummo assaliti e combattuti dall’impeto e furore de’ venti, e a questo s’aggiunsero le ruine delli gran monti di neve, i quali hanno ripieno tutte queste valli e conquassato gran parte della nostra città. E, non si contentando di questo, la fortuna, con sùbiti diluvi d’acque, ebbe a sommergere tutta la parte bassa di questa città; oltre di questo s’aggiunse una sùbita pioggia, anzi ruinosa tempesta piena d’acqua, sabbia, fango e pietre, insieme avviluppate con radici, sterpi e ciocchi di varie piante, e ogni cosa scorrendo per l’aria, discendea sopra di noi; e in ultimo uno incendio di fuoco parea condotto non che da’ venti, ma da diecimila diavoli, che ’l portassino, il quale ha abbruciato e disfatto tutto questo paese, e ancora non vi è cessato.

E que’ pochi, che siamo restati, siamo rimasti con tanto sbigottimento e tanta paura che appena, come balordi, abbiamo ardire di parlare l’uno coll’altro. Avendo abbandonato ogni nostra cura, ci stiamo insieme uniti in certe ruine di chiese, insieme misti maschi e femmine, piccoli e grandi, a modo di torme di capre. I vicini per pietà ci hanno soccorso di vettovaglie, i quali eran prima nostri nimici, e se non fusse soccorso di vettovaglia, tutti saremmo morti di fame.

Ora vedi come ci troviamo! E tutti questi mali son niente a comparazione di quelli, che in breve tempo ne son promessi.

So che, come amico, ti contristerai del mio male, come già, con lettere, ti mostrai con effetto rallegrarmi del tuo bene.