VIII. — COME SI DEE FIGURAR UNA FORTUNA [burrasca].

Se vuoi figurare bene una fortuna, considera e poni bene i sua effetti, quando il vento, soffiando sopra la superfizie del mare e della terra, rimove e porta con seco quelle cose, che non sono ferme, colla universal marea.

E per ben figurare questa fortuna, farai in prima i nuvoli spezzati e rotti dirizzarsi per lo corso del vento, accompagnati dall’arenosa polvere, levata da’ liti marini, e rami e foglie levati per la potenza del furore del vento, isparsi per l’aria, e in compagnia di quelle molte altre leggere cose. Li alberi e l’erbe piegate a terra quasi mostrarsi volere seguire il corso dei venti, coi rami storti fuor del naturale corso e le scompigliate e racconciate foglie. Gli omini, che lì si trovano, parte caduti e rivolti per li panni e per la polvere, quasi sieno sconosciuti; e quelli, che restano ritti, sieno dopo qualche albero abbracciati a quelli, perchè il vento non li strascini; altri con le mani a li occhi per la polvere, chinati a terra, e i panni e capegli diretti al corso del vento. Il mare turbato e tempestoso sia pieno di retrosi [aggiramenti vorticosi dell’acqua], e schiuma in fra le elevate onde, e ’l vento levare infra la combattuta aria della schiuma più sottile a uso di spessa e avviluppata nebbia. I navilî, che dentro vi sono, alcuni ve ne farai con la vela rotta, e i brani d’essa ventilando infra l’aria in compagnia d’alcuna corda rotta; alcuni alberi rotti, caduti, col navilio intraversato e rotto infra le tempestose onde; certi omini gridanti abbracciare il rimanente del navilio; farai i nuvoli cacciati dagl’impetuosi venti, battuti nell’alte cime delle montagne, fare a quegli avviluppati retrosi, a similitudine dell’onde percosse nelli scogli. L’aria spaventosa per le oscure tenebre fatte nell’aria dalla polvere, nebbia e nuvoli folti.